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giovedì 12 novembre 2009

Altre leggi, altro inganno: mobilitazione per l'Acqua Bene Comune

La decisione parlamentare di procedere sulla strada della privatizzazione dei servizi locali legati alla gestione, distribuzione, ecc dell'acqua è la conferma di una tendenza che in questi anni ha visto procedere insieme il centro-destra e una parte del centro sinistra. Si tratta di una scelta profondamente sbagliata, nettamente a favore delle imprese e del profitto e a danno dei cittadini e dei consumatori.

Un fondamentale bene comune -fondamentale per la vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi- viene sottoposto a logiche di mercato che -come dimostrato in questi anni- non garantiscono un migliore servizio e più accessibile a tutti, ma solo soldi per chi ne gestisce il business.

Qui non si tratta di rendere più o meno efficiente (ovviamente meglio che sia efficiente) un servizio per i cittadini, ma di garantire l'indisponibilità di un bene fondamentale -che deve essere universalmente e liberamente accessibile a tutti- ad una logica di profitto che in questi anni via via si è estesa ad una serie di beni (ad esempio quelli del welfare) che nel secondo dopo guerra, erano stati progressivamente sottratti alla dimensione del mercato a favore di quella pubblica e sociale.
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento si adegui a questo approccio, dopo avere nella scorsa legislatura tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell'acqua. Nel centro-destra l'atteggiamento potrebbe essere considerato più prevedibile.
E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull'acqua- le "sparate" di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Si continua ad andare -invece- in quella stessa direzione. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all'acqua è un mix di inconfessabili interessi economici e di falsi stereotipi economici sull' "efficienza del mercato". Si tratta di grandi interessi e di stupidi tic ideologici che in questi mesi hanno dimostrato tutta la loro fallacia. L'acqua è il simbolo di una totale mercificazione della società, e della vita, del soddisfacimento dei suoi bisogni primari. E questo non è accettabile.

Difendere l'acqua come bene comune è fondamentale per garantire un diritto inalienabile e vitale che per nessun motivo può sottostare ad una logica di mercato e di profitto. E' necessario che un più vasto numero di comuni -come già sta accadendo- dichiari l'acqua come bene comune e come diritto umano.
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese. Non è affatto detto che una gestione pubblica dell'acqua sia più costosa e inefficiente. Anzi, anche in altri casi si è dimostrato il contrario: che la gestione privata (si pensi alle ferrovie in Gran Bretagna o all'elettricità in california) è più costosa per i cittadini (aumentano le tariffe) e crescono i fattori di inefficienza e di cattiva gestione. L'obiettivo dei privati -nonostante i "contratti di servizio"- non è far funzionare bene i servizi, ma trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione.

E' necessario sostenere e sviluppare ancora di più il movimento per l'acqua come bene comune, rilanciare le mobilitazioni e chiedere alla forze politiche di mettere al centro dell'iniziativa di questi mesi il tema dell'accesso universale e libero all'acqua, sottraendola alla dimensione del mercato. E' una sfida importante, sulla quale si basa la prospettiva di un'economia diversa e di una società più giusta. (Giulio Marcon)

mercoledì 11 novembre 2009

Quello che non vedrete mai... 1600 aquilani ancora nelle tende in Abruzzo...

