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martedì 17 novembre 2009

E' nato il Pdl Sicilia. Cosa accadrà adesso a Sciacca?

“Ebbene sì, ci siamo. Si è costituito all'Ars il Pdl-Sicilia. È davvero il passo decisivo, un passo verso la schiarita definitiva all'interno del partito siciliano, che oggi, più che un partito, è una torre di babele, dove leader e leaderotti parlano, ognuno, un linguaggio politico differente; dove regna l'incoerenza di coloro che sventolano la bandiera della semplificazione politica, ma non si preoccupano di attaccare a piè sospinto un governo dove siedono anche assessori di loro riferimento”. A sancire il definitivo strappo di Gianfranco Miccichè sono queste poche frasi scritte dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sul suo sito.
“È da qui, cioè dalla coerenza dei comportamenti - scrive Miccichè sul sito- che deve cominciare quel processo, senza dubbio virtuoso, di semplificazione della politica ed è da qui, dalla nostra esigenza di coerenza, che nasce il gruppo del Pdl-Sicilia: perché la gente rischia di non capirci più nulla. A me interessa - prosegue - che la gente sappia che c'è una parte consistente, anzi maggioritaria, del Pdl siciliano che, pur mantenendosi fedele al progetto Berlusconi, sente il bisogno di distinguersi da una gestione del partito che è da definire ribelle, perchè assolutamente antitetica ai valori di coerenza, lealtà, libertà e capacità che Berlusconi portò con sè, quando decise di scendere in campo e fondare Forza Italia”. Parola fin troppo chiare che aprono uno squarcio profondo sia all’interno dello stesso partito che all’interno del governo regionale guidato da Lombardo. La situazione è molto instabile, più instabile di quanto percepiremo mai dalle dichiarazioni ufficiali. Per esempio all’ARS l'Udc è stato messo fuori dalla prima giunta ed ora è all'opposizione, mentre il Pdl, che era il primo gruppo con 32 deputati, si è diviso in due sottogruppi: quello dei 17 “lealisti” che fanno riferimento ai coordinatori siciliani Giuseppe Castiglione e Domenico Nania e quello formato dai deputati dell'asse Miccichè-Misuraca forte di 15 parlamentari, più la Adamo e gli ex di An vicini a Gianfranco Fini il quale ha definito qualche giorno fa il Pdl come una “caserma”, affermando contestualmente che a lui “e caserme non piacciono”. Questa spaccatura riguarda anche le due parlamentari del Pdl, ancora iscritte formalmente al gruppo misto: Giulia Adamo, fedelissima di Miccichè, e Marianna Caronia, vicina ai “lealisti”. Il governo Lombardo può dunque contare sicuramente sul sostegno all'Ars dei 15 deputati del Mpa e dei 16 ribelli del Pdl ma non in maniera scontata sui lealisti, che comunque esprimono due assessori in giunta e finora non hanno dichiarato il passaggio all'opposizione. Di conseguenza il governo Lombardo si è ritrovato ad essere all’improvviso un esecutivo di minoranza che dovrà concordare le scelte sui singoli provvedimenti, scendendo a compromessi persino con il Pd. Stranissima la posizione del Pd all’ARS: un anno fa era l'unico gruppo d'opposizione mentre adesso, almeno dal punto di vista numerico, diventa il primo gruppo all'Ars, con 29 deputati e in teoria potrebbe chiedere persino la poltrona di presidente dell'assemblea, ruolo ricoperto al momento da Francesco Cascio (Pdl) il quale non ha preso per nulla bene la nascita di questo gruppo con la motivazione che genera molta confusione, perfino nel simbolo proposto che è uguale a quello del partito, per così dire, nazionale: è stato sostituito solamente il nome “Berlusconi” con quello “Sicilia”.
Come riuscirà un esecutivo tanto instabile a proseguire nel mandato concessogli dagli elettori non è dato saperlo ma di certo, almeno per ora, il gruppo Pdl Sicilia continuerà ad appoggiare la maggioranza e quindi Lombardo.
“In questi anni - ha spiegato Miccichè - c'è stata una gestione schizzofrenica del Pdl regionale. Non si può pensare di essere parte di un governo e contemporaneamente non parte di una maggioranza che lo sostiene. I cosiddetti lealisti hanno due assessori e stanno all'opposizione che si manifesta anche disertando le commissioni e l'aula per bloccare l'azione del governo Lombardo”.
La nascita del Pdl Sicilia non rimarrà un caso isolato né un episodio che riguarderà solamente Palazzo dei Normanni. Ai coordinatori (lealisti) Castiglione e Nania è stata già formalizzata la richiesta di nominare dei coordinatori provinciali e comunali del Pdl.
Insomma il gruppo Pdl Sicilia nascerà sia all’interno della provincia di Agrigento sia all’interno del comune di Sciacca. A confermarlo nei giorni scorsi è stato anche l’assessore provinciale Sergio Indelicato. Nella nostra città i gruppi interni al civico consesso (Pdl e lista Forza Sciacca) dovrebbe rimanere “lealisti”, quindi continuare nel percorso comune al Pdl nazionale e seguire le orme di Giuseppe Marinello. Tutti tranne uno. Il consigliere di opposizione Silvio Caracappa ha infatti già dichiarato che una volta che verrà costituito il gruppo locale dei miccicheani aderirà al progetto Pdl Sicilia.
In realtà a Sciacca e in molti altri comuni che hanno avuto di recente una tornata elettorale la scissione interna al Popolo delle Libertà si era già intravista. A Sciacca basti ripensare al famigerato “Patto di San Michele” allor quando si erano messi d’accordo in un'unica coalizione Pd, Mpa, Udc corrente Mannino e Pdl di area Cimino – Miccichè. Insomma niente di nuovo sotto il sole. Anche quando poi questo Patto nei fatti non è andato in porto e l’area Cimino – Miccichè è rientrata nell’appoggio a Mario Turturici si è detto e scritto che questo era stato di più un appoggio di facciata ma non concreto, anzi forse qualcuno aveva lasciato anche intendere che avevano remato contro: voto disgiunto, sì ai consiglieri del Pdl, no a Mario Turturici. I numeri elettorali di Vito Bono tenderebbero a confermare questa ipotesi ed anche l’ex sindaco, velatamente e non ufficialmente, aveva ed ha fatto capire che qualcosa, all’interno della sua stessa coalizione, non è andata per il verso giusto.
La scissione comunale di giugno è ricomparsa a novembre con la costituzione definitiva di un secondo Pdl, un Pdl regionale. Cosa accadrà adesso? E’ possibile che questo nuovo gruppo determini altre conseguenze interne al nostro consiglio comunale? Ed ancora: è possibile che il Pdl Sicilia metta in difficoltà anche l’esecutivo D’Orsi dopo quello Lombardo? Dal Pd intanto gongolano: finalmente non si parlerà più soltanto ed unicamente delle correnti interne al loro partito ma anche di quelle presenti nel mondo berlusconiano.
Che si stia aprendo sin da adesso la corsa per raccogliere l’eredità dell’attuale premier? Staremo a vedere ma una cosa è certa: la caserma – Fini dixit – comincia a perdere pezzi.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"