Ballarò 22 03 2011 La Libia, l'Italia, le ragioni di un conflitto
La Libia, l'Italia, la comunità internazionale. Le ragioni di un conflitto con chi, poche settimane fa, sembrava essere un grande amico dell'Italia è il tema della puntata di Ballarò.
Ad alimentare la discussione in studio, con Giovanni Floris, ospiti italiani e internazionali tra i quali il politologo francese Marc Lazar e la conduttrice di Al Jazeera Barbara Serra.
Tra gli altri ospiti, il presidente dell'IdV Antonio Di Pietro, il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, il presidente di Alleanza per l'Italia Francesco Rutelli, il vice-ministro alle infrastrutture Roberto Castelli della Lega Nord, l'analista strategico Alessandro Politi, il giornalista Antonio Polito.
sabato 26 marzo 2011
La Guerra in Libia... secondo Maurizio Crozza...
domenica 19 dicembre 2010
La copertina di Crozza (Ballarò 14/12/2010): "I guerrieri Scilipoti"
Puntata di Ballarò del 14/12/2010 - Crozza parla della compravendita dei voti per la fiducia al governo. Troppo forte eheheh
lunedì 13 dicembre 2010
Crozza: Le figurine di Wikileaks. Intellingence o Stupidance?
Ballarò 2010 - Copertina di Maurizio Crozza - Le figurine di Wikileaks - Puntata del 30-11-2010.
Troppo forte Crozza. Buona visione. "Ma in che mani siamo?"
sabato 11 dicembre 2010
Luciana Littizzetto: Ma perché aspettare il 14 dicembre?
Lucianina Littizzetto parla dei temi caldi dell'ultima settimana, dalle rivelazioni di Wikileaks alla crisi politica italiana.
"Hanno chiuso fino al 14? Devono andare a lavorare! Non era il governo del fare?" Che risate. buona visione
martedì 2 novembre 2010
luciana littizzetto, bunga bunga, buttiglione gay, capezzone, prostitute genova, 31/10/2010
luciana littizzetto, bunga bunga, buttiglione gay, capezzone, prostitute genova, 31/10/2010
che risate, fantastica!!! buon ascolto
lunedì 21 giugno 2010
Satira: la differenza tra Reato e Peccato
Le vignette di Vauro chiudono la puntata numero 29 di Annozero - Puntata del 20/05/10
by VAURO
martedì 15 giugno 2010
I giornalisti "Impiegati" e i giornalisti "Giornalisti" firmato Marco Risi
Tratto da "Fortapàsc" di Marco Risi. Sasà spiega a Giancarlo Siani la differenza tra chi scrive soltanto per danaro e chi invece scrive per raccontare la verità.
martedì 16 febbraio 2010
"Curriti Picciotti": lo scherzo 2010 del Carnevale di Sciacca
Il diktat del Comune di Sciacca per l’edizione di febbraio del Carnevale 2010 è stato chiaro: “Curriti picciotti”. Infatti rischia di trasformarsi in un esodo la 110° edizione della festa saccense con migliaia di giovani pronti a riversarsi sulle strade per raggiungere i carnevali di Realmonte, Montevago, Misterbianco, Acireale ed altri ancora. Fa specie vedere e sentire sulle emittenti locali e sulle radio gli spot di tutti i carnevali dell’hinterland meno quello di Sciacca. Forse, a ragione, per la pubblicità e per la promozione si punterà tutto sull’edizione di maggio, attualmente work in progress. Intanto per la classica settimana di febbraio sono stati previsti revival musicali di inni delle precedenti edizioni eseguiti dai Feelings e dal gruppo di Nanà, esposizioni e mostre fotografiche all’interno del redivivo Museo del Carnevale nonché la sfilata di qualche gruppo mascherato. Meglio di niente o meglio niente? Ai saccensi l’ardua risposta. Una cosa è certa. Si fa un gran parlare di questa festa, c’è chi la ama, chi la detesta, chi la vuole in estate e chi non la vuole per niente ma alla fine la maggior parte dei cittadini rimangono, ancora oggi, parecchio legati ad un evento che rappresenta uno dei pochi viatici per dare sfogo all’estrosità tutta saccense, all’ironia, alla satira, al bonario sberleffo, alla voglia di evadere dai soliti clichè e schemi che la vita di tutti i giorni ci impone.
La settimana di febbraio è stata tamponata alla bene meglio. Curriti picciotti, dicevamo. Curriti per andare dove?
Prendiamola con ironia, come carnevale impone. Il motivo del rinvio della festa è solamente uno. Tutti gli assessori della Giunta sono rimasti attaccati alle previsioni del tempo mandate in onda da Sky per mesi e mesi ed una volta accertato che dall’11 al 16 febbraio ci sarebbe stato un tempo da lupi, con freddo, gelo e pioggia, hanno convenuto che sarebbe stato meglio rinviare tutto a maggio, mese per il quale sono invece previsti 35 gradi all’ombra. Del resto sarebbe stato inutile e deleterio per le esigue casse comunali spendere troppo per l’ennesima festa bagnata e monca. Scelta azzeccata, non c’è che dire.
A proposito di casse comunali, a quanto pare mettere insieme gli spettacoli di febbraio ci è costato poco meno di ventimila euro, siae compresa. Nel paese dei Perollo e dei Luna qualcuno dirà che sono troppi per una festa priva di carri allegorici e sfilate mentre altri diranno che sono pochi, pochissimi. Ma tant’è.
Ai giovani saccensi che non vorranno “curriri” verso altri carnevali non resterà, oltre agli eventi in piazza Scandaliato, che affollare le diverse feste private organizzate presso alcuni locali della zona. Del resto tra AMK Eventi, Bella Vita, SciaccaHolidays, Ptp Events e tanti altri non mancano proprio gli “enti privati” che si daranno da fare per organizzare qualcosa di grazioso: feste in maschera, musica di carnevale o da discoteca, privè e bizzarrie varie. Tra l’altro quest’anno la domenica di carnevale, pazzie del calendario, coincide con la festa degli innamorati, il famigerato “San Valentino”, quindi nei locali di Sciacca si potrà gustare un bel mix di cuori e maschere, di coppie e coriandoli, di cene e Peppe Nnappa, il tutto per la modica cifra, si fa per dire, di venti-venticinque euro.
Tutti felici e contenti? Non proprio. Chi puntava sul Carnevale per compiere nuove prodezze sentimentali dovrà attendere maggio a meno che non vorrà lanciarsi in nuove avventure attraverso l’ormai famoso “Dottor Why” Special Carnival Edition, una specie di allegro “Chi vuol esser milionario”. Mentre si cercherà di rispondere a temibili domande, i ragazzi avranno l’opportunità, più unica che rara, di conquistare usando il cervello. Non è da tutti i giorni.
Nel frattempo si lavora senza sosta per il mega evento di maggio che non mancherà di attirare tutte le televisioni ed i cameramen piazzati al Verdura Golf Resort per l’arrivo della nazionale tedesca di calcio, pronta a sfidare gli azzurri ai mondiali sudafricani. Ballack, Klose e compagni, ringalluzziti dai caddozzi di sasizza di Peppe Nnappa, dalla granita del famosissimo Zio Aurelio, dalle soavi melodie dei nostri inni e allitrati dall’ottimo vino locale, daranno filo da torcere a tutti in Sudafrica, fino alla vittoria della Coppa del Mondo. A Marcello Lippi ed a tutti gli Azzurri non resterà che maledire Sciacca ed il Carnevale mentre i tedeschi, ogni anno, verranno in pellegrinaggio nella città termale camminando a piedi scalzi sulle ceneri del Peppe Nnappa bruciato alle 5 del mattino.