Dopo sette mesi cosa sta accadendo a L’Aquila? La Protezione civile ha deciso che le tende vanno smantellate. Forse la spesa ora sta diventando esorbitante, forse il freddo ha fatto ammalare i vigili del fuoco e di conseguenza anche i volontari a servizio della Presidenza del consiglio. Intanto gli aquilani dove sono? A luglio Berlusconi aveva garantito un tetto per tutti a settembre. Fino ad oggi rimangono 1600 persone nelle tende e più di ventimila negli alberghi. Un tetto ce l’anno, ma non di una casa. Le abitazioni con danni leggeri ancora non iniziano i lavori. L’inverno è arrivato, se ne parla a primavera. Il piano C.A.S.E. è stato previsto solo per chi ha la casa classificata inagibile o nella zona rossa. Ma gli alloggi non bastano. A novembre si chiedono camper e roulotte, ancora stufe. La notte è fredda. Donatella ed i suoi due figli vivono in roulotte, il figlio di dieci anni le dice: “Mamma che bella invenzione la borsa dell’acqua calda”. Già, la stufa potrebbe essere pericolosa. Il 3 novembre Alfonso Tursini ha perso la vita, ucciso dal monossido di carbonio. La moglie è in gravi condizioni. La loro casa era nella zona rossa del paese Paganica. Dormivano in un camper. Chi ha paura dorme in macchina. Chi non ha un alloggio perché i campi di accoglienza sono stati chiusi è tornato nella casa inagibile. Oppure ha rifiutato la proposta della protezione civile di andare a cento chilometri da L’Aquila. sono state offerte località sciistiche come Roccaraso, Rivisindoli a due ore dal capoluogo. La vera emergenza è adesso. Adesso che tutti credono che per una volta non abbiamo messo i terremotati nei container. Invece questi ci sono. Carlo ne ha acquistato uno perché non poteva viaggiare, la moglie lavora in ospedale. Aspetta la casa, forse a dicembre. Chi vive nelle newtown, perché sono delle vere nuove frazioni con tanto di vie: Via Magnani, Via Gasman, (speriamo di non trovare via Patrizia, Noemi, ecc) racconta di case da weekend. Abitabilità zero. Tre persone in un appartamento con un angolo cottura e tinello, una camera ed un bagno (senza balcone). Qualcuno dorme sul divano. Qualcuno non ha un minimo di privacy. Qualcuno se studente non ha una scrivania. Ma la scrivania non c’è nemmeno per la seconda camera del nucleo familiare con quattro persone. Al presidente del consiglio gli italiani piacciono ignoranti. Così appendono cartelli come nel cantiere di Cese di Preturo: “L’unico uomo in grado di fare miracoli: Berlusconi” Eppure le case sono ancora tutte come il 6 aprile. Perfino le macerie sono tutte come allora, non si capisce se deve occuparsene la regione o il comune. Forse vedremo presto gli aquilani con i secchi a raccogliere ciò che resta del loro passato. Intanto si aspetta di gridare al miracolo dell’Aquila ricostruita.

martedì 10 novembre 2009

Si dice che... i prossimi Assessori saranno...

