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sabato 11 giugno 2011

Referendum 2011: le ragione del SI e del NO. Domani e lunedì italiani alle urne per i 4 quesiti

Domenica e lunedì arriva il referendum che propone 4 schede. Ecco le ragioni del SI e del NO per l’acqua, per le centrali nucleari e per il legittimo impedimento. Napolitano andrà a votare, Berlusconi no. Questa volta si raggiungerà il quorum del 50% più uno?


Prima ancora che il risultato del referendum, ciò che sarà importante domenica e lunedì 12 e 13 giugno riguarda il quorum da raggiungere. Secondo i calcoli affinché il referendum sia valido, dovranno recarsi al seggio un minimo di 24 milioni circa di persone.
Proprio su questo punta il governo, contrario all'abrogazione di ognuno dei quattro quesiti referendari che riguardano acqua (due), nucleare e legittimo impedimento. Berlusconi ha già annunciato che non andrà a votare mentre il Presidente della Repubblica Napoletano si recherà alle urne. Si recheranno al voto anche Bersani (Pd), Di Pietro (Idv) e Vendola (Sel). No al voto da parte di Bossi (Lega Nord). Sostanziale libertà di scelta espressa invece da Fini (Fli) e Casini (Udc).
Il quesito ritenuto il tema più caldo riguarda il nucleare. Si vota per l’abrogazione della norma che consentirebbe al governo nei prossimi anni di costruire sul territorio italiano centrali nucleari.
La maggioranza voleva evitare che si votasse in questo momento in cui l’onda emotiva inevitabilmente porterà la stragrande maggioranza delle persone a votare contro il nucleare, soprattutto dopo i fatti di Fukushima e i sempre riproposti fatti di Chernobyl.
Ma si vota anche per la privatizzazione dell'acqua (abolizione della norma che obbliga alla cessione di un minimo del 40% delle società che gestiscono i servizi) e per il legittimo impedimento.
Quest’ultimo viene considerato il referendum più politico dei quattro, perché costituisce il tentativo di abolizione di una norma che viene accostata direttamente al presidente del consiglio Berlusconi. Tale quesito è stato voluto dall’Italia dei Valori.
A prescindere da come la si pensi, a prescindere che vinca il SI oppure il No, andare in massa alle urne a votare sarebbe un segnale forte di partecipazione popolare per una nazione, l’Italia, che spesso sembra lasciarsi scivolare tutto addosso, senza reagire in alcun modo.
Andare a votare è sia un dovere che, soprattutto, un diritto. Migliaia di persone nella storia hanno lottato per ottenere la possibilità di esprimere un giudizio politico, di contribuire a pilotare il destino del proprio Paese. Nel 2011 abbiamo pieno esercizio di queste facoltà, costata la vita a così tanti “pionieri della giustizia”, che non andare a votare significherebbe svalutare la bontà di queste battaglie sociali così importanti. Non facciamo decidere agli altri quello che sarà del nostro futuro: non conta il Sì o il No, conta dimostrare partecipazione alle cose pubbliche e politiche del paese.
Tra i quesiti del Referendum 2011 c’è quello sull’acqua pubblica (o privata, a seconda della scelta che ognuno fa). Chi si recherà alle urne con l’intento di contrassegnare il quadratino con la scritta “Sì”, ritengono che l’acqua in quanto bene collettivo, debba essere gestito dal servizio pubblico nazionale. Questo per evitare soprattutto speculazioni da parte delle imprese private, o ridurre la possibilità che le ecomafie possano infiltrarsi nel mercato. Gli italiani che vogliono l’acqua pubblica ritengono che lo Stato sia in grado di gestire in maniera efficiente e trasparente l’acqua, mantenendo i prezzi certamente più bassi rispetto a un privato. Inoltre, l’autonomia degli enti privati rischierebbe di rendere eventuali rivalse molto difficili da sciogliere.
Anche il popolo del “No” è piuttosto compatto sulle proprie scelte e opinioni. Pensano specialmente che “a un maggior prezzo corrisponde un maggior servizio”, facendo leva sulle stime che segnalano come il 50% dell’acqua potabile vada persa nelle tubature, e che comunque il servizio non valga l’importo in bolletta. Inoltre, i sostenitori del “No” all’abrogazione evidenziano come l’Autority debba impegnarsi a garantire che le procedure di appalto si svolgano nel pieno rispetto delle regole.
Ecco il dettaglio delle 4 schede.
Referendum popolare n. 1: scheda rossa
È il primo dei due quesiti sulla privatizzazione dell’acqua pubblica: votando SI, si esprime la volontà di abrogare quelle norme che allo stato attuale consentono l’affidamento ad operatori economici della gestione dei servizi pubblici. Votando NO tutto rimane così com’è.
Referendum popolare n. 2: scheda gialla
È il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica: votando SI, l’elettore esprime la volontà di abrogare le norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, l’importo della quale prevede oggi anche la remunerazione del capitale investito dal gestore. Votando NO tutto rimane così com’è.
Referendum popolare n. 3: scheda grigia
È il quesito sul nucleare: votando SI, l’elettore esprime la volontà di abrogare le nuove norme riguardanti la possibilità di produrre, in Italia, energia elettrica a partire da centrali nucleari. Votando NO tutto rimane così com’è.
Con questo quesito referendario si chiede l’abolizione di una parte del decreto legge (“disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno) che permette la costruzione e l’utilizzo di nuove centrali per l’energia atomica in Italia. Cosa cambia col voto: se vince il SI: in Italia non verranno costruite centrali elettriche nucleari. Una è prevista anche nella a noi vicina Palma di Montechiaro. Se vince il NO: rimane valido il permesso di costruire centrali nucleari nel nostro territorio nazionale.
Referendum popolare n. 4: scheda verde
È il quesito sul legittimo impedimento: votando sì l’elettore esprime la sua volontà di abrogare la legge che consente al Presidente del Consiglio e ministri di decidere di non comparire in Tribunale nei processi che li riguardano.
Il referendum chiede la cancellazione totale della legge che permette a premier e ministri di non presentarsi in udienza invocando il legittimo impedimento, ovvero l'impossibilità di presentarsi davanti ai giudici derivante da impegni istituzionali. In origine la norma consentiva al premier e ai ministri di autocertificare il proprio impedimento; dopo la sentenza della Consulta invece l'impedimento deve essere stabilito dal giudice, che tuttavia difficilmente può negarlo.
Cosa cambia col voto: se vince il SI: il legittimo impedimento viene cancellato, i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge. Se vince il NO: il legittimo impedimento rimane invariato, premier e ministri possono invocarlo.
Ogni elettore potrà scegliere di ritirare e di votare tutte o solo alcune schede. La preferenza andrà indicata apponendo una croce sul SI o sul NO con la matita copiativa fornita dal seggio. Si raccomanda l’attenzione a non sovrapporre le schede al momento di votare, in quanto la croce apposta sulla prima scheda potrebbe trasferirsi anche a quelle sottostanti.
Il SI indica la volontà di abrogare le norme indicate, il NO esprime la volontà di mantenere tali norme così come sono oggi.
Per avere validità, il referendum dovrà raggiungere il quorum, vale a dire che dovrà recarsi alle urne il 50% più uno degli aventi diritto.
Si vota domenica 12 giugno dalle 8 alle 22, e lunedì 13 giugno dalle 7 alle 15 presso i propri seggi di appartenenza segnati sulla tessera elettorale.

Calogero Parlapiano

venerdì 10 giugno 2011

Sciacca, Lo IACP interviene?

Dopo anni e anni di battaglie, lo IACP avrebbe deciso di intervenire a Sciacca negli alloggi popolari di via Acerra e del villaggio Pescatori. Sbloccati anche i fondi per realizzare nuovi 20 alloggi: saranno costruiti in contrada Ferraro


Manutenzione straordinaria delle abitazioni Iacp di via Acerra e Villaggio Pescatori. Realizzazione di nuovi 20 alloggi popolari in città. Queste le novità su uno dei problemi ventennali della città di Sciacca, quello delle case popolari. Queste notizie positive sono sopraggiunte da Agrigento, scaturite da un incontro istituzionale con il commissario dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari Matteo Petralito. Ne hanno riferito nel corso di una conferenza stampa in Sala Giunta, il sindaco Vito Bono, l’assessore alle Politiche Sociali Gianfranco Vecchio, il consigliere comunale Simone Di Paola, il responsabile del Sunia Cgil di Sciacca Michele Catanzaro. Presenti all’incontro con i giornalisti, anche i consiglieri comunali Giuseppe Ambrogio e Maurizio Grisafi.
“Dopo tanti anni di battaglie – hanno detto il sindaco Vito Bono e l’assessore Gianfranco Vecchio –finalmente l’assicurazione che si penserà alla necessaria e urgente manutenzione di alloggi fatiscenti e al limite dell’abitabilità di Via Acerra e Villaggio dei Pescatori. Le nostre sollecitazioni hanno avuto riscontro. L’Iacp ci ha comunicato che entro un mese sarà presentato un progetto alla Regione per il finanziamento della manutenzione straordinaria. Ma c’è l’impegno dell’Istituto di trovare eventualmente le somme necessarie con fondi propri del bilancio dello Iacp”. Il sindaco Vito Bono e l’Assessore Gianfranco Vecchio hanno ringraziato il commissario e i funzionari dello Iacp per la disponibilità e l’attenzione.
“Si vede anche la luce per la realizzazione di 20 nuovi alloggi popolari – ha aggiunto il consigliere Simone Di Paola -. C’è moderato ottimismo sull’assegnazione a Sciacca di una quota parte dei residui di finanziamenti, su una rimodulazione regionale, di circa un milione di euro da assegnare all’intera provincia di Agrigento. Per quanto riguarda gli interventi di manutenzione, c’è
stato e continua a esserci l’impegno e l’attenzione di tutti. Il senatore Nuccio Cusumano ha già contattato l’assessore regionale Armao preannunciandogli un incontro al fine di individuare le somme per la necessaria copertura finanziaria”.
Il responsabile del Sunia Michele Catanzaro ha ringraziato l’Amministrazione comunale e il Consiglio “per il coronamento di una battaglia condotta con determinazione negli ultimi anni”.
Ottimismo dunque ma è chiaro che, dopo almeno 20 anni di sole chiacchiere, prima di esultare e brindare occorre prendere visione dei fatti, del progetto esecutivo di ripristino degli immobili, dei lavori di ristrutturazione e di quelli per la costruzione dei nuovi alloggi.
Questa nuova possibilità si è resa possibile grazie a dei fondi regionali. Infatti la regione siciliana ha conteggiato circa 1 milione di euro di fondi residui da destinare all’IACP provinciale. Buona parte di questa somma sarà investita su Sciacca. O almeno questa è stata la promessa.
Secondo i dirigenti dell’istituto autonomo case popolari per ripristinare e mettere in sicurezza gli immobili di via Acerra serviranno all’incirca 150 mila euro. Per dovere di informazione occorre fare una doverosa distinzione però tra gli immobili di via Acerra e quelli siti nel villaggio Pescatori. In entrambi i casi si tratta di edifici pressoché pericolanti ma in via Acerra non ci sono proprietari, ossia coloro che vi abitano sono tutti assegnatari. Nel villaggio Pescatori invece non solo diverse persone hanno provveduto ad acquistare l’immobile ma ce ne sono tanti altri disabitati da tempo perché in condizioni strutturali troppo gravi, tali da mettere a rischio l’incolumità della gente.
Dall’incontro che si è tenuto ad Agrigento sono emersi anche altri due fatti interessanti. Il primo è quello che riguarda i campetti di calcio. Sia quello sito nel rione Fratelli Bandiera che quello collocato alla Perriera abbisognano di urgenti opere di messa in sicurezza e ripristino. Secondo i funzionari dello IACP in quei campetti l’amministrazione comunale può intervenire da subito poiché lo IACP su quei campetti vanta soltanto un diritto di superficie mentre la proprietà è comunale. Secondo il consigliere del pd Simone Di Paola “gli interventi di ripristino dei campetti possono essere calati nel piano triennale delle opere pubbliche e il comune presto potrà aggiustare questi due importanti spazi aggregativi per i giovani.”
L’altro dato emerso è quello che, secondo i dati dei dirigenti IACP, la città di Sciacca è quella meno morosa della provincia di Agrigento, ossia il pagamento degli affitti da parte degli assegnatari è piuttosto regolare, a differenza per esempio invece della città di Palma di Montechiaro dove, a quanto pare, non pagherebbe quasi nessuno.
Soddisfatto naturalmente il sindacalista Michele Catanzaro: “da anni sostengo che a Sciacca la situazione economica per molte famiglie è gravissima e servirebbero, di conseguenza, 1000 alloggi popolari. Mi hanno preso per pazzo ma ne servirebbero davvero 1000. Partiamo da queste nuove 20 abitazioni nella speranza che il risultato possa essere conseguito il più presto possibile grazie anche alla collaborazione dell’amministrazione comunale saccense.”

