Ballarò 22 03 2011 La Libia, l'Italia, le ragioni di un conflitto
La Libia, l'Italia, la comunità internazionale. Le ragioni di un conflitto con chi, poche settimane fa, sembrava essere un grande amico dell'Italia è il tema della puntata di Ballarò.
Ad alimentare la discussione in studio, con Giovanni Floris, ospiti italiani e internazionali tra i quali il politologo francese Marc Lazar e la conduttrice di Al Jazeera Barbara Serra.
Tra gli altri ospiti, il presidente dell'IdV Antonio Di Pietro, il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, il presidente di Alleanza per l'Italia Francesco Rutelli, il vice-ministro alle infrastrutture Roberto Castelli della Lega Nord, l'analista strategico Alessandro Politi, il giornalista Antonio Polito.
sabato 26 marzo 2011
La Guerra in Libia... secondo Maurizio Crozza...
lunedì 15 febbraio 2010
Se questo non è razzismo...
Qualcuno pensa di gettare un velo sopra la Storia, di coprire con l’indifferenza, la minimizzazione o con qualche gesto “buonista” una delle vergogne più grandi dell’Italia Repubblicana. Rosarno non è il passato, non è un semplice fatto di cronaca svanito nell’intestino di una società che smaltisce tutto in fretta, non appena i mass media ufficiali spengono i riflettori. Rosarno è a un passo da noi, lo è da prima che scoppiasse la rivolta.
È il passo finale di un percorso lunghissimo che, negli ultimi anni, ha fatto vittime, oltraggiato dignità, violentato diritti. Un percorso visibile, percepibile, che può essere perfino toccato, sentito e che, invece, qualcuno ha cercato e ancora cerca di ignorare, respingere. In questi giorni, l’Italia è stata attraversata da un ritornello diffuso, rasserenante, accolto come una certezza, come un concetto ovvio: “Il razzismo non c’entra”. Lo abbiamo sentito dire a tanti, anche a persone che sembrano valide, che appaiono oneste intellettualmente, sensibili al fenomeno immigrazione. Tutti a dire che le cause sono altre, che la colpa è di uno Stato assente, di una Regione assente, che la gente è esasperata, che ha paura, che c’è la crisi, che è solo una guerra tra poveri, perfino che la reazione violenta della popolazione di Rosarno è dovuta alla paura della ‘ndrangheta e non all’odio razziale verso i migranti. Ed è un ritornello che non è nuovo, non riguarda solo gli ultimi fatti di Calabria, ma si pone in un continuum snervante che passa attraverso molti altri casi, fatti, eventi in cui uomini e donne dalla pelle scura sono stati vittime di insulti o aggressioni. In ogni ambito, perfino in quello sportivo.
Si parla molto di Balotelli, il calciatore italiano di origine africana, dei cori subiti a Verona e in quasi ogni stadio in cui si reca. Ogni volta, si parla di questo ragazzo, del suo brutto carattere, degli atteggiamenti, delle provocazioni, come a voler giustificare le volgari ingiurie razziali che subisce da gruppi di esaltati che si spacciano per tifosi, ma che poi passano le giornate tra svastiche e saluti romani. A Balotelli fanno il verso della scimmia, intonano “buuu” tanto stupidi quanto irritanti, urlano vigliaccamente di non volere “negri italiani”. Ma questo non è razzismo, è roba da tifosi, dicono tutti, o quasi tutti. Così come non è razzista deportare in poche ore da Rosarno più di mille lavoratori migranti per sottrarli alla rabbia violenta (anche questa, ovviamente, non razzista) di uomini armati di spranghe e odio. Il ministro Maroni si è difeso dicendo che non c’è stata nessuna deportazione, ma solo la necessità di mettere al riparo gli immigrati, annunciando poi che coloro che sono stati feriti avranno lo status di protezione umanitaria, mentre gli altri “clandestini” portati nei centri verranno espulsi, ma si farà attenzione all’eventuale diritto alla richiesta d’asilo. Ovviamente Maroni si è affrettato a dire che l’Italia non è razzista. Ma perché sprecare fiato per pronunciare una tale “ovvietà”?
Avrebbe potuto dire molte cose, avrebbe potuto spiegare che chi ha subito violenze e denuncia ha comunque diritto ad un permesso e non è una concessione “buonista”, oppure avrebbe dovuto spiegare perché un governo che si vanta ogni giorno di aver messo in ginocchio la criminalità organizzata decida di risolvere la questione Rosarno allontanando i migranti, cioè i bersagli della violenza armata delle “ronde cittadine”, e dandola vinta alle ‘ndrine, tronfie per aver dimostrato ancora una volta che il territorio è in mano loro e che alla fine sono loro a vincere. Il governo ha abdicato, si è arreso. Le forze dell’ordine qualche giorno dopo hanno arrestato alcuni esponenti dei clan di Rosarno: ci è voluta una protesta di poveri disperati che non hanno dimenticato di essere Uomini per convincere lo Stato a farsi sentire sul territorio. Proprio come era avvenuto a Castel Volturno, in Campania, nel 2008. Perché Maroni non ha spiegato questo? Perché non ha voluto dire cosa si è fatto in questi anni per fermare lo sfruttamento, per sottrarre uomini e donne ad una clandestinità che è una croce terribile, una condanna disumana e inspiegabile che pesa sulla schiena di esseri umani che hanno uguale diritto di vivere su questa Terra? Ha preferito sviare. Il ministro-sceriffo, che ha voluto una legge “fabbrica-clandestini”, ha preferito nascondersi dietro una frase finale su cui la maggioranza del Paese costruisce il tetto sicuro sotto il quale riparare la propria coscienza.
Una coscienza bugiarda, ipocrita, razzista. Già, perché come vogliamo chiamare i casi sconcertanti che si sono verificati in Italia in questi ultimi anni? L’elenco è lungo, anche se prendiamo a riferimento solo il biennio 2008-2009. Oltre ai respingimenti, con l’accompagnamento nei lager libici di uomini e donne, persino donne incinte, alcune delle quali sono morte sulla banchina bollente del porto di Tripoli, ci sono stati numerosi episodi di razzismo, in diverse parti d’Italia: Emmanuel Bonsu, il giovane pestato dai Vigili Urbani a Parma; Kante, la madre ivoriana ingiustamente e illegalmente denunciata dopo aver partorito il proprio bimbo; il giovane gabonese rapinato e pestato a sangue, a Torino, da tre ragazzi italiani spacciatisi per poliziotti; la donna nigeriana insultata e schiaffeggiata a Roma da due ragazzine solo perché, sull’autobus, aveva chiesto loro di non fumare; o ancora, il diciannovenne elettricista marocchino, con regolare permesso, a cui “sono precluse le offerte di lavoro pubblicate on-line dall’Atm”, l’azienda di trasporti milanese, che, sulla base di una legge arcaica, riserva i propri posti di lavoro solo a italiani o a cittadini dell’Ue. Per non parlare poi di quelle specie di “leggi razziali” che diversi comuni del nord Italia, molti dei quali in mano alla Lega, hanno adottato nei confronti dello straniero.
Dal “White Christmas”, che prevedeva una vera e propria attività di rastrellamento per “liberare” alcuni paesini dalla presenza di uomini dalla pelle nera, in modo da garantire ai cittadini autoctoni un Natale “bianco”, passando per le proteste dell’opposizione leghista nei confronti della giunta comunale di Cortenuova (Bg), rea di aver versato un contributo di 500 euro alla famiglia di un nigeriano che da anni viveva e lavorava nel paesino per il rimpatrio della salma del congiunto, fino a giungere ai bus-galera e alla proposta di carrozze metrò solo per italiani (a Milano), alla mensa negata ai bimbi immigrati i cui genitori non possono permettersi la retta, agli annunci di case in affitto solo per italiani, ai numeri per denunciare sospetti clandestini, ecc. L’elenco è immenso, nutrito anche dagli inviti alla delazione sperimentati in molti comuni a seguito dell’introduzione del reato di clandestinità e dal clima di odio nei confronti di ogni presunta diversità. Ci vorrebbero decine di pagine per raccontare tutti gli episodi di questo tipo degli ultimi due anni. Ogni luogo sperimenta trattamenti differenti, discriminatori nei confronti di immigrati o di cittadini dalla pelle scura, divenuti il capro espiatorio di una società che non vuole guardare avanti, ma che preferisce riproporre logiche ancestrali, violente, repressive nei confronti di uomini che chiedono solo di poter vivere, lavorare, trovare riparo dopo aver vissuto e lasciato l’inferno, il dolore, la paura.