E allora che festa sia! Divertiamoci, giochiamo, cantiamo, balliamo, alla faccia di chi non vuole e di chi ci vuole male. Curriti picciotti poiché la festa è cominciata.
Del resto Carnevale quando arriva, arriva. Basta scegliere una data comoda per tutti!
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
sabato 23 gennaio 2010
domenica 17 gennaio 2010
Gli italiani la coerenza ed il razzismo visti da Crozza
Buona visione e buone (amare) risate...
giovedì 19 novembre 2009
Il testo integrale del Ddl sui Processi Brevi & la richiesta di Saviano
SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Firma anche tu!
Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosè anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
Prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm senza che sia stata emessa la sentenza. Questa la sostanza del disegno di legge sul processo breve presentato oggi in Senato da alcuni senatori della maggioranza. Il testo è composto di tre articoli e si richiama alla tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in attuazione della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Se sarà approvata dal Parlamento la nuova norma sul cosiddetto "processo breve", i processi milanesi in cui è imputato Silvio Berlusconi, quello sui diritti tv di Mediaset e quello sul 'caso' Mills, sarebbero finiti da tempo a causa della prescrizione. La richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Mediaset, in cui il premier è accusato di frode fiscale, risale al 22 aprile del 2005. Il processo sarebbe quindi, di fatto, morto da più di 2 anni e mezzo. La richiesta di processare Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari, è datata 10 marzo del 2006. Sono già passati quindi più di tre anni e mezzo e anche in questo caso calerebbe il sipario definitivo sulla vicenda.
SENATO DELLA REPUBBLICA XVI LEGISLATURA DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa dei sen.GASPARRI, QUAGLIARIELLO, BRICOLO, TOFANI, CASOLI, BIANCONI, IZZO, CENTARO, LONGO, ALLEGRINI, BALBONI, BENEDETTI VALENTINI, DELOGU, GALLONE, MAZZATORTA, MUGNAI, VALENTINO Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo
La relazionetecnica [1]
Schema di disegno di legge contenente misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.
Articolo 1
(Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89)
1. All’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole “Chi ha subito” sono sostituite dalle seguenti: “In attuazione dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione, la parte che ha subito”;
b) al comma 3, la lettera b) è abrogata;
c) dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:
«3-bis. Ai fini del computo del periodo di cui al comma 3, il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell’istanza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno.
3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo di cui al comma 3, i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma
2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma.
3-quater. Nella liquidazione dell’indennizzo, il giudice tiene conto del valore della domanda proposta o accolta nel procedimento nel quale si assume verificata la violazione di cui al comma 1. L’indennizzo è ridotto ad un quarto quando il procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce è stato definito con il
rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
3-quinquies. In ordine alla domanda di equa riparazione di cui all’articolo 3, si considera priva di interesse, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima, ai sensi e per gli effetti della presente legge. Se la richiesta è formulata dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3-bis, l’interesse ad agire si considera sussistente limitatamente al periodo successivo alla sua presentazione. Nel processo davanti alle giurisdizioni
amministrativa e contabile è sufficiente il deposito di nuova istanza di fissazione dell'udienza, con espressa dichiarazione che essa è formulata ai sensi della presente legge. Negli altri casi, la richiesta è formulata con apposita istanza, depositata nella cancelleria o segreteria del giudice procedente.
3-sexies. Il giudice procedente e il capo dell’ufficio giudiziario sono avvisati senza ritardo del deposito dell’istanza di cui al comma 3-quinquies. A decorrere dalla data del deposito, il processo civile è trattato prioritariamente ai sensi degli articoli 81, secondo comma, e 83 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, con esclusione della deroga prevista dall’articolo 81, secondo comma, e di quella di cui all’articolo 115, secondo comma, delle medesime disposizioni di attuazione; nei processi penali si applica la disciplina dei procedimenti relativi agli imputati in stato di custodia cautelare; nei processi amministrativi e contabile l’udienza di discussione è
fissata entro novanta giorni. Salvo che nei processi penali, la motivazione della sentenza che definisce il giudizio è limitata ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Il capo dell’ufficio giudiziario vigila sull’effettivo rispetto di tutti i termini acceleratori fissati dalla legge»;
d) In sede di prima applicazione, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, l’istanza di cui al comma 3-quinquies dello stesso articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
Articolo 2
(Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole)
«1. Nel codice di procedura penale, dopo l’articolo 346 è inserito il seguente: Art. 346-bis - (Non doversi procedere per estinzione del processo).
1. Il giudice nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione dichiara non doversi procedere per estinzione del processo quando:
a) dal provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di due anni senza che sia stata emessa la sentenza che definisce il giudizio di primo grado;
b) dalla sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata la sentenza che definisce il giudizio di appello;
c) dalla sentenza di cui alla lettera b) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione;
d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
2. Il corso dei termini indicati nel comma 1 è sospeso:
a) nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge;
b) nell’udienza preliminare e nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova;
c) per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato estradando.
518 in nessun caso i termini di cui al comma 1 possono essere aumentati complessivamente per più di tre mesi.
4. Alla sentenza irrevocabile di non doversi procedere per estinzione del processo si applica l’articolo 649.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2, 3 e 4 non si applicano nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale, e nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati:
a) delitto di associazione per delinquere previsto dall’articolo 416 del codice penale;
b) delitto di incendio previsto dall’articolo 423 del codice penale;
c) delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale;
d) delitto di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale
f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art.4 della legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 625 del codice penale;
g) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale;
h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall’articolo 643 del codice penale;
i) delitti previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale;
m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale;
n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo
25 luglio 1998, n.286;
o) delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall’art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.
6. In caso di dichiarazione di estinzione del processo, ai sensi del comma 1, non si applica l’articolo 75 comma 3. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini a comparire di cui all’art. 163 bis del codice di procedura civile sono ridotti della metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando l’imputato dichiara di non volersi avvalere della estinzione del processo. La dichiarazione deve essere formulata personalmente in udienza ovvero è presentata dall’interessato personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In quest’ultimo caso la sottoscrizione della richiesta deve essere autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.».
Articolo 3
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Le disposizioni dell’articolo 2 si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione.».
http://comunistaquotidiano.blogspot.com/2009/11/il-testo-integrale-del-ddl-salva.html
lunedì 16 novembre 2009
Mafia: il bluff del 41 bis
Buoni se servono a portare lustro, scomodi se dicono più del dovuto. Il Pdl propone una commissione all’assalto del collaboratori di giustizia. E si nasconde dietro il teatrino delle carceri speciali.
Ci risiamo. Quando servono per compiere un’operazione di polizia o la cattura di un latitante di cui fregiarsi nessuno osa dire nulla, quando invece le loro dichiarazioni si alzano di livello ecco scatenarsi la solita caccia alle streghe contro i collaboratori di giustizia, i cosiddetti pentiti. Con il pretesto che un numero esiguo di questi è ritornato a delinquere uscendo così dal programma di protezione si è sempre cercato di screditare l’intera categoria. Oggi quattro senatori del Pdl hanno persino proposto l’istituzione di una commissione apposita per verificare se, quando e come sono stati spesi i soldi con cui lo Stato ha ricompensato quei collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni in seguito non hanno avuto riscontri. L’esempio più gettonato, da sempre, è quello di Balduccio Di Maggio il quale parlò del bacio tra Totò Riina e Giulio Andreotti e poi, una volta scappato in Sicilia, commise altri reati di mafia.