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

venerdì 13 maggio 2011

Sciacca, approvata la variante Penny Market

Sospiro di sollievo per la Penny Market, ancora in sospeso Eurospin che chiede il commissariamento e la Bono Gomme. Frizioni all’interno di entrambe le coalizioni con Vito Bono e Fabio Leonte vigili nel rintuzzare gli attacchi che giungono da entrambi i poli. E intanto si attende ancora il PRG…


Martedì sera finalmente è stata la volta del consiglio comunale dopo numerosi rinvii a causa della mancanza del numero legale. All’ordine del giorno ancora le ormai famose varianti urbanistiche. E’ stata approvata la variante che consentirà l’apertura del punto vendita della catena Penny Market nell’ex sala Bingo. Nulla da fare invece, almeno in questa fase, per Eurospin. Infatti nel momento delle dichiarazioni di voto è venuto meno il numero legale a testimonianza delle frizioni ancora presenti nella maggioranza ma anche nell’opposizione dove il fronte sembra cominciare a disunirsi sull’argomento varianti.
La novità principale è stata rappresentata dall’intervento del sindaco Vito Bono che in apertura di seduta ha letto un documento con il quale l’amministrazione ha sostanzialmente detto di condividere esclusivamente le varianti compatibili con il piano regolatore generale e di tenere conto dell’esigenza di riutilizzare e valorizzare gli edifici esistenti. Da quanto si dice il PRG potrebbe raggiungere l’aula Falcone Borsellino nei primi mesi del 2012.
Il documento sostanzialmente ha avallato la posizione della componente Coco - Capodicasa all’interno del partito democratico anche se i consiglieri Sabella, Fiorino e Coco si sono astenuti al momento del voto mentre il consigliere Mandracchia ha votato contro. La variante Penny Market è passata con 16 voti favorevoli. Si sono espressi a favore gli altri componenti del partito democratico, l’Mpa, il Fli e i Leali per Sciacca, oltre all’opposizione.
L’atto di indirizzo fornito dal sindaco non è stato rispettato dall’intera maggioranza mentre l’opposizione ha continuato ad attaccare il primo cittadino e l’assessore al ramo Fabio Leonte.
Ha fatto palesare alcune evidenti contraddizioni Gioacchino Settecasi, mentre Fabrizio Di Paola, Calogero Bono, David Emmi, Gianluca Guardino e Gaetano Cognata hanno accusato l’amministrazione di atteggiamento irresponsabile e di incapacità a programmare una pianificazione urbanistica della città.
Del resto le difficoltà sono state ammesse da Simone Di Paola. “Siamo una coalizione ed è normale che le posizioni possano essere diverse, ha detto, ma l’atto di indirizzo dell’amministrazione ha consentito di trovare il compromesso.” “Finalmente il sindaco ha fatto chiarezza”, ha aggiunto Fiorino, ad opinione del quale il precedente libera tutti di Vito Bono era inaccettabile.
Sull’argomento varianti duro il commento dell’assessore Leonte: “le posizioni divergenti ci sono anche nell’opposizione” riferendosi all’assenza dei consiglieri Fabrizio Di Paola e Ignazio Bivona e soprattutto ha detto: “sull’Eurospin ci sono gli interessi di uno dei coordinatori locali del Pdl”.
Per i consiglieri del Pdl andava esitato anche questo punto. “Non si possono fare disparità” secondo Calogero Bono, Gioacchino Settecasi e David Emmi, anche se si tratta della realizzazione di un nuovo immobile, in contrada Bellante, rispetto alla variante Penny Market che utilizzerà un edificio già esistente. I consiglieri del centrodestra hanno messo a confronto l’istanza dell’Eurospin con quella della Lidl approvata nel 2009. “Anche in quel caso, hanno detto, si è cambiata la destinazione dell’area e si è realizzato un nuovo edificio. Insomma anche su Eurospin posizioni diverse sia nella maggioranza che nell’opposizione, ma con la differenza di un andazzo che stava portando alla bocciatura dell’atto. A quel punto Gianluca Guardino ha posto il problema delle assenze tra la maggioranza e assieme agli altri colleghi del Pdl ha abbandonando l’aula, mentre si facevano le dichiarazioni di voto. In questo modo è venuto meno il numero legale e la pratica Eurospin potrebbe finire nelle mani di un commissario, così come sembra volere la ditta.
Anche il giorno precedente, lunedì, si era provato a convocare il consiglio comunale ma tutto si era chiuso con un nulla di fatto.
Erano quindici i consiglieri presenti nei banchi della maggioranza. Ne mancava solo uno, dunque, per poter andare avanti regolarmente con i lavori. Ma all’opposizione non è bastato, e ancora una volta aveva abbandonato l’aula. “Sulle varianti urbanistiche siete spaccati, se non siete autosufficenti nel garantire la maggioranza in aula non saremo certo noi a farvi da stampella”, aveva detto in apertura dei lavori il capogruppo del pdl Gianluca Guardino.
Non c’erano tra le fila della maggioranza i consiglieri Assenzo, Sandullo e Ambrogio. Giustificati i primi due (Assenzo per lavoro, Sandullo per motivi di salute). Ambrogio invece non c’era per protesta contro la maggioranza per la vicenda del nucleo di valutazione. La maggioranza era tornata ad attaccare l’opposizione, ricordando che questa ad inizio consiliatura si era impegnata a non abbandonare mai l’aula consiliare e a non agire in maniera ostruzionistica per far cadere il numero legale.
“Dinanzi alla organica presenza di tutte le forze di maggioranza, presenti e pronte ad assumersi le proprie responsabilità dinanzi alla cittadinanza – si leggeva nel comunicato stampa diramato – l’opposizione ha rivelato pubblicamente la sua vera natura: strumentale nei contenuti, irresponsabile ed incoerente nella condotta.”
Eurospin insomma è pronta a chiedere il commissariamento del consiglio comunale, non intende attendere ancora, ritenendo che la variante che trasformerà un’area di contrada Bellante da agricola a commerciale sia regolare e meritevole di essere varata. L'unica forza politica della maggioranza al momento pronta a votarla è l’Mpa, ma anche nell’opposizione ci sono consiglieri disponibili a dire sì. pd e futuro e libertà sono disponibili a votare punti che non siano in contrasto con l'approvando prg, evidenziando che il progetto Eurospin lo sia. L’altra variante ancora da approvare prevede modifiche di destinazione d’uso per un centro vendita di gomme (Bono Gomme) in un magazzino già esistente in località Tabasi.
Nei prossimi giorni si riuniranno i diversi capogruppo e sarà convocato un nuovo consiglio comunale per discutere e votare le altre due varianti ancora mancanti. Vedremo se la prossima volta i consiglieri comunali di ambo le parti “varieranno” atteggiamento.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

giovedì 28 aprile 2011

Arriva il Referendum del 12 e 13 giugno 2011

Il 12 e 13 giugno si vota per l’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. I cittadini stanno ricevendo tutte le informazioni del caso? Il vicesindaco di Parigi a Burgio per sostenere l’acqua pubblica. A Sciacca invece l’amministrazione non ha ancora avviato la campagna di sensibilizzazione nonostante le promesse elettorali

“Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno vota Si per dire No.
1 - Vota Si per dire No al nucleare.
2 - Vota 2 Si per dire No alla privatizzazione dell’acqua.
3 – Vota Si per dire No alla legge sul legittimo impedimento.
Ricordatevi che dovete pubblicizzarlo voi il referendum perché non faranno passare gli spot né in Rai né a Mediaset”.
Questo è il messaggio che da settimane circola sul web e che intende pubblicizzare il prossimo referendum dando un’indicazione di voto. Fondamentale sarà raggiungere il quorum e non sarà per nulla facile dato che, per scelta del governo, il referendum è stato posticipato alla seconda settimana di giugno, a scuole finite, quasi in estate e soprattutto non accorpandolo alle amministrative che avrebbero potuto portare più gente al voto referendario. Ovvie le proteste dei comitati pro referendum: “Si cerca di boicottarlo. Non vogliono che si raggiunga il quorum”. Si discute non solo sulla scelta d’opportunità ma anche sul fatto che tutto questo porterà un costo supplementare alle tasche dei cittadini italiani di quasi 400 milioni di euro, soldi pubblici che si sarebbero risparmiati se solo si fosse deciso per l’accorpamento delle date.
A giugno dunque, gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere l’abrogazione delle leggi relative alla privatizzazione dell’acqua pubblica, all’installazione di centrali nucleari sul territorio italiano e alla legge sul legittimo impedimento.
La prima prevede la possibilità di abrogare il decreto 23-bis della Legge n. 133/2008, con il quale si stabilisce l’ingresso con una quota del 40% di capitali privati nelle società che gestiscono l’acqua pubblica, che diventano così società miste.
Il secondo quesito sempre in materia di acqua pubblica riguarda l’abrogazione dell’Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”. Esso prevede la possibilità di avere profitti sulla gestione dell’acqua pubblica in relazione con il capitale investito. Questo comporterà, fra l’altro, un aumento delle tassa idrica senza dare necessariamente un’effettiva garanzia di miglioramento qualitativo dell’offerta.
Il terzo quesito, quello più discusso in questi giorni, stabilisce l’abrogazione delle norme per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Seppure il governo abbia sospeso le norme relative alla costruzione di nuove centrali nucleari nella giornata del 19 aprile, bisognerà attendere il responso della Corte Costituzionale, che dovrà decidere se questo sia sufficiente ad annullare il quesito referendario.
Infine, i cittadini dovranno decidere se abrogare totalmente la legge relativa al legittimo impedimento. Tale legge è già stata parzialmente bocciata dalla Corte Costituzionale che aveva eliminato la possibilità per il presidente del Consiglio dei ministri di non presentarsi alle eventuali udienze dei processi in cui sono coinvolti, senza che i giudici potessero avere la possibilità di verificare la validità delle giustificazioni presentate.
Quello che emerge in questi giorni è la scarsa conoscenza che i cittadini hanno di questo referendum. Colpa anche di coloro che, come detto nel post che gira sul web, faranno di tutto per non fare passare le dovute informazioni sui principali canali televisivi. Il dato che emerge in maniera predominante è che, anche laddove i cittadini sanno del referendum, spesso hanno una conoscenza solo parziale dei quesiti proposti. Un altro dato importante è che solo la metà degli intervistati ha dichiarato che si recherà alle urne nei giorni utili. Una piccola percentuale non sa se andrà a votare.
Probabilmente quello che manca è appunto un’adeguata “pubblicità”. Sembra necessaria, infatti, una campagna informativa trasmessa sui principali mass media, per permettere a tutti di conoscere l’esistenza del referendum e stimolare, chi volesse, ad approfondire meglio i temi in questione. Anche per comprendere che se ad esempio si è “contro” il nucleare bisognerà esprimersi con un SI e se invece si è “favorevoli” bisognerà farlo con un NO.
“L'acqua è un pezzo della politica e della cultura del futuro e per questo ci piace l'idea di lavorare ad un gemellaggio ideale con l'Acquedotto di Parigi, ad un percorso cioè di scambio, di conoscenza, di informazioni e di buone pratiche. Noi vorremmo che il tema dell’acqua incrociasse il tema dell’energia così come anche il tema dei rifiuti. L’acqua, i rifiuti e l’energia sono gli ingredienti fondamentali di quella cultura moderna che non può che essere cultura della sostenibilità e della democrazia”. Lo ha detto il presidente della regione Puglia Nichi Vendola incontrando Anne Le Strat, vice sindaco di Parigi con delega ai servizi idrici, nell’ambito di una giornata di lavori, organizzata dall’Acquedotto pugliese, dedicata all’acqua e ad uno scambio di best practice. Proprio Anne Le Strat sarà a Burgio per sostenere la campagna referendaria siciliana e nazionale, e portare la propria esperienza politica in merito alla ripubblicizzazione delle reti. “Siamo felici di essere tornati al pubblico dopo 25 anni di gestione privata dell’acqua - ha detto Anne Le Strat sottolineando la - condivisione di pensiero” con il presidente Vendola sulla “gestione pubblica dell'acqua quale modo migliore per gestirla”.
Facendo riferimento al referendum del 12 giugno che ha, tra i tre quesiti, quello sul “rifiuto del decreto Ronchi che impone in maniera selvaggia processi di privatizzazione dell’acqua con argomenti truffaldini” e ricordando che sono state raccolte un milione e mezzo di firme, oltre tre volte il numero sufficiente per avere diritto al referendum, Vendola ha detto che “quel giorno mette paura alla grande lobby dei privatizzatori e anche al governo nazionale che insieme hanno deciso di provare a manipolare le norme e hanno deciso di impedire al popolo italiano di esprimersi sul referendum”.
In Sicilia è il comune di Menfi capeggiato dal sindaco Michele Botta (Pdl) ad avere avviato una robusta campagna di sensibilizzazione organizzando, insieme ai comitati, anche una marcia per l’acqua pubblica che da Menfi si è conclusa a Tappeto, in provincia di Palermo, sulla scia di Danilo Dolci. Queste invece l’opinione di Beppe Grillo in merito alle ultime dichiarazioni di Berlusconi sulla parte di referendum che riguarda le centrali nucleari.
Le parole pronunciate ieri da Berlusconi segnano il confine tra la fine della democrazia in Italia e la sua, pur fioca, sopravvivenza: “Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l’opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare, l’accadimento giapponese a seguito anche di sondaggi che abitualmente facciamo ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini, se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire” ha detto il premier. Il governo “responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione e che, magari, dopo un anno, forse due anni, si possa ritornare ad avere un’opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare, i molti contratti stipulati non vengono abrogati, stiamo continuando e decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione”.
In queste parole c’è il totale disprezzo del cittadino, della volontà popolare.
La Cassazione deve pronunciarsi sul referendum contro il nucleare. Il Governo ha ritirato la legge per la costruzione delle nuove centrali per riproporla tra un anno (parole pubbliche del capo del Governo) nella speranza che il disastro di Fukushima venga dimenticato. L’Ufficio centrale della Cassazione, presieduta da Capotosti, deve decidere se il referendum si terrà ugualmente. Se lo cancellerà sarà complice.
L'articolo 39 della legge 352/1970 prevede “se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l’atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso”.
Qui, come è chiaro, non si vuole abrogare nulla, solo far passare il tempo. La Cassazione è di fronte a un bivio.
Insomma l’obiettivo dichiarato è quello di non far svolgere il referendum sul nucleare per evitare che tutti votino contro le centrali e riproporre la loro costruzione quando le acque (di Fukushima) si saranno calmate.
A Sciacca intanto, fino al momento, poco si sta facendo per pubblicizzare il referendum. L’amministrazione comunale, dopo aver inserito la ripubblicizzazione dell’acqua nel programma elettorale e a parte qualche dichiarazione ufficiale, non se ne sta occupando granchè, a differenza di Menfi e Burgio. A Sciacca insomma continua la saga di una telenovelas che non passa mai di moda: “Parole, parole, parole”. Ma di fatti nemmeno l’ombra.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

sabato 23 aprile 2011

Raffaele Lombardo in bilico?

Il Pd è pronto a mollare Lombardo che contrattacca: “O me o le urne”. E a sorpresa dichiara che potrebbe ricandidarsi col Terzo Polo. Situazione di stallo che rischia di paralizzare anche i lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana

“E’ da escludere un cambio di maggioranza. La mia è una giunta tecnica in cui ognuno esprime le proprie competenze, quindi non c’è nessuna delegazione di partito da ritirare”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, nel corso di una conferenza stampa convocata a Palermo per discutere del quadro politico regionale attuale alla luce dell’inchiesta antimafia della Procura di Catania che lo vede coinvolto.
“Non accetto lezioni di moralità da nessuno – ha aggiunto - e soprattutto da chiacchieroni che non sanno cosa sia la lotta alla mafia e alla criminalità, che il mio governo ha contrastato come mai successo in Sicilia. La sanità, il mondo dei rifiuti e dell’eolico: sono questi i settori dove abbiamo contrastato di più il malaffare”. Chiuse intanto le indagini per concorso esterno in associazione mafiosa. Lombardo: “Non intendo vivacchiare. O con me o si va subito al voto”. E guarda al Terzo Polo per ricandidarsi sebbene, fino a poco tempo fa, aveva dichiarato che non lo avrebbe fatto.
Veltroni nel frattempo chiede un referendum al pd per riconsiderare l’alleanza con il governatore mentre per Ignazio Marino il governatore si deve dimettere subito.
Raffaele Lombardo dunque è in bilico. Questo il quadro della situazione attuale. Il Pd regionale e nazionale è in crisi di coscienza e si chiede se è lecito proseguire un rapporto politico con una persona indagata per concorso esterno in associazione mafiosa. Anche se per il governatore tutti hanno verso di lui “una presunzione di colpevolezza”.
E’ chiaro che senza il Pd il governo regionale non avrebbe più i numeri per continuare. Non basterebbero Mpa, Api, Fli e Udc. Pessimi i rapporti col Pdl e con Forza del Sud: insomma non resterebbero che le urne con Cascio, Miccichè e Sergio D’Antoni in pole position come papabili candidati.
Lombardo dal canto suo rivendica i meriti del suo governo nell’azione riformatrice e contro la illegalità in una conferenza stampa convocata all’indomani delle dichiarazioni di Pier Luigi Bersani con le quali aveva annunciato di volere riconsiderare la situazione politica nel governo della Regione e il sostegno del Pd. Una stoccata arrivata dopo che la Procura di Catania aveva nei giorni scorsi notificato al governatore l’avviso di chiusura indagini su un’inchiesta in cui Lombardo è coinvolto con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. A questo si è aggiunta la bordata di Walter Veltroni: “In Sicilia occorre svolgere un referendum nel Pd per decidere sul sostegno alla giunta Lombardo. La mia opinione è che non si debba più sostenere l’esecutivo”.
“Veltroni è nostalgico dello zero a 61. Ha fatto la sua proposta, rispettabile anche questa, ma gli dico che non ci sarà bisogno di referendum”. Il governatore si riferisce a quando nel 2001 l’allora Casa della libertà conquistò alle consultazioni politiche tutti i 61 collegi uninominali in Sicilia. Con Veltroni si schiera invece il senatore del Pd Ignazio Marino. Posizioni non condivise dal capogruppo del Pd all’Ars Antonello Cracolici, uno dei sostenitori dell’appoggio alla giunta regionale: “Questo clima da caccia alle streghe che qualcuno all’interno del centrosinistra vuole istaurare, è insopportabile” afferma. Ed è proprio Lombardo a citare le mosse in nome della legalità messe in campo dal suo governo e cita lo stop ai termovalorizzatori e il risanamento della Sanità. Azioni che gli vengono riconosciute anche dal senatore del Pd Beppe Lumia, uno dei leader dell’antimafia e dalla presenza in giunta del magistrato Massimo Russo e dell’ex prefetto Giosuè Marino.
In ogni caso Lombardo non intende accusare i pm che lo hanno indagato. Entrando nel merito dell’inchiesta della procura di Catania afferma: “Leggerò gli atti e li leggeremo tutti. Io a questa gente non ho dato nè passaggi in macchina, ne assunzioni, nè incarichi, nè appalti e nè favori. Io...”. Il banco di prova della maggioranza sarà il voto delle prossime settimane sul bilancio. Se si dovesse arrivare ad elezioni anticipate il governatore afferma di guardare “con interesse al Terzo polo (Udc, Fli, Mpa, Api) un riferimento importante e un ancoraggio serio”. E lascia intendere che non esclude una sua ricandidatura.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 12 aprile 2011