Ma questa Italia non accoglie, non solidarizza, tutta arroccata dentro la “fortezza-benessere” le cui fondamenta si reggono grazie ad un impasto di sudore e sangue che ha origini straniere, africane, asiatiche, centro e sud americane, est europee. Un impasto multietnico e multicolore, un miscuglio di storie, di sofferenze, di scommesse su un futuro che si incrocia con la speranza di ribaltare il proprio destino. Storie umane, vite concrete che non conoscono pause, sempre in movimento, sempre in lotta per disegnare il proprio domani e quello dei propri figli, eventuali o già esistenti e magari distanti chilometri. Eroi silenziosi e osteggiati, combattuti, vilipesi, odiati senza una ragione, solo sulla base di logiche oscure amplificate dall’alto, da un potere rozzo e da mass media complici, allo scopo di renderli schiavi, clandestini e invisibili nella società, ma concreti e con braccia forti nei settori produttivi che li sfruttano. Un apartheid moderno, un sistema diffuso di esclusione basato su logiche razziali: questo oggi avviene nel nostro “civile” Paese. Ovvio che l’Italia non è tutta marcia, che c’è chi sostiene, rispetta, assiste i migranti, sarebbe ingiusto vedere tutto in negativo, ma altrettanto ingiusto è avere paura della propria coscienza, avere il timore di chiamare le cose con il loro nome.
Negare il razzismo che si diffonde in ampie fasce del Paese significa nascondere la testa sotto la sabbia, significa negare sé stessi, negare il proprio progresso culturale e morale ed incanalarlo nella direzione sbagliata. Una direzione alternativa e pericolosa, che rischia di giungere ad un punto di irrimediabilità. Il razzismo esiste, è tangibile. Non ci sono zone franche, geograficamente parlando, così come sono ignobili i tentativi di giustificazione, ancor più se guidati da logiche di autodifesa campanilistica. E se il campanilismo è ancora forte in Italia, se esso rimane uno dei segni distintivi della realtà italiana, bisogna davvero preoccuparsi, perché di fronte ad un futuro inevitabilmente globale, multicolore e interculturale, queste chiusure irrazionali, se persisteranno, dovranno prima o poi autodistruggersi, sgretolarsi, facendo i conti con le proprie resistenze, con i propri choc. Forse sarebbe più indicato cominciare ad intervenire adesso, aprendo una battaglia culturale pura, costante, capillare, che porti questo Paese e la sua rappresentanza politica a prendere coscienza della propria storia e del proprio domani. Ma quanto tempo ci vorrà? E quante vittime (non numeri, ma esseri umani in carne ed ossa) bisognerà ancora sacrificare?
* Direttore del Il Megafono
http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&type=news&id=6459
sabato 30 gennaio 2010
Il nuovo teorema di SB: "Meno immagrati significa meno criminali"
Il premier chiude il Cdm eccezionalmente svoltosi a Reggio Calabria contro la mafia, associando la presenza degli extracomunitari all'aumento della criminalità: un'equazione discutibile specie a pochi giorni dai fatti di Rosarno
«Riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Un’equazione discutibile che però rende felice il premier che così chiude la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri tenuto a Reggio Calabria. Silvio Berlusconi dimostra in questo modo tutta la sua soddisfazione per l’azione del governo di contrasto alle mafie. Quindi immigrazione clandestina e criminalità viaggiano appaiate.
«I risultati dei nostri sforzi sono molto positivi», ha proseguito il presidente del Consiglio, ribadendo la connessione tra la presenza di immigrati in Italia e il livello criminalità presente in Italia. Il governo, ha detto il premier, metterà in atto «un’azione molto forte sull’Unione europea che deve farsi carico dei costi della vigilanza che i paesi sopportano».
Annunciando il piano straordinario antimafia Berlusconi ha precisato che si tratta «di un piano in dieci punti», che contiene anche «un codice delle leggi antimafia».
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-meno-immigrazione-significa-meno-criminalita-222074/
giovedì 28 gennaio 2010
La protesta degli Immigrati "italiani"
Immigrati, si allarga la protesta: «Niente spesa e bambini a casa»
Lo sciopero dei consumi è slittato al prossimo 27 febbraio. E il primo marzo fiaccolata e astensione dal lavoro
VICENZA – Rimandato di un mese, e alla fine confermato. Lo «sciopero della spesa», annunciato poco prima di Natale per metà gennaio, è stato programmato per i residenti extracomunitari di Montecchio Maggiore per sabato 27 febbraio. E’ stato deciso domenica. «Un solo giorno, all’inizio, per non colpire i commercianti – spiega Ousname Condè, presidente dell'Unione Immigrati – però se la delibera sugli spazi abitativi non verrà ritirata diventerà sciopero ad oltranza». Ma l’iniziativa trova la contrarietà di parte del sindacato. «E’ sbagliato mettere stranieri contro italiani – dichiara Giancarlo Pederzolli, Cisl – comunque il ricorso contro l’ordinanza partirà a giorni: ci sono dei casi agghiaccianti, famiglie tagliate a metà da quella delibera». E il primo marzo Condè annuncia una veglia con le candele davanti al municipio di Montecchio: «Parteciperemo così alla protesta nazionale degli stranieri».
Consumi stop Lo «sciopero della spesa» era stato annunciato già a dicembre scorso dall’Unione Immigrati, contro la revisione dell’ordinamento sugli spazi minimi abitativi promulgata a luglio 2009 dalla giunta guidata dal sindaco Milena Cecchetto. Secondo l’Unione Immigrati, i sindacati Cgil, Cisl e Uil e altre associazioni castellane, la delibera limitando gli spazi minimi abitativi rende più difficile e in più casi impossibile rinnovare i permessi di soggiorno ad alcuni residenti stranieri (il 70 per cento di quelli castellani, per Ousmane Condè). Le diverse organizzazioni intendono partecipare alla manifestazione promossa a livello internazionale per i residenti stranieri d’Europa: l’iniziativa, in programma per lunedì 1 marzo, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sugli episodi di sopraffazione e violenza contro le comunità di stranieri.
Niente lezioni «Inviteremo anche i nostri affiliati a tenere i figli a casa da scuola e a non andare al lavoro – spiega Condè – inoltre, noi a Montecchio Maggiore faremo una marcia silenziosa con le candele fino al Comune: invitiamo a partecipare anche tutti gli italiani che ci sono amici. E poi, il 27 di febbraio faremo lo sciopero della spesa: un solo giorno, per non colpire gravemente i commercianti. Poi, se la giunta non cambia la delibera lo faremo a tempo indeterminato. Contiamo sul buon senso dei commercianti, che vivono e pagano le tasse qua, perché incidano sulle politiche amministrative: ci sono famiglie divise in due per questo provvedimento, per questo scioperiamo».
La Cgil dice «sì» La Cgil di Vicenza, pur non partecipando, non è contraria alla manifestazione. «Per noi lo sciopero della spesa non è un problema, è un atto simbolico – spiega Fabiola Carletto, della segreteria – con gli immigrati comunque stiamo preparando altre iniziative, in particolare una causa civile di alcune famiglie straniere colpite dalla delibera, contro l'amministrazione di M o n t e c - chio». L’azione legale verrà promossa assieme ai sindacati Uil e Cisl. Quest’ultima organizz a z i o n e è contraria all’astensione dal consumo. «Lo sciopero della spesa è sbagliato, l’abbiamo detto fin da subito – commenta Giancarlo Pederzolli, della segreteria vicentina – piuttosto, stiamo organizzando un’altra mobilitazione di protesta proprio per quei giorni, una manifestazione che unirà italiani e stranieri al posto di dividerli. Va avanti anche la procedura per il ricorso: lo presenteremo per cinque, sei famiglie al massimo, i casi più gravi. Ci sono situazioni vergognose: l’altro giorno ho visto una coppia con quattro figli, uno di 4 mesi, con una casa enorme e tre stanze da letto. Con le nuove regole è omologata solo per quattro persone, non sanno cosa fare».