Come al solito si cerca di far passare l’idea che l’intero impianto accusatorio formulato dalla Procura di Palermo a carico del senatore Andreotti sia stato basato sulle uniche dichiarazioni di costui e che il processo sia finito con un’assoluzione piena, quando ormai è noto che sono intervenute una prescrizione “per i reati commessi” fino agli anni ’80 e un’assoluzione per mancanza di prove per il periodo successivo. Fa parte del gioco, così come è chiaro che questa ennesima boutade sia frutto della legittima preoccupazione dei berluscones per le nuove dichiarazioni di Gaspare Spatuzza sul senatore Marcello Dell’Utri. Proprio in questi giorni infatti la Corte che presiede il processo d’appello a carico dell’esponente politico ha sospeso la requisitoria del Pg Gatto, prossima alla conclusione, per poter sentire il neo collaboratore le cui ricostruzioni sono state considerate di notevole interesse.
Era ovvio aspettarsi una contromossa. D’altra parte la demolizione dei pentiti e delle loro dichiarazioni erano in testa anche alle richieste di intervento che Cosa Nostra pretese da parte dello Stato in cambio della cessazione delle stragi. Lo possiamo leggere tutti ormai nel famigerato “papello” che viene a confermare dopo anni quanto avevano già detto Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca.
Quel Brusca macellaio e assassino senza il quale però non sapremmo nulla della strage di Capaci ne della trattativa tra mafia e stato che oggi è tornata alla ribalta con il racconto di Massimo Ciancimino. Il figlio di don Vito non è un pentito, ma un testimone diretto e che piaccia o non piaccia i suoi ricordi combaciano molto con quelli di boss di primo piano che hanno scelto di passare dalla parte dello Stato. Compreso Nino Giuffré grazie al quale la procura di Palermo ha letteralmente smantellato l’intera rete di protezione di Provenzano facendo giungere alla cattura non solo del capo di Cosa Nostra ma di un numero elevatissimo di fiancheggiatori, compresi l’ingegner Aiello, dominus della sanità siciliana, e persino infedeli servitori dello Stato. Ma quando il ministro Maroni snocciola i numeri del successo del governo contro l’ala militare di Cosa Nostra si dimentica sempre di sottolineare che senza i collaboratori di giustizia in questi anni si sarebbe potuto far bene poco. E assolutamente niente sul fronte delle indagini sulle stragi di mafia. Nemmeno Falcone e Borsellino avrebbero potuto infliggere a Cosa Nostra i colpi più duri della storia senza Buscetta, Contorno o Marino Mannoia.
Questo non significa ovviamente che non ve ne siano di falsi e corrotti. La recente vicenda di Scarantino, smentito proprio da Spatuzza è un esempio di come si possa tentare di depistare un’intera indagine con un falso collaboratore. Del resto lo sa bene anche il senatore Dell’ Utri che secondo la prima sentenza che lo ha condannato ha cercato di comprare la testimonianza di tale Chiofalo. Sta alla magistratura poi svolgere minuziosi controlli e stando alle statistiche, in rapporto ad altri stati come gli Usa, gli errori sono stati assai limitati.
E’ chiaro che a nessuno piace pensare, per esempio, che quei pochi spiragli di verità sulle stragi di cui siamo in possesso dopo 17 anni debbano venire dalla bocca di Cosa Nostra, tra pentiti e il figlio di un mafioso, ma se non fosse stato per loro non avremmo idea di quanto è accaduto tra il 1992 e il 1993, in quel biennio che ha cambiato il volto del nostro Paese. E’ il prezzo che paghiamo per aver tollerato, sottovalutato, minimizzato la capacità di evoluzione, crescita e infiltrazione del fenomeno mafioso che accompagna la storia d’Italia da 150 anni. Del resto hanno avuto più coraggio e dignità loro, seppur alcuni con la finalità di trarne qualche vantaggio, che molti dei politici, dei magistrati, degli imprenditori che sapevano e sanno e che hanno taciuto e tacciono, salvo farsi venire in mente qualche particolare dopo decenni.
Del resto chi ha qualcosa da nascondere questo lo sa benissimo, e invece di proporre commissioni che si concentrino sulle collusioni tra mafia, politica e imprenditoria si accaniscono ancor di più di quanto non sia già stato fatto su uno strumento tanto difficile da gestire quanto indispensabile per sconfiggere la mafia. Quello che assieme alle intercettazioni penetra più facilmente nel muro di omertà e segretezza che protegge i boss e le loro propaggini istituzionali.
E siccome alle intercettazioni ci hanno già pensato ora eccoli pronti a dare il colpo di grazia anche a pentiti e testimoni, tutti ben nascosti dietro il teatrino del 41 bis e della riapertura delle carceri di Pianosa e dell’Asinara.
Il governo dell’apparenza mostra i muscoli contro boss e gregari facendo credere all’opinione pubblica che la lotta alle mafie sia solo una questione di guardie e ladri, di picciotti arroganti che di tanto in tanto cercano di infastidire qualche politico con affari allettanti.
Niente di meglio per la propaganda. Usare un tema così importante come il ripristino dell’originario carcere duro, strumento comunque valido per la repressione mafiosa, per dimostrare di essere inflessibile con i “cattivi”, ma guai a chi tocca i “colletti bianchi” seduti nello scranno accanto.
Un bluff che si è sgonfiato subito. E’ bastata la protesta di qualche ambientalista e la scusa del turismo.
“Salvo un gioiello della natura”, ha esclamato il ministro Prestigiacomo, dopo l’istantanea e ridicola marcia indietro sulla riapertura del carcere di Pianosa. “Gioielli erano i nostri figli” le ha risposto Giovanna Maggiani Chelli, portavoce dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, di quelle mamma e quei papà che hanno visto i loro figli massacrati dalla furia di Cosa Nostra sospinta da chi dialogava e trattava nell’ombra con i mafiosi.
Questo la dice lunga su quanto l’intero paese Italia sia ancora molto lontano da una presa di coscienza collettiva della pericolosità del fenomeno mafioso per l’intera democrazia. Mentre famiglie intere piangono ancora i loro cari vittime dell’ingiustizia, altre famiglie pensano ancora di poter vivere ignorando la questione, pensando che la lotta alla mafia riguardi solo magistratura e polizia e chi, sfortunato, ne è stato suo malgrado coinvolto.
Non è certo con il solo 41bis che si risolve la questione mafiosa. Il nodo da sciogliere infatti, come ricordava Borsellino, è politico. Ma la politica vive di consenso e se non è il popolo a pretendere, unito, giustizia per i propri caduti, tutti i suoi figli, dal nord al sud, ci sarà ben poco da fare. Altro che esercito, carceri speciali e latitanti catturati…
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21498/78/
sabato 14 novembre 2009
Italiani... popolo di condonati... (solo i politici però)
di Gianni Barbacetto - 11 novembre 2009
Ma otterrà, come effetto collaterale, la salvezza di tanti imputati eccellenti e, in prospettiva, l’impunità permanente di uomini dei partiti, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, banchieri. Le nuove norme stabiliranno infatti che, per gli incensurati, il tempo massimo del processo dovrà essere di sei anni, due per ognuno dei tre gradi di giudizio. Saranno esclusi i reati di mafia, terrorismo e di grave allarme sociale, come rapina, omicidio ed estorsione. In compenso, un codicillo renderà la norma applicabile ai processi iniziati, purché siano in primo grado. Così saranno azzerati i due processi in corso a Milano che hanno per imputato Berlusconi, sei volte prosciolto per prescrizione, ma ancora tecnicamente incensurato: quello sulla corruzione del testimone David Mills (il tempo scadrà il 13 marzo 2010) e quello sui diritti Mediaset (tempo scaduto tra pochi giorni, il 21 novembre 2009).
