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mercoledì 14 ottobre 2009

Paolo Borsellino sapeva della Trattativa tra Stato e Mafia

di Lorenzo Frigerio

Puntata ad alta tensione quella di “Anno Zero” in onda lo scorso giovedì sera su Rai 2, innescata qualche giorno prima dalle minacce nei confronti di Sandro Ruotolo. In apertura di trasmissione un furibondo battibecco tra Antonio Di Pietro e Niccolò Ghedini, che consente di rinfocolare le fresche polemiche successive alla recente bocciatura del Lodo Alfano, seguito poi dalla puntuale ricostruzione del ruolo di Vito Ciancimino realizzata mediante l’intervista di Sandro Ruotolo al figlio Massimo, presente poi anche in studio.

Dalle parole di quest’ultimo emerge con chiarezza il lungo rapporto di trattativa che si instaurò tra il padre e i carabinieri del ROS, Mario Mori, all’epoca colonnello e Giuseppe De Donno, allora capitano. Fu De Donno a farsi sotto avvicinando per la prima volta Massimo Ciancimino e sincerandosi in prima persona della possibile volontà del padre di farsi tramite della volontà dello Stato, o di pezzi deviati dello stesso, di trovare un accordo, per porre fine alla stagione di sangue avviata con l’uccisione di Salvo Lima e la strage di Capaci e avviare una nuova fase di tranquilla coabitazione tra lo Stato e la mafia. Emerge ancora una volta dall’inchiesta giornalistica di ieri sera e con ulteriore chiarezza il ruolo di Vito Ciancimino come garante di una pax mafiosa voluta da Bernardo Provenzano, ma in parte avversata da Salvatore Riina che sosteneva le ragioni dell’ala stragista di Cosa Nostra.

L’elemento rilevante è però la data in cui la trattativa, di cui ora nessuno mette più in dubbio l’esistenza, a partire da quanti ne hanno per anni perfino negato ogni ragione d’essere, sarebbe partita: il primo contatto non sarebbe avvenuto ai primi di agosto bensì a metà giugno, quando Borsellino era ancora in vita.

A tale riguardo occorre evidenziare innanzitutto come il fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio, Salvatore, abbia sempre affermato di essere certo che suo fratello era a conoscenza della trattativa; da ieri sera ci sono ulteriori elementi di prova a questa circostanza.

Alla ricostruzione di Massimo Ciancimino, infatti si devono aggiungere le parole dell’ex ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli. Quest’ultimo, infatti, riferisce la circostanza di una visita del capitano De Donno al direttore degli affari penali del Ministero, Liliana Ferraro, in occasione del trigesimo della strage, quindi il 22 o il 23 di giugno. Quest’ultima, in seguito all’attentato di Capaci, aveva preso il posto di Falcone, dopo esserne stata nel periodo vissuto dal magistrato a Roma la sua principale collaboratrice. A lei De Donno, che all’epoca era impegnato con il ROS alla ricerca dei latitanti corleonesi, riferisce della disponibilità dell’ex sindaco di Palermo ad aprire un canale di comunicazione con Cosa Nostra, salvo una richiesta di non meglio precisate coperture politiche. Più prosaicamente Ciancimino voleva essere sicuro che il ROS non lavorasse in proprio per finalità meramente investigative, ma fosse invece investito di una sorta di mandato a trattare rilasciato da organi istituzionali.

La Ferraro allora avrebbe invitato l’ufficiale dei carabinieri a riferire tutto quanto a sua conoscenza al magistrato competente, vale a dire a Paolo Borsellino, provvedendo poi inoltre personalmente, a quanto ricorda ancora Martelli, a telefonare al giudice palermitano per dargli la notizia.

Se fosse così sarebbe interessante sapere cosa si dissero Borsellino e i due ufficiali dei carabinieri quando a distanza di qualche giorno – siamo ancora nel mese di giugno – si incontrarono presso una caserma dell’Arma a Palermo. Come sarebbe interessante sapere come andò veramente l’incontro che Borsellino ebbe al Viminale, prima con il capo della polizia Vincenzo Parisi e poi con il nuovo ministro dell’Interno Nicola Mancino, anche se quest’ultimo continua ancora oggi a negare la circostanza. Un incontro al quale fu convocato d’urgenza, mentre era in corso l’interrogatorio di Gaspare Mutolo.

Non sfugge a nessuno, infatti, che se Paolo Borsellino fosse stato messo realmente a conoscenza di una volontà dello Stato – resta da capire “chi”, perché non è più un problema il “se” – di arrivare ad un accordo con mandanti ed esecutori della strage di Capaci, sarebbe stato il più fiero oppositore di una soluzione di tale genere. E sicuramente questa sarebbe una delle motivazioni più valide a spiegare l’accelerazione nel progetto di eliminare lui, dopo avere ucciso Falcone, nonostante le prevedibili reazioni popolari e l’inevitabile giro di vite deciso dalle istituzioni contro la mafia.

Se si potesse leggere cosa realmente Borsellino annotò in quelle giornate convulse sulla sua agenda rossa, forse tanti interrogativi non avrebbero ragione d’essere.

Sempre in trasmissione, Di Pietro ricorda anche la circostanza di una informativa del ROS dei carabinieri, secondo la quale dopo l’uccisione di Falcone, sulla lista di Cosa Nostra sarebbero stati due i nomi da depennare con violenza: il suo e quello di Borsellino. Per questo fu costretto ad allontanarsi in fretta e furia dal Paese con documenti contraffatti forniti dai servizi segreti.

A commento delle rivelazioni di Martelli, oggi Salvatore Borsellino si chiede perché soltanto ora arrivino le conferme della conoscenza della trattativa da parte di suo fratello Paolo, adombrando anche la possibilità che “forse alcuni soggetti vuotano il sacco ora, perché ci sono giudici che sull’argomento stanno lavorando egregiamente. Allora parlano, sperando di non essere chiamati dal magistrato sotto altra veste”.

La puntata di ieri sera ha ospitato anche il toccante appello della vedova del giudice ucciso in via D’Amelio, Agnese Borselino: “chiedo in ginocchio ai collaboratori di giustizia, complici e non della strage di Via D'Amelio, di far luce sui mandanti e su coloro che hanno voluto la strage annunziata. Dire la verità è un'azione di grande coraggio, lo stesso coraggio posseduto dai carnefici nell'organizzare ed eseguire un'azione di guerra. Aiutateci, la vostra collaborazione sarà un atto di amore, le prove in vostro possesso fatte pervenire agli onesti restituiranno dignità a questa nazione e ci renderanno liberi dai ricatti e da quel sottobosco in cui gli interessi personali coincidono con la cultura della morte”.

Parole vibranti le sue che si spera non cadano nel vuoto oggi, che la verità è forse a portata di mano.

L'opinione di Marco Travaglio - AnnoZero dell'08-10-2009 - Solo Coincidenze?

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