Pierluigi Bersani si è insediato alla guida del Partito Democratico e sta cominciando a tessere le fila delle future alleanze buttando l’occhio sia sull’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che sull’Udc di Pierferdinando Casini, sempre abile nello stare in bilico tra i due principali schieramenti politici: Pdl e Pd. Rutelli ha già fatto le valigie per approdare forse in un nuovo partito di centro, anche se, al momento, in pochi lo hanno seguito.
Anche a Sciacca si attendono le conseguenze delle Primarie. Tutti aspettano di sapere chi guiderà a livello regionale il partito tra Lupo e Lumia, il primo aveva sostenuto la mozione Franceschini, il secondo era andato da solo. Risulterà decisivo Mattarella (mozione Bersani) che a quanto pare si è accordato nel walzer degli accordi con Lupo: "La scelta di Lupo - ha detto Mattarella - nasce, oltre che dal risultato elettorale dei congressi dei circoli e delle primarie, soprattutto dalla condivisione della necessità di rafforzare il protagonismo del Pd siciliano e l'opposizione al governo regionale. È necessario - scrivono in una nota congiunta Mattarella e Lupo - affrontare subito i temi della crisi economica e occupazionale, dello sviluppo produttivo, della tutela e salvaguardia dell'ambiente e delle riforme a partire dell'emergenza rifiuti e degli aiuti alle famiglie e alle imprese. Il Pd siciliano - aggiungono - in sintonia con il segretario nazionale, solleciterà al governo nazionale una linea di politica economica che abbia come priorità lo sviluppo del meridione e in particolare della Sicilia".
Insomma a Lumia non è stato forse perdonato il suo essere autonomista e quindi molto gradito agli ambienti siciliani dell’Mpa.
Anche dalla scelta definitiva dell’Assemblea del Partito si stabiliranno i nuovi equilibri interni ed esterni nel Pd a Sciacca. Intanto sono stati due i saccensi delegati all'assemblea nazionale del Pd eletti in provincia di Agrigento dopo le primarie di Domenica scorsa, ossia Nuccio Cusumano e Tiziana Russo. Diciassette i delegati invece all'assemblea regionale del partito che avra' il delicato compito, peraltro, di scegliere il segretario. Ne fanno parte i saccensi Siso Montalbano, Lillo Santangelo e Mariolina Bono.
Quali saranno le conseguenze di tutti questi movimenti a Sciacca?
Si dice che possa cambiare intanto il segretario locale del Partito Democratico, Giuseppe Coco, che comunque chiuderebbe eventualmente la sua esperienza da vincente: è stato eletto consigliere comunale, ha appoggiato Vito Bono eletto al primo turno sindaco della città, sotto la sua guida il Pd locale ha vissuto le brillanti fasi del tesseramento e delle Primarie dove tanti cittadini si sono recati alle urne. Certo, non tutto è stato rose e fiori, gli errori si commettono sempre così come le battute d’arresto. Molti infatti pensano che l’attuale poca rappresentanza in Giunta del partito sia da addebitare al suo scarso decisionismo, soprattutto nelle fasi immediatamente successive all’insediamento di Vito Bono, quando il neosindaco attendeva dei nomi dal partito, nomi che non sono mai arrivati e che hanno costretto, in un certo senso, alla nomina di tre tecnici. La querelle era cominciata, come ben si ricorderà, quando l’onorevole Vincenzo Marinello, prima assessore nominato ed in prima linea nella campagna elettorale pro Vito Bono, venne messo da parte senza apparenti spiegazioni e costretto a fare marcia indietro: sarebbe bastato lasciarlo al suo posto, confermando tra l’altro le indicazioni della campagna elettorale, ed il Pd sarebbe stato fin dai primi vagiti della nuova amministrazione ben rappresentato in Giunta. Ma tant’è.
Adesso si dice che il rimpasto sia inevitabile e che si debba dare consistenza politica ai numeri espressi dalla cittadinanza sia durante le elezioni comunali sia durante le Primarie di qualche domenica fa. Vito Bono al momento sembra fare orecchie da mercante anche perché la quotidiana amministrazione presenta giorno dopo giorno innumerevoli problemi concreti da affrontare.
Si dice che i papabili ad essere sostituiti sono i due tecnici Ignazio Piazza, assessore alla pesca, all’agricoltura ed allo sport ed Antonio Turturici, assessore ai lavori pubblici.
Si dice che i possibili nuovi assessori possano essere un politico appartenente alla corrente della Lista LD rimasta fuori per due voti dal consiglio comunale e che possa essere Fabio Leonte in persona. Quindi dare visibilità anche a quella corrente del partito un po’ meno fortunata rispetto alle altre durante le ultime elezioni. Per inciso poi si attende ancora il riconteggio delle schede e chissà che Giuseppe Caracappa e Ivan Leonte possano entrare in corso d’opera nel civico consesso.
Si dice che un nuovo assessore possa essere una donna per dare una spruzzata di rosa alla Giunta. I nomi in tal senso non sono tantissimi: Mariolina Bono o Tiziana Russo. Con una precisazione però: Fabio Leonte e Mariolina Bono hanno entrambi appoggiato la lista LD, quindi sembrerebbe difficile che all’improvviso questa corrente possa vantare ben due assessori, anche se la Bono è di certo esponente ormai autorevole del partito. Quindi: Leonte senza Bono o Bono senza Leonte?
Gianfranco Vecchio (area Cusumano) al momento è l’unico rappresentante del partito in Giunta.
Si dice che potrebbe ripresentarsi il problema di pochi mesi fa, ossia un partito che non sa decidersi tra i vari esponenti delle diverse correnti in seno mentre Vito Bono attende il o i nomi.
E se alla fine spuntasse qualche outsiders?
Gennaio, termine ultimo indicato per mettere in atto il rimpasto, non è poi così lontano.
Cosa porterà Babbo Natale a Vito Bono?