Per il resto, il risultato sarà comunque che la mannaia della prescrizione si abbatterà sulla gran parte dei processi complessi con molti imputati. A partire da quello per il crac Parmalat, con Calisto Tanzi principale imputato, fino a quello Why not iniziato a Catanzaro da Luigi De Magistris. A rischio tutti i processi sulla pubblica amministrazione. E anche quelli, sempre più frequenti, per fatti che avvengono all’estero (con la possibilità per la difesa di chiedere rogatorie anche durante il dibattimento), come quello dell’imprenditore della Cogim Leopoldo Braghieri, accusato a Milano di aver ottenuto appalti corrompendo un funzionario dell’Onu. Vittorio Emanuele, recentemente rinviato a giudizio, può tranquillamente aspettare la prescrizione, visto che la sola udienza preliminare è durata un anno. Già fuori tempo massimo il dibattimento di primo grado sulle tangenti Eni-Agip, nato dalle indagini di Henry Woodcock, che è in corso a Potenza da ben quattro anni. «Dicono di volere, con questa norma, abbreviare i processi», spiega un magistrato in servizio a Roma, «ma in realtà abbreviano solo i tempi di prescrizione, mentre i processi saranno allungati a dismisura dalla norma del nuovo codice di procedura che impedirà al giudice di rifiutare prove e testimoni manifestamente superflui. Così la durata del dibattimento sarà consegnata nelle mani dell’imputato». Nel di giustizia di Milano, un procuratore aggiunto formula l’ipotesi di un colletto bianco che abbia organizzato truffe, come capita, in diverse parti d’Italia: processato in tre o quattro sedi giudiziarie diverse, avrebbe la garanzia dell’impunità, perché in ognuna di esse risulterebbe incensurato. «Nascerà la nuova figura dell’incensurato a vita», dice un altro giudice, «perché l’imputato, grazie alla prescrizione, uscirebbe pulito dal primo processo e poi, via via, dagli eventuali processi successivi: sempre incensurato, dunque sempre prescritto, dunque sempre incensurato e così via...».
Le nuove norme («incostituzionali», secondo un altro procuratore aggiunto di Milano) inaugureranno la giustizia a due velocità, con processi rapidi e a prescrizione garantita per gli eterni incensurati, e processi invece lunghi, con probabile condanna finale, per gli imputati dei reati di strada, per i cosiddetti recidivi e delinquenti professionali o abituali. In realtà, però, anche qualcuno di questi potrà sperare di farla franca.
Racconta infatti un magistrato di Milano: «I casellari giudiziari dei tribunali vengono aggiornati in ritardo. E non esiste un sistema nazionale unificato per conoscere i carichi pendenti. Così già oggi concediamo la sospensione condizionale della pena a condannati che non la meriterebbero, perché già raggiunti da condanne non ancora registrate o registrate in sedi giudiziarie non prese in considerazione. Risultare incensurati, in Italia, non è poi così difficile».
Tratto da: Il Fatto Quotidiano
venerdì 13 novembre 2009
Ci prendono per scemi???
Così avremo il processo breve per gli incensurati; per gli altri, quelli già condannati, mettiamoci pure tutto il tempo che ci vuole. Entro 6 anni per l’incensurato deve arrivare la sentenza definitiva: colpevole o innocente; se non arriva, chissà quale sarà la formula? Prescrizione, fuori tempo massimo, squalificato (il giudice…).
Come al solito, pur di cavare Berlusconi dai guai, un sacco di delinquenti resteranno impuniti, le parti offese saranno fregate alla grande e la povera gente resterà a marcire in galera.
Fino ad ora i processi che si facevano per primi erano quelli con detenuti. Sei dentro? Ti processo subito. Perché magari sei innocente, anzi sei senz’altro innocente fino alla sentenza definitiva di condanna; e allora non devi stare in prigione un minuto di più di quanto strettamente necessario; alla sentenza definitiva ci dobbiamo arrivare nel minor tempo possibile. Anche perché ci sono i termini massimi di carcerazione preventiva; e se non mi sbrigo a farti il processo, finisce che esci per decorrenza termine e poi tutti si indignano per i giudici fannulloni che scarcerano i mafiosi.
Adesso, però, i processi che si debbono fare per primi sono quelli per gli incensurati: perché più di 6 anni non potranno durare e se non mi sbrigo non li finisco in tempo. Solo che gli incensurati, in genere, non stanno in galera in attesa del processo; sono, come si dice, a piede libero; proprio perché sono incensurati. E tuttavia prima si processeranno gli incensurati perché poi non si può più; e dopo i detenuti, che c’è tempo. Intanto se ne stanno in galera, magari da innocenti. E se si tratta di mafiosi che escono per decorrenza termini, pazienza.
Se poi scomodiamo un po’ di dialetto, viene da dire guagliò, accà nisciuno è fesso. Perché, in 6 anni, per una guida senza patente, uno scippo, un oltraggio al vigile urbano un processo lo si fa di sicuro. I problemi cominciano quando si tratta di processare un incensurato (ma guarda che combinazione, Berlusconi, con le sue sei prescrizioni, è incensurato) per falso in bilancio o frode fiscale. Perché, se cominciamo con le rogatorie alle isole Cayman e i sequestri di documenti in qualche caveau dell’Ossezia, in sei anni arriviamo sì e no al primo grado.
Ultima chicca: con questo sistema, Berlusconi & C. sempre incensurati saranno perché un processo per i reati che commettono loro non si riuscirà a fare mai. E così sempre al processo breve avranno diritto; in un circolo infinito. Ma proprio per scemi ci prendono?
da Il Fatto Quotidiano n°43 del 11 novembre 2009
giovedì 5 novembre 2009
Mills: un corrotto senza corruttore...
I giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Milano hanno confermato la condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per l'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Mills è stato ritenuto colpevole di aver incassato 600mila dollari per dichiarare il falso in due processi a carico di Silvio Berlusconi, il primo riguardo il caso All Iberian, il secondo riguardo le tangenti versate a uomini della Guardia di Finanza. Ghedini dice che la Cassazione annullerà la sentenza, ma questo lo diceva anche dopo il primo grado in cui dichiarò la medesima cosa sul futuro appello.
La sentenza di primo grado è stata abbastanza chiara, peccato che pochi l'abbiano letta e riportata esulando da quella mazzetta di 600mila dollari. Perchè? Perchè i soldi che Mills prende da Berlusconi sono più di 600mila dollari per mentire ai processi. Non sono illazioni della magistratura rossa, ma ci sono documenti su documenti che lo provano.
1995 - Mills nel 1995 prende 10miliardi di lire da Berlusconi, il quale, come ci spiega Peter Gomez, Berlusconi ha un problema in quel momento, sta quotando le sue aziende e ha addosso non solo la Guardia di finanza, i magistrati e l’Italia, ma anche il Garante per le televisioni. Il suo problema è che non deve fare risultare che, attraverso una serie di società off shore, lui ha controllato occultamente – e la legge non lo permetteva – l’intera o quasi proprietà di Telepiù, la mamma di Sky, la prima televisione criptata in Italia. Ebbene, Mills riceve da Berlusconi 10 miliardi estero su estero e si reca al fisco inglese dicendo: “le società off shore utilizzate in quest’operazione sono mie, non sono del Cavaliere”: questo a Berlusconi serve per evitare indagini anche da parte della Consob.
