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lunedì 26 gennaio 2009

La strada della Morte

Erano le 19,30 circa. Di un sabato sera qualunque. Due automobili impattano a causa di un tamponamento. Niente di grave per fortuna. Una terza sopraggiunge di lì a poco. Si ferma poco lontano per capire cosa era successo ed aiutare le persone coinvolte. Santo Pinelli e Maria Carmela Sgrò vengono falciati da un quarta automobile che sopraggiungeva a grande velocità, ignara di quanto si stava verificando. Località Macauda, tra Sciacca e Ribera. La strada statale 115 ancora una volta palcoscenico della tragedia.
Santo Pinelli se la caverà, ha subito frattura e contusioni varie, la moglie,invece, è morta nell’impatto, sbalzata in aperta campagna dall’impatto. La dinamica dell’incidente è comunque ancora al vaglio delle autorità competente che vedranno di accertare anche eventuali responsabilità penali. I soccorritori, giunti in maniera celere, hanno subito constatato le condizioni della donna ma sono corsi ugualmente per cercare di salvare i bambini che portava in grembo, due gemelli. All’ospedale di Sciacca, Giovanni Paolo II, hanno capito che non c’era più nulla da fare neanche per loro.
Quattro auto coinvolte, tre morti, stessa strada di tante altre tragedie. Il destino ha voluto che, otto anni prima, un mercoledì delle ceneri, pochi chilometri più in là, morissero quattro giovani di ritorno dal carnevale di Sciacca. Uno di essi era cugino di Maria Carmela Sgrò. La comunità riberese, sconvolta dalla tragedia, ha salutato per l’ultima volta una delle sue figlie lo scorso lunedì. Anche a Sciacca la tragedia, riportata da tutti i media nazionali, non ha lasciato nessuno indifferente. I coniugi Pinelli erano di Ribera, Santo gestisce un pub in località Seccagrande mentre Maria Carmela, sposata pochi mesi addietro, insegnava già da tempo in due classi elementari in una scuola di Sciacca. Il fratello, inoltre, è professore presso il liceo scientifico “Enrico Fermi”.
Ogni qualvolta succede una tragedia di questa portata, tutti, tanto nel mondo politico ed istituzionale quanto tra i comuni cittadini, si sentono in dovere di dire la propria, di scatenarsi alla ricerca delle cause, di richiedere più attenzione nella verifica delle nostre strade, di auspicare l’intervento delle principali autorità competenti. Cosa dire ancora? La SS 115 è ormai protagonista in materia di incidenti mortali, lungo i chilometri per i quali si dipana ne sono successe di cotte e di crude ed è sempre facile chiedersi, il giorno dopo dei lutti, il perché, il per come ed il per quando. La verità è che questa strada è piena di curve, di pericolosissime entrate ed uscite che immettono in svincoli laterali, una strada dalle barriere di protezione vecchie ed obsolete, una strada priva delle necessarie misure di sicurezza, lungo la quale, percorrendola, si possono incontrare anche buche, dossi e strani avvallamenti. Una strada tra le più trafficate dell’hinterland, una strada ogni giorno potenzialmente pericolosa e dalla quale nessuno, come affermato dal fratello della vittima, Rosario Sgrò, si deve sentire al sicuro poiché viene percorsa davvero da tutti. La questione, a dire il vero, è stata spesso oggetto di dibattito ed obiettivo principale degli amministratori provinciali e regionali, per non parlare dell’Anas Sicilia. Non è stata però mai risolta in maniera definitiva da nessuno poiché si ci ferma sempre nell’ordine delle parole o della mera campagna elettorale: sistemare alla meno peggio un piccolo tratto e lasciare nell’abbandono tutti gli altri non risolve ne allevia la questione.
Se la nostra provincia di Agrigento scala, si fa per dire, tutte le classifiche che la vedono all’ultimo posto come vivibilità e tenore di vita un motivo ci sarà, anche la rete stradale in tutto questo fa la sua parte. Se alla SS 115 si aggiunge anche l’elevata pericolosità della cosiddetta Fondovalle, la SS 624, la Sciacca - Palermo, il gioco è fatto. Le strade di cui godiamo non sono all’altezza dell’ingente traffico che ogni giorno le percorre, non sono all’altezza della situazione e non potranno mai esserlo dato che sono tutte a due corsie ed a doppio senso di circolazione. In tutta la provincia di Agrigento non esistono strade statali a due corsie per senso di marcia, per non parlare neanche delle autostrade. Meglio non affrontare l’argomento. Ci chiediamo invece con forza e disappunto com’è possibile che al giorno d’oggi tutto il traffico della provincia sia regolamentato dalle strade e manchino invece le linee ferroviarie di collegamento. Basterebbe un treno per alleggerire le nostre strade, ridurne la pericolosità ed il rischio di incidenti, invece ancora ci si batte, da trent’anni, per avveniristici progetti di aereoporti nella provincia di Agrigento, proprio nell’epoca del federalismo, del taglio delle risorse destinate al sud ed alla Sicilia, proprio nell’epoca dei ponti sullo stretto o del fallimento e della svendita della nostra compagnia di bandiera, l’Alitalia.
La priorità deve essere data al miglioramento delle nostre arterie stradali le quali oggettivamente non sono idonee a supportare la gran mole di traffico automobilistico che le investe, ogni sforzo deve essere rivolto in questa direzione.
Non è possibile accettare altre vittime, altre tragedie come quella che ha coinvolto la famiglia di Maria Carmela, attorno alla quale ci stringiamo esprimendogli il nostro più sentito cordoglio, non è accettabile subire passivamente questo stato di cose, non è degno delle nostre istituzioni far ripiombare la questione nel silenzio in attesa della prossima tragedia e delle prossime vane e retoriche parole espresse a mezzo di comunicati stampa.
115 deve tornare a rappresentare soltanto la sigla di riconoscimento di una strada statale e non il numero di vittime che potrà mietere se si continua a non fare nulla.
Sono stati davvero già in molti a sacrificarsi.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