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

lunedì 9 novembre 2009

I Luoghi Dimenticati di Sciacca

A Sciacca talune volte siamo così bravi a complicarci la vita che successivamente non riusciamo più a trovare il bandolo della matassa. Parliamo dei tantissimi spazi inutilizzati della nostra città.
Quante volte abbiamo sentito dire: “mancano i locali” oppure “non sapremmo dove andare a collocare” questa o quella cosa.
Negli ultimi mesi a dire il vero stiamo assistendo ad un deciso cambiamento a tal riguardo: sono stati riscoperti luoghi un tempo abbandonati come il Castello Luna, il Castello Incantato e la Badia Grande. Si è trattato di investimenti di privati, di associazioni ma splendidi scenari sono stati rivalutati per la felicità di tutti i saccensi e della stessa amministrazione comunale.
Il Castello Luna ha trovato nuovo vigore grazie all’associazione culturale “Antiche Tradizioni”, il Castello Incantato invece si è avvalso del supporto della Cooperativa “Agorà”, infine il Complesso Monumentale della Badia Grande è tornato a nuova luce grazie alle associazioni “Vertigo” e “Cafè Orquidea”. Ma non basta.
Spazi inutilizzati dicevamo. Basta fare un semplice giro per le vie di Sciacca o anche nelle contrade appena fuori città. Cosa fare dell’enorme Complesso Monumentale di San Domenico sito in piazza Mariano Rossi? Quando verrà ultimato e donata alla città la Chiesetta della Raccomandata collocata in contrada Perriera dinanzi allo stadio comunale? Perché la Chiesetta della Madonna del Riposo, restaurata anni fa e sita lungo la valle dei Bagni, rimane costantemente chiusa? Perché il Centro Castellucci, anche questo situato in piazza Rossi, ospita solamente di tanto in tanto qualche conferenza stampa e null’altro? Perché il Complesso Monumentale Santa Margherita di via Incisa e l’Auditorium San Francesco di via Agatocle vengono resi fruibili soltanto raramente e aperti, spesso, unicamente ad Agosto? Perché, per esempio, il comune di Sciacca non smuove l’iter per l’acquisizione di entrambi i locali dall’azienda ospedaliera e dalle ormai defunte Terme s.p.a.?
Perché il comune non presenta progetti che magari tengano in considerazione il possibile supporto dei privati? La stessa situazione potrebbe venire applicata anche per tutti quegli immobili di proprietà comunale di cui, si è saputo nei mesi scorsi, è stata indetta la vendita perché non utilizzati, perché lontani dal centro storico, perché risparmiare anche sulla cura e sulla manutenzione degli stessi fa comodo a tutti. Ma tant’è. Poi però per contraltare si cercano locali per il Museo della Ceramica, per il Museo della Legalità e della Lotta Antimafia di cui si parla solamente in corrispondenza dell’anniversario della nascita e della morte di Accursio Miraglia, si cercano locali per la banda musicale saccense “Giuseppe Verdi”, da decenni alloggiata in un tugurio nei pressi di alcuni uffici del locale comando dei Vigili Urbani, si cercano locali ai quali affidare l’ufficio anagrafe che necessita di pronto trasferimento e chissà quante altre cose stiamo dimenticando.
Tra gli spazi inutilizzati non ci sono soltanto edifici storici e da ristrutturare ma anche locali nuovi, sistemati, abbelliti, arredati e chiusi. Basta dare un’occhiata all’Istituto Sant’Anna. Per qualche mese ha ospitato gli uffici dell’allora sindaco Mario Turturici, poi una volta terminati i lavori interni al comune, l’ufficio è ritornato nel Palazzo dei Gesuiti e di quelle stanze non si è fatto più nulla. Alla faccia dei tantissimi soldi, pubblici s’intende, spesi. Da qualche secolo si parla del fatto che presso quei locali andrebbe trasferita la storica biblioteca saccense ma ancora nulla è stato fatto e non si sa questa cosa avverrà mai nel concreto.
Un’occhiata anche al Museo del Mare. Restaurato, splendido e chiuso. Gli allacci elettrici sono stati ultimati ma ancora manca tutto il resto: l’allaccio telefonico e di conseguenza internet, nonché il ripristino della strada e di tutta l’area di Contrada Muciare. Anche in questo caso tempi biblici che a confronto gli scioperi dei tir lumaca vanno a mille all’ora.
E la cosa che preoccupa di più è il silenzio. Nessuno sa nulla, nessuno vuole o può dire nulla.
E il Museo del Carnevale? Altra barzelletta. Uno scherzo carnascialesco di pessimo gusto.
Struttura inaugurata lo scorso maggio in piena bagarre elettorale anche se sprovvista dell’allaccio elettrico nonché nuda e cruda, ossia dentro non c’era e non c’è nulla. A quanto pare, nelle ultime settimane qualcosa si è smosso in tal senso ma l’apertura vera e propria ancora non è stata annunciata.
Spazi inutilizzati? L’enorme e meraviglioso Istituto Amato Vetrano, nei pressi dell’attuale scuola Alberghiera quando verrà messo in sicurezza e salvato dall’incuria del tempo? Anche in questo caso se ne potrebbe fare un centro polifunzionale, in una location tra l’altro ancora vergine ed immersa nella natura.
E il museo Antiquarium sito accanto alla Basilica di San Calogero?
Restaurato, adeguato alle più nuove norme di sicurezza e beatamente chiuso senza tra l’altro che nessuno sappia dove siano andati a finire i reperti archeologici che una volta vi erano custoditi.
Per riaprirlo basterebbero, non so, tre – quattro giorni.
E chissà quanti altri luoghi semi o totalmente abbandonati stiamo dimenticando e per i quali facciamo ammenda. Luoghi che potrebbero venire salvati, acquisiti, restaurati anche col supporto di privati attraverso i cosiddetti project financing.
Luoghi del nostro tempo, della nostra storia, del nostro territorio, luoghi dimenticati insieme a quel tempo che ne cancella la memoria ed il ricordo.
Per questo quando sentiamo parlare di mancanza di spazi, la mente percorre simultaneamente la cartina di questi angoli neppure tanto nascosti.
Spesso non sono gli spazi ad essere inutilizzati ma sono le idee che mancano e sono assopite insieme alla volontà di metterle in pratica.
Tutto questo sempre circondato da quel silenzio. Vuoto ed assordante.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