I documenti - Quei 10miliardi non risultano da dichiarazioni di testimoni o pentiti, ma dalle carte del fisco inglese. Il processo quindi si basa sui documenti, come si dice "documentale", e non messo in piedi da dichiarazioni di testimoni o pentiti: carta canta. Nel 2000 viene versata la famosa mazzetta a David Mills per dichiarare il falso sui soldi versati dalle società di Berlusconi. Il processo ha una radice ancora più remota, il 1991, ed il nome questa volta è quello di Bettino Craxi, che riceve sul conto esterno Northern Holding 15miliardi di lire, anzichè 10 come da accordi. Craxi dirà a Tradati, detto "il cuoco" di rispedire indietro quei 5miliardi in più. Di chi sono quei soldi finiti sul conto Northern Holding? La magistratura per dieci anni cercherà di capirlo e le risposte iniziano ad arrivare nel 1994 nel corso del processo Enimont, in cui Tradati inizia a parlare di tutto con i magistrati, tranne che di quei 10miliardi transitati su quel conto estero. Nel 1996 quei soldi cominciano ad avere un proprietario: All Iberian, conto estero gestito da una società di Silvio Berlusconi nelle isole del Canale.
Il segreto di Berlusconi - Il conto All Iberian viene rimpinguato grazie ad un sistema di creste sui diritti TV, i quali fanno pensare alle violazione delle regole del libero mercato, spiega il meccanismo Peter Gomez nell'ultimo libro scritto con Antonella Mascali: i film e i programmi televisivi che Mediaset, anzi la Fininvest comprava negli Stati Uniti non venivano comprati a prezzo esatto, questo ce lo dicono le carte; quello che costava 10 veniva comprato in Italia magari a 20 o a 30, si intermediava tra gli Stati Uniti e l’Italia una serie di società off shore, che facevano capo o a Berlusconi Silvio o a una serie di suoi prestanome e collaboratori, il prezzo veniva gonfiato e poi erano queste società off shore che vendevano in Italia, questo era il segreto di Berlusconi, il quale non doveva far sapere che rubava soldi al fisco e soldi alla sua società.
Quei soldi vennero poi fatti sparire dai conti di Mills e girati su altri conti esteri di paesi off-shore. Ora si capisce anche la ratio dello scudo fiscale con tassazione al 5%. Poi il processo per le mazzette alla guardia di Finanza, procedimento in cui Berlusconi viene assolto dalla Corte di Cassazione solo perchè Mills non dichiarò, pur sapendolo, chi fosse il reale proprietario di quelle società off-shore, questo emerge proprio dalla sentenza di primo grado di questo processo, in cui la posizione di Berlusconi venne stralciata per il Lodo Alfano.
Inizia il processo a Berlusconi. Come finirà senza Lodo Alfano? Già pronta la controffensiva ad personam - Oggi il Lodo Alfano non esiste più, ma è stato una legge dello Stato per un tempo sufficiente a scongiurare una condanna e far ripartire il processo a Berlusconi da capo, con un nuovo collegio giudicante e altre centinaia di testimoni da sentire. Il processo però potrebbe essere molto più semplice, perchè se la condanna a Mills verrà confermata anche in Cassazione, la sentenza potrebbe valere come prova nel processo a Berlusconi, il quale, però si sta già tutelando con una nuova legge ad personam commissionato al fido Angelino Alfano: nella riforma del codice di procedura penale è stato previsto che le sentenze passate in giudicato non abbiano più valore di prova. Questo vale per bloccare il processo di Berlusconi ed altri migliaia di processi che si areneranno. Alla faccia dello snellimento e della velocità dei nuovi processi penali.
domenica 25 ottobre 2009
Satira & Gestione del servizio idrico a Palermo
I Consiglieri comunali di Palermo, eletti dai Cittadini, votano contro la firma del contratto di servizio che deve regolare la salvaguardia di AMAP SPA nella gestione del Servizio Idrico Integrato nella città di Palermo.
Un Sindaco, eletto a traino dei consiglieri che costituivano la sua maggioranza, oggi dissolta, ed una Giunta, costituita da assessori nominati dallo stesso per le loro appartenenze politiche e misconosciuti alla maggioranza dei Cittadini, votano, invece, per la sottoscrizione di quel contratto (delibera di Giunta n° 212 del 30/09/2009) che il Consiglio Comunale, con voto espresso all’unanimità, aveva modificato con l’approvazione della delibera n° 454 del 24/07/2009.
L’ennesimo atto di penalizzazione dei Cittadini – Utenti di Palermo che vedranno aumentare in maniera indiscriminata il costo della fornitura del S.I.I. e che si ritroveranno, a breve, con AMAP SPA ridotta nelle stesse condizioni della società di raccolta e smaltimento dell’immondizia della città. Per l’ennesima volta si modifica quanto messo a gara relativamente al contratto di servizio per la salvaguardia di AMAP SPA. Ricordiamo, infatti, che il bando di gara prevede che tale contratto debba essere sottoscritto tra AMAP SPA ed Autorità d’Ambito (AATO); successivamente, nella Conferenza dei Sindaci dell’08 luglio 2009, tale contratto viene approvato con una firma a tre (AMAP SPA, AATO e società di gestione APS SPA), oggi, con la delibera di Giunta citata, la sottoscrizione del contratto diventa con una firma a quattro (AMAP SPA, AATO, APS SPA, Comune di Palermo). Tutto ciò per tentare di condizionare e vanificare la sentenza del TAR del Lazio relativa al ricorso di alcuni Sindaci (Caltavuturo, Geraci Siculo, Campofelice di Roccella, ecc.) che dovrà essere emessa il 14 ottobre p.v. che potrebbe rimettere in discussione la legittimità dell’affidamento del S.I.I. al gestore che ha presentato l’unica offerta per la gara. Il comitato civico LIBERACQUA continuerà a denunciare questi continui tentativi di far ricadere sui Cittadini le scelte di parte fatte da un’amministrazione comunale che non è più legittimata dai numeri in Consiglio Comunale. Noi continueremo a contrastare nelle sedi legali le scelte operate dal Sindaco a danno dei Cittadini indifesi e chiediamo ai Consiglieri Comunali tutti di voler impugnare la delibera di Giunta illegittima perché modifica ed annulla quanto votato dal Consiglio Comunale che è l’unica assise dove possono essere approvati i contratti che servono a regolare la vita economica delle società partecipate del Comune di Palermo.
lunedì 19 ottobre 2009
Carne...Vale o Non Vale? 2010 in alto mare
Si torna a parlare di Carnevale e come sempre accade a Sciacca la questione diventa di fondamentale importanza e scatena polemiche a non finire. In tutte le città d’Italia che hanno fatto di questa festa il fiore all’occhiello della loro promozione turistica si è già cominciato a lavorare nei capannoni per l’edizione 2010. A Sciacca no: intanto perché, problema secolare, i capannoni non sono mai esistiti e poi perché ancora non si sa per il carnevale verrà organizzato e come. L’impressione, negativa, è che si navighi a vista e l’orizzonte non vada al di là dell’orticello di casa.
