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giovedì 14 maggio 2009

Ecco come i truffatori vengono protetti dal Parlamento

Class action e retroattività , ecco come in Parlamento
si cerca di proteggere i truffatori


Per capire che cosa succede nelle assemblee legislative bisogna prestare molta attenzione a due momenti topici dell’attività parlamentare (o consiliare, se si tratta di consigli regionali): la proposta di emendamento e le sedute delle commissioni legislative.

Durante le sedute, infatti, gli atteggiamenti degli schieramenti politici e dei deputati (o consiglieri) sono molto diversi da quelli, pubblici, che si tengono nel corso delle sedute d’aula dove si lavora sotto gli occhi di tutti. Le sedute delle commissioni, infatti, non prevedono la presenza del pubblico a meno che non sia disposto diversamente dall’ufficio di presidenza. Questa riservatezza consente di assumere posizioni e prendere decisioni che non hanno un riferimento preciso con ciò che accade in Aula.

L’emendamento risponde alla stessa logica ma non ha nulla a che vedere con l’iter della discussione in commissione. L’emendamento è la proposta che il singolo deputato fa per modificare il disegno di legge. Esso aggiunge, cancella, sostituisce l’articolo del ddl e deve essere votato dall’assemblea a meno che non venga giudicato improponibile dal presidente della seduta.

Così come nelle commissioni si assumono posizioni differenti da quelle sbandierate dai gruppi parlamentari o partiti di appartenenza, l’emendamento cambia le carte in tavola, modificando, talvolta profondamente, il disegno di legge comunicato come posizione politica dal governo, gruppo parlamentare, coalizione eccetera.

Facciamo conto che si affermi solennemente che non verranno fatti favori di alcun tipo a coloro che hanno truffato i risparmiatori e che questa affermazione sia verificata e verificabile in un disegno di legge proposto, poniamo, dal governo.

Grazie all’emendamento si può ottenere un duplice risultato: mantenere l’impegno assunto e fare un favore ai truffatori.

Come?

Semplice. S’incarica un deputato disposto alla bisogna (potrebbe diventare la vittima sacrificale se la cosa viene sgamata…) di presentare un emendamento che corrisponde alle volontà “vere” del governo, della coalizione o del gruppo parlamentare. Se passa (in questo caso occorre che l’opposizione non se ne accorga o decida di non accorgersene) la posizione del governo resta immacolata, quella della coalizione no, perché ne risponde; se non passa, il deputato viene gettato a mare, la sua diventa una iniziativa individuale e come tale viene comunicata all’opinione pubblica.

Questa ampia premessa appare indispensabile per calarci sul caso concreto che nulla ha a che vedere, ovviamente, con i maneggi e gli intrighi di cui abbiamo sopra scritto. Il caso concreto è la Class action, la possibilità di cittadini danneggiati da malversazioni, camarille, prodotti dannosi, di condurre una comune battaglia in tribunale. Negli Stati Uniti d’America questa opportunità ce l’ha da moltissimi anni ed è grazie a questa che, per esempio, gli inquinatori hanno dovuto sborsare un sacco di soldi ai cittadini vittime dell’inquinamento.

Stando al testo esitato dalla Commissione al senato, la Class action, introdotto in Italia, avrebbe valore retroattivo (dal luglio 2008), permettendo un’azione dei cittadini nei casi Parlamalat e Cirio. Poi è arrivato un emendamento, il fatidico emendamento. Esso elimina la retroattività , salvando un bel po’ di gente.

«C’è un emendamento in questo senso del senatore Alberto Balboni (Pdl, ndr)», riferisce il relatore al disegno di legge sviluppo, Antonio Paravia (Pdl) a margine dei lavori in senato. Secondo il testo del ddl esitato dalla commissione industria del senato le azioni di classi contro frodi possono eessere esercitate a partire dal luglio 2008. L’emendamento del PDL elimina la retroattività .

A parte ciò, l’azione di classe all’italiana è assai diversa da quella americana e tende a tutelare in qualche misura le aziende, potrà essere iniziata solo nel caso di illeciti commessi dopo l’approvazione del Collegato Sviluppo, ora all’esame del Senato e che dovrà essere esaminato anche alla Camera

C’è molta attesa sulle decisioni che il Parlamento assumerà in via definitiva, dopo tanti rinvii, sollecitati dalle preoccupazioni dell’imprenditoria italiana. Migliaia di cittadini frodati potrebbero essere privati del diritto di chiedere di essere risarciti.

Elio Lannutti , a nome dell’Italia dei Valori, avverte che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». Stesso concetto viene espresso, per il PD, dal capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro.