G.Settecasi fonda il PID a Sciacca

Settecasi fonda il PID a Sciacca proprio mentre uno dei suoi fondatori, Calogero Mannino, lo rinnega. Aperte le trattative e possibili nuove adesioni per un partito che “rischia” di mettere a soqquadro alleanze e la stabilità della giunta guidata da Vito Bono

Gioacchino Settecasi è la nuova anima del PID a Sciacca. I Popolari di Italia Domani nascono dunque anche nella città termale e le adesioni a quanto pare cominciano a fioccare. Il giovane Settecasi, da tempo esponente dell’area che fa capo al parlamentare europeo Antonello Antinoro, era stato eletto durante le ultime elezioni comunali all’interno della Lista Autonoma Saccense contribuendo in modo sostanziale alla vittoria al primo turno dell’attuale sindaco Vito Bono. Dopo poche settimane dall’inizio dell’avventura in consiglio, Settecasi aveva annunciato di diventare un consigliere autonomo ed indipendente, non aderendo mai al gruppo dell’Udc dapprima costituito dai consiglieri Assenzo e Friscia.
Poi la sorpresa, doppia a dire il vero. L’ex ministro Calogero Mannino, insieme a Cuffaro, ai riberesi Ruvolo e Cascio, e al neo ministro Saverio Romano fonda il PID con il quale sancisce la definitiva spaccatura da Casini e dall’Udc accusati di avvicinarsi troppo al partito democratico. Assenzo e Friscia però, manniani convinti, decidono di non seguire il leader: lasciano l’Udc, non aderiscono al PID e passano alla maggioranza aderendo a Fli, Futuro e Libertà per l’Italia, il soggetto politico voluto da Fini e nato dalla spaccatura interna al Pdl berlusconiano.
Rimane libera dunque l’area centrista. E si inserisce lì Gioacchino Settecasi che decide di fondare il partito a Sciacca avvalendosi di un nutrito gruppo di collaboratori e simpatizzanti. Il PID è attualmente aperto a nuove adesioni. Si parla insistentemente di trattative in corso e di consiglieri comunali che potrebbero aderire presto al movimento capeggiato da Settecasi. Intanto però l’onorevole Mannino, dopo pochi mesi, ha rinnegato la sua creatura. Ha dichiarato nelle settimane scorse che “il PID non esiste, anzi non è mai nato”, in aperta polemica con Saverio Romano al quale Mannino ha ultimamente dedicato parole al veleno. In definitiva Mannino, attraverso il PID, voleva rimanere nell’area di centrodestra ed ha salvato Berlusconi a dicembre quando si doveva votare la fiducia alla Camera e al Senato ma non voleva che i suoi adepti entrassero nell’esecutivo né che si creassero gruppi e sottogruppi di Responsabili.
Anche Michele Catanzaro, coordinatore regionale del PID, ha dichiarato che a Sciacca c’è tutta l’intenzione di creare il partito. Al momento Settecasi è impegnato nella costituzione del direttivo del partito che molto probabilmente sarà formato da parecchi giovani. Poi toccherà alle possibili nuove adesioni. Ma, a conti fatti, sono pochi i consiglieri “sul mercato”. Sandullo e Gulotta fanno ancora parte dei Leali per Sciacca e sembrano più vicini al Pd che al centro, Michele Patti si è appena accasato a Forza del Sud, Salvatore Alonge è rimasto fedele alla lista Forza Sciacca poiché non ha mai dato adesione ufficiale al Pdl. Chi rimane? Nei giorni scorsi si è parlato con insistenza di Mariella Campo come possibile interessata al PID ma l’ex assessore della giunta Turturici ha smentito dichiarando di “essere e rimanere nell’Mpa”. Almeno per ora. E’ difficile per ora ipotizzare la collocazione politica in consiglio comunale del PID perché il peso, come sempre, è dato dai numeri: più consiglieri faranno parte del PID e più forte sarà l’ascolto che il sindaco Vito Bono dovrà dar loro. Non è detto che i popolari saranno all’opposizione così come non è detto che faranno parte della maggioranza. Presumibilmente Settecasi rimarrà ancora a guardare, in posizione neutra, in attesa appunto di nuove adesioni, prima di sferrare le eventuali trattative. Il quadro politico insomma è parecchio effervescente ed anche l’opposizione, oltre al Pd, ha le sue belle gatte da pelare, specie all’interno del Pdl dove le diverse anime (quelle rappresentate da Giuseppe Marinello, Angelino Alfano, Forza Sciacca e battitori liberi) continuano a farsi una “guerra” silenziosa e sotterranea, meno visibile rispetto a quella fatta da conferenze stampa e accuse pubbliche portata avanti all’interno di quello che resta del partito democratico.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

sabato 9 aprile 2011

Decisioni "varianti"...

Si continua a parlare di varianti urbanistiche. Il quadro era e rimane poco chiaro ed anche il prossimo consiglio comunale rischia di tramutarsi in un nulla di fatto aggravando i rapporti tra la Giunta Bono e la maggioranza consiliare.


Le varianti urbanistiche tornano all'ordine del giorno della seduta del consiglio comunale di Sciacca, convocato per il 14 aprile prossimo, ma le posizioni dei gruppi e dei singoli consiglieri non sembrano cambiate, anzi la situazione sembra ancora più intricata se è vero com’è vero che per l’ex capogruppo del pd Simone Di Paola la maggioranza dovrebbe trovare una soluzione univoca e condivisa mentre secondo il sindaco Vito Bono “quando si parla di questioni urbanistiche è giusto lasciare le decisioni alla responsabilità del singolo consigliere”.
Rieccoci dunque alle prese con le varianti e stavolta, all'ordine del giorno del consiglio comunale, se ne aggiunge un'altra, quella per la realizzazione di un impianto di distribuzione carburante, dotato di pannelli fotovoltaici, da realizzare nella via Lioni. L’argomento distributori di carburanti sta mettendo ulteriore benzina sul fuoco, è proprio il caso di dirlo, sui rapporti tra Giunta e Maggioranza con al centro della questione i distributori da costruire alla Perriera, nei pressi dello stadio Alternativo e in via Verona.
Tornano all'ordine del giorno, ovviamente, anche i progetti Penny Market nell'ex sala bingo di via Pompei, Eurospin nella contrada Bellante e Bono gomme in contrada Seniazza. Naturalmente per risolvere ogni diatriba basterebbe portare il piano regolatore generale in consiglio ma ancora evidentemente non è pronto. Del resto la stessa regione siciliana, attraverso alcune lettere ufficiali, aveva “rimproverato” nel recente passato il comune saccense affermando, nel succo, che le varianti urbanistiche devono essere delle eccezioni, e non una regola ormai costante e consolidata.
Tutti d'accordo i capigruppo consiliari chiamati a stabilire la data della seduta consiliare e i punti all’ordine del giorno.
Una calma apparente se si tiene conto di come sono andate le cose nelle due sedute consiliari, andate a vuoto la scorsa settimane e del fatto che le posizioni non sembrano essere cambiate.
Il pd del segretario e, per il momento anche capogruppo, Giuseppe Coco, dopo le dimissioni dall’incarico di Simone Di Paola, continua a ricordare le decisioni assunte nel corso della ormai famosa riunione che aveva preceduto la seduta consiliare: non si va in deroga a quello che prevede il piano regolatore generale. Tradotto significa: non si approvano le varianti.
Posizione non condivisa dalla componente Cusumano, i democratici e liberi, possibilisti invece sui progetti Penny Market e Bono gomme. Il risultato era stata la loro assenza in aula e gli ulteriori strascichi polemici con le dimissioni da capogruppo di Di Paola.
Il segretario Coco ha convocato per sabato mattina un’altra riunione di partito. A cosa porterà non è chiaro, ma sulle vicende urbanistiche la linea ufficiale non dovrebbe cambiare, sostenuta anche dai colleghi di futuro e libertà, mentre l’mpa ha ufficialmente dichiarato tramite l’assessore Ferrara la disponibilità ad approvare le varianti, ritenendo l’atto perfettamente legittimo.
La maggioranza quindi continua ad essere quantomeno confusa soprattutto alla luce del fatto che anche su altre questioni non ha dato esempi di compattezza e più di qualche esponente continua a ribadire che dovrebbe essere proprio il sindaco a tenere tutti in riga. Invece lascia correre, lascia fare.
Sta di fatto che sono saltate due sedute consiliari, che le varianti sono all’ordine del giorno ormai da diversi mesi senza che se ne venga a capo col rischio di bloccare l’intera macchina amministrativa del consiglio comunale. L’opposizione si era presentata in aula nelle ultime due tornate nelle quali poi era venuto a mancare il numero legale.
All'interno del pdl pare ci sia un gruppetto di 5 consiglieri disponibili ad approvare le varianti, mentre gli altri non sono d’accordo. Poi c’è da capire a quale gruppo eventualmente si accoderanno i battitori liberi: Sandullo, Gulotta, Settecasi, Turco e Michele Patti. Una cosa è certa: si deve prendere una decisione, positiva o negativa che sia, perché Sciacca non può più aspettare.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