I punti all’ordine del giorno sono tanti. Intanto non sono stati ancora saldati i premi 2009 ed i carristi sono sul piede di guerra, minacciano le vie legali anche perché, a loro volta, i fornitori dei carristi devono essere pagati e non intendono più aspettare. Questi soldi devono essere versati dalla Regione Sicilia, si attendono da mesi, il ritardo in merito è clamoroso. Allo stesso tempo la motivazione più importante che potrebbe spingere a realizzare il carnevale 2010 è quella, per l’appunto, di non perdere i finanziamenti regionali che, comunque è bene dirlo, sono stati ridotti nel tempo. Se aggiungiamo il fatto che anche il contributo provinciale va scemando di anno in anno il quadro non si fa per niente roseo. Evidentemente la promozione del territorio non passa dal rispetto di tradizioni secolari, non passa dal folklore, non passa dalla voglia della gente di continuare e si fa a parole o andando a promuovere stand sperduti in Giappone o in America dove si dirà che “Sciacca vive di Carnevale”. Contraddizioni.
Sciacca ha perso le terme e nessuno ha fatto nulla. Ha perso o sta perdendo le risorse del mare e nessuno prende provvedimenti. Ha perso o sta perdendo l’occasione di rilanciarsi attraverso il turismo alberghiero e non importa a nessuno. Ha perso l’estate saccense e nessuno ha avuto nulla da ridire. Se Sciacca per de anche il Carnevale, una festa amata da grandi strati di popolazione, cosa ci resterà? E soprattutto, a torto o a ragione, forse per il Carnevale in tanti cominceranno a farsi sentire. Altra Contraddizione. Sciacca si indigna per i botti di ferragosto e per il Carnevale a febbraio. Magari si facesse in estate, a fine luglio, quantomeno avremmo qualcosa di spettacolare da offrire ai turisti oltre al fatto che a luglio non dovrebbe piovere…
Vicenda Capannoni. L’amministrazione Turturici ha lasciato in eredità un progetto esecutivo di realizzazione ma, come sempre in questi casi, il problema è trovare i fondi necessari. Né la vecchia né la nuova Giunta, per motivi diversi, hanno acceso il mutuo per provvedere a realizzare i primi cinque capannoni del cosiddetto Centro Fieristico che dovrebbe sorgere alla Perriera dietro lo stadio comunale. Il sindaco Vito Bono ha detto chiaro e tondo che non intende far indebitare ancora di più le esangui casse comunali e che per realizzare i capannoni si aspetterà qualche bando europeo adatto al progetto cosicchè da utilizzare fondi comunitari. Sicuramente questa decisione dilaterà i tempi di realizzazione ma è una scelta politica e programmatica precisa e come tale deve essere rispettata. Vedremo però come e quando tutto andrà in porto e ne trarremo le dovute conseguenze e considerazioni.
Visto le scenario sembra quasi superfluo al momento parlare di carnevale 2010 ma proviamo ad ipotizzare qualche possibile scenario. Se si dovesse trovare un accordo e decidere di proseguire con la festa, si dovrebbe anche capire come e dove farla. I fondi, abbiamo già detto, sono pochi e la Giunta Bono ha dimostrato in questi pochi mesi che non intende dissanguarsi per nulla. Al centro storico procederanno nei prossimi mesi i lavori per la nuova rete idrica, lavori che sicuramente si dilateranno nel tempo e quindi la location tradizionale è tutta da verificare. Alla Perriera si potrebbero svolgere le sfilate ma sarebbe complicato gestire il defluire del traffico perché i lavori alla statale 115 isolano in pratica il quartiere: coloro che arrivano dai paesi dell’hinterland per accedere alla festa come faranno? Da quella stradina pericolosa e non asfaltata posta dietro un supermercato della zona? Se ci fossero problemi di ordine pubblico o persone che necessitano di cure ospedaliere da dove si potrà raggiungere il “Giovanni Paolo II”? Ironicamente potremmo affermare che si potrebbe individuare una qualche terza location: magari in zona San Calogero o in contrada Isabella o, perché no, in tempi di globalizzazione potremmo far sfilare il Carnevale di Sciacca per le strade di Menfi o Ribera, tanto a Cento già sfiliamo regolarmente tutti gli anni con i nostri pezzi, perché qua vicino no? Snobismo?
Si parla tanto di sicurezza da garantire durante i giorni di festa ma non si comincia mai dal Palco per esempio, che dovrebbe essere al coperto dato che in ogni edizione le nostre danze stimolano la pioggia a farci compagnia. Anche in questo caso problemi economici ma di certo una soluzione potrebbe essere trovata, esisteranno ditte alternative che forniscono quanto si richiede a prezzi migliori? Non siamo in libera concorrenza?
Deve essere ripensato il modo di gestire la sfilata: la presenza delle scuole e dei bambini, seppure colorata e divertente, ha distrutto la secolare tradizione dei gruppi mascherati. Il bando in merito deve essere cambiato e si dovrebbe trovare una soluzione ponte che unisca la spinta numerica dei gruppi scolastici con quella dei gruppi dei carri di fascia A e di fascia B.
Capitolo Giuria. Anche in questo caso le cose devono cambiare ed il bando è da correggere. Un coreografo non può votare l’architettura di un carro, un architetto non può prendere decisioni in merito all’inno carnascialesco e così via, ognuno ha le sue competenze ed è giusto che valuti per le proprie competenze, scegliendo gente motivata e super partes che segua attentamente tutte le dinamiche interne ai carri: coreografia, inno, movimenti, strutture in ferro e quant’altro.
Capitolo Inni. Altra cosa da migliorare e basterebbe la solita piccola modifica al bando. Non è possibile e non è giusto che, per esempio, su dieci carri otto abbiano un inno scritto dalla stessa persona: ne va della bellezza della festa, ne va della pluralità di voci, ne va del carnevale saccense che deve divenire sempre meno paesano e sempre più professionale.
Per non parlare di tutto quello che gira intorno alla festa. Bancarelle, giostre, giochi. Occorre limitare nella maniera più assoluta la presenza dei paninari: è il carnevale più antico della Sicilia e non la sagra della cipolla e della salsiccia. Né tantomeno è la sagra del vino. Lasciando il tradizionale bicchiere offerto agli ospiti della festa dal Peppe ‘Nnappa, anche in questo caso possono essere messe per iscritto regole che prevedano penalizzazioni nei punteggi finali per quei carri che girano e spartiscono grosse bidonate di vino. Non serve soltanto puntare l’attenzione sui commercianti, non serve stilare pubblicità progresso alla “Io non mi faccio imbottigliare”. Soluzioni più efficaci che tocchino seriamente le tasche e non solo di coloro che hanno scambiato l’essere allegri con l’essere ubriachi. Niente crociate contro il vino, ci sta e ci vuole, ma limiti si, limiti precisi oltre i quali si provvede in maniera decisa e senza deroghe.
Questione Museo del Carnevale. E’ stato inaugurato dall’amministrazione Turturici alla fine del proprio mandato elettorale ma a quanto pare sprovvisto di allaccio elettrico. Adesso il contratto con l’Enel è stato siglato e, si spera, a breve potrà finalmente essere reso aperto e fruibile. Tutti contenti? No! Una delle stanze del piccolo museo sarà molto probabilmente destinata all’Ufficio Anagrafe del Comune che non può più rimanere, per motivi di sicurezza, negli attuali locali. Altra polemica. I carristi non vogliono. “Il museo del carnevale deve essere destinato solo al carnevale”, “Abbiamo aspettato tanto per questo museo e adesso ci mettete un ufficio”: queste le frasi più bonarie. Un accordo si potrebbe sempre trovare cercando di venirsi incontro soprattutto se si dovesse trattare di soluzioni provvisorie ma se si vuole davvero far fruttare economicamente questo museo l’ufficio non ci sta. Che si addobbino le stanze, che si metta in mostra l’artigianato carnascialesco saccense, che si allarghi la promozione della festa attraverso questo museo coinvolgendo le scuole, pubblicizzandolo soprattutto fuori Sciacca onde ingolosire possibili ospiti. Puntando sulla quantità degli ospiti e su biglietti dal prezzo contenuto si possono ottenere buoni risultati. Naturalmente deve essere garantita la qualità dei pezzi in esposizione che, allo stesso tempo, devono essere rinnovati periodicamente per stimolare la curiosità di quanti più utenti possibili.