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Class action e retroattività , ecco come in Parlamento
si cerca di proteggere i truffatori

Per capire che cosa succede nelle assemblee legislative bisogna prestare molta attenzione a due momenti topici dell’attività parlamentare (o consiliare, se si tratta di consigli regionali): la proposta di emendamento e le sedute delle commissioni legislative.

Durante le sedute, infatti, gli atteggiamenti degli schieramenti politici e dei deputati (o consiglieri) sono molto diversi da quelli, pubblici, che si tengono nel corso delle sedute d’aula dove si lavora sotto gli occhi di tutti. Le sedute delle commissioni, infatti, non prevedono la presenza del pubblico a meno che non sia disposto diversamente dall’ufficio di presidenza. Questa riservatezza consente di assumere posizioni e prendere decisioni che non hanno un riferimento preciso con ciò che accade in Aula.

L’emendamento risponde alla stessa logica ma non ha nulla a che vedere con l’iter della discussione in commissione. L’emendamento è la proposta che il singolo deputato fa per modificare il disegno di legge. Esso aggiunge, cancella, sostituisce l’articolo del ddl e deve essere votato dall’assemblea a meno che non venga giudicato improponibile dal presidente della seduta.

Così come nelle commissioni si assumono posizioni differenti da quelle sbandierate dai gruppi parlamentari o partiti di appartenenza, l’emendamento cambia le carte in tavola, modificando, talvolta profondamente, il disegno di legge comunicato come posizione politica dal governo, gruppo parlamentare, coalizione eccetera.

Facciamo conto che si affermi solennemente che non verranno fatti favori di alcun tipo a coloro che hanno truffato i risparmiatori e che questa affermazione sia verificata e verificabile in un disegno di legge proposto, poniamo, dal governo.

Grazie all’emendamento si può ottenere un duplice risultato: mantenere l’impegno assunto e fare un favore ai truffatori.

Come?

Semplice. S’incarica un deputato disposto alla bisogna (potrebbe diventare la vittima sacrificale se la cosa viene sgamata…) di presentare un emendamento che corrisponde alle volontà “vere” del governo, della coalizione o del gruppo parlamentare. Se passa (in questo caso occorre che l’opposizione non se ne accorga o decida di non accorgersene) la posizione del governo resta immacolata, quella della coalizione no, perché ne risponde; se non passa, il deputato viene gettato a mare, la sua diventa una iniziativa individuale e come tale viene comunicata all’opinione pubblica.

Questa ampia premessa appare indispensabile per calarci sul caso concreto che nulla ha a che vedere, ovviamente, con i maneggi e gli intrighi di cui abbiamo sopra scritto. Il caso concreto è la Class action, la possibilità di cittadini danneggiati da malversazioni, camarille, prodotti dannosi, di condurre una comune battaglia in tribunale. Negli Stati Uniti d’America questa opportunità ce l’ha da moltissimi anni ed è grazie a questa che, per esempio, gli inquinatori hanno dovuto sborsare un sacco di soldi ai cittadini vittime dell’inquinamento.

Stando al testo esitato dalla Commissione al senato, la Class action, introdotto in Italia, avrebbe valore retroattivo (dal luglio 2008), permettendo un’azione dei cittadini nei casi Parlamalat e Cirio. Poi è arrivato un emendamento, il fatidico emendamento. Esso elimina la retroattività , salvando un bel po’ di gente.

«C’è un emendamento in questo senso del senatore Alberto Balboni (Pdl, ndr)», riferisce il relatore al disegno di legge sviluppo, Antonio Paravia (Pdl) a margine dei lavori in senato. Secondo il testo del ddl esitato dalla commissione industria del senato le azioni di classi contro frodi possono eessere esercitate a partire dal luglio 2008. L’emendamento del PDL elimina la retroattività .

A parte ciò, l’azione di classe all’italiana è assai diversa da quella americana e tende a tutelare in qualche misura le aziende, potrà essere iniziata solo nel caso di illeciti commessi dopo l’approvazione del Collegato Sviluppo, ora all’esame del Senato e che dovrà essere esaminato anche alla Camera

C’è molta attesa sulle decisioni che il Parlamento assumerà in via definitiva, dopo tanti rinvii, sollecitati dalle preoccupazioni dell’imprenditoria italiana. Migliaia di cittadini frodati potrebbero essere privati del diritto di chiedere di essere risarciti.
Elio Lannutti , a nome dell’Italia dei Valori, avverte che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». Stesso concetto viene espresso, per il PD, dal capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro.


2 commenti:

RobJ ha detto...

ciao calogero ti ho inserito nella mia lista.

Calogero Parlapiano ha detto...

ciao Robj...grazie...aggiorno subito.
ciaoooooooo