giovedì 7 aprile 2011

Siome Di Paola si dimette da capogruppo del Pd

Se non si parlasse di calcio, potremmo cominciare questo articolo con l’esclamazione. “Clamoroso al Cibali” ma siccome si parla di politica e, in particolar modo di maggioranza consiliare, le dimissioni di Simone Di Paola da capogruppo del partito democratico all’interno del consiglio comunale assumono tutt’altro significato. Sono il sentore di una crisi diffusa all’interno della coalizione che sorregge il sindaco Vito Bono, rappresentano la spia, l’allarme rosso, di qualcosa che non va, che non torna. Simone Di Paola, all’interno del centrosinistra saccense, non è un consigliere qualunque e, per giungere a questo passo, di certo non basta ricordare la non approvazione delle varianti urbanistiche, vera spada di damocle per tutti i microcommercianti del centro storico locale.
A tutto questo va ad aggiungersi il fatto che i due consiglieri dell’Mpa Campo e Maglienti nei giorni scorsi hanno firmato un documento, una mozione proposta dall’opposizione per abbassare l’ICI sui capannoni. Due indizi fanno una prova. Anzi gli indizi oramai sono parecchi e datati nel tempo. Simone Di Paola contro il segretario Giuseppe Coco, Paolo Mandracchia contro Di Paola e contro Coco, Fiorino e Ambrogio battitori liberi: dire che il pd locale è una polveriera sembra addirittura non rendere l’idea. Problemi che partono da lontano e che si sono acuiti a dismisura una volta che Vito Bono ha scelto e nominato gli assessori prima l’epurazione di Marinello, presentato come assessore designato, poi Ignazio Piazza, tecnico della pesca, eliminato dopo pochi mesi nonostante tutti abbiano sottolineato il suo buon operato, infine l’approdo di Leonte e Fazio sebbene Mandracchia, Marinello e Fiorino avessero avanzato precise richieste e perplessità. In tutto questo va ad aggiungersi anche l’associazione di Cusumano Democratici e Liberi di cui spesso si parla possa aggregarsi al terzo polo avvicinandosi all’Udc o alla nuova formazione politica di Lombardo, erede dell’Mpa. Che confusione. Vito Bono si è sempre detto indipendente dai partiti ma sta finendo per esserne inghiottito suo malgrado. Un po’ di decisionismo ed autonomia in più, dato l’elezione al primo turno, probabilmente non avrebbe guastato.
Intanto consiglieri comunali di Democratici e liberi sembrano pronti a restare distinti dall’attuale dirigenza del partito, con la conseguenza di ricostituire in indipendente gruppo consiliare. Le dimissioni di Di Paola “sono la naturale conseguenza – afferma il consigliere Giuseppe Ambrogio - di un andazzo politico approssimativo e molto disarticolato del PD, con una dirigenza che procede senza un’idea di governo. In una nota stampa diffusa nella mattinata, Ambrogio sostiene che il Pd avrebbe scelto invece di procedere a estemporanee convocazioni di organi di partito e di andare avanti al di fuori del quadro politico che sostiene la giunta Bono. “Tutto ciò – dice ancora Ambrogio - ha generato e continua a generare sbandamento e turbamento, anche in ragione di una scelta che emerge sotto traccia e che è finalizzata, in sintonia con posizioni chiare ed evidenti, di una precisa componente provinciale del partito, al deperimento del partito e del suo progetto locale”. Proseguono nel frattempo i lavori del consiglio comunale che sul tema delle varianti urbanistiche rischia il commissariamento se non si giunge presto ad un accordo tra tutte le componenti.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

mercoledì 30 marzo 2011

La maggioranza perde pezzi...

Animata seduta del consiglio comunale di Sciacca. Michele Patti passa all’opposizione ma non va con Forza del Sud, anzi si dichiara indipendente. Paolo Mandracchia intanto attacca l’assessore Fazio del suo stesso partito, difeso invece da Simone Di Paola. Approvato un documento pro Lampedusa


Critiche, polemiche e scricchiolii tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione. Questo, in breve, il sunto dell’ultima seduta del consiglio comunale di Sciacca, seduta che era stata anteceduta, il giorno prima, da importanti riunioni politiche dei vari gruppi per decidere quali posizioni assumere in merito alle questioni urgenti delle varianti urbanistiche e del mercato del contadino.
Su questo punto dura è stata la polemica interna al partito democratico. Il consigliere Paolo Mandracchia, cha ambiva al ruolo di assessore prima del veto del segretario Coco, ha attaccato colui che ha preso il suo posto: Vincenzo Fazio.
“Sul mercato del contadino – ha detto – non sono state mai ascoltate le mie proposte, non capisco i ritardi nell’avviarlo, posso contare sull’appoggio di tutte le associazioni di categoria e non comprendo perché non venga più convocato il tavolo tecnico dell’agricoltura”. Diversi dunque i punti toccati da Mandracchia. In difesa di Fazio, già nell’occhio del ciclone per gli interminabili lavori della Chiazza, è corso il capogruppo del Pd Simone Di Paola che ha parlato di “attacchi ingenerosi” mentre lo stesso Fazio li ha definiti “attacchi gratuiti. Non sono stati indicati siti alternativi a quelli dello stadio per allocare questo mercato e la posizione dei box è stata indicata dalle stesse forze dell’ordine” ha replicato. Insomma la posizione ufficiale del Pd è quella espressa da Di Paola che come sempre cerca di difendere e salvare il salvabile ma le spine interne non mancano. Spine considerevoli tra l’altro. Intanto il regolamento del mercato del contadino è stato approvato seppur con alcune modifiche volute dalle commissioni consiliari Affari generali e Attività produttive. Le organizzazioni agricole non sono molto convinte né del luogo scelto per fare questo mercato né del posizionamento dei 12 box. L’opposizione ha chiaramente approfittato del clima in aula ed ha attaccato pesantemente Fazio e tutta la Giunta Bono. Ignazio Bivona ha chiesto le dimissioni dell’assessore all’agricoltura, Calogero Bono ha sottolineato come ancora non si capisca quando questo mercato aprirà, mentre Caracappa, Emmi, Cognata, Settecasi e Fabrizio Di Paola hanno dato ragione a Mandracchia. Il regolamento è stato poi approvato da tutti ma con il caloroso invito dato a Fazio di convocare presto una conferenza di servizi per capire come far funzionare per il meglio il prossimo mercato.
A proposito di scricchiolii nella maggioranza, si è registrato l’intervento di Michele Patti che ha ufficialmente affermato di abbandonare il gruppo dei Leali per Sciacca senza però dare conferma del suo approdo a Forza del Sud. Questa la reale sorpresa, anzi si è dichiarato indipendente invitando anche i colleghi di gruppo Sandullo e Gulotta a passare all’opposizione. Invito per ora rispedito al mittente. “Il gruppo Leali per Sciacca va avanti ha detto Sandullo ma attendiamo ancora che Vito Bono ci dia un riconoscimento politico”.
Vito Bono ha accolto quasi con sollievo l’abbandono di Michele Patti, “era ora che se ne andasse all’opposizione. Del resto continua a mandare interrogazioni che stavano per compromettere per esempio il carnevale.” Fabrizio Di Paola, Calogero Bono, Gioacchino Settecasi, Silvio Caracappa e Nicola Assenzo hanno commentato in aula la decisione di Patti. Per gli esponenti dell’opposizione è il segnale di una maggioranza che vive alla giornata ed è poco coesa mentre Assenzo ha parlato di “singolo episodio”.
Intanto Vito Bono sempre durante il dibattito ha affermato che i lavori in via Licata riprenderanno subito ed andranno avanti anche perché è in arrivo il pagamento aspettato dalla ditta Alaimo che sta eseguendo questi lavori.
Approvato all’unanimità anche un documento di solidarietà verso Lampedusa e i lampedusani abbandonati dal governo in balia di se stessi a causa dell’ingente mole di disperati che giungono sulle coste siciliane. L’isola è al collasso e manca anche l’acqua. L’iniziativa era stata suggerita a tutti i sindaci qualche giorno fa da Michele Botta, sindaco del comune di Menfi. Tra i commenti, importante quello fatto da Gianluca Guardino capogruppo del Pdl che ha attaccato il governo nazionale per come sta gestendo il caos di Lampedusa dove si rischia davvero l’emergenza igienico sanitaria. Nel documento votato si fa cenno a riflessioni umanitarie e crisi di ordine economico soprattutto per le ricadute che tutto questo avrà sul turismo lampedusano e siciliano. Lo scalo di Trapani rimane ancora interdetto al traffico civile.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

giovedì 10 marzo 2011

Uno contro tutti...

Seduta del consiglio comunale animata dalle intemperanze del consigliere Pippo Turco che ha attaccato l’amministrazione e tutti i consiglieri comunali. Il Presidente Bellanca è stato costretto ad interrompere i lavori in attesa che si calmassero le acque. Approvate due mozioni. Intanto lo Iacp dirotta i fondi previsti per Sciacca a Porto Empedocle

