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lunedì 16 maggio 2011

Spot Premio Letterario "Vincenzo Licata" 2011



III Edizione del Premio Nazionale di Letteratura e Poesia "Vincenzo Licata - Città di Sciacca" 2011.
Lo spot dell'evento.
Per informazioni www.vincenzolicata.it
www.laltrasciacca.it

Il bando scade il 3 luglio, la cerimonia di premiazione si terrà a Sciacca il 13 agosto.

lunedì 21 febbraio 2011

Clima politico bollente in Comune. Tutti contro tutti a Sciacca

Clima da caccia alle streghe durante l’ultima seduta del consiglio comunale di Sciacca. Assenzo contro Simone Di Paola, molti contro il segretario del Pd Coco, Ambrogio e Mariella Campo all’attacco, e l’opposizione che non crede ai propri occhi. Vito Bono: “verifica di maggioranza indispensabile”


La relazione annuale del sindaco è chiaramente passata in secondo piano durante l’ultimo consiglio comunale.
Eppure doveva essere il vero motivo di discussione. Ma tant’è. Le uscite più o meno a sorpresa dei vari consiglieri di maggioranza hanno spostato il dibattito sul piano squisitamente politico, spiazzando non poco gli stessi esponenti dell'opposizione che si erano preparati a controbattere al sindaco Vito Bono sulla relazione del primo anno di amministrazione, relazione tra l’altro presentata abbondantemente in ritardo.
Alla carica un po’ tutti, a partire da Pippo Turco il quale ha parlato di “libro dei sogni” in merito alla relazione.
La relazione è corposa e densa di attività intraprese da quando il sindaco è in carica. E’ chiaro che, come ha sottolineato qualche consigliere di maggioranza come Vincenzo Patti e Paolo Gulotta, il programma elettorale di 5 anni non poteva venire svolto in un anno e mezzo.
La critica principale mossa dall’opposizione al sindaco è stata quella di avere fatto spesso ricorso al vittimismo, invece di adoperarsi per risolvere i problemi e per reperire fondi utili alle casse comunali. I soliti attacchi all’amministrazione precedente sulle spese di rappresentanza e sui debiti lasciati per nascondere i mancati risultati ottenuti dalla sua giunta, ha evidenziato il consigliere Fabrizio Di Paola. Ci siamo tagliati le indennità, eliminato l’auto blu e ridotto tutto il riducibile ha ribattuto Vito Bono durante la sua replica.
Gianluca Guardino ha attaccato il sindaco sui temi della sanità sostenendo che non ha saputo alzare adeguatamente i toni nei confronti della nuova dirigenza dell’ospedale come faceva in passato da consigliere. Da Marano ad Olivieri però la situazione non è cambiata. Sprechi prima e sprechi dopo. La mobilitazione per l’acqua pubblica poi ha aggiunto Bivona è rimasta in sospeso, non poteva ripubblicizzare il servizio da solo come prometteva in campagna elettorale. Staremo a vedere cosa accadrà col referendum e come reagirà la politica locale allo stesso.
La scala mobile è rimasta nei sogni così come l’idea di una città normale e vivibile ha detto Guardino. Caracappa ha attaccato poi sul tema dell’agricoltura e Calogero Bono su quello della pesca.
La maggioranza non si è prodigata più di tanto nella difesa del sindaco, sintomo che la situazione non è proprio tutta rose e fiori come qualcuno vorrebbe fare apparire. Quasi tutti hanno puntato sulle difficoltà economiche in cui si è trovata ad operare l’amministrazione. A difendere incondizionatamente il sindaco i consiglieri di maggioranza Elvira Frigerio, Paolo Gulotta, Enzo Sabella e Vincenzo Patti. Loro hanno sottolineato l’importanza del parco progetti redatto e portato a finanziamento nelle ultime settimane: 10 milioni di euro di finanziamenti già ottenuti, 40 progetti di cui soltanto 5 della precedente amministrazione presentati, l’intervento che ha permesso di salvare le terme dal fallimento e la questione del prg presentato dai progettisti e che dovrebbe arrivare in aula entro questi 5 anni di consiliatura.
Poi il dibattito è stato essenzialmente politico, in un clima da tutti contro tutti, soprattutto all’interno della maggioranza ed in particolare all’interno del partito democratico, numericamente il maggiore partito al governo della città.
Dire che la situazione politica per Vito Bono si è complicata è poco. La maggioranza non si è sfaldata, almeno non per il momento, ma sicuramente vige parecchia confusione che andrà trattata presto e bene durante delle opportune riunioni a porte chiuse. Poiché dovrebbe essere risaputo che i panni sporchi si lavano in casa. Il clima è quello del “tutti contro tutti”: Pd o parte di esso contro Futuro e Libertà, Mpa contro parte del Pd, liste civiche critiche, assessori contro consiglieri e consiglieri pronti a sbarcare in qualsiasi momento verso i banchi dell’opposizione. Insomma il rischio è quello di chiudere la stalla quando i buoi sono già tutti scappati via. Vito Bono ha preso atto della polveriera ed ha aperto la possibilità a qualsiasi scenario: rimpasto, azzeramento, affidarsi ad un governo di tecnici indicati dalla politica, dimettersi o andare avanti anche senza maggioranza per come aveva già fatto il predecessore Mario Turturici. Insomma ce n’è per tutti i gusti.
L’opposizione senza far niente si ritrova nella favorevole condizioni di attendere, tanto prima o poi la sensazione è che “quelli” si diano la zappa sui piedi da soli. Meglio di così? Minimo sforzo, massimo risultato.
Difficile capire cosa succederà. Molto dipenderà da come il sindaco saprà gestire le prossime riunioni di maggioranza. Certo che in questo difficile contesto economico e sociale, tornare alle urne non sarebbe proprio un toccasana per la città. Si perderebbero importanti finanziamenti, anche europei, e diversi cantieri rimarrebbero in sospeso. Di contro è chiaro che così non si può andare avanti: o la maggioranza fa quadrato o le strade da percorrere diventano poche ed irte di ostacoli per Sciacca. Occorre il famoso e tante volte citato “senso di responsabilità”. Parola abusata e di cui molti evidentemente non conoscono nemmeno il significato. Tutto sempre per “il bene della città.”

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

martedì 26 ottobre 2010

Realtà a confronto: Valencia e Sciacca. Qual è il vero polo turistico?

Valencia e Sciacca: due città che si affacciano sul Mediterraneo, stesso clima, stessa cucina, stesso amore per la fiesta e la siesta. Eppure quante differenze: pulizia, ordine, servizi organizzati in ogni minimo dettaglio, aree verdi, nessun impatto edilizio e centro storico chiuso al traffico. Qual è il vero polo turistico?

Quando un saccense parla della propria città le opinioni sono sempre ondivaghe: è bellissima, si potrebbe fare di più, non c’è posto più bello, me ne andrei subito, insomma si dice tutto e il contrario di tutto. Forse, come in ogni campo della vita, quando non si è avuta mai la possibilità di guardare altro, si ritiene, a torto, che nulla possa cambiare e che niente possa migliorare. La pulizia per esempio. Come si fa a tenere pulita Sciacca? Le sue strade, i suoi vicoli? Come si fa a non ingolfare tutte le arterie di traffico? Ad evitare che le periferie siano infestate di discariche a cielo aperto di ogni genere e grado? Come si può tenere l’area portuale sistemata ed accogliente?
L’invito a visitare posti nuovi e diversi naturalmente non può essere rivolto soltanto ai cittadini ma anche, se non soprattutto agli amministratori e uomini politici locali e della provincia di Agrigento.
Qualche settimana fa ho fatto capolinea a Valencia, in Spagna. Si tratta della terza città per quantità di abitanti dopo Madrid e Barcellona. E’ una ridente città che si affaccia sul Mediterraneo, ad un’ora e mezzo di volo dalla Sicilia. Ha il porto, il mare, le spiagge e un centro storico, ciudad vella lo chiamano loro, che contiene ogni sorta di monumento e bene architettonico. Insomma un centro da visitare, aperto ai turisti di ogni età e provenienza.
La cosa che a primo impatto però fa più effetto è quella che Valencia non è una città Anche turistica ma che è costruita e realizzata su misura per il turismo, in ogni dettaglio. Aree verdi sterminate, giardini dove è possibile fare footing, pic nic, attrezzi comunali collocati lì per fare palestra all’aperto, 4 kilometri di spiaggia pulita anche ad ottobre, un lungomare pulito e sistemato in ogni aspetto, illuminato, con panchine, ogni sorta di ristorazione e gelateria, edifici, anche quelli privati, costruiti seguendo lo stile moderno e postmoderno dell’intera città, il porto turistico splendido con le barche a vela dell’America’s cup (Alinghi, Luna Rossa, New Zealand…), stand, fiere, l’edificio del circomare splendido, piscine, campi sportivi, fontanelle apposite per lavarsi i piedi dopo che si termina la giornata in spiaggia, piste ciclabili in perfetta sicurezza, impatto delle auto sulla città pari a zero e parcheggi per la maggior parte sotterranei. Verrebbe da chiedersi: ma dove sono andato a finire? Basti pensare al nostro Stazzone, abbandonato e franato in più punti oppure a contrada Muciare che potrebbe essere un punto di forza ed un fiore all’occhiello mentre è una distesa di pietre, erbacce, con una trazzera d’accesso che conduce ad un museo, quello del Mare, terminato ma chiuso. Che rabbia accorgersi di avere pure noi bellezze naturali, paesaggistiche e monumentali e non saperle sfruttare, non realizzandoci intorno servizi congrui ed adatti al turista.
Il porto di Valencia poi è organizzato in ogni punto, pulitissimo, così pulito che, soprattutto in estate, aprono diverse mega discoteche, centri di ritrovo per moltissimi giovani. Un’area curata e dove nulla viene lasciato al caso. Lo stupore, per noi che veniamo da Sciacca, aumenta addentrandosi nel cuore della città, il centro storico. Innanzitutto esso, nelle vie principali e centrali, è interdetto al traffico veicolare perennemente mentre in altri punti esistono delle fasce orarie entro le quali le auto possono o non possono circolare. Evidentemente a Valencia non esisteranno quei commercianti pronto a litigare, protestare per tutto e il contrario di tutto.
Pochissime, per non dire nessuna, le auto parcheggiate poiché esistono i parcheggi sotterranei oppure zone periferiche dove è possibile lasciare il proprio veicolo a motore senza il rischio, tra l’altro, di faticare nel camminare a piedi in quanto il loro servizio autobus è efficientissimo e conduce in ogni dove. Bus nuovissimi, con televisione, conducenti rilassati, posti a sedere a sufficienza, confort anche per i portatori d’handicap. Negli orari dove si prevede maggior affluenza di passeggeri, giungono al capolinea più autobus che conducono allo stesso posto senza alcun problema o lamentela da parte di nessuno.
Una città piena di indicazioni. Ogni via, incrocio, vicolo ha dei segnali ad hoc per il turista dove si indica come raggiungere facilmente la cattedrale, la chiesa, la torre, la determinata piazza, il mercato centrale, il pub, il quartiere. E’ pressoché impossibile perdersi.
I segnali a Sciacca si riducono ad indicare come raggiungere il commissariato di polizia o la caserma dei carabinieri. Occorrerebbe ripensare la nostra città anche in questo modo, rifacendo la cartellonistica stradale, indicando come raggiungere e da dove, chiese, basiliche, musei, castelli e le aree più disparate poiché il turista spesso vaga spaesata fidandosi soltanto del proprio intuito e sperando nell’incredibile fortuna di trovare l’ufficio turistico aperto.
E la pulizia? Valencia è una città splendente sotto ogni punto di vista. Tutte le vie del centro storico vengono lavate ogni notte, le strade e i marciapiedi brillano, le piazze sembrano essere state costruite da poco, nessun gomma da masticare ad imbrattare il marmo.
Gli operatori ecologici lavorano 7 giorni su 7, 24 ore su 24, sempre pronti a eliminare ogni minima imperfezione e sporcizia. Ogni netturbino ha il proprio territorio assegnato e se ne prende cura con fare maniacale. Niente di tutto questo a Sciacca, sporca e non solo nei weekend.
Differente anche la mentalità e la concezione culturale poiché a Valencia, né i residenti né i turisti, si sognano di buttare la benché minima cartaccia a terra, non è nemmeno concepito, l’idea non sfiora minimamente nessuno.
Addirittura gli operatori ecologici hanno delle piccole spazzatrici, che hanno appena il posto per un conducente, attraverso le quali si incuneano perfino nei vicoli del centro e lavano e spazzano tutto, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Questa è la pulizia ordinaria. Ma esiste anche la pulizia straordinaria: dopo ogni evento, manifestazione, sfilata, gioco pirotecnico, la città si rimette immediatamente in modo per ripulire tutto. Non si tratta di eccezioni ma della normalità lavorativa e mentale del luogo.
Anni luce di differenza rispetto alla nostra città dove, purtroppo, per i primi i saccensi dovrebbero imparare a considerare casa propria anche il luogo pubblico e non solo l’interno delle mura della propria abitazione.
Queste differenze risaltano ancora più all’occhio perché non si tratta di due posti emisfericamente distanti e dalle culture totalmente opposte. Valencia è a due passi da noi, sul Mediterraneo, stessa cucina, stessa ospitalità, stessa voglia di divertirsi e di far baldoria. Bacino identico, servizi completamente differenti. Eppure a Sciacca non manca nulla dal punto di vista artistico, naturalistico e monumentale. Basterebbe organizzarsi e rubare, nel senso buono del termine, i trucchi di chi davvero riesce a fare e vivere di turismo. Perché oggi considerare Sciacca polo turistico è un’eresia, soprattutto se paragonata ai veri centri funzionali e costruiti ad hoc per il turista.
Consigliamo dunque ai nostri politici locali, a tutti i livelli, una visita nella vicina Valencia per capire meglio come si fa turismo e visitare un vero polo turistico. Al ritorno, così per come siamo organizzati adesso, avranno ancora il coraggio di parlare di turismo a Sciacca?
Buon viaggio dunque. Per andare a Valencia in fondo basta spendere pochi spiccioli grazie ai collegamenti da Trapani che garantisce la Ryanair.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

venerdì 15 ottobre 2010

L’Afghanistan ci costa 51 milioni al mese, Strada: “E non sanno neppure dove si trova”