domenica 8 novembre 2009

Se la mafia minaccia anche gli attori...

Com'è che i giornali, tranne rare eccezioni, non parlano di questa storia, dell'attore lodigiano Giulio Cavalli minacciato di morte dalla mafia per aver preso in giro Bernardo Provenzano in alcuni spettacoli in piazza in Sicilia e in Lombardia? Come mai il mondo del teatro non dice una parola su un attore minacciato di morte dalla mafia e da un anno costretto a girare con la scorta armata? Com'é che a Lodi e a Milano, città gelose della propria libertà, i cittadini, i circoli e le istituzioni hanno lasciato correre una cosa così grave? Cosa significa questo silenzio assordante?
Temo che significhi nient'altro che paura e rassegnazione. E' grave che non si riesca a reagire altrimenti e che tutto ciò, invece di produrre solidarietà, sostegno, protezione collettiva di una voce libera e coraggiosa, produca l'isolamento della vittima di un'ingiustizia. Fatti come questo devono farci riflettere sul punto a cui siamo arrivati, con il condizionamento mafioso, anche nel Nord un tempo tanto orgoglioso di essere immune dagli spregevoli effetti della violenza mafiosa. Anche nel Nord siamo andati molto avanti nel senso dell'acquiescenza e del contagio. Questo silenzio, questa disattenzione può esserci solo perché, purtroppo, molti italiani, (ma soprattutto molti giornalisti, anche del Nord) pensano che in questa storia se c'è uno che ha sbagliato, questi è Giulio Cavalli, il quale, secondo questo modo di pensare e una formula molto usata "se l'è cercata". Non avrebbe dovuto prendere in giro Bernardo Provenzano, non avrebbe dovuto violare la tacita convenzione del silenzio e dell'autocensura che vige nel nostro libero paese! Che gli costava? La convenzione non scritta, come sappiamo, vale più delle leggi e delle convenzioni universali ed europee dei diritti dell'uomo; stabilisce che un attore, uno scrittore, un giornalista per vivere tranquillo non deve mai comportarsi come Giulio, né come quell'altro matto di Roberto Saviano, né come quei cronisti scriteriati alla Lirio Abbate, Rosaria Capacchione e via elencando... No, chi vuole vivere senza minacce di morte o di altre rappresaglie può farlo semplicemente attenendosi alla regola di parlar d'altro, di fingere che la mafia e i mafiosi non esistono, e se proprio non può fare a meno di parlare dei boss, dei loro amici corrotti e intrallazisti, deve parlarne con molto rispetto e senza turbare lo svolgimento dei loro affari. E' facile, che ci vuole? Ci riescono (quasi) tutti. E' comodo e fin troppo facile. Proprio per questo noi ammiriamo chi non ci riesce, e perciò io abbraccio forte Giulio Cavalli, Roberto Saviano e tutti i matti come loro che pagano un caro prezzo per dimostrarci che la regola del quieto vivere si può rifiutare, e che l'autocensura è proprio il contrario della libertà di espressione. (A.Spampinato)

sabato 7 novembre 2009

La triplice offensiva: addio alle intercettazioni, alle prescrizioni ed alla par condicio