La richiesta di un intervento urgente da parte dell’Istituto autonomo case popolari in favore del patrimonio edilizio di sua competenza e la riqualificazione della piazza Belvedere, nella zona dove c’erano il casotto successivamente demolito della Tamoil. Sono queste le due mozioni approvate durante l’ultima seduta del consiglio comunale di Sciacca al termine di un dibattito a dir poco acceso e che ha registrato le numerose intemperanze da parte del consigliere indipendente Pippo Turco. Intemperanze che alla lunga hanno acceso lo scontro tra lo stesso consigliere e il presidente del consiglio comunale di Sciacca Filippo Bellanca. L’ex sindaco si è lamentato con tutti i consiglieri, indistintamente di maggioranza o di opposizione, rei, a suo dire, di escludere sistematicamente e preventivamente la trattazione delle mozioni da lui presentate. Ovvio che, tira che ti tira, siano volate parole grosse, spesso fuori le righe. Insomma non un bello spettacolo per coloro che hanno deciso di guardare in tv i lavori del civico consesso. Hanno respinto le accuse di Turco diversi consiglieri: Mimmo Sandullo, Paolo Mandracchia, Simone Di Paola, Agostino Friscia, l’assessore Fabio Leonte e Nicola Assenzo. Ad un certo punto Pippo Turco ha polemizzato
personalmente con Paolo Mandracchia, Fabio Leonte e Ignazio Bivona. Per il presidente Bellanca non è rimasto altro da fare che interrompere la seduta in attesa che i toni si stemperassero e si ritornasse a parlare in modo pacato e civile.
La mozione su piazza Belvedere, presentata dal Pdl, risale addirittura al maggio del 2010. A
nome del Pd il consigliere Enzo Sabella ha detto sì alla mozione del Pdl, ricordando però che
c’è già un’idea progettuale su quella piazza inserita nel piano triennale delle opere pubbliche
per riqualificare e rendere quella zona un’isola pedonale anche nella parte dove c’è l’attuale mercato del pesce. “Noi non chiediamo grossi investimenti, al momento chiediamo solo delle
piante e delle panchine per abbellire la zona, ci vogliono appena 50 mila euro”, hanno replicato dal centrodestra, anche se Ignazio Bivona ha fatto notare che al momento il comune dispone soltanto di uno studio di fattibilità e non di un progetto.
D’accordo con lui Simone Di Paola, che però ha fatto notare come l’opposizione abbia sempre da ridire, perfino quando la maggioranza accoglie le sue proposte.
A nome dell’amministrazione Fabio Leonte ha ribadito la volontà della Giunta a voler fare propria la mozione evidenziando al tempo stesso però che sarà seguita la strada del progetto di riqualificazione, perché l’abbellimento della piazza richiesto in sostanza dal centrodestra rischia di far spendere inutilmente soldi senza risolvere i problemi. Durante questa parte di dibattito c’è stata anche una polemica tra il consigliere di maggioranza Sandullo e l’assessore Leonte. I Leali per Sciacca hanno chiesto che siano maggiormente coinvolti all’interno delle iniziative della maggioranza. La mozione comunque è passata quasi all’unanimità, ad astenersi ovviamente è stato il solo consigliere Turco.
Si è poi passati poi alla trattazione della mozione riguardante la necessità che lo Iacp faccia qualcosa in favore del patrimonio edilizio di sua competenza di Sciacca. E riparte lo show di Turco che ancora una volta ne ha avuto per tutti. Turco ha attaccato l’amministrazione, accusandola di incapacità per non aver fatto pressioni sullo Iacp in favore della riconferma, poi svanita, dei 2 milioni di euro individuati negli anni scorsi ma di fatto mai erogati dall’Istituto delle Case Popolari, malgrado l’avvenuta localizzazione delle aree dove realizzare 20 alloggi popolari. Pare addirittura che i soldi destinati a Sciacca siano finiti a Porto Empedocle. Prima dunque lo Iacp aveva confermato fondi e finanziamento, poi invece si è rimangiato la parola dirottando i soldi altrove e non indicando nuove somme da destinare alla città termale. “Il disinteresse dello Iacp ha fatto diventare le case popolari di Sciacca delle strutture da terzo mondo” ha attaccato il capogruppo del Pd Simone Di Paola. Sono diverse le situazioni di emergenza circa le case popolari, basti pensare a quelle site in viale Siena, via Acerra, Villaggio Pescatori, perfino quelle recenti site al Ferraro mostrano scarsa sicurezza e copiose infiltrazioni d’acqua, impianti elettrici non funzionanti e ascensori bloccati. “Le casse dell’istituto sono vuote – ha detto l’assessore Leonte - e l’amministrazione Bono non ha alcuna colpa, così come non l’aveva l’amministrazione precedente”. Lo Iacp al momento conosce l’emergenza nelle vie Tasso e Ariosto, è riuscita ad intervenire in via Machiavelli. Ma non basta. E’ troppo poco per i reali fabbisogni delle centinaia di famiglie saccensi costrette a vivere al limite della sopportazione.
Sul Piano regolatore generale, invece, per fugare tutti i dubbi di presunti interessi personali venuti fuori ancora una volta da Pippo Turco, l’assessore al ramo Fabio Leonte ha annunciato che l’amministrazione recapiterà il Prg alle forze dell’ordine e alla procura della repubblica che dunque potranno controllarlo e vagliarlo a dovere.
Il consiglio dovrà essere riconvocato, probabilmente ormai alla conclusione dell’edizione 111 del carnevale di Sciacca.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

venerdì 4 marzo 2011

Volemose bene...

Settimana di verifica politica per le componenti che sorreggono la maggioranza guidata dal sindaco Vito Bono. Le riunioni si sono chiuse sostanzialmente con un “non facciamoci del male”. Durerà questa pace forzata? Più probabile un nuovo rimpasto di uomini e deleghe


Lunedì scorso doppia riunione per verificare la tenuta della maggioranza che in consiglio comunale garantisce l’amministrazione e il sindaco Vito Bono.
Prima, nel pomeriggio, è stata la volta del partito democratico che, naturalmente e c’erano pochi dubbi in merito, ha deciso di mantenere la propria fedeltà al primo cittadino. A seguire, in serata, l’incontro insieme a tutti quei consiglieri che fanno parte di partiti politici. Dunque mancavano gli indecisi, ossia coloro che votano di volta in volta, senza schierarsi in modo definitivo, pro o contro l’amministrazione.
Nei prossimi giorni le riunioni continueranno anche con loro, con Michele Patti, i Leali per Sciacca, Gioacchino Settecasi. Tra gli assenti di lunedì scorso Giuseppe Ambrogio, tante volte assai critico col sindaco sulla questione Perriera ma a quanto pare, nessuna rottura, sarebbe stata un’assenza giustificata.
Una riunione, come dicevamo, all’insegna della cordialità, del volemose bene. “Nessuno ha mai voluto mettere in difficoltà Vito Bono”, “nessuno vuole le dimissioni del sindaco”, “nessuno intendeva creare una crisi politica”. Ma tutti hanno chiesto e ribadito che vogliono maggiore concertazione nelle decisioni di maggioranza: insomma i consiglieri vogliono essere sentiti e ritenuti parte attiva delle scelte più importanti e non trovarsi dinanzi al fatto compiuto, con la sola possibilità di votare ed approvare durante i consigli comunali. Una pace armata dunque, una pace con alcuni “se” ed alcuni “ma”. Il clima di tranquillità è stato sottolineato anche con una bella mangiata di pizza finale: a Sciacca non c’è miglior modo di chiarirsi e di spiegarsi se non dinanzi a del cibo e magari sorseggiando qualcosa di fresco.
Qualcuno che ha preso parte alla riunione ha sussurrato a denti stretti che in pratica non è emerso nulla di nuovo e che non si sa fino a quando durerà tutto ciò. Il punto saliente rimane il rapporto, un po’ altalenante, tra il Pd e il Fli, entrambi partiti di maggioranza, mentre l’Mpa fa quasi da spettatore ed attende l’evolversi degli eventi, mantenendo fede all’impegno preso in campagna elettorale.
Di certo il Fli non gode di buona salute a livello nazionale a causa della diaspora di senatori ed onorevoli, un’emorragia continua che rischia di far saltare il progetto ideato da Fini. Il leader però non si arrende e auspica di portare avanti “una nuova idea di centrodestra”, non perdendo mai occasione di attaccare Berlusconi e la sua “idea” di giustizia e legalità. Tutto questo si riversa anche a livello provinciale e locale. Per giorni si è parlato anche della possibilità che l’onorevole Scalia lasciasse il gruppo di Futuro e Libertà. E Scalia è il punto di riferimento politico dell’assessore Fli Alberto Sabella. Una situazione quindi in itinere, non ancora ben stabilita. Questo rende un po’ più debole le parole di Fli mentre il Pd in questo gioco di forze potrebbe anche acquisire nuovi adepti come Paolo Gulotta e/o Mimmo Sandullo. Michele Patti, anche se non è ancora ufficiale, è passato con Forza del Sud, insieme a Silvio Caracappa. Da stabilire ancora i movimenti di Gioacchino Settecasi, indipendente, ma ultimamente assai critico nei riguardi dell’attuazione del programma elettorale del sindaco Vito Bono.
Dopo l’ultimo consiglio comunale, quello dove si è rischiata la rottura su tutti i fronti, si è pensato anche alle dimissioni del primo cittadino o ad un azzeramento della giunta. Non è successo né l’uno né l’altro. Anche se non sarebbe strano ipotizzare ulteriori movimenti di uomini o deleghe.
In molti comuni ma anche alla Regione e alla Provincia, ultimamente vanno di moda “gli assessori tecnici indicati dalla politica”. Se la situazione dovesse precipitare potrebbe essere anche una soluzione, sebbene a termine.
Tutto è nelle mani del sindaco Vito Bono che spesso “si diverte”, nel senso buono del termine, a sorprendere tutti ed a ribaltare decisioni che sembrerebbero scontate.
Il futuro di questa amministrazione si giocherà anche sulla capacità di aggredire i grandi temi: PRG, Carnevale, Estate Saccense, promozione e sviluppo turistico, piano parcheggi, piano del traffico e grandi opere (piscine, casa albergo per anziani, teatro Samonà, chiesa della Perriera).
Siamo quasi al giro di boa del mandato elettorale e c’è ancora tanto da fare e da realizzare.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

lunedì 21 febbraio 2011

Clima politico bollente in Comune. Tutti contro tutti a Sciacca

Clima da caccia alle streghe durante l’ultima seduta del consiglio comunale di Sciacca. Assenzo contro Simone Di Paola, molti contro il segretario del Pd Coco, Ambrogio e Mariella Campo all’attacco, e l’opposizione che non crede ai propri occhi. Vito Bono: “verifica di maggioranza indispensabile”