Insomma le idee non mancano, la gente che vuole ancora spendersi per la festa nemmeno.
La maschera invece ce l’abbiamo già messa. Da tempo.
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
domenica 18 ottobre 2009
Essere eletti democraticamente dal Popolo, pone un uomo al di sopra di tutte le leggi?
Così oggi il “premier” a Benevento. Falso.
La magistratura, assolvendomi dopo tre anni e mezzo di regolari processi, NON ha scritto che si trattò di una goliardata, ma dell’esercizio del diritto di critica politica, provata dal resto delle frasi che quel giorno rivolsi all’imputato in fuga: fatti processare, rispetta la Costituzione ecc. ecc.
Anche per questo occorre mantenere la funzione giudiziaria indipendente dal governo.
Di passaggio, è sempre bene ricordare che - al contrario di quel che il “premier” ripete ossessivamente da anni e ha dichiarato anche oggi a benevento - il presidente del consiglio dei ministri, secondo la Costituzione italiana, NON è eletto dal popolo. Ma designato dal presidente della repubblica e “fiduciato” dal parlamento. I cittadini votano una coalizione di partiti, NON il capo del governo. Il fatto che da qualche anno sulle schede elettorali si trovi il cognome di una persona (l’imputato eternamente in fuga dai processi), è una forzatura di marketing priva di valore giuridico e incompatibile con l’ordinamento costituzionale, visto che fino a prova contraria la nostra è una repubblica parlamentare, NON presidenziale.
Non solo. Anche sul piano numerico, dire che “il popolo” o “la maggioranza degli italiani” ha votato per l’attuale “premier” o per l’attuale maggioranza parlamentare è FALSO. La gran maggioranza degli aventi diritto al voto (tra voti dispersi per partiti senza quorum, voti all’attuale opposizione, astenuti, schede bianche e nulle) NON ha votato per la coalizione guidata da Silvio Berlusconi. (cfr. dati ufficiali elezioni europee 2009)
Infine, appellarsi al voto popolare o addirittura al surrogato dei sondaggi (che immancabilmente registrano un consenso straripante e perfino “imbarazzante”) per sottrarsi alla giustizia ed eliminare le mediazioni è contrario allo spirito della democrazia costituzionale. Perché in democrazia il principio di maggioranza NON è l’unica regola e nel rispetto delle altre regole (il principio di uguaglianza, la separazione dei poteri, la funzione delle istituzioni di garanzia, le prerogative del parlamento e dell’opposizione) risiede la fondamentale differenza fra governare e comandare.
E’ l’ABC, lo so. Ma oggi è tempo di abbecedario.
Sarebbe il caso che gli oppositori morigerati, oggi riuniti a congresso, lo riprendessero in mano per replicare colpo su colpo a tutte queste spudorate mistificazioni populiste.
di Marco Travaglio
C'era qualche giudice costituzionale (6 su 15, si dice) che la pensava diversamente. Per fortuna è rimasto in minoranza.
Berlusconi ritorna al suo status naturale, quello di imputato. E forse il presidente Napolitano rifletterà su quella firma in calce a una legge incostituzionale, una delle tante.
E' bello avere un giornale libero per poterlo scrivere. E' bello sapere che abbiamo almeno un'istituzione di garanzia che non si è ancora venduta all'Utilizzatore finale.
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=85820
sabato 17 ottobre 2009
Ecomostri di Calabria
di Anna Foti
Oltre 5000 i siti abusivi sulla fascia costiera calabrese. 740 quelli per cui si procederà al recupero. Nove gli interventi pilota finanziati con oltre sei milioni di euro con riferimento a nove siti in Calabria. Cinque di essi in corso di opera. Fino ad ora lo stadio più avanzato si registra a Scilla, che di recente ha anche ospitato il Museo Urbano Sperimentale dell’Arte Emergente (Musae), nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’assessorato regionale della Calabria all’Urbanistica e al Territorio, con il coordinamento di Antonio Dattilo, responsabile U.O. Paesaggio. Nessuna opera è stata ancora completata, ma costante è l’impegno della Regione nel monitoraggio dei progetti di intervento nei singoli comuni interessati. Per cinque di essi (Stalettì, Cessaniti, Scilla, Rossano e Tropea) i lavori saranno presto appaltati o sono già in corso. Per altri quattro (Pizzo, Stignano, Bova Marina e Stilo) problematiche e criticità legate all’avvio delle procedure amministrative in loco e a necessità di somme superiori a quelle stanziate, hanno indotto ad un reindirizzamento dei fondi inizialmente assegnati e ad un nuovo piano di finanziamento. Così i cinque milioni inizialmente stanziati sono diventati oltre sei milioni di euro.
Tutto comincia nel 2005. Dopo decenni di incuria, abusivismo e illegalità diffuse e mimetizzate, devastazione del territorio per via di un tessuto sociale altamente contaminato e per mano di istituzioni conniventi e irresponsabili – le stesse cause delle decine di lutti nel messinese in questi giorni - la Giunta Regionale della Calabria inverte la tendenza e approva (delibera n.1135/2005) la specifica azione nell’ambito del programma “Paesaggi e Identità”. Segue poi, nel dicembre 2006, la delibera (n 843) della Giunta calabrese che approva anche l’Accordo di programma Quadro “Emergenze Urbane e Territoriali” nell’ambito della deliberazione CIPE 35/2005 con riferimento ad interventi sugli ecomostri. Un impegno che l’organo esecutivo della Regione Calabria ha intrapreso su proposta dell’assessore all’Urbanistica e al Territorio Michelangelo Tripodi. “Lo scopo di questo percorso – ha spiegato l’architetto Rosaria Amantea, responsabile del procedimento “Paesaggio e identità” – è proprio quello di porre il paesaggio come bene e come risorsa al centro delle politiche regionali, al fine di invertire la attuale tendenza di devastare il territorio calabrese. La riqualificazione dei siti ha assunto un ruolo fondamentale e questi interventi che stiamo finanziando, e su cui stanno lavorando le amministrazioni comunali coinvolte, lo attestano”.
Un gruppo di lavoro appositamente nominato ha, infatti, tracciato un quadro di oltre 5200 siti abusivi sulla fascia costiera. Di questi 740 sono stati indicati come aree di possibili interventi non solo per questioni di abusivismo ma anche per l’incidenza particolarmente preoccupante sull’ambiente. Adesso dovranno verificarsi le condizioni tecnico-giuridiche, oltre che rinvenire le risorse, per l’avvio di interventi sono solo di demolizione ma anche di riqualificazione. Il lungo elenco comprende anche le 245 abitazioni dell’Isola Felice costruite nell’area marina protetta di Capo Rizzuto (KR) tra i cui proprietari spicca il cognome Arena, le strutture Trenino e Palafitta a Falerna Scalo (CZ), il villaggio balneare Orchidea, 30 mila metri quadrati interamente abusivi e immersi nelle riviera dei cedri a Grisolia (CS), la Costa degli Dei di Capo Vaticano (Ricadi - VV). Intanto per nove siti, la riqualificazione è più vicina, grazie all’impegno dei Comuni e alla sollecitudine della Regione. “Nell’ambito dell’elenco dei siti censiti, nove sono stati scelti per essere destinatari di interventi pilota – ha spiegato l’architetto Aldo Ferrari – nell’ambito di un progetto che coniuga la lotta all’abusivismo e al depauperamento del tessuto ambientale e la necessaria opera di denuncia di illegalità diffuse nel nostro territorio. Con questo progetto - ha evidenziato l’architetto Ferrari – si è altresì dato luogo ad un confronto virtuoso con le amministrazioni locali coinvolte”. Le nove convenzioni stipulate con i comuni interessati prevedono interventi rimozione e recupero paesaggistico. In forza di esse i comuni agiscono sul territorio e la Regione monitora e finanzia, ponendo a disposizione oltre sei milioni di euro.