L’Afghanistan ci costerà 51 milioni al mese, quest’anno. A fronte dei 45 dell’anno scorso. In febbraio il Senato ha votato il rifinanziamento della missione, e da giugno la spesa sarà ancora più alta. La Russa l’ha detto: arriverà un altro migliaio di sodati. Eppure l’invio e la permanenza del nostro contingente, a fronte del “pantano” che la missione si sta dimostrando essere, sembra collimare sempre meno con l’articolo 11 della Costituzione, quel “L’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” fin troppo ignorato.
Gino Strada, di Emergency, è del tutto contrario alla riconferma dell’invio di nostri soldati. ”Vivo questo voto con l’animo disgustato da questa classe politica, che definisco di delinquenti politici. Perché quando una classe politica, la stragrande maggioranza del parlamento, vota contro la Costituzione del proprio paese, delinque contro la propria Costituzione, quindi il termine è appropriato. Oltre questo – ha continuato Strada – c’è lo sdegno per chi non vuol vedere la strage di civili che sta avvenendo in questi giorni, proprio in queste ore, dove si stanno compiendo crimini di guerra inauditi. Non solo si massacrano civili ma si impedisce che i feriti vengano evacuati negli ospedali. Di questo, ovviamente, abbiamo numerose testimonianze, da parte dei pochi che sono riusciti a superare i cordoni che le forze di occupazione hanno disposto intorno ai luoghi dei bombardamenti. Chiediamo ancora, con forza, che si apra un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile di Marjah“.
Il capo dell’associazione volontaria ha poi un appunto da fare sui mezzi del contingente italiano. Il ministro della Difesa aveva assicurato: i nostri velivoli non possono portare agli errori cui hanno condotto i militari americani. ”Al ministro chiedo, e allora cosa sono i nostri, aerei da turismo? – ha commentato, duro, il medico – Cosa fanno, portano in giro i turisti a vedere i bombardamenti? Cosa ci fanno gli aerei militari in zone dove si sta bombardano? Sono affermazioni ridicole. Piuttosto, possiamo indicare alcuni dei pericolosi terroristi feriti dalle operazioni militari nella zona di Marjah. Feriti, perché i morti non li vediamo. Un ragazzo di 10 anni di nome Fasel, una bambina di 12 di nome Rojah che stava prendendo acqua al pozzo e si è presa una pallottola in un fianco, Said, di 7 anni, con una pallottola nel torace, un bambino di 9 anni di nome Akter che stava guardando dalla finestra quando gli hanno sparato in testa… questi sono i talebani“.
“I nostri politici – ha detto Gino Strada – non sanno niente dei talebani, non sanno di cosa parlano. Non saprebbero nemmeno indicare l’Afghanistan su una cartina muta. Purtroppo, questa è la gente che prende decisioni costano la vita a tanti afgani. E che costa una quantità di soldi impressionanti agli italiani. Siamo un paese dove si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro e si buttano via centinaia di milioni in una guerra per sostenere questo piuttosto che quel governo afghano. Mi piacerebbe avere un parlamento decente. Sull’Afghanistan continuano a dire agli italiani bugie clamorose, palle gigantesche. L’unica cosa da fare è smettere di sostenere questa classe politica. Io, personalmente, mi rifiuto di andare a votare. Lo farò quando ci saranno politici degni di questo nome”.
Vincenzo Marino

http://www.newnotizie.it/2010/05/19/lafghanistan-ci-costa-51-milioni-al-mese-strada-e-non-sanno-neppure-dove-si-trova/

mercoledì 29 settembre 2010

Prime piogge, primi danni. Cede l'asfalto a Sciacca.

E’ bastato un violento temporale di 10 minuti per mandare in tilt e paralizzare Sciacca. Frane, smottamenti, tombini saltati, fanghiglia dovunque e disagi per la circolazione stradale. Le frane dello scorso anno sono un ricordo ancora troppo fresco per non cercare di intervenire in tempo con le dovute pulizie di tombini, torrenti e cunette stradali

Mercoledì 20 settembre. Erano passate da poco le 16 di un pomeriggio qualunque quando un breve ma violento nubifragio si è abbattuto su Sciacca.
Pedoni e automobilisti sorpresi dalla pioggia ma anche dalle evidenti conseguenze.
In via Alcide De Gasperi ma anche in zona Stazzone parecchi i tombini che sono saltati con i liquami pronti a disperdersi per strada con notevoli difficoltà per gli utenti di veicoli a motore e con disagi dal punto di vista igienico sanitario.
Non è un bello spettacolo osservare un fiume di liquami correre senza ostacoli. Ma andiamo oltre.
È mancata la corrente elettrica in diversi punti della città anche a causa dei tantissimi fulmini che si sono ripetuti in breve tempo. Computer, rete internet, uffici, bancomat: tutto in tilt. La situazione è tornata normale soltanto dal giorno dopo. A San Michele addirittura una cabina elettrica è andata letteralmente in fumo determinando non solo un grave pericolo ma anche l’interruzione dell’energia elettrica nel quartiere.
Allagamenti lungo le arterie stradali ma anche all’interno di alcune abitazioni di via Caricatore invase completamente dall’acqua piovana.
Tra la discesa Campidoglio e per l’appunto via Caricatore, un torrente d’acqua, detriti e fango ha travolto tutto quello che ha incontrato lungo il cammino.
Immagini come queste sono divenute tristemente note ultimamente in tutta Italia. Residenti barricati in casa durante il temporale e poi alle prese con la bonifica delle proprie case. L’acqua in alcuni punti ha sfiorato i primi piani delle abitazioni. Panico e scene allucinanti come non si credeva mai di poter vivere in città. Qualche residente denuncia anche che le mura di sostegno presenti in zona grondavano acqua, in pratica la pioggia attraversava il cemento senza problemi: come siamo messi a stabilità e sicurezza si chiedevano molti preoccupati? Cosa sarebbe successo se qualche passante si sarebbe trovato per caso a scendere da quelle parti?
Alla Perriera, in corso Miraglia, parte dell’asfalto ha ceduto e sono dovuti intervenire gli uomini della guardia di finanza per garantire la sicurezza dell’area prima che si procedesse a transennare l’ennesimo punto franoso presente a Sciacca.
In via Fratelli Argento, nei pressi di alcune attività commerciali, del pietrisco e fango si è riversato per strada causando notevoli disagi alla circolazione.
In via Libertà altri smottamenti. In entrambi i casi rotture evidenti del sistema fognario. Ricordiamo che ha piovuto solamente per 10 minuti. Non di più. E siamo ancora a settembre. Nell’ultimo weekend c’erano ancora bagnanti in spiaggia.
In via Licata all’altezza dell’ufficio tributi pietre e fango dovunque. Anche in questo caso sono intervenuti gli uomini della polizia municipale per apportare le necessarie misure di sicurezza alla circolazione stradale e pedonale.
Insomma la tenuta geologica di Sciacca appare ancora alquanto approssimativa. E’ chiaro poi che la collocazione della città in collina determina la nascita naturale di molte discese e di conseguenza di improvvisati fiumi d’acqua piovana allor quando si formano nubifragi del genere.
Il temporale, al di là delle conseguenze occasionali, riapre nuovamente e con forza il problema dei tombini della città che per la maggior parte sono completamente otturati e non spurgati mentre in altri punti sono proprio scomparsi.
Molti residenti segnalano infatti che dopo i lavori di rifacimento delle rete idrica e fognaria, una volta che si è proceduto ad asfaltare le strade, intere zone sono rimaste sprovviste di griglie, asfaltate anch’esse. Per lunghi tratti di strada non si vede un tombino neanche a pagarlo ed anche quando se ne scova qualcuno esso è naturalmente ostruito, cosa che in inverno determina allagamenti e in estate il classico ed insopportabile fetore.
Sarebbe opportuno procedere con urgenza alla pulizia dei tombini, alla scerbatura delle cunette laterali e alla bonifica dei principali torrenti, specie il Cansalamone e la Foce di Mezzo alla Foggia, onde evitare per quanto possibile futuri e pericolosi allagamenti.
Ma non solo. Gli attuali lavori di sistematica della rete idrica e fognaria saccense vengono espletati a regola d’arte? E’ possibile che non ci sia un tombino che non sia saltato dopo 10 minuti di pioggia? Anzi, è possibile che, in molti punti e per molti metri, non ci sia un tombino?
Inutile ricordare i danni ingenti dell’anno scorso con le frane e gli smottamenti di Piazzetta Libertà, via Amendola e via Al Lido. Ancora oggi i lavori sono in corso e si è dovuto attendere il finanziamento della Protezione Civile per tappare l’emergenza. Poiché, a parte tutto, il problema rimane sempre quello: non ci sono fondi economici. Ogni intervento, anche il più minimo, diventa quasi insostenibile se non subentra l’aiuto di qualcuno: regione, stato o protezione civile.
Non siamo ancora nella vera stagione delle piogge ma già si contano i primi danni e le prime preoccupazioni. Colpa dell’uomo si dice sempre in questo caso. A forza di non tenere in considerazione il territorio, l’ambiente e la natura, questa si ribella. E’ quando lo fa, spesso sono danni seri. L’edilizia selvaggia, l’abusivismo, il disprezzo delle regole e delle leggi ha fatto nel tempo tutto il resto.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

giovedì 19 agosto 2010

Preghiera sull'Amicizia

A te, Signore, amante della vita, Amico dell'uomo,innalzo la mia preghiera per l'amico che mi hai fatto incontrare sul cammino del mondo. Uno come me, ma non uguale a me. Fa' che la nostra sia l'amicizia di due esseri che si completano con i tuoi doni,che si scambiano le tue ricchezze, che si parlano con il linguaggio che tu hai posto nel cuore.
Aiutaci a guardare con quello sguardo,che comprende senza che l'altro chieda. Aiutaci ad avere un cuore grande,che sa partire prima che l'altro esprima.
Aiuta la nostra amicizia Affinché non divenga chiusura; dalle il respiro della vera libertà,la forza di resistere nelle difficoltà, il coraggio di andare oltreil desiderio dell'egoismo.
La volontà di cedere per amore,di amare...

(Don Tonino Bello)

venerdì 6 agosto 2010

PREMIO VINCENZO LICATA II EDIZIONE, domani la cerimonia di premiazione

PREMIO VINCENZO LICATA II EDIZIONE
Sabato 7 agosto alle 20,30 presso l’atrio inferiore la cerimonia di premiazione. Quest’anno, per l’occasione, presenti a Sciacca anche 3 ospiti d’onore: il tenore Pietro Ballo, lo scrittore Stefano Malatesta e il regista e puparo Mimmo Cuticchio.