La relazione annuale del sindaco è chiaramente passata in secondo piano durante l’ultimo consiglio comunale.
Eppure doveva essere il vero motivo di discussione. Ma tant’è. Le uscite più o meno a sorpresa dei vari consiglieri di maggioranza hanno spostato il dibattito sul piano squisitamente politico, spiazzando non poco gli stessi esponenti dell'opposizione che si erano preparati a controbattere al sindaco Vito Bono sulla relazione del primo anno di amministrazione, relazione tra l’altro presentata abbondantemente in ritardo.
Alla carica un po’ tutti, a partire da Pippo Turco il quale ha parlato di “libro dei sogni” in merito alla relazione.
La relazione è corposa e densa di attività intraprese da quando il sindaco è in carica. E’ chiaro che, come ha sottolineato qualche consigliere di maggioranza come Vincenzo Patti e Paolo Gulotta, il programma elettorale di 5 anni non poteva venire svolto in un anno e mezzo.
La critica principale mossa dall’opposizione al sindaco è stata quella di avere fatto spesso ricorso al vittimismo, invece di adoperarsi per risolvere i problemi e per reperire fondi utili alle casse comunali. I soliti attacchi all’amministrazione precedente sulle spese di rappresentanza e sui debiti lasciati per nascondere i mancati risultati ottenuti dalla sua giunta, ha evidenziato il consigliere Fabrizio Di Paola. Ci siamo tagliati le indennità, eliminato l’auto blu e ridotto tutto il riducibile ha ribattuto Vito Bono durante la sua replica.
Gianluca Guardino ha attaccato il sindaco sui temi della sanità sostenendo che non ha saputo alzare adeguatamente i toni nei confronti della nuova dirigenza dell’ospedale come faceva in passato da consigliere. Da Marano ad Olivieri però la situazione non è cambiata. Sprechi prima e sprechi dopo. La mobilitazione per l’acqua pubblica poi ha aggiunto Bivona è rimasta in sospeso, non poteva ripubblicizzare il servizio da solo come prometteva in campagna elettorale. Staremo a vedere cosa accadrà col referendum e come reagirà la politica locale allo stesso.
La scala mobile è rimasta nei sogni così come l’idea di una città normale e vivibile ha detto Guardino. Caracappa ha attaccato poi sul tema dell’agricoltura e Calogero Bono su quello della pesca.
La maggioranza non si è prodigata più di tanto nella difesa del sindaco, sintomo che la situazione non è proprio tutta rose e fiori come qualcuno vorrebbe fare apparire. Quasi tutti hanno puntato sulle difficoltà economiche in cui si è trovata ad operare l’amministrazione. A difendere incondizionatamente il sindaco i consiglieri di maggioranza Elvira Frigerio, Paolo Gulotta, Enzo Sabella e Vincenzo Patti. Loro hanno sottolineato l’importanza del parco progetti redatto e portato a finanziamento nelle ultime settimane: 10 milioni di euro di finanziamenti già ottenuti, 40 progetti di cui soltanto 5 della precedente amministrazione presentati, l’intervento che ha permesso di salvare le terme dal fallimento e la questione del prg presentato dai progettisti e che dovrebbe arrivare in aula entro questi 5 anni di consiliatura.
Poi il dibattito è stato essenzialmente politico, in un clima da tutti contro tutti, soprattutto all’interno della maggioranza ed in particolare all’interno del partito democratico, numericamente il maggiore partito al governo della città.
Dire che la situazione politica per Vito Bono si è complicata è poco. La maggioranza non si è sfaldata, almeno non per il momento, ma sicuramente vige parecchia confusione che andrà trattata presto e bene durante delle opportune riunioni a porte chiuse. Poiché dovrebbe essere risaputo che i panni sporchi si lavano in casa. Il clima è quello del “tutti contro tutti”: Pd o parte di esso contro Futuro e Libertà, Mpa contro parte del Pd, liste civiche critiche, assessori contro consiglieri e consiglieri pronti a sbarcare in qualsiasi momento verso i banchi dell’opposizione. Insomma il rischio è quello di chiudere la stalla quando i buoi sono già tutti scappati via. Vito Bono ha preso atto della polveriera ed ha aperto la possibilità a qualsiasi scenario: rimpasto, azzeramento, affidarsi ad un governo di tecnici indicati dalla politica, dimettersi o andare avanti anche senza maggioranza per come aveva già fatto il predecessore Mario Turturici. Insomma ce n’è per tutti i gusti.
L’opposizione senza far niente si ritrova nella favorevole condizioni di attendere, tanto prima o poi la sensazione è che “quelli” si diano la zappa sui piedi da soli. Meglio di così? Minimo sforzo, massimo risultato.
Difficile capire cosa succederà. Molto dipenderà da come il sindaco saprà gestire le prossime riunioni di maggioranza. Certo che in questo difficile contesto economico e sociale, tornare alle urne non sarebbe proprio un toccasana per la città. Si perderebbero importanti finanziamenti, anche europei, e diversi cantieri rimarrebbero in sospeso. Di contro è chiaro che così non si può andare avanti: o la maggioranza fa quadrato o le strade da percorrere diventano poche ed irte di ostacoli per Sciacca. Occorre il famoso e tante volte citato “senso di responsabilità”. Parola abusata e di cui molti evidentemente non conoscono nemmeno il significato. Tutto sempre per “il bene della città.”

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

lunedì 7 febbraio 2011

Politica, lavoro e relazione annuale a Sciacca

Si farà il referendum per il passaggio di denominazione da Sciacca a Sciacca Terme. Ma la settimana è stata bollente a cause delle polemiche tra l’assessore Sabella, Simone Di Paola e Franco Zammuto circa le tematiche del lavoro. E intanto a giorni verrà firmato l’ennesimo protocollo d’intesa. Servirà a qualcosa?

Il dibattito politico a Sciacca sta per registrare una delle sue fasi più cruciali. Infatti è ormai alle porte la discussione in consiglio comunale della relazione annuale del sindaco Vito Bono per fare il punto su cosa si è fatto e cosa rimane da fare, e per verificare la messa in pratica del programma elettorale che lo ha condotto alla sonora vittoria al primo turno.
Dai banchi dell’opposizione ( e da qualche dissidente interno al Pd) sicuramente non mancheranno le tiratine d’orecchie, più o meno violente. Le questioni sul tavolo sono comunque sempre le stesse: le problematiche dell’agricoltura, le condizioni delle strade rurali e periferiche della città, i disservizi della Girgenti Acque, alcuni ritardi nei lavori pubblici (basti pensare al cantiere perennemente aperto in via Licata e al lunghissimo iter che condurrà, entro questo secolo, all’attivazione del depuratore), la chiusura e l’abbandono del mercato ittico, i molti progetti finanziati e annunciati nei mesi scorsi ma sui quali ancora non si vede nessuna posa della “prima pietra”, la vetustà delle condotte fognarie e infine, ma non per ultimo, il disinteresse pressoché totale verso il mondo dello sport di ogni genere e grado, abbandonato al proprio destino (a proposito, non si parla più nemmeno della realizzazione del palazzotto dello sport).
E’ chiaro che nessuno ha la bacchetta magica e che in tempi di federalismo, le risorse non solo continuano a scarseggiare ma rischiano di ridursi sempre di più. Quindi, a maggior ragione per questo motivo, andrebbero limitati gli sprechi di denaro pubblico…
Dai banchi dell’opposizione è quasi sempre il consigliere comunale autonomo ed indipendente Pippo Turco ad alzare i toni della discussione mentre il neo assessore Fabio Leonte sembra essere diventato il vero punto di riferimento della squadra assessoriale voluta da Vito Bono.
Durerà? Può darsi anche se è lecito attendersi nuove richieste e movimenti. Le sedie dell’aula consiliare Falcone – Borsellino continuano ad essere parecchio mobili: chi si sposta in maggioranza, chi se ne va all’opposizione, chi è indipendente e un po’ sta con gli uni e un po’ con gli altri. Insomma come si suol dire la questione è in itinere.
La settimana scorsa lo scontro politico si è fatto particolarmente aspro a causa del duello mediatico tra l’assessore al personale Alberto Sabella (Fli) e il capogruppo del Partito Democratico Simone Di Paola. Tra i due litiganti si è inserito anche il segretario cittadino della CGIL Franco Zammuto, anche lui adirato con Sabella. Motivo del contendere le dinamiche del lavoro a Sciacca. Da un lato si è chiesto, nel limite del possibile, di far lavorare e favorire i cittadini saccensi dall’altro si è sottolineato che non si può aggirare la legge e dall’altro ancora si è invocato la stipula di un protocollo d’intesa tra le parti sociali. Giorni di frementi dichiarazioni e poi tutto torna nel silenzio, disoccupati compresi. I protocolli d’intesa sono sicuramente un ottimo veicolo per promuovere la sinergia d’intenti tra più persone ed enti. Ancora più importante è che questi protocolli funzionino e vengano messi in atto.
La questione lavoro a Sciacca è ormai drammatica. La disoccupazione è in aumento, la sicurezza sul lavoro in diminuzione così come i salari, e anche i lavoratori in nero non mancano nonostante i controlli e gli inviti al rispetto delle leggi e dei diritti.
Politica ma non solo. Mentre il gruppo Fli si fa più solido con Carlino, Assenzo e Fruscia, si avvia alla scomparsa il gruppo consiliare dei Leali per Sciacca, un progetto evidentemente al quale nemmeno gli stessi promotori hanno creduto fino in fondo se è vero, com’è vero, che Michele Patti ha, ufficiosamente, aderito a Forza del Sud e che Paolo Gulotta dovrebbe andare al Pd. Resta in bilico Sandullo, in attesa della sentenza del processo Scacco Matto. Anche lui potrebbe aderire a Forza del Sud anche se, la sua storia consiliare di questi mesi, lo aveva descritto abbastanza sodale all’attuale maggioranza. Sembrerebbe strano adesso un suo salto verso i banchi dell’opposizione. Ma del resto in politica così come nella vita tutto è possibile.
Pd, Fli e Mpa alla guida della città di Sciacca. Un progetto che ha in pratica anticipato quello che poi sarebbe successo alla guida della regione siciliana e della provincia di Agrigento. Fli ed Mpa, con l’aggiunta dell’Api di Rutelli, costituiscono inoltre il cosiddetto Terzo Polo che, in Sicilia, potrebbe allargarsi anche all’Idv di Di Pietro ed a Sel di Nichi Vendola. Le dinamiche comunque sono piuttosto variabili ed ogni giorno sembrano registrarsi movimenti o scossoni pronti a scompaginare le carte in tavola.
Sabella, Leonte, Vecchio, Fazio, Ferrara e Brunetto: rimarranno questi fino alla fine gli assessori in carica della giunta capitanata dal sindaco Vito Bono? Si apriranno nuove fasi tecniche? Il sindaco saprà rispondere alle accuse che lo vogliono poco indipendente dai meccanismi della politica?
Intanto durante l’ultimo consiglio comunale si è avuto il via libera dal consiglio di Sciacca alla proposta di delibera riguardante il cambiamento del nome alla città da “Sciacca” a “Sciacca Terme”. Ventiquattro i consiglieri presenti, ventitre i favorevoli, uno astenuto, il consigliere Michele Patti. Quest’ultimo, nel corso di un articolato dibattito, ha posto l’accento ai costi a cui si va incontro con il referendum, che ci sono anche in caso di accorpamento con i referendum nazionali. Patti ha parlato ancora una volta delle difficoltà finanziarie del Comune, della necessità di ridurre le spese e di tantissime situazioni di disagio sociale che si vivono in città, come confermato dai dati diffusi dalla Caritas. Il dibattito è stato quindi incentrato sulla valorizzazione delle Terme, che deve andare al di là del cambiamento del nome alla città. Pur con tutta una serie di distinguo di carattere politico, il punto è passato e adesso la delibera verrà trasmessa alla Regione che deve dare il suo parere e possibilmente fare svolgere il referendum in concomitanza con quelli nazionali, allo scopo non solo di ridurre i costi, ma anche di evitare di non raggiungere il quorum.
Un importante pietra dunque è stata posta lungo l’iter che dovrebbe portare al cambio di denominazione della città, un primo passo, non l’unico, affinché Sciacca torni a promuovere le terme e tutte le risorse che tantissimi altri centri ci invidiano.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

giovedì 3 febbraio 2011

Iter biblici e pathos politici a Sciacca

Prima seduta del 2011 per il consiglio comunale di Sciacca alle prese con iter lunghi e farraginosi come quello dell’approvazione di una nuova struttura commerciale e quello della nascita di una chiesa evangelica pentecostale. Intanto continuano i movimenti politici all’interno dei vari partiti