9 commenti:

coscienza critica (italiani imbecilli) ha detto...

L'hai detto: in tempi di 'ponti sullo stretto'! Quelli pensano al ponte!
E che dire della Gela-Catania? Mi pare la 117. Se quelle sono strade statali, ci fanno ben rendere conto in che Stato siamo!

Calogero Parlapiano ha detto...

condivido con te coscienza critica.
grazie per il tuo passaggio.
a presto

ღ Sara ღ ha detto...

non posso che condividere il tuo pensiero...troppe vittime ahimè

baci e buona serata

Calogero Parlapiano ha detto...

grazie e buona serata pure a te Sara.
ciaoooooooo

stella ha detto...

Caro Calogero, puoi passare da me?

Il Massimo ha detto...

Hai detto tante cose ma ho l'impressione che il problema viabilità sia comune a tutta l'Italia. Questo non significa mal comune mezzo gaudio e che non si debba fare niente se non pistolotti post mortem, peraltro altrui. Il federalismo non dovrebbe significare togliere risorse a questo o quello, bensì una migliore gestione delle stesse. Se io ti do il pane e non ti insegno a coltivare il grano a che serve?
Facciamo un bel ponte tra Scilla e Cariddi, ma serve veramente un'opera così costosa ed imponente?
Lascio perdere quanti sono e quanto costino i consiglieri regionali siciliani e soprattutto a cosa servono e che fanno. Altro che ponte e sistemazione di statali.
E' una vergogna , non solo in Trinacria, ma particolarmente lì.
Ciao.

antonio ha detto...

E non solo, soprattutto al sud è pieno di strade della morte, altro che ponte.

Calogero Parlapiano ha detto...

la gestione delle risorse dovrebbe infatti partire dai politici e dai loro "privilegi"...c'è crisi, deve esserci per tutti. il problema della viabilità deve essere affrontato a gamba tesa, il tempo delle chiacchiere è finito. Ora ognuno si prenda la responsabilità concreta di fare quelle che deve.

Il Massimo ha detto...

I politici, non essendo in linea di massima intelligenti, sono furbacchioni. Ti lasciano sfogare e poi continuano ad incassare una marea di soldi (nostri) per fare danni.