L’Associazione di promozione sociale L’altra Sciacca si fa promotrice di una nuova iniziativa culturale che mira ancora una volta a coinvolgere tutti i saccensi e, in generale, tutti coloro che amano la letteratura e la poesia.
L’altraSciacca ha indetto infatti l’Edizione 2010 del Premio Nazionale di Letteratura e Poesia “Vincenzo Licata - Città di Sciacca” II Edizione.
La cerimonia di premiazione quest’anno si terrà sabato 7 agosto alle ore 20,30 presso l’atrio inferiore del Comune di Sciacca. La serata verrà condotta dal giornalista Raimondo Moncada e dall’attrice palermitana Stefania Blandeburgo.
L’esigenza di organizzare e portare avanti questo evento culturale di natura letteraria nasce dal voler intercettare a Sciacca, in Sicilia ed in tutta Italia le tantissime persone che hanno la capacità di esprimersi con opere di elevato pregio artistico al fine di presentarle al numeroso pubblico della Rete e dare al pensiero che le ha concepite la possibilita’ di essere largamente diffuso, condiviso, ammirato.
Tutti i dettagli che riguardano la manifestazione letteraria, quali il bando e la scheda di partecipazione, possono essere trovati sul sito internet www.vincenzolicata.it.
E’ stato infatti un dovere e, contemporaneamente, motivo di orgoglio intitolare questo Premio ad una delle massime figure della cultura saccense, il poeta Vincenzo Licata, di cui quest’anno ricorre il quattordicesimo anniversario della scomparsa. Il suo amore per la città di Sciacca, per il mare e la marineria tutta, ci hanno arricchito di opere in versi e di pagine davvero memorabili che non possono non essere prese in considerazione da chi ha intenzione di dare spazio ai nuovi artisti della parola.
L’utilizzo del nome di Vincenzo Licata per il sito e per la dicitura del Premio hanno avuto il consenso ed il beneplacito degli eredi del poeta. In aggiunta il sito viene arricchito continuamente di spunti grazie anche al contributo di Antonello Licata, figlio di Vincenzo, che ha concesso, e di cio’ gli siamo molto riconoscenti, il carattere di esclusività del materiale che introdurremo sul sito al fine di divulgare ulteriormente la figura del padre.
All’interno del sito troverete, in una pagina dedicata, la biografia, le foto, le poesie del nostro grande poeta al fine di veicolarne il nome e le splendide opere poetiche e teatrali presso tutti gli amanti del genere. Contestualmente troverete il bando del Premio e la scheda di partecipazione relativa. Il bando, che risulta essere molto semplice ed agevole per consentire una numerosa adesione, prevede quattro diverse sezioni: poesia a tema libero in italiano, poesia a tema libero in dialetto, poesia in italiano avente per tema “Il Padre” e la sezione dedicata ai racconti. Chiunque può partecipare. Il Premio è aperto a tutti indistintamente, davvero ce n’è per tutti i gusti e per tutte le penne.
La manifestazione è stata inserita nel cartellone di “Sciacca Estate 2010”, viene realizzata col patrocinio del Comune di Sciacca e dell’ARS, e con la gentile collaborazione di diversi sponsor privati: Slow Food condotta di Sciacca, ASA, Sogeir, Ceramiche Montalbano, Ceramiche Sabella, Circolo Nautico Il Corallo e Nocito Gioielli che fornisce uno splendido gioiello che diventa il premio speciale “Vincenzo Licata” destinato alla migliore opera pervenuta.
A tal riguardo la II Edizione è stata costellata di circa 180 partecipanti provenienti da tutta Italia e da tutte le province della Sicilia. Statisticamente occorre sottolineare la presenza di numerosi partecipanti giovani, fatto che sta a significare la notevole incidenza che la poesia e in generale la letteratura riesce ancora ad avere tra le generazioni più giovani. La sezione più partecipata è stata quella a tema libero in italiano mentre la presenza di partecipanti non siciliani supera quella dei regionali.
Ma non solo. La II Edizione si differenzia dalla I per l’aggiunta di una nuova sezione: “La Magnifica Identità Siciliana”. Si tratta di un premio speciale riservato a quegli artisti che riescono ad esportare, attraverso la loro arte, la sicilianità in Italia e nel mondo. Gli ospiti d’onore che quest’anno saranno a Sciacca a ricevere questo riconoscimento sono: il tenore palermitano Pietro Ballo che, accompagnato da un pianista, si esibirà anche nell’esecuzione di alcune arie della migliori tradizione lirica italiana; lo scrittore Stefano Malatesta, autore di numerosi libri e giornalista de La Repubblica; il regista e maestro dell’arte dei pupi Mimmo Cuticchio.
Si tratta di 3 grandi nomi provenienti dal mondo della musica, della letteratura e della migliore tradizione siciliana. Personalità che renderanno ancora più importante la cerimonia di premiazione. Gli ospiti saranno intervistati e doneranno, a quanti saranno presenti, le loro performance per un Premio che, di anno in anno, vuole aumentare il proprio prestigio e la propria importanza sul territorio nazionale.
Naturalmente durante la serata verranno premiati tutti i poeti che si sono aggiudicati le 4 sezioni a concorso ed il premio speciale “Vincenzo Licata” rivolto alla migliore opera pervenuta. Quest’anno la giuria è stata composta da Tanino Bonifacio, critico d’arte, Francesco Cassar, storico, Licia Cardillo, poeta e scrittrice, Filippo Brancato, preside del Liceo Classico Tommaso Fazello di Sciacca.
La cerimonia sarà arricchita dalla presenza dell’attore Pippo Graffeo che eseguirà un recital di poesie di Vincenzo Licata mentre la serata sarà chiusa da un rinfresco a base di frutta di stagione.
La cerimonia di premiazione è stata presentata durante una conferenza stampa tenutasi presso la sala Blasco del Comune di Sciacca.
Un evento insomma impedibile per una città che vuole nascere e rinascere anche attraverso l’arte, la cultura e la parola poetica.

Calogero Parlapiano

lunedì 5 luglio 2010

Mentre dormi...



Il video ufficiale di "Mentre Dormi" il primo singolo estratto da "Quindi?" il nuovo album di Max Gazzè in uscita il 4 Maggio e colonna sonora di Basilicata Coast to Coast

lunedì 21 giugno 2010

Satira: la differenza tra Reato e Peccato

Le vignette di Vauro chiudono la puntata numero 29 di Annozero - Puntata del 20/05/10


by VAURO

giovedì 17 giugno 2010

Apriamo la bocca ai bloggers. Rete Libera

Intervista a Claudio Messora (Byoblu) sulla mancanza di informazione libera, il digital divide in Italia e lo scandalo del terremoto in Abruzzo

sabato 22 maggio 2010

La marea... nera

La San Leon Energy ha avuto il permesso da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, quello guidato fino a pochi giorni fa dal ministro Scajola, di eseguire ricerche di idrocarburi nel mare di Sciacca, Selinunte e Menfi.
Il Sito, denominato D354 CR SL, è esteso 482 Kmq e va da Selinunte alla foce del Verdura mentre la distanza dalla costa minima è di 2 Km ( il punto più vicino è capo San Marco), ed il sito di esplorazione è parallelo alla costa e si allontana da essa per massimo 12 miglia.
Eventuali piattaforme saranno ben visibili dalla costa (una bella vista dei templi di Selinunte con pozzo petrolifero), e potenzialmente raggiungibili a nuoto.
L'area è piena di riserve naturali, banchi corallini, zone archeologiche e zone di pesca.
Stiamo parlando naturalmente di una zona vulcanica (isola Ferdinandea, Vulcano Empedocle), e le perforazioni potrebbero interferire con i fenomeni vulcanici secondari, basti pensare alle proprietà termali di cui il nostro territorio è colmo.
Lo spazio di mare in vicinanza delle piattafarme è interdetto per un raggio di molti km:
questo comporterà zone vietate alla pesca ed alla balneazione. Potrebbe dunque trattarsi di una mazzata clamorosa per due comparti già in crisi: quello della marineria e quello turistico. Affacciarsi a Capo San Marco e vedere una piattaforma petrolifera non è sicuramente turisticamente appetibile né per vacanzieri della domenica né per possibili futuri costruttori di resort.
Le trivellazioni, se venisse scoperto il petrolio, inizieranno entro 48 mesi dalla chiusura del procedimento autorizzativo mentre l'ultimo passaggio burocratico mancante è l'ottenimento della Valutazione di Impatto
Ambientale. Il termine ultimo per la presentazione delle osservazioni alla VIA è il 30 Maggio! Quindi, conti alla mano, mancano solo 15 giorni per fare le dovuti osservazioni. Gli uffici sono stati allertati?
A quanto pare nello studio ambientale redatto dalla San Leon Energy, non viene valutato l'impatto delle trivellazioni e dell'emungimento del petrolio ma solo quello dell'esplorazione con i geofoni e con la airgun.
Non viene inoltre fatta menzione ai banchi di corallo ed al fatto che la zona è altamente
sismica e che vi sono presenti vulcani. Il corallo, tra l’altro, è in fase di rinascita.
Il procedimento risale al 7 marzo del 2008 ed ha avuto vari passaggi mentre è arrivato al Comune di Sciacca il 3 maggio 2010.
Com'è possibile, dato che il procedimento è iniziato ben 2 anni fa, che la popolazione sia
venuta a sapere di tutto solo grazie ad un associazione di promozione sociale, l’altrasciacca, a soli 15 giorni dalla scadenza dell'ultimo passaggio burocratico?
La richiesta di verifica di assoggettabilità ambientale e l'inizio del periodo di 45 giorni per
presentare le osservazioni, è iniziato il 14 Aprile del 2010.
Come mai è stata protocollata l'istanza al comune solo il 3 Maggio, ben due settimane dopo?
Come mai l'istanza è indirizzata “Al Responsabile Affissioni dell'Albo Pretorio” e non
agli uffici competenti?
Perchè nell'Oggetto dell'istanza non c'è scritto che è contenuta una richiesta di
osservazioni alla VIA?
Come mai, contrariamente a quanto scritto in Gazzetta Ufficiale, la documentazione
della VIA non è pubblicata sul sito del Ministero dell'Ambiente?
Ma non è tutto. Vi sono altre due richieste (D35GR H) e (D36 GR H) per ricerche petrolifere a largo di Sciacca a nome della Hunt Oil Company. Di che si tratta?
Che senso ha investire centinaia di milioni di euro per lo sviluppo turistico e vanificare tutto
con piattaforme petrolifere sulla costa?
Il meridione della Sicilia è letteralmente pieno di concessioni, anche a Marettimo,
Lampedusa, nonché gli ultimi giacimenti scoperti nel pieno delle Isole Egadi. Che fare?
L’associazione L’AltraSciacca ha invitato tutti, cittadini e politici locali, regionali e nazionali, a prendere posizione sulla vicenda. Il Presidente del consiglio comunale di Sciacca Filippo Bellanca ha già annunciato la convocazione di un consiglio comunale straordinario da svolgere, durante la stessa giornata, anche nei comuni di Menfi e Castelvetrano. Obiettivo capire come muoversi e cosa fare. La vicenda, com’era preventivabile, ha suscitato la pronta reazione di associazioni, comitati, politici e singoli cittadini.
Ignazio Messina, ex sindaco di Sciacca e oggi esponente di spicco a Roma dell’Italia dei Valori, ha già presentato un interrogazione parlamentare al ministro dell’ambiente nell’attesa di capirne di più.
WWF, Legambiente, Italia Nostra e tanti altri sono già sul piede di guerra. A nostra insaputa, all’insaputa di tanti cittadini del territorio agrigentino nonché dei saccensi, erano quasi pronti a sventrare l’ambiente marino, corallino, termale e costiero della zona. Il tempo stringe ed è doveroso da parte di tutti comprendere appieno l’importanza della questione e prendere gli opportuni provvedimenti. In gioco naturalmente non solo la bellezza del paesaggio ma anche se non soprattutto il futuro economico e sociale dell’area.
In un momento per il quale la gente sembra essersi distaccata e disinnamorata della cosa pubblica, è giunta l’occasione di tornare a chiedersi cosa stanno facendo del nostro futuro e riprenderlo in mano. Prima che sia troppo tardi.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

domenica 2 maggio 2010

Aumenta il numero dei giornalisti uccisi nel mondo...

IL RAPPORTO UNESCO: Strage di giornalisti dove regna la pace

Escalation nel 2008-2009: 125 vittime nel mondo.

Un allarme che riguarda l’Italia e l'Europa

Ma Tg e quotidiani non ne parlano.

di Alberto Spampinato – direttore di Ossigeno per l’informazione

( dal settimanale Left in edicola venerdì 23 aprile 2010)



I giornalisti rischiano, subiscono intimidazioni e violenze. I giornalisti muoiono. Ne sono stati uccisi 125 nel mondo negli ultimi due anni, e solo la minima parte erano corrispondenti di guerra, dice un rapporto dell’UNESCO che segnala una condizione di pericolosità crescente per il lavoro di cronaca. Fare questo lavoro, dice il rapporto è difficile, in Italia e nel mondo. E’ particolarmente rischioso per i “corrispondenti di pace”, cioè per quei cronisti che lavorano in paesi come il nostro, in cui non c’è la guerra, e si ostinano a raccogliere le notizie sul campo, a guardare le cose senza paraocchi, a giudicare i fatti con la propria testa. E’ rischioso raccontare i fatti senza fermarsi alla versione ufficiale o a quella che fa più comodo a qualcuno che conta. E’ rischioso descrivere i poco edificanti retroscena dei piccoli e grandi affari. E’ rischioso descrivere compromettenti comportamenti del potere politico ed economico, e ancor più interessi, pressioni, complicità e condizionamenti della criminalità organizzata. Rischia chiunque parla di queste cose invece di osservare il prudente silenzio di altri giornalisti. Il rapporto dell’Unesco dice che chi lavora così, anche si trova a Palermo, a Reggio Calabria, a Roma o a Città del Messico, rischia la vita più di un giornalista di guerra.

La situazione è questa, anche se giornali e televisione raramente parlano di queste cose. E’ così. Lo attestano da anni gli osservatori specializzati, preoccupati da una deriva di violenza crescente nei confronti dei giornalisti, una deriva che produce l’oscuramento delle notizie più incisive, e la loro sostituzione con le inoffensive (e inutili) soft-news: il gossip, il pettegolezzo, i consigli per il bricolage, e cos’ via. Le diagnosi dei centri di monitoraggio internazionali sono regolarmente cestinate. Perciò non c’è da stupirsi se è passato sotto silenzio questo clamoroso rapporto dell’UNESCO sui giornalisti uccisi e minacciati nel mondo, e non è stato ascoltato neppure il forte allarme per la sicurezza dei giornalisti nei paesi europei lanciato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa.