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/26-gennaio-2010/immigrati-si-allarga-protesta-niente-spesa-bambini-casa-1602351565027.shtml
domenica 24 gennaio 2010
Accoglienza. Non respingimenti
Tempeste, gelo, freddo, per le strade e nei nostri cuori.
Mi son chiesto amaramente come mai? Mi ha informato tempestivamente l’arcivescovo di Agrigento, Monsignor Francesco Montenegro, che ha posto una scritta nel presepio della sua cattedrale di San Gerlando: “Si avvisa che quest’anno Gesù Bambino resterà senza regali: Magi non arriveranno perchè sono stati respinti alla frontiera insieme agli altri immigrati“.
Si tratta della Diocesi in cui rientra anche Lampedusa, pertanto di fermi alla frontiera se ne intendono.
Le leggi del respingimento sono di quanto più antievangelico possa esistere. Accogliere è l’unico verbo che i Cristiani possono coniugare davanti alla persona che bussa alla porta. Circa cento volte la Bibbia sottolinea la tutela dello straniero.
Oggi avvertiamo solamente la paura dell’emigrazione che diventa un sentimento politico che si può cavalcare e produce maggioranze.
Nessuno ammette il razzismo e, come la mafia, non esiste. Invece è strisciante, imbarazzato ma efficace lo stesso.
È perlomeno sorprendente la nascita del “partito dell’amore” che taccia altri come seminatori di odio. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” mi viene da esclamare! Confessiamo onestamente i nostri tanti episodi di xenofobia, omofobia, razzismo. Quale campagna ci aspetta per le prossime elezioni regionali?
Scoppia la guerriglia a Rosarno in Calabria, dove i caporali passano la mattina per portare i “negri” negli aranceti per lavorare a 20-25 euro al giorno, dall’alba al tramonto. Nessuna giustificazione per gli episodi di violenza di questi lavoratori stranieri accampati in condizione disumane in alcune strutture in disuso in periferia.
In questo contesto, chi ha seminato da tempo la zizzania dell’odio? Quando un gruppo grida Barabba c'è sempre qualche fariseo, ipocrita che nell’ombra sobilla.Sono gli impresari della paura. Si ritrovano ovunque. Continuano a gridare. Si fanno scudo della legalità e della sicurezza. E i rapporti umani? La relazione?
Per le donne e gli uomini di buona volontà occorre programmare decisamente il sentimento della Fraternità. Può unire tutti: credenti e non credenti, agnostici e atei. Non si può rispondere alla migrazione che nè sbarramenti, nè espulsioni, nè naufragi fermeranno con misure inutili, solamente repressive, disumane, con ostilità e indifferenza.
Creiamo ponti, dialogo, ascolto e accoglienza.
Nessuno si illuda. Occorre tanta fatica, disponibilità, condivisione. Tutta l’Europa è chiamata a rispondere onestamente.
Ritroveremo la spinta decisiva per affrontare nel rispetto di tutte le leggi, con la bussola della Costituzione repubblicana, i problemi di tutti: doveri, diritti, lavoro, casa, salute, scuola, pensioni… Difesa dell’ambiente.
Accogliere, anche perché non è vero che la nostra coscienza personale e di gruppo si afferma proteggendola da ogni innesto. Al contrario scopriamo che “siamo” solo grazie al confronto con chi è diverso da noi, perchè lì sperimentiamo la nostra identità”, la liberiamo, la ritroviamo rafforzata da una consapevolezza nuova.
Accogliere, allora. Perché accogliere vuol dire ascoltare la vita, qualunque linguaggio essa parli.
Meno esternazioni, comitati per e non contro. Per condividere le speranze e le gioie dei drammi e delle sofferenze delle donne, dei bambini e degli uomini del nostro tempo.
“Dimmi che escludi e ti dirò chi sei!”.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/don-gallo-accoglienza-non-respingimenti-ponti-non-razzismo/
domenica 17 gennaio 2010
Gli italiani la coerenza ed il razzismo visti da Crozza
Buona visione e buone (amare) risate...
lunedì 11 gennaio 2010
Rosarno: terroni contro immigrati. Chi ha creato adesso questo clima di odio?
di Tizian Sclari
In questi giorni guardo i Tg, leggo i giornali e mi stupisco di quello che sta succedendo nella mia democratica e civile Italia. Italiani che prendono il fucile e vanno a caccia di negri. Sì, di negri, perché "Se ne devono andare!" Perchè "bisogna prenderli a bastonate e sprangate". Anzi, no, a fucilate.
Pensavo che la giustizia fosse assicurata dalle forze dell'ordine: polizia, carabinieri. In questi giorni invece ho scoperto che se un manifestante ti spacca la macchina tu prendi il fucile e ti fai giustizia da te.
Per un piccolo Duomo di Milano scagliato contro il premier si è parlato per giorni di clima d'odio. Di partito dell'amore. Di mandanti e cattivi maestri. Qui invece il mondo politico che dice? Niente. Maroni ha dichiarato che è colpa degli immigrati e della troppa tolleranza nei loro confronti.
Diciamo allora qualcosa di chiaro, una volta tanto al di fuori del politicamente corretto. La Lega è il mandante politico degli scontri di questi giorni.
Lo vogliamo dire: ci sarebbe piaciuto che il presidente del consiglio si fosse recato sul luogo degli scontri. Avrebbe almeno potuto spendere qualche parola sulla questione. E invece niente, invece ha preferito parlare di abbassiamo le tasse. Due sole aliquote Irpef al 23 e al 33%. L'ha già detto nel 1994? E' stato al governo per 10 anni e non l'ha fatto? Fa niente. Non parliamo dei 3 giorni di guerra civile a Rosarno, parliamo di tasse.
Lo vogliamo dire: gli extracomunitari lavorano per 10-14 ore al giorno per 25 euro (sempre al giorno) per raccogliere quella frutta e verdura che mangiamo tutti i giorni e che noi Italiani non vogliamo più raccogliere.
Ma scusate la rabbia. Tranquilli, da domani, torno a parlare di Pd e delle alleanze, dei processi di Berlusconi e delle riforme scostituzionali. Insomma, delle cose importanti.
domenica 10 gennaio 2010
Ripudio il Fascismo,il Razzismo e l'Omofobia
venerdì 30 ottobre 2009
Il diritto alla Vita. Il diritto alla Morte
Il diritto di morire? E’ concesso dallo Stato, se sei tunisino e detenuto.
Dunque fatemi capire, chi vuole morire di fame ha diritto di farlo, chi è ridotto ad un vegetale ed è clinicamente morto, invece, non può morire.
Nel primo caso lo si lascia morire di fame, nel secondo si applicano tutte le terapie utili ad alimentare il suo corpo artificialmente. Il cervello non c’è più, la coscienza di sé non c’è più. Invece che riposare sotto il marmo, riposa su un lettuccio accudito da uno stuolo di medici ed infermieri, fino a che i congiunti, per diciassette anni al suo capezzale, chiedono compassione e rispetto e vogliono staccare la spina. A quel punto si solleva una protesta che parte dai sagrati delle Chiese e finisce a Palazzo Chigi e nelle Camere.
La giustizia sentenzia, il Ministro decreta, i Cardinali lanciano anatemi, associazioni di buoni cattolici s’indignano e fanno dei medici e degli infermieri, oltre che dei genitori del poveretto, presunti assassini.
La vita è sacra perché ce l’ha data Dio e solo Dio può toglierla? Giusto, ma allora non è appesa ad una spina che alimenta artificialmente l’uomo o la donna clinicamente morta?
Accontentiamoci delle domande, ognuno si dia la risposta che vuoi, maturandone il significato nella propria coscienza.
Ma perché, allora, è possibile che un tunisino quarantenne ha avuto, di fatto, il lasciapassare per l’aldilà? Perché non è stato fatto niente affinché non attuasse la sua inquietante protesta? Giurava e spergiurava di essere innocente, di stare in carcere per errore, e pretendeva di essere ascoltato. Non mangiava, rifiutava qualsiasi cibo per farsi sentire.
Non è intervenuto nessuno. Non ci sono state proteste indignate, non ci sono stati decreti di Ministri, nessuno ha gridato agli assassini. Non c’è stata alcuna trasmissione televisiva dedicata all’episodio, non hanno litigati ministri, scienziati, uomini politici, avvocati e magistrati.