Nel dettaglio iniziale l’importo era pari a cinque milioni di euro ed era destinato alla demolizione e al recupero di un edificio non finito nel comune di Stignano (RC), alla riqualificazione e al ripristino ambientale di cave dimesse nel comune di Cessaniti (VV), alla demolizione di un tronco di molo non utilizzato e al ripristino del sito nel comune di Bova Marina (RC), alla demolizione di villette non finite ed al recupero ambientale nel comune di Stilo (RC), alla rimozione della scogliera artificiale e alla successiva riqualificazione in località Seggiola nel comune di Pizzo (VV), al recupero paesaggistico - ambientale in località San Martino di Copanello nel comune Stalettì (CZ), alla demolizione del fabbricato “Lo scoglio di Ulisse” e al recupero ambientale nel comune di Scilla (RC) e infine alla demolizione dei fabbricati il località Le Roccette con ripristino e recupero ambientale del “fosso Lumia” del comune di Tropea (VV). A completamento del quadro, l’intervento più consistente di un milione di euro per la demolizione del complesso di 52 fabbricati abusivi, 83 unità abitative, 45 mila metri cubi di cemento, 5000 metri quadrati di amianto, per un totale di 25 mila metri quadrati di territorio da risanare a Rossano Calabro. Un’imponente opera realizzata su area demaniale marittima in località “Zolfara” nel comune casentino al cui abbattimento si è proceduto lo scorso anno, dando così inizio a questa restituzione tardiva, e non senza conseguenze, del territorio alla sua originaria dimensione. Tra i citati anche uno degli ecomostri più rappresentativi d’Italia, collocato in Calabria nel catanzarese. Si trattava della baia di Copanello, complesso di abitazioni a schiera nel comune di Staletti. 15 mila metri cubi di cemento abusivo, abbattuti nel gennaio 2007 dopo vent’anni di abbrutimento, insistenti su un’area vicina al sito archeologico con reperti di età romana che adesso sarà riqualificata con questi fondi Fas.
Come già accennato, per gli interventi programmati a Stilo, Stignano, Bova Marina e Pizzo la fase amministrativa ha presentato criticità tali per cui il completamento della fase di progettazione esecutiva e di pubblicazione del bando per l’aggiudicazione dei lavori non è avvenuto entro il 2008. Dunque, trattandosi di fondi FAS (Fondi per Aree Sottosviluppate) ripartiti nella delibera Cipe (35/2005) la cui forbice temporale era il triennio 2005/2008, si è resa necessaria un’opera di strategia contabile. “I fondi stanziati per quegli interventi, che dovevano essere utilizzati entro lo scorso anno - ha spiegato Mattia Pennestrì, dirigente di servizio APQ della Regione Calabria - sono stati indirizzati alle convenzioni stipulate nell’ambito per progetto di riqualificazione dei centri storici cui i comuni stanno rispondendo numerosi con grande solerzia e spirito di collaborazione e partecipazione. Nuovi fondi per questi quattro siti maggiormente problematici sono stati poi individuati nell’ambito degli interventi per Opere Infrastrutturali. Ciò ha per altro consentito di procedere all’aumento della somma inizialmente finanziata per la rimozione della scogliera artificiale in località Seggiola a Pizzo Calabro e per la riqualificazione del molo di Bova Marina, e di allungare così la forbice temporale per questi lavori”.
Sulla previsione del termine dei lavori si è cauti. Non ci si sbilancia. L’auspicio è che i lavori avviati o in procinto di essere aggiudicati possano essere completati entro quest’anno mentre quelli nuovamente finanziati entro il 2010. Ma sono solo auspici che potrebbero rendere sempre più vicino e concreto l’obiettivo di intervenire, condizioni tecnico-giuridiche e fondi permettendo, su un numero sempre maggiore di strutture abusive. Le difficoltà non sono solo legate alla burocrazia. Legambiente denuncia ogni anno crimini ambientali del ciclo del cemento commessi in Calabria. Dunque esistono contesti complessi in cui, come il cemento abusivo, sono radicate mentalità che cozzano con la legalità e che possono rallentare il processo di restituzione della bellezza alla Regione Calabria. Per quanto lento, il percorso deve essere intrapreso. Purchè non vi sia connivenza ma volontà politica di riappropriarsi della bellezza. Purchè non ci si arrenda.
venerdì 16 ottobre 2009
Messina: il dolore, la rabbia
Campane a morto, alta rappresentanza, l’organo del duomo di Messina, il più grande d’Europa, che suona all’infinito. Funerali solenni per 21 delle 28 vittime e Medaglia d’oro a Pasquale Simone Neri.
Berlusconi e Schifani in prima fila osservano le bare e ascoltano le parole commosse dell’arcivescovo Calogero La Piana.
Fuori e dentro la Cattedrale, migliaia e migliaia di persone, talmente tante da permettere senza smentita di poter annunciare la “presenza dell’intera città”.
Centinaia i prelati, centinaia migliaia le divise, di tutti i tipi, 6 tra vescovi e arcivescovi, decine di migliaia i convenuti a questa cerimonia del dolore e dell’insensatezza. Applausi scroscianti e roboanti scandiscono i nomi delle vittime presenti, mancando solo quelle cui i familiari hanno voluto riservare un lutto privato.
Piange anche l’Arcivescovo, seppure così abituato a cristiana compostezza e cattoliche cerimonie. Poi tuona dall’altare, accompagnato da grida e da applausi accorati. Parla, l’Arcivescovo, di “carente gestione di un patrimonio e di un territorio... territorio troppo spesso sfregiato, violentato dal peccato dell’uomo, negligenza, noncuranza, interessi privati ed egoistici, logiche perverse e speculazioni di ogni ordine e grado”... “Troppe parole sono state dette”, continua La Piana, “ripetuti appelli caduti nel vuoto!” “Basterà tutto questo? Cos’altro dobbiamo sentire? Cos’altro dobbiamo aspettarci perché avvenga una conversione, un cambiamento di rotta?”. Infine egli invoca: “Dateci la garanzia di un piano di sicurezza fatto di cose concrete, non di carte e parole vuote... perché simili tragedie non abbiano più ad accadere!”
Finito il dolore, arriverà la rabbia. Oggi pomeriggio, dopo aver acconsentito al rispettoso silenzio, la società messinese insorgerà contro i propri amministratori e manifesterà la propria insofferenza con un corteo che attraverserà la città. Affinché la sofferenza non diventi silenziosa rassegnazione e sublimi in ardore sociale e civile.
Peccato che telecamere e giornalisti se ne saranno andati, i rappresentanti dello stato saranno in volo e le luci su Messina saranno ormai spente.
http://www.thepopuli.it/2009/10/messina-dolore-rabbia-funerali-alluvione-giampilieri/
Le Vignette di Vauro - AnnoZero dell'08-10-2009