La violenza contro i giornalisti “ficcanaso”, conferma il rapporto UNESCO, pubblicato a Parigi il 25 marzo, dilaga per due motivi principali: un’insufficiente prevenzione, e la sostanziale “impunità” concessa ai loro aggressori. I 125 giornalisti uccisi nel 2008-2009 risultano tre più del biennio precedente. Solo una piccola parte di essi lavorava in paesi in guerra. Il rapporto dice quanto sia difficile ottenere giustizia per queste vittime, e sottolinea un fatto che dovrebbe essere evidente, ma non lo è nella percezione comune: i giornalisti uccisi sono solo “la punta dell’ iceberg”. Sotto quella punta, si nasconde una enorme massa sommersa della quale fanno parte migliaia di sconosciuti giornalisti locali di paesi pacifici come l’Italia, la Francia, la Germania. Sono quei giornalisti che lavorano come si diceva prima, e perciò subiscono intimidazioni, minacce, danneggiamenti, rappresaglie che raramente fanno notizia. Formalmente nei paesi in cui accadono queste cose vige la piena libertà di stampa ma, osserva l’UNESCO, in realtà non c’è vera libertà di stampa, “perché l’assenza di minacce è una condizione essenziale perché si possa esercitare il diritto dei cittadini ad avere una informazione attendibile e il diritto dei giornalisti a fornirla senza timore per la propria sicurezza”.

Si deve tenere presente che “l’assassinio dei giornalisti è solo il più grave degli attacchi alla libertà di stampa, che gli informatori di professione – si legge nel rapporto presentato a Parigi – devono fare fronte a molte altre forme di minacce, quali intimidazioni, rapimenti, molestie, e aggressioni fisiche, come hanno fatto notare le istituzioni professionali dei giornalisti e i centri per la libertà di stampa, con i quali l’UNESCO ha rapporti ufficiali, come Reporters Sans Frontieres, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) e la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ). Sono stati anche segnalati attacchi alle organizzazioni dei media e iniziative per distruggere la loro proprietà”.

E’ utile ricordare che l’UNESCO non è un soggetto di parte, ma l’agenzia delle Nazioni Unite incaricata di difendere il principio della libertà di stampa e di espressione sancito dalla Carta di San Francisco, e fra le sue finalità c’è quelle di “raccomandare accordi internazionali necessari a promuovere il libero flusso delle idee attraverso la parola e l’immagine”. L’UNESCO parla perciò sulla base di rilevazioni attendibili, di relazioni con i governi le istituzioni nazionali dei Paesi membri, con indiscutibile autorevolezza e spirito super partes. L’Agenzia ha cominciato a occuparsi specificamente dell’uccisione dei giornalisti nel 1997, e ha chiesto ai governi di tutto il mondo di non concedere alcuna attenuante agli autori di delitti contro la persona commessi per impedire la libertà di espressione e il diritto dei cittadini di essere informati. L’Agenzia allo stesso tempo ha invitato le autorità competenti dei vari paesi ad “prevenire, indagare e punire tali delitti, e rimediare alle loro conseguenze”. Da allora l’UNESCO pubblica ogni due anni la lista dei giornalisti uccisi nel mondo e un rapporto sulle risposte ottenute dai singoli paesi riguardo all’iter della giustizia per ciascuna delle vittime. L’ultimo rapporto, relativo al 2008-2009, pubblicato il 25 marzo scorso, contiene l’allarme a cui abbiano accennato.

Anche il Consiglio d’Europa ha da tempo acceso i riflettori sulle limitazioni della libertà di stampa nei paesi membri. Nei giorni scorsi il Commissario dei diritti umani Thomas Hammarberg ha annunciato nuove iniziative a seguito di “preoccupanti violazioni della libertà d'espressione”. Ha inoltre stigmatizzato il fatto che i giornalisti siano spesso vittime di intimidazioni, di violenze e perfino di omicidio. Hammarberg ha anche criticato il fatto che la diffamazione in alcuni paesi , fra i quali l’Italia, sia ancora un reato penale.

Insomma, il Consiglio d’Europa e l’Unesco smentiscono convinzioni radicate sull’effettiva garanzia concessa alla libertà di stampa e sui rischi a cui sono sottoposti i giornalisti. E’ strano che queste considerazioni non destino attenzione, soprattutto in Italia, dove il problema si presenta con una particolare gravità, con cronisti e scrittori costretti a vivere sotto scorta e con altre centinaia di cronisti minacciati, come segnalano da tempo l’osservatorio Ossigeno, Freedom House e Reporters Sans Frontieres. Per destare l’attenzione, il 3 maggio prossimo, per iniziativa del direttore generale dell’UNESCO, Irina Bokova, si proverà ad accendere l’attenzione in tutte le sale stampa del mondo, osservando un minuto di silenzio in memoria dei giornalisti uccisi.

NELLE FILIPPINE UCCISI 30 IN UN COLPO

L’assenza di minacce ai giornalisti è la condizione “essenziale per tutelare il diritto dei cittadini ad avere informazioni attendibili, e per proteggere allo stesso tempo il diritto dei giornalisti di fornirle senza timore per la loro sicurezza personale”, si legge nel rapporto UNESCO – IPDC (Programma Internazionale per lo Sviluppo delle Comunicazioni) pubblicato a Parigi il 25 marzo scorso.

Il documento parte dalla constatazione che, nonostante il conflitto iracheno abbia superato la fase più cruenta e in quel paese il numero di giornalisti uccisi sia diminuito del 73% (da 62 a 15), quelli uccisi nel resto del mondo sono aumentati, ed anche il loro numero complessivo (125 nel biennio 2008-2009 rispetto a 122 del biennio precedente) . Nel bilancio pesa come un macigno l’agguato del 23 novembre 2009 nell’isola di Mindanao (Filippine) nel quale furono massacrati trenta giornalisti al seguito di un candidato alla carica di governatore. L’80% delle vittime elencate nel rapporto UNESCO non sono corrispondenti di guerra, ma corrispondenti locali di paesi in pace, cronisti che si occupavano di questioni di interesse locale, e sono stati uccisi “da chi non voleva che i giornalisti indagassero e rivelassero informazioni di pubblico interesse”.

La percentuale di giornalisti uccisi in situazioni non legate a conflitti in corso, sottolinea il Rapporto, è considerevolmente aumentata nell’ultimo biennio Purtroppo, osserva l’UNESCO, “gli atti di violenza contro i giornalisti sono in aumento; nella maggior parte dei casi, l’impunità blocca il corso della giustizia e, se prevarrà questa tendenza, i giornalisti resteranno facili bersagli. Inutile dire che ciò rappresenta una seria minaccia alla libertà di espressione ed alla nostra capacità di conoscere la verità” . A.Sp.

Leggi il Rapporto UNESCO http://portal.unesco.org/ci/en/files/29600/12690062213safety_of_journalists_27_session.pdf/safety_of_journalists_27_session.pdf

sabato 1 maggio 2010

Concerto di solidarietà a Sciacca: "Musica per crescere insieme". NON MANCATE

Gentili amiche ed amici,


Vi scrivo per informarVi che domenica 9 maggio alle ore 20,00 presso l’auditorium dell’ex convento di San Francesco di Sciacca terrò in qualità di direttore d’orchestra un concerto di beneficenza (in allegato la relativa locandina pubblicitaria) a favore dell’Associazione “Crescere insieme” che si occupa di bambini diversamente abili.
Suonerà un’orchestra costituita per l’occasione e formata da 50 musicisti (tra di essi alcuni professori d’orchestra dell’Orchestra Sinfonica Siciliana) provenienti da 4 province siciliane. L’orchestra, denominata simbolicamente Orchestra della solidarietà, sarà composta dalle sezioni che normalmente costituiscono le orchestre sinfoniche (legni, ottoni, percussioni e archi). Il programma proposto spazierà dalla musica cosiddetta classica alla musica per film.
Il concerto è stato organizzato dalle Associazioni “Crescere Insieme” e ARCI, sezione di Sciacca - Circolo "La zattera"; all’iniziativa hanno aderito diverse Associazioni (Primavera, Il Contrappunto, Café Orquidea, Rotary club di Sciacca, Cooperativa Arcobaleno). Sponsor ufficiale della manifestazione è la Banca popolare S.Angelo.
Il ricavato della serata sarà interamente devoluto all’Associazione “Crescere insieme” per la realizzazione di un progetto di psicomotricità in acqua per bambini diversamente abili.
I biglietti saranno in vendita presso l’agenzia viaggi Astap di Sciacca, sita in via Vittorio Emanuele, 90, accanto l’Ufficio turistico, di fronte la piazza Angelo Scandaliato.
La sala dell’auditorium sarà divisa in 3 settori; ognuno potrà acquistare in agenzia un biglietto attraverso l’elargizione di un contributo economico che varierà da euro 10,00 a euro 20,00, a seconda del settore prescelto.
Invito, dunque, tutti Voi a prendere parte al concerto e a inoltrare gentilmente questa e-mail a quanti potrebbero essere interessati perché ve ne sia una diffusione più ampia possibile. Vi ringrazio di cuore per la Vostra disponibilità, generosità e fattiva collaborazione!

Con stima e gratitudine
Antonio Giovanni Bono

Lo Speciale promozionale del Concerto: buona visione

martedì 13 aprile 2010

"Sciacca ha Tutto. Fuorchè la mentalità turistica". Intervista al giornalista Enzo Porrello

Professore Porrello quali sono state le tappe principali della sua lunga carriera giornalistica?
Io mi sento il decano dei giornalisti di Sciacca, credo di rappresentare tutti per la lunga esperienza e per i 50 anni di giornalismo che è la mia vita. Nonostante io ho 82 anni, sono ancora molto attivo e posso dare tanto sia al giornalismo che alla mia città. Ho fatto 28 anni di televisione, prima con TRS e adesso con RMK che ritengo la mia famiglia e che è formata da tanti bravi ragazzi. Sono stato 4 anni alla RAI di Palermo, ho collaborato con tante riviste, di una sono stato anche il direttore, si chiamava “Seschiera” ed era edita dalle Terme di Sciacca. Per 30 anni sono stato corrispondente de “La Sicilia” ma ho iniziato prima con “Sud Sport” di Catania e poi con “L’Ora” di Palermo. Al mio attivo ho anche 7 libri, scritti dall’86 al 2008 e conto di pubblicarne degli altri. Le idee e la voglia di fare non mi mancano. Nella mia vita ho fatto anche 40 anni di scuola, ho insegnato pure dentro al carcere.
Come si è evoluto nel tempo il modo di “fare il giornalista”?
Mi ricordo che noi abbiamo cominciato con i “fuori sacco” che erano delle lettere scritte a macchina, poi siamo passati alle telefonate che venivano trascritte dagli stenografi, negli ultimi anni ho usato anche i fax mentre adesso tutto funziona via computer, con internet e le e-mail. Nella mia lunga carriera mi sono occupato soprattutto di sport, come il calcio e le corse automobilistiche, ma anche di cronaca nera seguendo tantissimi processi alla Corte d’Assise di Sciacca. I casi che ho seguito e che ricordo di più sono: il sequestro Campisi, la frana a San Marco, il caso di 3 ragazzi uccisi e trovati morti all’interno del portabagagli di un’auto nei pressi della SS115 e l’omicidio Miraglia. Ho seguito tantissimi consigli comunali e conosciuto tutti gli ultimi sindaci.
Quali sono i sindaci di Sciacca che ricorda con più affetto?
Quelli ricordo maggiormente e con più piacere sono Pippo Craparo, Cucchiara, Ettore Bobbio e Di Paola.
Qual è un episodio della sua lunga carriera che le è rimasto impresso?
Mi ricordo sempre il “Premio della Bontà e del Coraggio Antonino Alagna”. Quel Premio l’ho inventato io prendendo spunto da un triste fatto di cronaca. Siamo negli anni ’70, Antonino Alagna si getta in acqua per cercare di salvare suo cugino che rischiava l’annegamento, senza pensarci due volte. Si accorge della scena un certo Rapisardi, faceva il muratore ricordo, anche lui si getta in acqua e riesce a salvare il cuginetto ma non Antonino Alagna che purtroppo muore. Quel fatto suscitò in me un emozione tale che creai quel Premio il quale ogni anno veniva attribuito a persone meritevoli e che si erano particolarmente distinte. Il Premio veniva sponsorizzato da “La Sicilia”, poi ebbe le collaborazioni con gli scout e con il Lions Club. A premiare venivano prefetti, vescovi, gente di una certa importanza. Quanti ricordi!
Perché non ha mai pensato di intraprendere la carriera politica?
Alle persone alle quali io volevo bene sconsigliavo di entrare in politica, quindi non potevo farlo io. Non l’ho mai fatto perché la politica non è mai stata confacente al mio carattere. Ricordo che per anni ho assistito a dibattiti consiliari con l’aula piena zeppa di fumo. Adesso per fortuna non fanno più fumare dentro l’aula. Non ho mai voluto fare politica attiva, ho mantenuto sempre il distacco dai partiti per avere la mia indipendenza. E sinceramente nessuno comunque mi ha mai proposto di ricoprire incarichi pubblici. Il giornalismo deve amare la verità e l’obbiettività ma per fare questo occorre restare liberi. E’ chiaro poi che nel mondo del giornalismo non tutti la pensano come me, ci sono i giornalisti veri e quelli “venduti”, ossia non liberi come Fede, Feltri o come alcuni giornalisti di Rai3. I giornalisti che ho amato ed apprezzato di più sono stati Biagi, Montanelli, Gervaso, Giorgio Bocca anche se lui è un po’ schierato. Mentre tra quelli sportivi Cannavò, Roghi, Gianni Brera. A proposito di sport e di calcio invece, ricordo con tristezza la tragedia del “Grande Torino” schientatosi con l’aereo sulla collina di Superga. Quel Torino io l’avevo visto giocare a Palermo in una partita terminata 2 a 2. Ricordo che le partite cominciavano alle 14,30 ma noi alle 10,30 eravamo già al campo a “prendere posto”.
Cosa manca a Sciacca per diventare polo turistico al pari di Taormina, Cefalù o Giardini Naxos?
A Sciacca manca soprattutto la mentalità, sia civica che amministrativa. Noi abbiamo tutti i presupposti per diventarlo ma non siamo ricettivi, non siamo appetibili alla clientela, mancano strade degne, bagni pubblici, cestini dove gettare via le carte, occorre sapere le lingue sia nei negozi che, per esempio, in ruoli strategici come può essere quello dei vigili urbani. Mancano i trasporti. Insomma mancano tante piccole ma importanti cose.
Lei ama molto il teatro e la poesia. Perché il famoso Teatro Rossi venne demolito?
Il Teatro Rossi era di proprietà privata, doveva essere ristrutturato, la proprietà non aveva i soldi per farlo ed il Comune non volle acquistarlo. Così pensarono male di demolirlo. Al suo posto costruirono la pensilina per una ipotetica stazione degli autobus che volevano creare in quella zona: dopo pochi anni la pensilina crollò e siamo rimasti sia senza il Teatro Rossi che senza la stazione bus. Ma a proposito di edifici storici, che ne dite del Palazzo Valentino che si trova in via Vittorio Emanuele? Era stato acquistato da un privato che non ci ha fatto niente, sta cadendo a pezzi, il Comune non intende acquistarlo. Io ci sono entrato, all’interno è bellissimo, ci sono dipinti splendidi forse di Mariano Rossi, saloni grandissimi. Tutto abbandonato. E che dire del vecchio ospedale di via Figuli? Oppure del complesso Santa Margherita? Questi sono scandali! Sciacca continua a pagare la mancanza di un PRG che avrebbe dato ordine edilizio alla città, al posto di erigere palazzoni. Ricordo che qualche anno fa la costruzione di una casa di 4 piani avrebbe occultato uno dei panorami più belli della città, quello all’angolo di piazza Scandaliato, accanto al bar. La commissione edilizia aveva approvato il progetto al privato, fu poi il Comune a pagare quel privato per “pregarlo” di non erigere nulla e fare un piano anziché quattro. La commissione edilizia spesso ha approvato degli obbrobri. La verità è che a Sciacca il PRG non lo vuole proprio nessuno, così tutti potranno continuare a pescare nel torbido.
E’ vero che qualcuno voleva trasformare anni fa la piazza Scandaliato in un mega parcheggio?
Certo. Due diverse amministrazioni volevano farlo, li fermarono i cittadini e le opinioni dei giornalisti. Ma a Sciacca non mancano nemmeno altri scandali, penso per esempio ai due alberghi siti a San Calogero chiusi da 30 anni. Oppure penso al museo Antiquarium anch’esso chiuso e che adesso la Regione vuole vendere a dei privati, compresi tutti i suoi inestimabili reperti. In questo modo la città di Sciacca vuole diventare il terzo polo turistico siciliano vendendo i suoi angoli più belli?