I buoni cattolici non sono scesi in piazza, i non credenti non si sono strappate le visti sull’altare della laicità di pensiero. Il tunisino quarantenne ha potuto attuare il suo proposito nel silenzio dell’opinione pubblica.
Perché?
Chi giace sul lettino di un ospedale, morto o vivo che sia, se è uno dei nostri, parla la nostra lingua, vive e si comporta come noi, è trattato come persona; se è un diverso – detenuto, tunisino, per giunta condannato ad una pena detentiva – non ha più diritto di essere considerato persona.
Non è così?
Lo sappiamo, le leggi sono uguali per tutti. Il tunisino aveva il diritto di morire di fame? La sua vita non valeva nulla?
Siamo sicuri che sia stato il rispetto per la sua scelta o le leggi ad impedire di intervenire, o non piuttosto la nostra indifferenza, il valore che abbiamo dato alla sua vita?
Un esame di coscienza dovremmo farlo tutti, stavolta. Credenti e non credenti, laici e cattolici osservanti.
(articolo non mio)
domenica 25 ottobre 2009
Le strettoie della Coscienza
E’ presumibile che molti conoscano queste parole e sappiano chi le ha pronunciate: “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, io ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito”. E’ poco probabile che voi conosciate queste parole: “Ho soddisfatto Dio con ciò che ama. Ho dato pane all’affamato, acqua all’assetato, vesti all’ignudo, una barca a chi non ne aveva”.
Il primo brano è tratto dal Vangelo di Matteo (25-34-36), il secondo dal Libro dei morti (Cap.125) dell’antico Egitto, risalgono a 1500 anni prima di Cristo. Possiamo in piena coscienza affermare che il nostro tempo abbia accolto come valori irrinunciabili le parole di Gesù e quelle degli egizi che lo hanno preceduto? Il Cristianesimo non è nato dal nulla, la sua universalità è germogliata nei giardini del pensiero, nella naturale tendenza dell’uomo a fare di sé il principale strumento di un cammino, infinito e faticoso, verso il bene, la giustizia interiore, la purezza del cuore.
Se una barca diretta verso le nostre coste affonda con 73 uomini e donne perché quanti l’hanno avvistata hanno lasciato che affondasse; se il nostro governo ha adottato leggi e regole che respingono chi ha fame, sete ed è nudo; se coloro che sono fuggiti dal tiranno e dalla fame, con i loro figli e le loro donne, sono considerati, per il fatto di essere fra noi, e non per un crimine, colpevoli da punire, credete che siano state ascoltate le parole di Gesù e quelle, altrettanto nobili, degli egizi pronunciate 3500 anni or sono?
Il Vangelo di Matteo non è il vangelo di Maroni, né quello di Berlusconi e del suo governo, né quello della maggioranza che lo sostiene. Eppure questa maggioranza si richiama al Cristianesimo e tutte le volte che gli è possibile, e manifesta nei luoghi delle istituzioni, la volontà di osservare i precetti della Chiesa. Si batte con vigore e, talvolta, con asprezza perché i dogmi della fede cattolica siano rispettati anche da chi non professa la fede cattolica, al punto da accusare di assassinio chi ritiene che la vita sia concepita in un tempo diverso da quello che molti scienziati e medici credono.
La distanza fra le manifestazioni di fede e la realtà diventa ogni giorno più ampia. E’ vero, l’enfasi che gli uomini di Chiesa, non tutti invero, pongono sui temi etici è ben maggiore di quella riposta nei temi sociali, ma ciò non impedisce a chiunque lo voglia, di scoprire quanta ipocrisia e durezza di cuore ci sia nel governo della società. La ragion di Stato fa la differenza? La politica della sicurezza ha fatto degli immigrati la principale ragione di rischio. E questa non è ragion di Stato, ma scelta di partito.
Invece che dare da mangiare a chi ha fame ed ospitare il forestiero, abbiamo scelto di respingerlo e, in qualche circostanza, abbiamo consapevolmente procurato la sua morte. Invece che accoglierlo, ne abbiamo fatto un nemico pericoloso che viene ad ammazzarci. Le barche del popolo in fuga sono diventate, per bocca dei nostri governanti, dei vascelli affollati di delinquenti. E’ questo il Cristianesimo professato dai "cattolicissimi" ministri? La solidarietà, il rispetto per gli uomini e le donne sono la religione dello spirito, l’unico strumento di redenzione di un’umanità afflitta da ingiustizie. Cattolici e non cattolici devono passare attraverso questa strettoia della coscienza per sentirsi degni di esistere. (Siciliainformazioni)
sabato 24 ottobre 2009
Ero straniero e (non) mi avete accolto
“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35). La Parola di Cristo porta a compimento la logica conviviale della Scrittura dal Levitico 19,33-34 –“Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso”, al Deutoronomio 10,19 – “Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”, alla Lettera agli Ebrei 13,2 – “Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli”. Alcuni eventi drammatici concomitanti interpellano fortemente la nostra fede cristiana e il nostro laico civile impegno: -il ripetuto “respingimento”di migranti intercettati nel canale di Sicilia e rispediti alla Libia, che non aderisce alla Convenzione internazionale dei diritti umani, presentato come “svolta storica “ dal Ministro dell’Interno ma respinto come preoccupante da organismi dell’ONU e già sanzionato dalla Corte europea nel 2005;- il suicidio di Mabrouka Mimoni nel Centro di identificazione e di espulsione di Ponte Galeria a Roma, sconvolta per il rimpatrio in Tunisia; - il decreto sicurezza, ritoccato rispetto alla stesura originale, ma pesantemente inquinato dal reato di clandestinità, quindi dall’idea del povero come delinquente e dalla povertà come delitto, con ricadute pesanti, anche mortali, su molte famiglie e sui loro bambini; - la tragicomica proposta di uno dei capolista della Lega Nord alle elezioni europee, noto per aver paragonato i rom ai topi da “derattizzare ” e per l’attacco costante alla logica del dialogo promossa dall’arcivescovo di Milano, di carrozze della metropolitana riservate solo ai milanesi; - in generale, il linguaggio aggressivo, violento e volgare presente in questo e in altri campi della vita politica e sociale. Siamo alle prove di apartheid. Non possiamo tollerare l’idea che esistano esseri umani di seconda e terza serie e che dentro e fuori l’Italia si formi un popolo di “non-persone”. Per noi le normative in atto e allo studio violano la Dichiarazione universale dei diritti umani basata sul principio “non negoziabile” della dignità umana e sulla prospettiva della fratellanza (art. 1), così come la Costituzione italiana, gli articoli 2,3,4, 10, 11, soprattutto quelli che prevedono il nostro conformarci alle norme del diritto internazionale e la promozione delle organizzazioni internazionali dei diritti umani. Disposizioni così cattive e incivili, oltre che controproducenti ai fini della pace e della sicurezza, hanno a che fare con il nostro essere credenti e cittadini. Il Concilio Vaticano II ci invita a esercitare la nostra funzione profetica, sacerdotale e regale (“Lumen gentium” 31-36), ad affermare “la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo spirito Santo come in un tempio” (“Lumen gentium” 9). Parlando della “grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana”, il papa Benedetto XVI ritiene importante che ogni comunità cristiana intervenga per “aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione” e per “organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano. Una delle grandi conquiste dell’umanità è,infatti, proprio il superamento del razzismo […]. Solo nella reciproca accoglienza di tutti è' possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera” (angelus 17 agosto 2008). A tal fine, riteniamo utile riprendere le indicazioni episcopali degli anni ’90 sulla cittadinanza responsabile (“Educare alla legalità”, “Educare alla socialità”, “Educare alla pace”) sviluppando con coerente determinazione i percorsi aperti dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Oggi per noi si pone seriamente la questione se la comunità cristiana non debba sfidare le diffuse tendenze xenofobe e razziste con la disobbedienza civile. Il cristiano rispetta la legge ma sa che la pienezza della legge è l’amore (Rom 13, 1-10), pensa quindi che debba opporsi a leggi ingiuste e a sistemi che opprimono l’essere umano, fatto a immagine di Dio, e che colpiscono i più deboli (Is 10,1-4 e Ger 7,1-7). E’ necessario reinventare o aggiornare la tradizione biblico-cristiana del diritto d’asilo, di essere cioè “santuario di protezione e difesa”(movimento presente negli Stati Uniti e in altri paesi) per i poveri e i deboli sottoposti ad abusi o che rischierebbero la vita se rimandati in alcuni paesi d’origine. Secondo il diritto