“Ci sarà tempo per far volare le colombe. Adesso al mio fianco voglio solo falchi”. Parola di Silvio Berlusconi. E così il Pdl torna di nuovo in trincea, approfitta dello stallo del parlamento (di cui il governo è direttamente responsabile) e prova a far passare tre provvedimenti decisivi per la nuova strategia offensiva del Cavaliere: la leggina sulla prescrizione, la cancellazione della par condicio, e la nuova legge sulle intercettazioni, fortemente limitativa per i giudici (e ancora di più per i giornali). Un giro di vite che i falchi del centrodestra chiedono da tempo, e che aiuterebbe Berlusconi a difendersi sui diversi fronti politico giudiziari su cui in questi giorni si sente più esposto.

La situazione è questa: il parlamento - come abbiamo scritto più volte - è tutt’ora congelato. La Camera in “ferie” forzate. Nessun testo che non venga dal governo (dal momento che è privo di copertura economica) può essere discusso o votato, il dibattito langue nelle commissioni e non arriva in Aula. In questo scenario, però qualcosa si può fare, anche a costo zero. L’uomo del giorno è un deputato del Pdl fino a ieri poco noto. Si chiama Ignazio Abrignani, ed in realtà è molto importante per il ruolo che ricopre, quello di responsabile elettorale del partito. È lui che ha escogitato il modo per applicare un autentico uovo di colombo. Dopo sei anni in cui Berlusconi lamentava i limiti imposti dalla par condicio nelle campagne elettorali ha steso un disegno di legge composto di un solo articolo che ha l’obiettivo di sterilizzare la legge voluta da Massimo D’Alema per limitare la potenza di fuoco mediatica del Cavaliere.

Il lodo Abrignani. Al telefono (“Sa, sono a studio, il lunedì io faccio l’avvocato”) è lui stesso che spiega a che punto è il suo progetto, il cosiddetto Lodo Abrognani: “Ho discusso con Fini della possibilità di calendarizzare la legge in termini rapidi. L’ho trovato disponibile”. Perché, che urgenza c’è? “La par condicio disciplina le campagne nazionali e televisive. Quindi sarebbe importante se riuscissimo a farla entrare in vigore per la prossima campagna nazionale, le prossime regionali, E poi per le prossime politiche, ovviamente”. E cosa le ha risposto il presidente della Camera? “Posso dire che ha concordato con me sul tema più delicato, quello del principio di proporzionalità degli accessi televisivi durante la campagna elettorale che è il cardine della mia legge”. Ma Abrignani ha fatto di più, ha pensato anche di rendere di nuovo possibile gli spot elettorali e politici che la par condicio attualmente vieta. Adesso spiega che su quel punto, invece, secondo lui si potrebbe trattare: “Ho visto che tutti hanno levato gli scudi contro questa norma. Sinceramente non capisco perchè”. Forse perchè non è stato risolto il conflitto di interessi... “Va bene. Se è un problema sono disposto a fare io un passo avanti. Mi inpegno a introdurre, io stesso, un emendamento alla mia legge che sopprima nuovamente la possibilità di fare degli spot. Non esiste in nessun paese del mondo, questo divieto, ma quello che più mi sta a cuore è restaurare il principio della proporzionalità. Garantiamo un simbolico diritto di tribuna a tutti, per carità, ma poi - osserva Abrignani - riconosciamo ai grandi partiti spazi adeguati alla loro importanza”.

E Silvio disse: “Vai avanti!”.