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

mercoledì 7 aprile 2010

"Adesso vi racconto com'è andata". Intervista al consigliere comunale Silvio Caracappa.

A distanza di 9 mesi dalle ultime elezioni comunali, com’è andata veramente la campagna elettorale all’interno del Pdl di Sciacca?
Bisogna fare un passo indietro e partire dalle precedenti elezioni. Nel 2004 Mario Turturici vince le elezioni, insieme a lui, nella lista del Pdl, vengono eletti 6 consiglieri comunali, alcuni dei quali non avevano mai fatto politica prima ed erano alla prima esperienza. Una delle prime cose che abbiamo deciso in quel momento è stata di portare avanti iniziative condivise da tutto il gruppo e dare quindi all’esterno l’idea di una compagine coesa e compatta, la cosiddetta unione di squadra. Per un anno è andata proprio così e Sergio Indelicato era il nostro capogruppo in consiglio comunale. Ma verso metà mandato ci accorgiamo che qualcosa non va, qualcosa si rompe. Ci accorgiamo che Turturici è un ottimo professionista e profondo conoscitore della macchina amministrativa ma il suo impegno costante lo ha allontanato dal contatto diretto con la gente. Non faceva mai una passeggiata alla marina, in piazza oppure al mercato ortofrutticolo. Ricordo che già in quel periodo c’è stata una prima riunione dove glielo abbiamo detto di recuperare il contatto umano, glielo abbiamo detto quello di cui avevamo sentore in città. Ma il suo atteggiamento non cambiò. Da lì, da quel momento è cominciato lo scollamento tra l’amministrazione e quasi tutti i consiglieri del Pdl: solo Tornambè rimase immune allo scollamento, anche se non del tutto. Ci tengo a precisare che però nei 5 anni del suo mandato noi con senso di responsabilità abbiamo votato ed appoggiato sempre tutto dell’amministrazione Turturici. Quindi il rapporto tra le parti ufficialmente è stato sempre corretto anche se gli abbiamo fatto notare quello che non andava bene. All’interno di Forza Italia, sappiamo bene che a Sciacca esistono due correnti principali: quella che fa capo a Giuseppe Marinello e quella che fa capo a Michele Cimino. Quest’ultima contava in pratica di 5 componenti e chiedeva uno spazio che non le è stato mai attribuito. Andiamo all’ultima campagna elettorale. Alla fine dei 5 anni, abbiamo cominciato a fare delle riunioni alle quali ha preso parte anche l’onorevole Marinello. Abbiamo fatto presente in questi riunioni che Turturici aveva amministrato bene ma che non aveva alcun contatto umano con la gente e avevamo già il sentore di quello che poi sarebbe successo. Abbiamo chiesto quindi di individuare un nome alternativo a Turturici che potesse andare bene a tutto il gruppo e che tutto il gruppo avrebbe appoggiato. Giuseppe Marinello non è stato d’accordo, ha imposto senza alternative il nome di Mario Turturici. La prima reazione a quella scelta è stata che l’Mpa si è guardata attorno e si è creata il proprio spazio. Poi c’è stata la famosa riunione nota col nome di “Patto di San Michele” dove io l’unico compito che ho avuto è stato quello di presenziare, sentire che si diceva ma non dovevo né ho firmato nulla. Alle elezioni il gruppo Cimino ha corso regolarmente, ossia quando si è deciso di ricandidare Turturici lo abbiamo accettato. La scelta finale, alle urne, è stata fatta dai singoli elettori e non dal nostro gruppo, non da Cimino. Quasi tutti i miei amici, per esempio, per loro precisa volontà, me lo facevano capire che mi avrebbero votato come consigliere facendo poi il voto disgiunto sul sindaco. La sconfitta elettorale ha quindi precise responsabilità da parte di chi ha imposto la scelta di Turturici ed è stata una scelta della gente che era scottata dall’atteggiamento dell’ex sindaco. Occorre saper amministrare ma occorre anche il contatto diretto con la gente. E questa è una cosa che, al contrario, dico anche a Vito Bono: occorre saper amministrare.
Qual è la differenza tra Pdl e Pdl-Sicilia?
La differenza è semplice da spiegare. All’interno del Pdl i numeri elettorali hanno dimostrato che esistono due forze diverse. Noi siamo e rimaniamo legati a Berlusconi ma Miccichè ha riscontrato che il governo nazionale si è dimenticato del sud, si è dimenticato della Sicilia e vuole creare il Partito del Sud per fare da contraltare alla Lega Nord. Il governo nazionale non dà alla Sicilia le dovute risposte, ci ha pensato Miccichè per esempio a lottare in ambito nazionale per portare in Sicilia i famosi fondi FAS.
Cosa ne pensa di questi primi mesi di amministrazione Bono?
Penso che il sindaco Vito Bono è una persona stimata, onesta e per bene. Da consigliere comunale ha portato avanti tante battaglie, segnalava tante cose ma fare il sindaco è completamente diverso, è un’altra cosa ed esige altre competenze. Servono le idee, serve saper amministrare e conoscere la macchina amministrativa, serve uno staff di tecnici e professionisti che presenti progetti e cerchi finanziamenti, soprattutto quelli che arrivano dalla Comunità Europea perché dallo Stato ormai ne arrivano pochissimi.
Ma davvero le finanze del comune di Sciacca sono così disastrate?
Io ricordo per esempio che l’Ufficio Sviluppo Economico di Sciacca è stato più volte premiato, anche in ambito regionale, come uno dei più attivi e dei più preparati del territorio. Sciacca è stata premiata e pubblicizzata a Parigi, Parma, in Giappone, per la laboriosità dei nostri uffici, per i progetti presentati. E’ sappiamo bene ormai quanto sia fondamentale pubblicizzare quanto abbiamo di più buono in giro per l’Italia e per il mondo. Sono stati tutti viaggi promozionali importantissimi e che sono stati fatti, grazie all’abilità dei nostri uffici, attingendo a finanziamenti europei e alle casse comunali. Io, a proposito di soldi invece, sono completamente in disaccordo sul fare il carnevale a maggio. Perché non spostare quei 300mila euro utilizzati per una festa fuori stagione, dove non c’è più il clima carnascialesco, per organizzare una bella stagione estiva? Perché non utilizzarli, con un atto di coraggio che è mancato, per organizzare l’estate saccense, con un bel cartellone di eventi? In estate ai turisti che giungeranno che cosa offriremo? Non si può fare sempre quello che impone la gente, il carnevale in pratica ci costerà 100mila euro al giorno.
Quali sono le principali attività che sta portando avanti in questi primi mesi di consiliatura?
Mi sono occupato molto della viabilità extraurbana, mi auguro che presto spendano quei famosi 30mila euro per sistemare parte della viabilità rurale. Ho continuato a sollecitare l’amministrazione sul caso del mattatoio comunale, snodo fondamentale per il comparto presente sul territorio. All’interno della VI Commissione poi stiamo valutando la funzionalità del mercato ittico perché è una struttura chiusa e che aggrava di costi il bilancio comunale in quanto ci sono dei dipendenti che vengono pagati regolarmente, c’è l’enel ed allacci vari. Una cosa da aggiungere è che sono fortemente rammaricato poiché le promesse elettorali inerenti al settore agricoltura sono state, fino a questo momento, totalmente disattese. Ciò comporta di conseguenza un giudizio negativo sull’operato dell’ex assessore Piazza che sarà validissimo per la pesca ma non per l’agricoltura. Adesso mi auguro che il neo assessore Fazio possa dare al settore un segnale nuovo e forte.
Come sono i rapporti attuali all’interno del suo gruppo consiliare?
Adesso i rapporti sono ottimi. Il gruppo consiliare è unito e mi auguro che possa continuare a lavorare con profitto e coesione, anche i nuovi consiglieri si stanno muovendo molto bene. Si deve lavorare insieme per ottenere risultati futuri di discreta entità.
Quali sono le tematiche che si augura possano essere risolte presto?
Se fossi io a capo della maggioranza cercherei di individuare delle priorità, due, massimo tre punti da risolvere: penso ai parcheggi, al turismo ed alle terme che devono essere la nostra vetrina per i turisti. Se fossi nella maggioranza, andrei a Palermo a battere i pugni, a scontrarmi contro chiunque, contro qualunque partito per reclamare le Terme, per far capire a tutti che i saccensi tengono alle Terme. Infine occorre creare maggiori opportunità per i giovani, spesso si parla di disagio giovanile ma bisogna chiedersi in tutta sincerità che cosa facciamo per i nostri ragazzi. Occorre toglierli dalle strade, coinvolgendoli in qualsiasi attività, non solo sportiva.
Se Mario Turturici decidesse in futuro di ricandidarsi, lo appoggereste?
Assolutamente si. Mario Turturici è un ottimo professionista ed un soggetto preparato. A condizione che impari dagli errori del passato, ne faccia tesoro e limiti i propri difetti. Quindi perché no?

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

lunedì 8 marzo 2010

E vissero tutti.. Prescritti e Contenti...

di Norberto Lenzi

Immaginiamo una fiction che racconti un delitto. Un uomo penetra in una casa, uccide il padrone, fruga nei cassetti, si guarda attorno, arriva lo spot. Aspettiamo che il film riprenda, invece è finito. La pubblicità-prescrizione ha salvato il colpevole

E così la Cassazione ha deciso. Berlusconi dovrà riconoscere che esistono anche giudici antropologicamente uguali. Si impongono però alcune riflessioni.

Un patto oggettivamente e soggettivamente omertoso tra gran parte della politica e buona parte della informazione ha condotto ad una sostanziale equiparazione mediatica tra prescrizione ed assoluzione.

“Assolto, Presidente, assolto!” giubilava al telefono l’avvocato Giulia Bongiorno quando la Corte d’Appello di Palermo aveva appena accertato l’appoggio di Andreotti alla mafia. Assolto, e presentato come caso emblematico di persecuzione politica e di sperpero di denaro pubblico da parte della magistratura, anche quando la sentenza venne resa definitiva dalla Cassazione.