internazionale nessun respingimento è possibile prima di valutare le singole situazioni dei migranti. Come credenti cittadini del mondo, dell’Europa e dell’Italia, intendiamo riaffermare la civiltà del diritto tramite il fare creativo della nonviolenza. E’ urgente realizzare l’articolo 10 della Costituzione riguardante la legge sul diritto d’asilo e istituire finalmente la Commissione nazionale indipendente per la promozione e la protezione dei diritti umani che può essere sostenuta e accompagnata da realtà associate nei modi previsti dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani (risoluzione 53/144 del 8 marzo 1999), il cui articolo 1 dice che “tutti hanno il diritto, individualmente ed in associazione con altri, di promuovere e lottare per a protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale ed internazionale”. Utile strumento può diventare al riguardo il progetto delle Città dei diritti umani in un mondo libero promosso, tra gli altri, dalla Tavola della Pace, dal Coordinamento degli Enti locali per la pace e i diritti e da Libera, realtà dove Pax Christi è variamente presente. In tal modo può anche camminare il progetto dell’ “ONU dei popoli”e molte scuole, fin dal prossimo anno scolastico, con la definizione delle attività di “Cittadinanza e Costituzione”, potrebbero chiamarsi Scuole delle Nazioni Unite, promotrici di diritti umani nelle loro città. Invitiamo, quindi, tutti gli operatori di pace, cominciando da noi stessi, dagli aderenti ai punti pace di Pax Christi, a mobilitarsi per costruire la pace nella vita quotidiana e nelle nostre città spesso prigioniere di solitudini, governate dalla paura e coinvolte in progetti tribali e autoritari dove si gioca il futuro della cittadinanza. Nessuna cultura della pace è possibile se non si realizzano il disarmo delle menti, la smilitarizzazione dei cuori e dei territori, se non si promuove il cantiere della cittadinanza attiva che è fatto di buone pratiche sociali e amministrative orientate al bene comune e alla sicurezza comune, alla liberazione dalle paure, all’educazione ai conflitti per una positiva loro gestione, al fiorire di spazi e momenti di riconoscimento reciproco, di integrazione-interazione, di contemplazione e di preghiera. Nessuno ci è straniero anche perché la distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi stessi e la nostra responsabilità di fronte a lui è quella che abbiamo verso la famiglia umana amata da Dio, verso di noi, pronti a testimoniare la profezia del Risorto che annuncia la pace e ci dice di non temere perché sarà con noi “tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28.20).
mercoledì 30 settembre 2009
Acqua, Ministro Ambiente e Storie di Migranti...
Nel silenzio generale il governo privatizza l'acqua
Dal 2012, grazie alla legge 133/08 "recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" approvata ad agosto dal Parlamento la gestione del servizio idrico integrato in Italia sarà privatizzato. Da diritto acquisito, l'acqua diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato
L'articolo 23bis della legge 133 favorisce "il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica". Ciò al fine - afferma la legge - "di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale". In altre parole si spalanca la via alla privatizzazione dell'acqua, infatti il servizio idrico è stato equiparato a qualunque servizio pubblico di rilevanza economica, costringendolo alle regole della concorrenza.
Da diritto acquisito, l'acqua diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che solo nell'ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con fallimenti a catena di banche e assicurazioni.
Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette "pilota" in Italia, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di accesso al servizio.
Basta leggere l'inchiesta pubblicata il 4 dicembre 2008 dal Corriere Magazine sull'acqua privata e sui costi delle bollette, per scoprire che in città come Arezzo ed Agrigento, comuni che ha sposato il progetto di privatizzazione dell'acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%).
Personalmente ritengo che l'art. 23 bis del ddl 133 andato ben oltre le competenze statali e l'ordinamento comunitario. La categoria dei servizi pubblici di rilevanza economica, oggetto dell'affidamento secondo la norma, è una categoria oscura e non presente nell'ordinamento comunitario. Come è noto, l'ordinamento comunitario distingue tra servizi di interesse economico-generale e servizi di interesse generale, entrambi, seppur con caratteristiche differenti, servizi pubblici essenziali, ed in quanto tali, entrambi, in relazione al nostro ordinamento, riconducibili all'art. 43 della Costituzione. Cioè riconducibili a quella norma che non è una mera norma di carattere organizzativo-funzionale, ma è una norma che contribuisce alla caratterizzazione più profonda del modello di Stato sociale; una norma che continua a riconoscere, garantire e legittimare, proprietà e gestione pubblica dei servizi pubblici essenziali, anche, laddove necessario, in regime di monopolio.
Trasformare la nozione di servizio pubblico essenziale in servizio di rilevanza economica, significa violare l'art. 43, il modello di Costituzione economica e tutte le norme ad essa raccordate in primis gli artt. 2, 3, 5 della Costituzione; significa violare la peculiarità che l'ordinamento comunitario riconosce allo status di servizio di interesse economico-generale e servizio di interesse generale, peculiarità ancor più rafforzata dopo l'approvazione del Trattato di Lisbona ed i suoi protocolli.
La norma in oggetto in questi ambiti, in questi servizi, caratterizzati da condizioni oggettive di monopolio naturale, introduce un astratto principio di concorrenza per il mercato, che significa di fatto riconoscere e favorire l'insorgere di malcelati monopoli privati. La norma non sembra assolutamente percepire e assimilare le tipologie comunitarie dei servizi di interesse economico-generale, seppur con una serie di limiti, orientati al mercato, e dei servizi di interesse generale, decisamente al di fuori delle logiche mercantili.
Mi spiego meglio: questa nuova categoria dei servizi pubblici locali di rilevanza economica tout court rientra tra i servizi pubblici essenziali? È possibile immaginare servizi pubblici che non abbiano carattere generale? Sarei portato a ritenere che ciò debba escludersi. E allora se così è, tale categoria, così come configurata, presenta evidenti difformità rispetto al quadro comunitario e statale i quali, seppur con toni differenti, pongono in posizione rilevante il ruolo dei poteri pubblici e subordinano la regola della concorrenza al prius del perseguimento degli interessi generali e al soddisfacimento del servizio universale. Si delinea dunque una duplice violazione sia del dettato comunitario, che di quello interno.
Non è un caso che il Comune di Parigi ha deciso la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Infatti dal 1 gennaio 2010 un Ente di diritto pubblico, nel cui comitato di gestione siederanno anche i rappresentanti dei lavoratori e degli utenti, gestirà l'intero ciclo dell'acqua della capitale francese. Nel 1985 le multinazionali Suez e Veolia si erano accaparrate la gestione delle acque parigine con la complicità di Chirac Sono stati vent'anni di abusi, prezzi "gonfiati" e casi talora clamorosi di corruzione. Per contro, non ci sono stati cambiamenti di rilievo sotto il profilo della qualità dei servizi.
Anche a Parigi, come da noi, la gestione privata ha portato con sé una serie di effetti collaterali dovuti alla mancanza di concorrenzialità. In Francia tre quarti della gestione delle acque è oggi in mano ai privati, ma la speranza è che, sul modello parigino, il ruolo pubblico torni ad essere prevalente anche nelle altre zone del Paese.
Nella primavera del 2007 più di quattrocentocinquantamila mila firme furono raccolte a sostegno della legge d'iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento dell'acqua come "diritto inalienabile ed inviolabile della persona". Ma la sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del "buon governo" che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando imperversa l'afa estiva e l'attenzione della stampa è rivolta altrove.
Il 2010 si candida quindi ad essere l'anno della svolta, ed è incredibile pensare come la Francia e l'Italia prenderanno direzioni cosi diverse in merito ad un bene fondamentale come l'acqua. Da una parte abbandonando una lunga privatizzazione e dall'altro si inaugurando una stagione di privatizzazione diffusa, che già negli esperimenti locali si è dimostrata allo stato attuale fallimentare e onerosa per gli utenti.