Certo, un dubbio sull’operazione resta. Perchè questa legge arriva proprio ora? Il deputato di Forza Italia respinge ogni retroscena: “Semplicemente perchè io ho avuto il tempo di applicarmi ai dettagli della legge solo in questi mesi”. E Berlusconi? Il deputato di Forza Italia ammette di aver ricevuto un imprimatur diretto dal presidente del consiglio : “Io sono un dirigente politico di Forza Italia, vedo Berlusconi con un certa frequenza. Un mese fa sono andato da lui e gli ho spiegato per filo e per segno che cosa volevo fare con questa legge. Lui mi ha ascoltato con attenzione e poi mi ha detto: ‘Benissimo, vai avanti!’”.

Convincere la Lega. Tutto a posto, dunque? Abrignani racconta di aver discusso il suo progetto anche con Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl) e che l’unico tassello mancante, per ora, è l’assenso esplicito della Lega. Ma anche per raggiungere questo obiettivo ha già in mente una soluzione: “Mi rendo conto che i nostri alleati forse hanno dei timori. Ma anche in questo caso è un problema che si può risolvere agevolemente”. Come? “Io propongo di incardinare tutti i pesi e gli spazi da ripartire sui rapporti di forza”. Il che è il principale motivo di perplessità dei leghisti: si ridurrebbe il peso specifico del Carroccio, molto rafforzato con l’exploit delle elezioni europee. “La soluzione è facile: si potrebbe introdurre, come altro criterio, l’ultimo risultato elettorale: quindi gli spazi si conquistano in virtù della forza parlamentare, e dell’ultimo dato nazionale”.

Impar condicio. E l’opposizione? “Spero di parlare con i colleghi del Pd e di convincerli, soprattutto grazie al divieto di spot”. Possibile? “Credo che si vada nella direzione condivisa del bipolarismo. E poi anche loro guadagnerebbero molti spazi in più, proporzionali alla loro reale forza elettorale. Andrò a parlare con Vincenzo Vita, spero di convincerlo”. E’ scontato il parere contrario dell’Italia dei valori. Spiega Fabio Evangelisti, vicecapogruppo alla Camera: “Se mai ci fosse un dubbio noi faremo le barricate per opporci a questo ennesimo progetto antidemocratico. In questo paese il modello imperante è l’impar condicio. Abrignani vuole semplicemente istituzionalizzare l’attuale regime di disuguaglianza anche nelle campagne elettorali”.

da Il Fatto Quotidiano n°36 del 3 novembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

Domani torna in edicola "Not Magazine"

Torna in edicola, domani 7 novembre, il nuovo straordinario numero di Not Magazine
Un nuovo viaggio tra gli angoli più nascosti della nostra provincia, alla scoperta di storie e realtà poco conosciute, intrattenendoci con personaggi noti e meno noti.
Abbiamo dedicato la copertina di questo nuovo numero ad una giovane cantante che, con la sua voce, sta incantando un’intera penisola. Stiamo parlando di Loredana Errore, approdata alla corte di Maria De Filippi e concorrente di spicco della nuova edizione di “Amici”.
Andremo a Caltabellotta, sulle tracce lasciate dai Cavalieri Templari in questo incantevole paesino che, ancora oggi, nasconde segreti che nessuno ha mai svelato o portato alla luce. Affronteremo la scottante vicenda legata al “San Giovanni di Dio”, dando, per la prima volta, la parola alla difesa degli indagati sotto accusa. Proseguiremo la nostra inchiesta alla scoperta di una provincia a “Luci Rosse” fra escort e strani luoghi di incontro, dislocati su tutto il territorio agrigentino. Faremo conoscere da vicino il giro di affari che si cela dietro la tragica tratta di essere umani che arrivano dal continente africano.
Tra i tanti personaggi protagonisti di questa nuova edizione di Not Magazine, anche l’avvocato Peppe Arnone, proponendo un ritratto inedito dell’uomo politico che fa parlare un’intera provincia.
Per lo spettacolo:la modella riberese Sabrina Messina racconterà i suoi nuovi progetti professionali, così come il cantante saccense Ivan Segreto, tornato a Sciacca, con la voglia di ricominciare dalla sua città. Ma ci saranno anche ampi servizi sul giovane cantante Daniele Magro e sulla danzatrice Sabah Benziadi.
Assolutamente da non perdere uno straordinario racconto del vice direttore di Raitre, Nuccio Dispenza, ed un’interessante riflessione del giornalista e conduttore del Tg5, Carmelo Sardo.

Queste e tantissime altre storie su Not Magazine

In vendita in tutte le edicole della provincia.