Sempre assolto anche Berlusconi, altro storico perseguitato, sebbene a volte prescritto per le attenuanti generiche (beneficio non previsto per gli innocenti, per i quali è prevista la assoluzione).

Questa fuorviante assimilazione, incuneata con malizia e perseveranza nella opinione pubblica per fini che attenevano ad una ristretta categoria di individui, non ha provocato soltanto una erronea percezione del reale, ma ha trascinato effetti devastanti nel sistema giustizia, rendendo il percorso del processo sempre più accidentato e il tempo della prescrizione sempre più breve, per consentire il raggiungimento di questo ambiguo status di semivergini che spetta ai prescritti.

E non ci si è preoccupati della vastità del danno, perché si doveva sapere che se un pescecane riesce a rompere la rete, uno sciame di pesciolini (senza meriti e senza colpe) lo segue verso la libertà.

È per questo che ormai la metà dei processi si conclude con una frustrante prescrizione.

Ed è strano che in questo mondo mediatizzato la gente accetti senza protestare questo black out improvviso della trama.

Immaginiamo una fiction che racconti un caso di omicidio. Un uomo penetra furtivamente in un appartamento, pugnala un signore che stava leggendo il giornale, fruga nei cassetti in cerca di refurtiva. Lo vediamo bene in volto, proviamo profonda repulsione per quello che sta facendo, partecipiamo emotivamente sperando che non la faccia franca e ci crediamo perché nei film arrivano sempre i nostri. Quando, improvvisamente, mentre l’assassino si sta guardando intorno con occhio torvo, ecco la dissolvenza, seguita dalla pubblicità. Aspettiamo con ansia che il film riprenda. Invece no, è finito. Scendiamo per prendere una boccata d’aria e troviamo l’assassino, elegante ed azzimato, che sorseggia un aperitivo al bar.

Così è stato (e così sarà) di molti imputati, eccellenti e no, nei confronti dei quali sono state trovate le prove sufficienti per la condanna ma vi è stata la dissolvenza.

Per la fiction o per il film lo spettatore, che ha pagato il canone o il biglietto, non accetterebbe mai di essere trattato in questo modo. I cittadini invece, che pure pagano le tasse e prestano i servizi che lo Stato richiede, si stringono nelle spalle, quando non se la prendono con i magistrati.

Nessuno pensa che in certi casi dovrebbe essere possibile pretendere di conoscere come finisce il film. Perché se è comprensibile che un ladro o un rapinatore si ritenga appagato dalla prescrizione, questo dovrebbe essere considerato inaccettabile per chi ricopre incarichi pubblici.

La prescrizione non è un traguardo da raggiungere ansimando e alzando le braccia in segno di vittoria. È una soluzione opaca che dà adito a sospetti e interrogativi, è il contrario di quella trasparenza che dovrebbe caratterizzare l’uomo pubblico, un velo oscuro sulla mitizzata casa di vetro.

Forse l’Italia poteva fare a meno di sapere se un avvocato londinese è corrotto, ma ha diritto di sapere se il suo Presidente del Consiglio è un corruttore.

Tutti i cittadini a questo punto dovrebbero chiedere a Berlusconi di rinunciare alla prescrizione per poter plaudire ad una chiara assoluzione nel merito.

http://domani.arcoiris.tv/?p=4391

sabato 27 febbraio 2010

Guerra in Afghanistan. Gino Strada: "Sono dei delinquenti"

di Daniele De Luca

Il Senato si appresta a votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Cinquantuno milioni di euro al mese. Il fondatore di Emergency a CNRmedia: "Vivo questo voto con l'animo disgustato da questa classe di delinquenti politici. La stragrande maggioranza del parlamento vota contro la Costituzione, quindi il termine è appropriato".


Il Senato si appresta a votare il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. Spenderemo 51 milioni di euro al mese. Da giugno la spesa sarà ancora maggiore, perchè arriveranno altri mille militari. L'anno scorso il costo era stato di 45 milioni di euro al mese. La missione, visto quello che succede in Afghanistan, sembra sempre più in contraddizione con l'articolo 11 della Costituzione: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali".

Nei giorni scorsi l'onorevole Maurizio Turco (radicale eletto nelle liste del Pd), assieme ad altri cinque deputati radicali che, come lui, alla Camera non votato il rifinanziamento della missione, ha presentato un'interrogazione parlamentare alla Difesa sulla reale natura bellica della nostra missione militare in Afghanistan, denunciandone quindi l'incostituzionalità. Abbiamo raccolto l'opinione di Gino Strada.

Gino Strada, con che animo vive questo nuovo voto del Senato che rifinanzia la missione italiana in Afghanistan?

"Vivo questo voto con l'animo disgustato da questa classe politica, che definisco di delinquenti politici. Perché quando una classe politica, la stragrande maggioranza del parlamento, vota contro la Costituzione del proprio paese, delinque contro la propria Costituzione, quindi il termine è appropriato. Oltre questo c'è lo sdegno per chi non vuol vedere la strage di civili che sta avvenendo in questi giorni, proprio in queste ore, dove si stanno compiendo crimini di guerra inauditi. Non solo si massacrano civili ma si impedisce che i feriti vengano evacuati negli ospedali. Di questo, ovviamente, abbiamo numerose testimonianze, da parte dei pochi che sono riusciti a superare i cordoni che le forze di occupazione hanno disposto intorno ai luoghi dei bombardamenti. Chiediamo ancora, con forza, che si apra un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile di Marjah".

Il Ministro La Russa ha detto che i nostri aerei non possono commetteri gli errori fatti dagli americani che hanno bombardato dei civili.

"Al ministro chiedo, e allora cosa sono i nostri, aerei da turismo? Cosa fanno, portano in giro i turisti a vedere i bombardamenti? Cosa ci fanno gli aerei militari in zone dove si sta bombardano? Sono affermazioni ridicole. Piuttosto, possiamo indicare alcuni dei pericolosi terroristi feriti dalle operazioni militari nella zona di Marjah. Feriti, perché i morti non li vediamo. Un ragazzo di 10 anni di nome Fasel, una bambina di 12 di nome Rojah che stava prendendo acqua al pozzo e si è presa una pallottola in un fianco, Said, di 7 anni, con una pallottola nel torace, un bambino di 9 anni di nome Akter che stava guardando dalla finestra quando gli hanno sparato in testa… questi sono i talebani".

Pensa che nel nostro paese ci sia una percezione reale di quello che succede in Afghanistan?

"I nostri politici non sanno niente dei talebani, non sanno di cosa parlano. Non saprebbero nemmeno indicare l'Afghanistan su una cartina muta. Purtroppo, questa è la gente che prende decisioni costano la vita a tanti afgani. E che costa una quantità di soldi impressionanti agli italiani. Siamo un paese dove si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro e si buttano via centinaia di milioni in una guerra per sostenere questo piuttosto che quel governo afghano. Mi piacerebbe avere un parlamento decente. Sull'Afghanistan continuano a dire agli italiani bugie clamorose, palle gigantesche. L'unica cosa da fare è smettere di sostenere questa classe politica. Io, personalmente, mi rifiuto di andare a votare. Lo farò quando ci saranno politici degni di questo nome".

22/02/10

http://www.cnrmedia.com/notizia/newsid/8423/afghanistan-italia-in-guerra-gino-strada-sono-dei-delinquenti-politici.aspx

martedì 23 febbraio 2010

Carnevale di Sciacca 2010: In attesa di Maggio...

Anche il mini carnevale di febbraio è passato. Di questa strana edizione invernale priva di sfilate di carri allegorici resteranno sicuramente le polemiche tra le diverse anime politiche e tra le diverse anime che compongono gli operatori del settore carnevale. Per qualsiasi giudizio finale e complessivo naturalmente si dovrà attendere il mese di maggio quando con tre giorni di sfilate e divertimento fuori stagione si completerà la travagliata edizione 2010 della festa.
Si può però già tracciare un piccolo bilancio di queste giornate vissute all’insegna dei revival. Su un dato credo saremo tutti d’accordo. Col maltempo che si è abbattuto a Sciacca e sulla Sicilia tutta in questi giorni qualsiasi festa, come noi tradizionalmente la intendiamo, sarebbe andata a male col ulteriore spreco di fondi pubblici. Il maltempo del resto è stato come da tradizione il vero protagonista di queste serate che tutto sommato sono trascorse all’insegna dell’allegria. Vuoi o non vuoi il clima carnascialesco a Sciacca giunge sempre, seppur raggelato dai venti siberiani che sono soffiati sull’isola nelle ultime settimane.
Sul palco di Piazza Angelo Scandaliato si sono alternati i gruppi musicali proposti da Accursio Scarpitta, da Nanà e da Pasquale Sabella dei Feeling. Il tutto condito da inni che hanno fatto la storia recente e passata del nostro carnevale, dalle esibizioni di qualche sporadico gruppo mascherato e dall’impegno di tutti coloro che, seppur con un badget non fantasmagorico, hanno messo in piedi una manifestazione carina e seguita da tanta gente, soprattutto giovanissimi, le nuove leve innamorate della festa.
Tra gli eventi non si può mancare di citare l’apertura della mostra presso il museo del carnevale collocato in via Salvador Allende. Come si ricorderà il museo era stato inaugurato a maggio 2009 dall’ex sindaco Mario Turturici ma soltanto adesso, quasi un anno dopo, ha preso finalmente vita. Al suo interno è possibile apprezzare circa 90 plastici di carri allegorici realizzati in ceramica dai maestri locali, alcuni elementi in cartapesta superstiti di qualche carro del recente passato, tantissime fotografie di Carnevale scattate e proposte dal gruppo fotografico L’AltraSciacca Foto, costola dell’associazione L’AltraSciacca. Il museo, a quanto pare, sarà aperto tutti i giorni durante il periodo estivo mentre, in attesa di maggio, sarà possibile trovarlo aperto soltanto a giorni alterni. Presso gli stessi locali verrà trasferito qualche ufficio comunale. Oltre all’unione carristi che si augura di poterne fare un fiore all’occhiello della città, anche l’associazione ceramisti si è impegnata per abbellire ed addobbare ancora di più questa struttura. Hanno presentato infatti un progetto per riqualificare anche il parco situato tutto intorno al museo e intendono realizzare alcune mattonelle in ceramica sulle quali apporre a chiare lettere il nome “Museo Del Carnevale”. Ci auguriamo che davvero questo spazio espositivo possa veicolare e migliorare ancora di più l’immagine di una festa secolare ed amata dalla maggior parte dei saccensi.
Detto questo, occorre anche puntare l’attenzione su due fatti negativi. Il primo dato sicuramente dallo spasmodico consumo di alcool da parte dei più giovani i quali evidentemente non si curano se vi siano o meno sfilate di carri. Basta accendere lo stereo e mettere qualche inno, e la bottiglia di vino è bella che pronta. Sono stati diversi i casi di malori e alcune risse hanno funestato il trascorrere sereno della festa realizzata a febbraio. Le stesse forze dell’ordine ammettono che, qualsiasi provvedimento si intenda adottare, è diventato difficilissimo contrastare questo fenomeno. Restrizioni, campagne di sensibilizzazione, educazione a casa, tutto sembra inutile. A carnevale si deve bere e si ci deve stare male, altrimenti non c’è piacere. Non è sicuramente questo il messaggio che gli organizzatori e gli stessi educatori devono lasciar passare. Si ci può divertire anche senza bottiglia in mano. Anzi senza nulla in mano si balla pure meglio!
Altra elemento negativo è la presenza di diversi pupi in cartapesta realizzati per il carnevale di Sciacca riadattati per le feste che si svolgono a Cento ed a Putignano. A quanto pare, non si tratta di una pratica illegale ed è una questione di cui purtroppo si parla ogni anno. Ma tutto questo deve far riflettere chi di competenza. Se la nostra festa fosse organizzata per bene, sicuramente gli operatori del settore non sentirebbero il bisogno di vendere le proprie opere altrove senza nemmeno godere del legittimo copyright. Così Cento fa festa, si pubblicizza, compare sulle reti nazionali, mette su lotterie e giochi a premi con i pupi di Sciacca, tutto questo senza citarci, tutto spacciato naturalmente per produzione artigianale ferrarese. Andiamo proprio bene…
Nelle ultime settimane si è parlato tanto, su proposta del presidente del consiglio comunale Filippo Bellanca, di mettere insieme un pool di esperti per ripensare la festa ed organizzarla con maggior criterio. Buona idea ma occorre fare in fretta. I circuiti turistici si stanno sempre di più allontanando dal nostro territorio per migrare, non verso posti migliori, ma verso luoghi semplicemente maggiormente organizzati e capaci di mettere su imponenti movimenti di marketing e di promozione.
Insomma c’è ancora tanto da fare per questa festa ed abbiamo ancora tanto da imparare. Nell’attesa ci auguriamo che l’edizione di maggio possa essere organizzata con criterio, coinvolgendo di più le maestranze e riportando al centro dell’attenzione il vero protagonista del carnevale: il carro allegorico.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

venerdì 19 febbraio 2010

Genchi, l'IDV, i Complottisti, Tartaglia ed il Miracolato

Il 13 dicembre Massimo Tartaglia taglia come il burro la scorta di Berlusconi e riesce a colpirlo non con un fucile di precisione dalla cima di un palazzo, ma da mezzo metro con un souvenir che tiene in mano.
Prima reazione di Di Pietro: “Sono contro la violenza, ma Berlusconi con il suo comportamento e il suo menefreghismo istiga alla violenza”.
Prima reazione di Maroni, ministro dell’interno, condannato in via definitiva per aver tentato di mordere un polpaccio ad un agente durante la perquisizione alla sede della Lega: “L’episodio gravissimo di ieri trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica”. Sarà.
Primo bollettino medico: frattura del setto nasale e ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. “E' molto scosso, abbattuto e dispiaciuto”, dice il primario. Prognosi: venti giorni.