E' necessario una forte opposizione sia istituzionale, a partire dai ricorsi di incostituzionalità che le Regioni e gli enti locali debbono presentare, sia sociale al dispositivo della legge 133, affinché in Italia si costruisca la strada della promozione di una società mirante alla garanzia dei principi di uguaglianza nei diritti, di giustizia sociale, di solidarietà e di un vivere insieme fondato sul rispetto e la salvaguardia dei beni comuni
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12958
Migranti scacciati e schiacciati
di Luigi Nervo
Una dura accusa alla politica dei respingimenti adottata dall'Italia insieme alla Libia giunge dal rapporto "Scacciati e schiacciati" dell'associazione Human Rights Watch. "Nel maggio del 2009 - esordisce il dossier - per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, uno stato europeo ha ordinato alla sua guardia costiera e alle sue navi militari di intercettare e ricacciare indietro con la forza le barche dei migranti in mare aperto senza fare un'analisi che potesse determinare se i passeggeri avessero bisogno di protezione o fossero particolarmente vulnerabili".
Questo documento vuole mostrare come vengono trattati i migranti che dalla Libia cercano di raggiungere l'Italia, prima respinti con la violenza e poi maltrattati in Libia. Le informazioni provengono da 91 interviste con migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia e a Malta condotte principalmente nel maggio 2009. Secondo Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati ad Human Rights Watch "la realtà è che l'Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi: i migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria". Il rapporto punta il dito soprattutto contro la violazione del governo italiano del regolamento internazionale che vieta il refouling, cioè il rinvio di individui con la forza verso luoghi dove la loro vita o libertà è minacciata o dove rischierebbero la tortura o un trattamento inumano o degradante.
Inoltre, lo scopo del rapporto è anche quello di mostrare come i migranti rispediti in Libia siano veramente in pericolo e subiscano atroci torture e maltrattamenti. E nessuno vede o sente quanto accade poiché l'accesso a questi nuovi campi di concentramento è vietato e neanche gli uomini di Human Rights Watch sono riusciti ad ottenere i permessi. Tuttavia, nel rapporto sono presenti le testimonianze di chi è stato all'interno di questi luoghi, tra le quali quella di un nigeriano che per non essere riconosciuto si fa chiamare Pastor Paul. "Eravamo in una barca di legno e dei libici in uno Zodiac iniziarono a spararci - dichiara a HRW - Ci dissero di tornare a riva. Continuarono a spararci finché presero il nostro motore. Una persona fu colpita a morte. Non so chi ci sparò, ma erano civili, non in uniforme. In seguito arrivò una nave della Marina libica, ci raggiunsero e iniziarono a picchiarci. Si presero i nostri soldi e telefoni cellulari. Credo che quelli del gommone Zodiac lavorassero insieme alla Marina libica. La Marina libica ci riportò indietro con la loro grande nave e ci spedirono al campo di deportazione di Bin Gashir. Quando arrivammo lì iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare". Questa e altre testimonianze molto crude disegnano il quadro di cosa attende questi migranti che con grande orgoglio di alcuni ministri vengono respinti nel paese di un crudele dittatore alleato dell'Italia.
Infine rimane un accorato appello di Frelick: "la clausola sui diritti umani nel prossimo accordo quadro tra Ue e Libia, così come qualunque altro accordo da esso derivante, dovrebbe includere un riferimento esplicito ai diritti dei richiedenti asilo e dei migranti come prerequisito per qualsiasi cooperazione nei piani di controllo sulla migrazione".
http://www.nuovasocieta.it/attualita/2406-ln.html
giovedì 10 settembre 2009
La dura vita dei Precari
A Sciacca così come in tutta Italia il mondo del precariato cresce e si espande sempre di più.
La disoccupazione è in aumento e, sono dati ufficiali, sono tantissimi coloro che a settembre, al rientro dalle ferie, passate naturalmente a casa per mancanza di fondi, non ritroveranno il vecchio posto di lavoro. Secondo le stime ben duecentomila italiani saranno coinvolti in questa nuova crisi e tra questi, il mondo della scuola, fa sempre più incetta di licenziati o di assunti per pochi mesi all’anno.
A settembre, infatti, oltre 16 mila supplenti saranno costretti a restare a casa perché senza cattedra e, soprattutto, senza stipendio. La Flc Cgil parla di "licenziamenti" mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi continua a ripetere che per effetto della contrazione degli organici "non verrà licenziato nessuno". Chi ha ragione? Lo sanno bene i diretti interessati che dallo stato di precarietà rischiano di scivolare in quello di disoccupazione, senza nessun paracadute e senza alcun ammortizzatore sociale.
“Per difendere una scuola pubblica statale, libera, gratuita, pluralista e laica, per il diritto allo studio per tutti, per la libertà di insegnamento, per una scuola di qualità e per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro” ecco lo slogan degli insegnanti che protestano e che spesso scendono in piazza.
La Flc Cgil "è fortemente impegnata a contrastare le politiche dei tagli indiscriminati nelle scuole e a tutelare il diritto al lavoro, nella convinzione che non è riducendo le risorse finanziarie e di organico che si dà efficienza ed efficacia alla scuola italiana".
A tutto questo, si deve aggiungere la triste realtà delle morti bianche, morti sul lavoro, morti per una serie sfortunata di coincidenze o per la totale mancanza di norme di sicurezza all’interno dei cantieri o delle fabbriche.
Resta saldamente all’Italia il non invidiabile primato delle vittime sul lavoro in Europa. Nel nostro paese il numero delle cosiddette morti bianche, seppure in calo rispetto agli anni scorsi, è infatti diminuito meno che nel resto d’Europa.
Le stime dell’Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) sulle morti bianche per l’anno 2009 parlano di circa 1260 morti sul lavoro a fronte dei 1341 dell’anno precedente. Cioè più di tre morti al giorno! E’ difficile accettare la morte di chi lotta tutti i giorni per guadagnarsi da vivere e dare da mangiare alla propria famiglia.
La maggior parte delle morti bianche, oltre 1100, riguardano il settore dell’industria e dei servizi. Più di 300 persone hanno perso la vita nell’edilizia. Un quinto di questi infortuni, rivela poi l’Inail, è avvenuto nel tragitto tra casa ed il luogo di lavoro. Sempre secondo le stime, gli infortuni sono stati oltre 900000 mila nel 2009. La maggior parte di questi morti e di questi infortunati ha, o aveva, uno stipendio compreso tra le 800 e i 1000 euro, insomma una vita sacrificata al lavoro.
Accanto a questi numeri sempre più preoccupanti in questo periodo ce ne stanno altri di ben diversa natura, ossia la spasmodica crescita delle giocate al superenalotto. Il motivo anche in questo caso è di facile lettura, il jackpot aumenta vertiginosamente di giocata in giocata e tutta Italia, Sciacca compresa, culla il sogno della mega vincita da nababbi, quella che ti fa cambiare vita per sempre. Nel solo mese di agosto le giocate si sono quintuplicate rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e coloro che giocano di più sono per l’appunto i precari, i disoccupati, chi ha un lavoro insoddisfacente dal punto di vista economico, chi insomma farebbe di tutto per uscire dalla crisi in cui è coinvolto. Sono dati importanti e contrastanti. Cresce la disoccupazione, cresce il numero dei precari, non diminuiscono le morti bianche e al tempo stesso sono le stesse fasce sociali che, per la maggior parte, si lanciano nella sfida quasi quotidiana con la dea bendata. Voglia di riscatto, sogni a nove zero.
Tutte le tabaccherie di Sciacca abilitate a giocare il superenalotto vengono letteralmente assaltate tutti i giorni della settimana, specialmente in quelli dedicati alle estrazioni, ossia martedì, giovedì e sabato. Tra una schedina e l’altra, in questo periodo sono aumentate ancora di più le giocate al lotto e la vendita dei famosi “gratta & vinci”. Per la serie, “già che ci siamo: proviamoci!”