IL MIRACOLO
Poi, d’improvviso, succede qualcosa. Berlusconi, riporta l’Ansa il 13 dicembre, confessa a Emilio Fede: “Sono miracolato, un centimetro in più e avrei perso l’occhio”.
E il viavai al capezzale riunisce tutte le forze politiche. Condanna al gesto di violenza, "senza se e senza ma", dichiara Bersani all'uscita dall'ospedale. Solidarietà, incontri, auguri. Tartaglia viene intanto descritto come un inventore pazzo orientato nel suo gesto dalle parole contro il premier di precisi mandanti morali: giornalisti (Marco Travaglio) e politici (Di Pietro).
Ed è un clamoroso crescere di eventi. Le condizioni di Berlusconi si fanno più serie. La prognosi, riportano le cronache, passa da 20 a 90 giorni. Una prognosi, per essere chiari, gravissima: come quella di un sudamericano cui avevano tagliato un braccio con un machete a Treviso (22/6/08), come l’operaio che si era fratturato addirittura una vertebra cadendo da tre metri in un cantiere (4/8/09), come il rumeno salvato da un carabiniere mentre bruciava vivo in un’auto a Verona (7/8/09), come l’uomo che perse un occhio nel verbano a capodanno del 2007, come il ragazzo di Oristano preso a roncolate dal fratello e finito in ospedale con ferite e fratture a rotula e femore (29/6/05), come il macedone preso a pistolettate nel torinese che rischiava la paralisi (28/05/01), come il superstite di 62 anni caduto nientemeno che da un ultraleggero a Ravenna (16/10/08), come infine la donna di 87 anni investita da un’auto a Bologna con lesioni a torace, vertebre e invalidità permanente (10/2/2003). Novanta giorni, pesantissimo. E allora, fine delle critiche. Tutti muti.
A Natale, Berlusconi, alle agenzie: “Dopo quanto accaduto in piazza del Duomo il clima politico sembra cambiato in meglio: si è certamente rasserenato”. Vero. E quando esce col cerottone ben visibile sul volto e quando poi lo toglie dopo un solo mese e non c’è alcun segno sul suo viso, di fronte a novanta giorni di prognosi su un uomo di 74 anni, è difficile non gridare al “miracolo”. E’ come se il tizio con la vertebra fratturata facesse capriole dopo un mese o se, sempre dopo un mese, l’uomo caduto dall’ultraleggero si mettesse a saltare da mattina a sera. Il professor Nicolò Scuderi, chirurgo plastico de L’Università La Sapienza di Roma, impiega mezza pagina per spiegare ai lettori stupefatti di Oggi che il tutto può essere spiegato con una “coincidenza di fattori fortuiti (nella fattispecie: sede e tipologia del trauma) e del ricorso a una serie di tecniche chirurgiche all’avanguardia. Anche il tipo di pelle, bisogna dire, ha contribuito al recupero ottimale”.
Sarà di sicuro così. Ma martedì arriva il responso della perizia medico legale chiesta dalla Procura: prognosi da venti a quaranta giorni. Non quaranta d’acchito. Da venti a quaranta. Nella migliore delle ipotesi, meno della metà del previsto. Nella peggiore, venti giorni, meno di un quarto.
E nemmeno si può ipotizzare un complotto dei medici rossi, novelli Che Guevara in mano alla Procura, perché la prognosi è addirittura più generosa della prima fatta al San Raffaele. L'aggressore è appena stato rinviato a giudizio.
E la vicenda comincia a ritornare in un alveo di normalità. Anche se una parte, quella dei “mandanti”, poteva pure essere risparmiata fin dall'inizio: bastava leggere bene il blog di Tartaglia, che pure è stato visto (www.myspace.com/elisirmusicpicture, tornato recentemente attivo) e guardare tra le sue amicizie, per accorgersi che non c’era alcun riferimento politico o giornalistico tra queste, ma quasi esclusivamente artisti o aspiranti tali. Per vedere che Tartaglia, per il quale la difesa ha chiesto l' infermità mentale, era tutt’altro che un inventore pazzo facilmente orientabile. Visto che aveva tra i suoi partners ingegneri elettronici (si veda il suo sito, musicpicture.it) e che il suo sistema opto-audio-elettronico è tuttora tra le 17 opere in vetrina sul “marketing delle tecnologie” (marketingdelletecnologie.it), iniziativa portata avanti nientemeno che dalla Fondazione del Politecnico di Milano.
Invece, è stato montato un enorme dibattito politico sul clima d’odio, diventato presto d’amore. E un dibattito sulla più suggestiva miracolosa guarigione, per un episodio imprevedibile ma capitato solo grazie al fatto che un uomo insospettabile era riuscito a fra breccia nella scorta. E qui, arriva Genchi.


DAL PALCO DELL’IDV
Quando arriva al congresso dell'Idv è un assalto di baci e abbracci. Sale sul palco. E racconta ciò che ha già detto su Telelombardia, in miriadi di interviste e di incontri pubblici, filmati e mandati su Youtube. Basta rivederli per capire a cosa si riferisca: sono tutti uguali. Esprime cioè tutti i suoi dubbi sull’anomalia del comportamento della scorta, che secondo qualsiasi protocollo di sicurezza, non dovrebbe mai aprirsi. Ricorda anche, come ha sempre fatto, che la scorta il premier se l’è scelta lui. E che in passato, avvalendosi di collaboratori poco validi, Berlusconi, già montò un caso clamoroso partendo da un altro fortuito episodio: il ritrovamento di una microspia nel suo studio.

Era l’11 ottobre 1996. Dall’Ansa:
''E' stata trovata durante una bonifica fatta fare a una ditta specializzata; mi hanno spiegato che era perfettamente funzionante e che poteva trasmettere fino a 300 metri di distanza''. La microspia e' stata trovata mercoledi' mattina, ma Berlusconi ha spiegato di aver preferito aspettare che i controlli confermassero che quell' oggetto fosse una microspia attualmente funzionante. ''Voglio anche denunciare alla pubblica opinione una violazione della mia persona, della mia funzione di parlamentare e di leader di Forza Italia. Dico questo anche per tutti i cittadini che si sentono minacciati ogni giorno nei loro diritti''.
Immediate le reazioni. I titoli: Casini: “Polo nel mirino”. Fini: “Servizi deviati ipotesi verosimile”. Mastella: “Clima che debilita la democrazia”. Taradash: “E’ stato potere occulto”. Dalla latitanza si fece vivo pure Bettino Craxi: “Cercare i golpisti”. Solidarietà, allarmismi e preoccupazione. Durò sette mesi. Poi il caso venne archiviato: la pericolosa microspia trovata dalla ditta specializzata nelle bonifiche e "perfettamente funzionante" era “inidonea all’ascolto”. Non andava. Nessuna spy story. La Procura indagò anzi proprio la ditta incaricata dallo staff di Berlusconi della bonifica. Ma poi, alle cronache, non è noto più nulla. Il circo mediatico aperto dal nulla si spense.


6 FEBBRAIO
E allora Genchi, dal palco, definisce, come sempre ha fatto, "pantomima", tutto ciò che accade dopo il colpo di Tartaglia: il premier lasciato ben visibile in mezzo alla folla dolorante col "fazzolettone", che poi è una busta, il premier messo in macchina ma poi lasciato uscire dalla scorta in una maschera di sangue, senza sapere in quel momento se ci fossero o meno altri attentatori. Lui che sale su e giù dall’auto davanti alle telecamere. E tutto ciò che accadrà anche in seguito: il cerottone e la nascita del “partito dell’amore” che, in maniera “provvidenziale” manda in secondo piano tutte le accuse cui è chiamato in questo periodo. In sala, ovazioni. Passa a parlare del suo lavoro nel processo sulle talpe nella DDA di Palermo, terminato in appello con la condanna di Cuffaro. E tutti, dirigenti dell'Idv sul palco compresi, si alzano in piedi. Oltre un minuto di applausi. Ma lascia il congresso con una frase maledettamente profetica sulle "cattiverie che vedrete anche nei prossimi giorni". Sbaglia solo i tempi. E' questione di ore.
Scende, e va a sedersi nel posto che gli hanno riservato in seconda fila. Di fronte ha due sedie vuote, con i cartelli indicanti due nomi che non gli tornano, due persone che arriveranno poco dopo: Bersani. E Latorre, lo stesso Nicola Latorre che appare plurime volte nel suo lungo racconto che mi ha fatto nel libro "Il caso Genchi."
Capisce che qualcosa non funziona. Gli sussurrano che al congresso avrebbero appoggiato la candidatura di De Luca in accordo col Pd. Lo stesso De Luca per il quale nel 2005 l'allora pm di Salerno Gabriella Nuzzi aveva chiesto l'autorizzazione a procedere. La Nuzzi defenestrata per il noto decreto di sequestro e perquisizione fatto a Catanzaro.
Si alza. Saluta. Piglia un taxi. E se ne va.

Alle 11, 01. L'Agi:
CONGRESSO IDV: GENCHI, MIRACOLO QUELLA MADONNINA PER BERLUSCONI. (AGI) - Roma, 6 feb. - "Provvidenziale, quella statuetta della Madonnina. Il cui principale miracolo pare sia stato quello di salvare dalle dimissioni Silvio Berlusconi per quello che stava emergendo, dalle dichiarazioni della moglie, da qualche microfono lasciato aperto mentre Fini diceva delle verita'". Gioacchino Genchi offre alla platea congressuale Idv la sua lettura di uno degli episodi che hanno segnato la cronaca politica recente. Genchi rilancia i dubbi sulla dinamica dell'aggressione di Tartaglia richiamandosi "a quei tanti giovani che su Youtube la stanno analizzando perche' non poteva essere vera". Genchi parla (raccogliera' una vera e propria standing ovation quando rivendica il proprio impegno antimafia) e "da poliziotto che ha diretto servizi di ordine pubblico" allinea dubbi su quella serata in piazza Duomo, non senza toni molto coloriti come quando osserva che "nella protezione delle personalita' c'e' sempre un anello di protezione, come un preservativo, che non puo' essere rotto, tranne per chi ama i rapporti a rischio e tra questi i rapporti non protetti". Il funzionario di polizia critica "quella scorta fatta in casa, scelta da chi aveva un capomafia, un assassino, un trafficante come Mangano a vigilare sulla propria famiglia. Un capomafia fatto passare come stalliere e poi promosso, di fronte alle proteste della mafia, addirittura al rango di 'eroe'". Ancora ironie sulle scene del ferimento di Berlusconi: "Qualunque scorta porta via la personalita' dal luogo dell'aggressione, per evitare che sia uccisa, insieme alla scorta stessa e ad altri inermi. Invece gli hanno fatto fare quello che voleva, e abbiamo visto spuntare quel fazzoletto, nero, enorme. Perche' al nostro premier piacciono accessori di dimensioni inversamente proporzionali alla sua statura. Un fazzolettone enorme, dal quale sembrava dovesse uscire fuori il coniglio di Silvan. Enorme come il cerottone e come la macrospia che tiro' fuori anni fa per accusare le Procure". Ancora pesanti ironie su "quei bollettini medici da Papa morente, dopo il quale lo abbiamo visto tornare meglio di prima, se meglio si puo' dire parlando di Silvio Berlusconi". (AGI)

Ore 11,10, L'Apcom:
Berlusconi/ Genchi: Qualcosa di strano nell'attentato del Duomo Berlusconi/ Genchi: Qualcosa di strano nell'attentato del Duomo Statuetta provvidenziale gli ha evitato dimissioni Roma, 6 feb. (Apcom) - La statuetta che ha colpito Silvio Berlusconi in piazza Duomo lo ha salvato dalle dimissioni: lo ha detto, in un applauditissimo intervento di fronte alla platea del congresso dell'Italia dei Valori in corso a Roma, Gioacchino Genchi, il poliziotto consulente delle procure coinvolto nelle polemiche legate alla inchiesta Why not che ha portato alle dimissioni dalla magistratura di Luigi de Magistris, oggi eurodeputato dell'Idv. Fu "provvidenziale quella statuetta - ha sostenuto - miracolosa, ha salvato Silvio Berlusconi dalle dimissioni forse imminenti". Secondo Genchi "qualcosa non poteva essere vero" nei fatti di piazza Duomo. Basandosi sulla sua esperienza di funzionario di polizia, ha spiegato che "ogni servizio d'ordine ha un anello come un preservativo a protezione delle personalità", e se con Berlusconi non ha funzionato è perché "ama i rapporti a rischio" e ha "la scorta fatta in casa". In particolare, inverosimile appare al vicequestore palermitano il fatto "che non sia stato portato via" dopo il lancio della statuetta, "come si fa in qualunque servizio di scorta per evitare rischi ulteriori per la personalità e la stessa scorta. Gli hanno consentito di fare quello che voleva. E allora abbiamo visto il fazzolettone, sembrava quello di Silvan, pareva dovesse uscire un coniglio, un colombo...". Un fazzolettone, "perché al premier piace scegliere accessori inversamente proporzionali alla sua persona, come quando ha esibito la macrospia trovata nel suo ufficio accusando le procure rosse, io ne ho viste di microspie e non sono fatte così, poi si è capito - ha detto ancora Genchi - che l'aveva messa qualcuno dei suoi...".