Intanto una canzone di Caparezza intitolata “Eroe” da mesi sta scatenando le radio di tutta Italia e sta sollevando un vespaio di polemiche per la crudezza del testo che parla del mondo del precariato, della lotta per la sopravvivenza, di chi spera di risolvere tutto con una giocata fortunata o con una mano di videopoker: “Sotto il sole faccio il muratore invece passo la notte in un bar karaoke, se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue: un soggetto perfetto per Bram Stoker. Tu che ne sai della vita degli operai, io stringo sulle spese e goodbye macellai. Non ho salvadanai da sceicco del Dubai e mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai. Io sono pane per gli usurai ma li respingo, non faccio l’ Al Pacino, non gratto, non vinco, non trinco nelle sale bingo, man mano mi convinco che io sono un eroe perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione, sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari e dei cravattai, sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere, sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere. Stipendio dimezzato o vengo licenziato, a qualunque età io sono già fuori mercato, fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato, invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera, io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera! Su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari, quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari. Finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini, ne’ l’Uomo Ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini farebbero ciò che faccio io per i miei bambini. Io sono un eroe.”
Tutti i giorni, senza distinzioni di stagioni, d’età, di stipendio, il mondo del precariato lotta per la sopravvivenza della propria famiglia. Eroi giornalieri per i quali nessun film verrà proiettato. Solamente in due casi poche parole verranno spese: nel primo caso se qualche fortunato precario vincerà al superenalotto cambiando vita, nel secondo caso se un lavoratore di tutti i giorni perderà la propria sul lavoro. Tutto o niente. Riflettiamoci su.
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
domenica 16 agosto 2009
Giustizia fai da te e... Giustizia: non fa per me
Delitto d'onore: uccisa dallo zio perché era stata stuprata
MILANO - Nuovo delitto d'onore in Giordania, il 14esimo dall'inizio dell'anno: un uomo ha ucciso una nipote di 16 anni, sparandole nove volte, per difendere l'onore della famiglia perchè la ragazza era stata violentata, secondo la stampa locale, dai suoi stessi cugini. Da quello stupro due mesi fa era nato un figlio dato alla luce con l'assenso e il sostegno dei genitori. Un affronto che però lo zio, venuto a conoscenza della vicenda solo quattro giorni fa, ha deciso di non lasciar correre: è entrato in casa della nipote con una pistola in pugno, si è diretto nella sua stanza e senza dire una parola, davanti al padre, le ha sparato mentre dormiva. Adesso, l'assassino dovrà scontare 15 giorni di carcere in attesa che il giudice formalizzi le accuse contro di lui. In galera sono anche i due responsabili dello stupro della ragazza. Nessuno dei tre però, se condannato, dovrà scontare una pena severa.
Ogni anno in Giordania, Paese in cui secondo l'Ong Human Rights Watch almeno il 50% delle donne è vittima di violenza domestica, vengono commessi in media 15-20 delitti d'onore che in base alla legislazione locale sono puniti con una pena che va da 3 mesi a massimo un anno di carcere. Mogli, madri, sorelle, figlie uccise dai propri parenti perchè sospettate di tenere comportamenti "sfrontati" o vittime di violenze sessuali, una storia che si ripete nella moderna Amman come nelle zone rurali. Una pratica contro la quale si sono impegnati in prima persona anche re Abdallah e la regina Rania, che per combattere i "delitti d'onore" ha lanciato un appello su YouTube. Ma i loro sforzi per modificare gli articoli 98 e 340 del codice penale giordano, che garantiscono le attenuanti ai colpevoli di questi crimini, sono finora falliti.
http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_12/giordania_delitto_d_onore_5fa32ffa-8720-11de-a53e-00144f02aabc.shtml
06/08/2009: Bisognerebbe ridiscutere l'attuale divieto a costruire entro i 150 metri dalla costa. Voglio incontrare i sindacalisti e le associazioni ambientaliste per capire quali siano le ragioni del vincolo, senza escludere la possibilità di variare questo parametro. A dirlo è lassessore al Turismo della Regione siciliana, Nino Strano, nella conferenza stampa che illustra le linee guida della suo mandato. Questo vuol dire ha aggiunto che sarà possibile ridurre ulteriormente la distanza dal mare se sarà reputato opportuno. O al contrario, a seconda dei casi, aumentarla. (tratto da http://www.livesicilia.it )
mi ricorda qualcosa...
mercoledì 15 luglio 2009
Contro le leggi-canaglia: L'Italia (non) è un paese razzista
Buona visione
L'Italia (non) è un paese razzista.
MicroMega intervista Ascanio Celestini, tra i partecipanti alla manifestazione contro le leggi-canaglia di Berlusconi.
Un video per ridere un pò ed assaporare la "vera politica".
Giovanni Bivona, maestro di vita: "Io protesto e tu?"
domenica 12 luglio 2009
Testo e Video Omelia del vescovo di Agrigento F.Montenegro: "Contro il ddl anticlandestino"
Omelia letta in occasione della festa di San Calogero di Agrigento
Leggere con attenzione!
Probabilmente è arrivato su un barcone. Oggi diremmo che è arrivato nella nostra terra senza permesso di soggiorno, con pochi soldi in tasca. Per cui è vissuto di carità, aiutato dalla buona gente di allora. E’ vissuto così nella preghiera e disponibile, nonostante la sua pelle nera, ad aiutare i fratelli bianchi che lo avvicinavano.
Se è così, per coerenza con le leggi di oggi, dovremmo smettere di fare festa, togliere il simulacro di S. Calogero dall’altare e cacciarlo assieme a tutti coloro che non hanno la nostra nazionalità, perché probabilmente è da considerare un clandestino.
Si dice che gli immigrati danno fastidio, che sono poco decorosi o pericolosi. Però, è strano, che non danno fastidio se sono bravi nel giocare a pallone o sanno cantare (per vederli paghiamo e siamo disposti ad affrontare viaggi per vederli)… o li veneriamo senza porci il problema della pelle, se sono santi. Stranieri gli uni e stranieri gli altri.
Chiediamoci: chi di noi sapendo che in un altro paese la media della vita si allunga di venti-trent’anni, non tenterebbe di raggiungerlo? La loro non è una vacanza. Se vengono da noi, è perché la vita nelle loro terre non è vita, è inferno. E se il viaggio è inferno, inferno per inferno vale la pena rischiare. Loro cercano pace, dignità, scuola, cibo. Vogliono vivere.
Il nostro cuore, perciò, si faccia casa per dare accoglienza. Amare è abitare nel cuore degli altri. Le nostre mani si tendano, curino, raccolgano e sostengano. I nostri occhi abbiano uno sguardo di benevolenza. C’è Gesù nel volto dell’uomo che ci è accanto, anche se immigrato. “Ero forestiero e mi avete accolto”.
E’ scritto nella Bibbia: “Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”.
La presenza dello “straniero” nella nostra vita non è un male da estirpare, ma una realtà con la quale confrontarsi. Assieme possiamo costruire una comunità diversa.
Diceva s. Giovanni Crisostomo: “Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli altri uomini”.
L’eucaristia esige che scegliamo se stare dalla parte dei nostri interessi che spesso ci mettono gli uni contro gli altri, o dalla parte di chi cerca l’interesse di tutti. Se metterci dalla parte del male di alcuni o del bene di tutti.
Gesù ci ha parlato di un sogno: “Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.
Perché non farlo divenire realtà.
Nell’A.T. era scritto: “Lo straniero che dimora in mezzo a voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi”. Ciò significa che l’accoglienza dello straniero è il prolungamento dell’amore di Dio. “Il Signore ama il forestiero e gli dà pane e vestito: amate il forestiero”.
"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro". L’accoglienza non è fare una semplice elemosina, ma accogliere la persona che ho di fronte. Accogliere lo straniero è fare spazio nella città, nelle leggi, nella casa, nelle amicizie. L’accoglienza è diversa dalla beneficenza. Insomma il forestiero va accolto come riceveremmo il Signore, cioè con riguardo, con delicatezza, umilmente.
Il mondo e perciò soprattutto il cristiano vanno verso l’unità della famiglia umana. Non è possibile accettare un popolo superiore ad altri popoli. Gesù è morto sulla croce per riunire la famiglia umana: è morto perché nel mondo ci fosse uguaglianza e solidarietà, e non interessi di parte.
Si potrebbe dire: dal modo con cui i cristiani guardano lo straniero e gli esclusi si comprende in quale Dio essi credono.
Se siamo disposti a ciò, facciamo la festa di s. Calogero, altrimenti, come vi dicevo, per coerenza, togliamolo dall’altare e dalla nostra città.
Chiudo con una frase dell’Abbè Pierre: “Io ho tentato nella mia vita di mettere la mia mano nella mano di chi soffriva di più. Per ricompensa mi sono sempre ritro¬vata nell'altra mia mano la mano di Dio”. Che le nostre mani siano sempre piene. Auguri".
Considerazione di Carlo Martigli - Nuove leggi razziali?
Il Senato della nostra Repubblica, com’è noto, ha recentemente approvato il Pacchetto Sicurezza. Il provvedimento normativo, aspramente criticato dai partiti dell’opposizione, dalla Chiesa cattolica e, in generale, da ampie fasce dell’opinione pubblica a causa dei suoi contenuti discutibili per quanto concerne il rispetto dei diritti umani, presenta, tra le molte incongruenze segnalate dai commentatori politici, anche un profilo di iniquità, non sottolineato finora, ma ugualmente grave ed allarmante. Si tratta di questo: con l’assurda istituzione del reato di immigrazione clandestina, verranno cancellati sul nascere i diritti fondamentali di migliaia di bambini, concepiti da stranieri irregolari, che nasceranno nel nostro Paese. Questi neonati saranno “invisibili”, cioè totalmente sconosciuti all’Anagrafe e privi di qualunque tutela giuridica. E’ una situazione davvero allucinante: viene infatti perpetrata un’aperta violazione della Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo, la quale prescrive tassativamente l’obbligo di registrazione della nascita di ogni bambino messo al mondo in qualsiasi Paese che abbia sottoscritto tale Convenzione, a prescindere dalla nazionalità dei genitori e, ovviamente, dalla regolarità o meno del loro soggiorno. Pertanto, anche sotto questo aspetto, il Pacchetto Sicurezza introdotto dal Governo lascia perplessi e sconcertati: non può esserci sicurezza senza il rispetto dei diritti umani di ogni persona, tanto più oggi, in una Società sempre più multietnica e multiculturale.
Claudio Esposito
Aggiungo: niente anagrafe significa non esistenza e quindi niente scuola, niente salute, nessuna protezione. Chiedo a chi sostiene i parlamentari che hanno votato questa legge:è' giusto secondo voi? Senza polemiche, per favore. Se pensate che questa volta hanno sbagliato, ditelo loro, scrivete nei vostri giornali, fate sentire la vostra voce. Io sono quasi afono ormai.
Quando Berlusconi piangeva per gli immigrati. Quando i clandestini eravamo noi.
"Come un uomo sulla Terra" - documentario sulla tragedia che vivono molti clandestini - di Andrea Segre
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".
Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Non ci andava meglio in Svizzera, negli anni ’70 con i leader che scrivevano: “Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano».
In quegli anni – ieri rispetto alla Storia - in Svizzera c’erano circa 30.000 bambini italiani clandestini, portati di nascosto dai genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle rigorose leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari, genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini che raccomandavano perciò ai loro bambini: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.
Prima degli anni ’50 gli italiani andavano a Bucarest per lavorare nelle fabbriche e nelle miniere e alla scadenza del permesso di soggiorno restavano in Romania, clandestini. Nel 1942 il Ministro dell’Interno fu costretto ad inviare a tutti i Questori una circolare con la quale li si invitava a non far espatriare gli italiani in Romania.
In India, nel 1893, il console italiano scriveva a Roma per dire che in quella città tutti quelli che sfruttavano la prostituzione venivano chiamati “italiani”.
Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.
Non sono aneddoti. E’ storia, tratta dalla Mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo” (Parma, 15 aprile 2009).
Gian Antonio Stella, nel suo bellissimo libro “Quando gli albanesi eravamo noi”, ci ricorda che “….Quando si parla d’immigrazione italiana si pensa solo agli ’zii d’America’, arricchiti e vincenti, ma nessuno vuole sapere che la percentuale di analfabeti tra gli italiani immigrati nel 1910 negli USA era del 71% o che gli italiani costituivano la maggioranza degli stranieri arrestati per omicidio” o ancora che il primo attentato nella storia con un’auto imbottita di esplosivo è stato fatto a New York, non da terroristi ma da criminali italiani contro una banda avversaria.
Forse ci ricordano che la nostra Terra gira, gira velocemente nello spazio e nel tempo creando nuovi ricchi ed ammassando nuovi poveri. I ruoli si invertono ma i clandestini restano anche se hanno un colore diverso. Fuggono da Paesi in cui l’unica prospettiva è morire per fame o morire per guerre volute da altri. Ed allora questa gente può solo correre, correre, correre impazzita verso il nord, verso il mediterraneo, verso quelli che credono essere orizzonti migliori. (agoravox.it)
Stamattina siamo un paese legalmente razzista, con l'approvazione di norme che impediscono perfino i ricongiungimenti familiari. I matrimoni misti, la dichiarazioni di figli nati qui ma da genitori clandestini. Una barbarie. E non è vero che lo vuole gente. La gente lo vuole perchè questa destra, lega in testa, ha inoculato paura, spingendo a credere che il problema del paese siano i clandestini e non loro!!
Vederlo che piange e vomita ipocrisia è inaccettabile...
Ascoltate e guardate con attenzione...
Anche il governo Prodi aveva adottato la politica dei respingimenti in nome della legalità e della regolarità e Berlusconi pianse davanti alle telecamere per i morti clandestini, per le tragedie e quello che l'allora governo metteva in atto...oggi non è più così... ride, ride di gusto per gli accordi con un assassino e dittatore quale Gheddafi, ride degli ultimi, ride di coloro che muoino durante la traversata... lui strenuo difensore della Vita e del mondo cattolico (basta ricordare la sua posizione nel caso Englaro), lui separato e dalla condotta ambigua...
Italia: che tristezza!
giovedì 9 luglio 2009
Mentre Bondi (sostenitore della Vita e Cattolico) si separa e convive, vi giro "Clandestino": testo e musica di Manu Chao.
Il ministro Bondi firma la separazione dalla moglie
Il ministro, sposato dal '93, convive da un anno con Manuela Repetti,
deputata del Pdl
MONZA - Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, 50 anni, e la
moglie Maria Gabriella Podestà, 48, hanno definito lunedì un accordo
di separazione consensuale di fronte al Tribunale di Monza. L'udienza
si è tenuta nel capoluogo della provincia lombarda perchè il ministro
dei Beni culturali ha da tempo trasferito la sua residenza ad Arcore,
vicino alla villa del premier Berlusconi, abbandonando la sua
Fivizzano, in Lunigiana, di cui nel 1990 era diventato sindaco nelle
file del Pci.
PIENO ACCORDO - Il ministro era assistito dall'avvocato Emidia Zanetti
Vitali mentre a fianco della moglie c'era l'avvocato Cesare Rimini. I
due coniugi hanno raggiunto un pieno accordo anche per l'affidamento
del figlio di 11 anni. Bondi, sposato dal '93, convive da almeno un
anno con Manuela Repetti, 43 anni, figlia di un costruttore di Novi
Ligure e dal 2008 deputata del Pdl. Al termine dell'udienza il
ministro ha evitato ogni commento, dribblando giornalisti e fotografi
e allontanandosi da un'uscita posteriore del tribunale.
Un clip de grandes fotografias con la gran canción de Manu Chao para narrar esta triste historia de tanta gente...
Testo:
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel
Pa' una ciudad del norte
Yo me fui a trabajar
Mi vida la dejé
Entre Ceuta y Gibraltar
Soy una raya en el mar
Fantasma en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Por no llevar papel
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Yo soy el quiebra ley
Mano Negra clandestina
Peruano clandestino
Africano clandestino
Marijuana ilegal
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel
Traduzione:
perso nel cuore della grande Babylon
mi chiamano clandestino perche non ho documenti
andai a lavorare in un città del nord
la mia vita la lasciai fra Ceuta e Gibilterra
sono una riga nel mare fantasma nella città
la mia vita è proibita dicono le autorità
giro solo con la mia pena,la mia condanna va da sola
fuggire è il mio destino,per non avere documenti
perso nel cuore della grande Babylon
mi chiamano il clandestino sono un pericolo per la legge
giro solo con la mia pena,la mia condanna va da sola
fuggire e il mio destino,per burlare la legge
perso nel cuore della grande Babylon
mi chiamano il clandestino perche non ho documenti
Algerino clandestino Nigeriano clandestino
Boliviano clandestino Mano Negra illegale
Belle le immagini del video... guardatelo!