E fin qui le agenzie raccontano della dinamica.
Ma alle 11,10, l'Ansa va oltre:
IDV:CONGRESSO; GENCHI, FINTA AGGRESSIONE TARTAGLIA A PREMIER HA SALVATO PREMIER DA DIMISSIONI CHE SAREBBERO ARRIVATE (ANSA) - ROMA, 6 FEB - ''Nel lancio della statuetta del duomo di Milano a Berlusconi non c'e' nulla di vero''.Lo sostiene Gioacchino Genchi, consulente informatico per diverse procure, nel suo intervento al congresso dell'Idv a Roma. Secondo Genchi ''dopo l'outing della moglie di Berlusconi e il fuorionda'' di Gianfranco Fini a Pescara ''provvidenziale e' arrivata quella statuetta che miracolosamente ha salvato Berlusconi dalle dimissioni che sarebbero state imminenti''. Genchi per sostenere la sua tesi cita: ''la mia esperienza in polizia'' e i ''video che tanti giovani propongono su Youtube per capire che nel lancio non c'e' nulla di vero''. L'ex consulente dell'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris punta il dito contro la scorta che ''e' come un anello o un preservativo che non puo' essere rotto,, e contro lo stesso Berlusconi che ''e' uscito da quell'anello''. Per parla di una ''pantomima coronata da quell'uscita di quel fazzoletto nero ed enorme che sembrava quello di Silvan dal quale mancava solo che uscisse un coniglio'' e ricorda anche la vicenda di diversi anni fa quando Berlusconi, all' epoca all' opposizione, mostro' ''un 'cimicione' enorme che ritrovo' nel suo studio accusando le procure rosse e che era chiaramente falsa''. Genchi, nel suo intervento, difende poi Di Pietro ''dagli schizzi di fango che stanno arrivano''. ''Temo - sostiene - che sia solo l'inizio perche' Di Pietro proprio alcuni giorni fa con sofferenza ha deciso di non far mancare l'appoggio ad una alleanza di centrosinistra per un freno al governo Berlusconi''.

Non serve commentare. Ecco il video integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/296772/lalternativa-per-una-nuova-italia-congresso-nazionale-de-litalia-dei-valori-seconda-giornata
Lo vedrete per tre settimane e conviene scaricarlo. Perché poi Radio Radicale lo toglie dalla Rete.

Ore 11,26. L'Apcom batte un'altra agenzia:

Mafia/Genchi: Non un caso arresto Graviano dopo 'discesa in campo' Mafia/Genchi:Non un caso arresto Graviano dopo 'discesa in campo' "Latitanti vengono catturati quando non servono più" Roma, 6 feb. (Apcom) - C'è un legame fra l'arresto dei fratelli mafiosi Graviano nel 1994 e la 'discesa in campo', ovvero l'autocandidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. Lo ha detto il vicequestore Gioacchino Genchi, l'ex consulente delle Procure coinvolto a suo tempo nelle polemiche sull'inchiesta Why not che hanno portato alle dimissioni dalla magistratura di Luigi de Magistris, oggi deputato europeo dell'Idv. Intervenendo al congresso nazionale dell'Idv, Genchi ha offerto una sua personale ricostruzione degli ultimi vent'anni della storia d'Italia e del rapporto fra mafia e politica, di quella "trattativa di cui oggi ci sono evidenze", ha affermato. "Non è un caso che i fratelli Graviano vengono arrestati a Milano il 7 febbraio del '94, dopo la dichiarazione di Silvio Berlusconi del 6 febbraio che si sarebbe presentato alle elezioni (in realtà Berlusconi parlò il 26 gennaio, l'arresto dei Graviano avvenne il 27 gennaio, ndr)". "Non è un caso che i latitanti mafiosi e assassini vengano arrestati quando non servono più, vengano usati per quelle catture televisive che servono alle carriere di certi poliziotti, di certi magistrati, di certi politici", ha detto ancora Genchi polemizzando con lo scrittore anticamorra Roberto Saviano: "Non è un caso che un anno dopo la copertina di Panorama dedicata a me come 'scandalo' abbia avuto la dedica della copertina dopo aver parlato di Maroni come miglior ministro dell'Interno".

E alle 11,49 cominciano gli attacchi. Casoli. Rotondi. Ronzulli: "diffidiamo delle analisi sull`aggressione a Berlusconi dello spione telefonico Genchi".
A loro piace attribuire reati mai provati, "spione". Agli altri naturalmente. Quelli già confermati in Cassazione per gli esponenti del loro partito, quello è il solito complotto.
E allora sono reazioni evidenti.
Alle 13,30 arrivano al congresso Bersani e Latorre.

Poi, alle ore 15,12, passate le ovazioni, cominciano le reazioni anche dall'Idv. La prima, è di de Magistris. Alle 15,12, Adnkronos:

BERLUSCONI: DE MAGISTRIS, MAGISTRATURA APPROFONDISCA SU AGGRESSIONE TARTAGLIA Roma, 6 feb. - (Adnkronos) - "Non ho ascoltato cio' che ha detto Genchi. La magistratura deve fare approfondimenti seri, come dissi subito ci sono aspetti che non mi convincono, ma non credo sia utile aprire una polemica politica".


Lui, non ha ascoltato. Chi invece lo ha fatto è sicuramente Massimo Donadi, balzato sul palco subito dopo l'intervento. E' stato l'ultimo ad abbracciarlo. E a baciarlo. Tanto che Genchi aveva avuto il suo bel daffare per alzarsi sulla punta di piedi e raggiungerne guance.
E infatti, alle 15,42, l'Apcom batte la sua nota. Ma non è quella che ci si aspetta: “È grave che Genchi abbia fatto certe affermazioni al congresso di Idv, noi rinnoviamo la nostra ferma condanna del gesto di Tartaglia. Queste tesi fantascientifiche non appartengono alla cultura della giustizia e della legalità di Idv”.

Genchi, ormai già in Sicilia, diretto a Caltanissetta, legge l'agenzia. Chiama l'ufficio stampa di Donadi e chiede conto della nota. Pensa di essere in un film. Spiega che Donadi lo sa che lui non ha mai detto che l'aggressione era una finta e non comprende perchè abbia dichiarato queste cose.
Ma l'ufficio stampa dell'Idv non chiarisce le frasi accusatorie di Donadi. No, manda un comunicato con le precisazioni di Genchi. Cioè l'ufficio stampa dell'Idv non manda una sua nota, ma, molto premurosamente, ne invia una di Genchi.
Che esce alle 18,10.
Passano venticinque minuti. Prima reazione di Di Pietro: “La teoria del finto attentato mi pare inimmaginabile e fantasiosa. Purtroppo la statuetta in faccia al presidente del Consiglio c'è stata ed è stato un atto grave ed inaccettabile.” Eppure, anche lui lo sa che Genchi non ha detto che l'attentato è falso.

Ma non serve altro. E' uno stupendo fiorire di durissime dichiarazioni, come ai tempi della microspia. Reagiscono tutti. Sulle agenzie c'è una sola clamorosa assenza. Hanno reagito quelli del Pdl, ovviamente. Ha reagito Casini per l'Udc, ma questo è ancora più ovvio, leggendo la storia di Genchi e le montagne di condanne portate con le sue consulenze a numerosi politici dell'Udc, compresa proprio quella in appello per Cuffaro, sulla quale le ovazioni al congresso si sono sprecate.
Ha reagito l'Idv, che pure era lì ad ascoltarlo e ad applaudirlo. Mancano però, per la verità, sulle agenzie, le prese di posizione di un grosso partito. Non ce n'è proprio traccia.
Manca infatti all'appello "una parola una" detta da un esponente del Pd. Curioso.

Il giorno dopo, sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista: Finalmente, il popolo dei complottisti esce dalla riserva indiana e conquista il palco della politica. Il mondo parallelo degli adepti del cospirazionismo, dopo aver celebrato i suoi fasti nella saga di Dan Brown, dopo essersi globalizzato nell'immensa arena del web, prende il centro della scena in un congresso di partito. Il suo profeta si chiama Gioacchino Genchi, il re dei tabulati telefonici, l'archivio vivente di misteriose «tracce» che riguardano centinaia di migliaia di connazionali, che ha scatenato la standing ovation dell’Idv e ha identificato nel souvenir del Duomo l'arma letale del Grande Complotto. La fantasia al potere, anche se forse non è la stessa di quella sognata dai sessantottini.



LE FOTO DI DI PIETRO CON CONTRADA
Già. C’è naturalmente complottismo e complottismo. A Battista piace più guardare quelli, presunti, degli altri. Un vizio ormai di tanti, guardare altrove. Perché improvvisamente Battista dimentica che non un anno ma solo una settimana addietro, sullo stesso Corriere della Sera di cui lui è vicedirettore e non l’usciere, erano state pubblicate le foto di Di Pietro con Contrada del dicembre 1992, nove giorni prima dell’arresto del numero tre del Sisde. Ed era stato facile giocare su quelle pagine e su quelle foto, alla dietrologia.
Anche se qualcuno le ha tirate fuori 18 anni più tardi, e non quando, ad esempio, Di Pietro aveva nel Paese una popolarità dell’80%. Non quando quelle foto, se fossero andate in mano al sultanato della Prima Repubblica, il CAF, avrebbero potuto dare col clima avvelenato, sospettoso e giacobino che c’era, un freno al viavai di arresti di Tangentopoli che portarono alla fine dei vecchi partiti.
Così come più d'uno tentò di fare con le decine e decine di accuse portate a Brescia, dal pm Fabio Salamone, tutte rigorosamente archiviate.
Sarebbero state utili per un violentissimo attacco al simbolo del pool.
Invece quelle foto non uscirono mai per salvare la Prima Repubblica.
Anche perché, di fronte al drappo dei carabinieri e alla caserma che appaiono nelle foto, si pensò probabilmente a porre un freno all'immaginazione.
Diciotto anni più tardi, con Contrada passato ormai alla storia come il funzionario infedele, giocando sulla memoria corta, è allora molto più facile, con quelle foto in mano, giocare al complottismo per il Corriere e per tutti gli altri giornali, a ruota. Dura un po’. Poi, a spegnere le fiammate, ci pensa, manco a dirlo sullo stesso Corriere, il 4 febbraio 2010, un diplomatico editoriale di Sergio Romano alla vigilia del congresso dell’Idv, dal titolo emblematico “L’ossessione del complotto”: “E’ accaduto che la fotografia di un uomo politico, scattata negli anni in cui era magistrato e apparsa ora sul Corriere, abbia generato l’ultimo complotto italiano. Ed era accaduto anche giorni prima per le ricostruzioni sulle rivelazioni di una famosa escort, apparse anch’esse sul Corriere. Nulla di nuovo. La storia degli ultimi decenni, dalla caduta del fascismo a oggi, è una lunga lista di complotti. Non c’è avvenimento, piccolo o grande, dietro il quale non sia stata immaginata la mano di un regista occulto, di un burattinaio, di un «grande vecchio».
E sì che alla fine, in mano, il Corriere della Sera aveva solo foto scattate in una caserma dei carabinieri tra un magistrato e un poliziotto. Un pm e un tutore della legge in una struttura dello Stato.
Ma appunto c’è complottismo e complottismo. Uno vero, azionato dalle foto del Corriere della Sera di Battista. E uno di cui Battista accusa Genchi, azionato dalle parole non dette da Genchi al congresso.
Interessante.
Ma il migliore, in materia, si presentò però proprio per la vicenda della microspia trovata nello studio di Berlusconi. Mentre tutti solidarizzavano con l'attuale premier e lanciavano allarmi e suonavano sirene, il solito complottista l'11 ottobre 1996 dichiarò all'Ansa: “Le microspie vengono usate solo nei film di James Bond. Secondo me la microspia nello studio di Berlusconi è stata messa o da Berlusconi stesso o da qualcuno dei suoi per fargli fare la figura della vittima”. No, non era Genchi a parlare. Si chiama Roberto Maroni, sempre lui, quello del polpaccio e delle critiche al “clima di contrapposizione violenta”. Oggi fa il ministro dell’interno del Governo Berlusconi.
Questione di destino. Quello di Genchi invece lo profetizza ora Panorama, ottimamente informato, che anticipa la sua possibile destituzione dalla polizia. E questa volta non per aver risposto su Facebook, ma per l'intervento sulla "finta aggressione". Quell'intervento travisato da chi lo aveva abbracciato poco prima, Donadi e Di Pietro, incoronando, poco dopo, De Luca a simbolo della nuova alleanza col Pd.

Edoardo Montolli (13 febbraio 2010)