Slitta ancora l’approvazione della variante di destinazione d’uso dell’ex sala Bingo di Sciacca, dove la catena Penny Market, dovrebbe e vorrebbe aprire una nuova struttura commerciale. Il consiglio comunale di Sciacca, durante l’ultima seduta, ha approvato invece il progetto della nuova chiesa Evangelica Pentecostale ed un piano di lottizzazione. Questi i punti essenziali del primo appuntamento del nuovo anno col consiglio comunale in carica.
Una sospensiva, della durata di 30 giorni, finalizzata ad ottenere ulteriori chiarimenti dall’assessorato regionale al commercio. E’ quanto ha chiesto ed ottenuto il gruppo consiliare del partito democratico in ordine al progetto per la realizzazione, nell’ex sala Bingo di via Pompei, di una nuova struttura commerciale, della catena Penny Market, gruppo tedesco presente in Europa con 2980 punti vendita.
Il punto era nuovamente all’esame del consiglio comunale di Sciacca, supportato dei necessari pareri e autorizzazioni di rito.
Arrivati a questo punto dell’iter, oramai dovrebbero esserci tutti i presupposti per l’approvazione del progetto, ha detto l’assessore all’urbanistica Fabio Leonte, ricostruendo tutto il percorso dell’istanza. Come si ricorderà l’istanza era stata rigettata nell’agosto del 2009, ma era stata riproposta dal gruppo attraverso lo sportello unico che consente di snellire e accelerare le procedure per ottenere l’autorizzazione.
“Mi rendo conto che una nuova struttura complica la situazione relativa al commercio e alla crisi del comparto che si registra anche a Sciacca, ha concluso l’assessore Leonte, ma non possiamo andare contro legge. Lascio al consiglio la patata bollente, ha concluso Leonte, anche di fronte alla presenza in aula di una nutrita delegazione di commercianti saccensi che non hanno interferito sui lavori consiliari, limitandosi a consegnare il documento con il quale, sostanzialmente, si chiede il blocco delle licenze.
La crisi del comparto infatti è sostanziale e concreta, il diffondersi di grandi strutture commerciali, da un lato permette nuove assunzioni, all’altro mette in crisi le piccole attività e i lavoratori delle stesse. Insomma un bel vicolo cieco.
Anche l’ufficio tecnico, attraverso il dirigente, l’architetto Bivona, ha evidenziato la regolarità del progetto per la nuova struttura commerciale nell’ex sala Bingo. Ma il partito democratico, con i consiglieri Fiorino e Sabella, ha fatto leva sulla necessità di ottenere per iscritto dall’assessorato regionale al commercio l’indisponibilità di aree commerciali nel piano ASI, nonostante l’ufficio tecnico l’avesse già appurata seppure informalmente, proponendo dunque una sospensiva del punto che è passata con 11 voti favorevoli. Hanno votato contro i consiglieri di opposizione ritenendo non più rinviabile la trattazione del punto e addirittura dannosa. Il rischio hanno sottolineato Ignazio Bivona, Fabrizio Di Paola, Gianluca Guardino e Gioacchino Settecasi, è che, di fronte ad un atteggiamento dilatorio, arrivi alla fine un commissario ad approvare il progetto, spogliando il consiglio di tale prerogativa.
Se ne saprà di più dunque tra 30 giorni.
Via libera invece al progetto per la realizzazione della nuova chiesa evangelica pentecostale in contrada Ferraro, altro iter pendente da tempo. Si tratta di un’istanza che risale all’ormai lontano 2004, quando il comune mise a disposizione l’area. E’ l’esempio lampante di una burocrazia lunga e farraginosa, ha evidenziato l’assessore Leonte, non si può far altro che approvare all’unanimità il punto. In realtà si sono astenuti 4 consiglieri: Ambrogio, Fiorino, Gulotta e Michele Patti, segnale che non tutti sono stati d’accordo con le parole dell’assessore.
Per la realizzazione della nuova chiesa evengelica pentecostale al Ferraro, pare manchi un ultimo via libera dalla regione. Si tratta di un’opera che verrà realizzata con le donazioni dei fedeli e che si conta di avviare al più presto.
Approvato anche un piano di lottizzazione in contrada San Marco che porterà alla realizzazione di 13 villette. E come spesso è successo in passato, si sono riaperte le polemiche sui piani di lottizzazione a San Marco. Una zona eccessivamente cementificata, alle prese con gravi problemi di strade e fognature, ha evidenziato ad esempio il consigliere Vincenzo Patti. I soliti discorsi, hanno replicato i colleghi Bivona, Friscia e Bono. La miccia era stata accesa, tra l’altro dal consigliere Pippo Turco che ha attaccato, per l’ennesima volta, pesantemente l’amministrazione sui piani di lottizzazione e sul piano regolatore, provocando l’accesa reazione dell’assessore Leonte.
Il consiglio è stato aggiornato a giovedì 4 febbraio. Si discuterà la relazione annuale del sindaco Vito Bono. Primi appuntamenti anche con i question time, entrati in vigore dopo l’approvazione del nuovo regolamento comunale.
Intanto Sciacca risente dei movimenti e degli spostamenti politici che avvengono a livello provinciale, regionale e nazionale. Si rafforza la compagine di FLI che, dopo gli ingressi dei consiglieri Carlino e Assenzo, si arricchisce della presenza del veterano Agostino Fruscia, ex manniniano dell’Udc. Ma non solo. Si potrebbe presto sfaldare il gruppo consiliare dei Leali per Sciacca poiché i 3 consiglieri che ne facevano parte stanno, o starebbero, per approdare verso nuovi lidi. Michele Patti ha aderito alla Forza del Sud, il nuovo partito voluto dagli onorevoli Miccichè e Cimino e che in consiglio può già contare sull’esperienza di Silvio Caracappa. Lo stesso percorso dovrebbe intraprendere anche Mimmo Sandullo. Anche per lui si parla insistentemente di un approdo a Forza del Sud. Rimane Paolo Gulotta il quale invece molto probabilmente andrà ad ingrossare le fila del partito democratico. Quindi Friscia passa alla maggioranza dove rimarrebbe anche Gulotta mentre Michele Patti e Sandullo passerebbero all’opposizione. Di conseguenza cadrebbe l’ipotesi di assegnare entro marzo un assessorato al gruppo dei Leali per Sciacca i quali lo avevano richiesto prima di Natale mentre potrebbe chiedere una poltrona in più il leader di Fli a Sciacca, ossia Alberto Sabella, assessore al personale che, da questo tourbillon di spostamenti, ne esce rafforzato. E’ presto per parlarne ma appare complicato pensare che Pd o Mpa lascino di buon grado un posto di assessore per dare spazio ad un nuovo ingresso targato Fli. Nuovi problemi in vista dunque per il sindaco Vito Bono? Forse si o forse no. Del resto l’alleanza tra Pd, Fli e Mpa appare solida tanto a Sciacca quanto alla regione siciliana, ed anche il provincia D’Orsi sta per varare una nuova giunta costituita proprio da queste compagini, quelle che, in poche parole, formano il cosiddetto Terzo Polo.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

mercoledì 12 gennaio 2011

Conferenze stampa di fine anno: il 2010 di Marinello

Come di consueto sono tantissime le conferenze stampa di fine anno dove si traccia il bilancio dell’attività politica posta in essere. Vincenzo Marinello si dice soddisfatto del lavoro svolto ma “la gioia più grande è la nascita del mio primogenito Giovanni”.

Conferenza stampa di fine anno anche per il deputato del Partito Democratico all’Assemblea Regionale Siciliana Vincenzo Marinello che ha descritto la propria attività parlamentare portata avanti nel 2010, l’anno che si è appena concluso.
Cinquanta imprese di pesca siciliane possono accedere al finanziamento per la costruzione di nuove imbarcazioni grazie ad un emendamento di 640 mila euro per la marineria e per la pesca, inserito su iniziativa dell’Onorevole Vincenzo Marinello nella legge Finanziaria regionale 2010.
E’ questa una delle più importanti iniziative che l’Onorevole Vincenzo Marinello ha portato a termine nella sua attività parlamentare all’Ars del 2010 e che è stata descritta a lungo durante la conferenza stampa.
Nella stessa legge Finanziaria sono stati previsti finanziamenti anche per gli Lsu, spesso vera spada di Damocle per tutti gli enti pubblici siciliani. Lsu che da anni attendono la definitiva stabilizzazione. Oltre 1 milione di euro sono stati destinati ai precari per il periodo maggio-dicembre 2010 nell’ambito delle misure per l’occupazione.
Nel corso dell’anno che si è appena concluso, la Regione ha inoltre approvato tantissimi progetti per opere pubbliche. Nell’ambito delle risorse del PAR FAS Sicilia 2007-2013, al fine di promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio nonché per favorire gli interventi diretti a tutelare l’ambiente e i beni culturali, sono stati approvati e finanziati quattro progetti: due a Sciacca, uno a Lucca Sicula ed uno a Santa Margherita di Belice. Si tratta della la sistemazione del piazzale La Rosa (350 mila euro), dell'area verde attrezzata di contrada Isabella (150 mila euro), l'adeguamento dell'edificio polivalente socio culturale di Lucca Sicula (100 mila euro), il restauro e consolidamento del tempietto di Santa Margherita Belice (150 mila euro). Gli iter di questi progetti sono stati caldeggiati dall’onorevole Marinello che ci tiene a sottolinearne la paternità.
Ma il 2010 è stato anche l’anno della vera partenità, la nascita del primo figlio Giovanni che giustamente viene ricordato “come il successo più importante.”
"Al primo posto del mio 2010 ci sono due fatti molto personali, la nascita di mio figlio Giovanni e la definizione della vicenda giudiziaria riguardante i ricorsi contro la mia elezione all’Ars che mi ha permesso di lavorare con maggiore serenità - commenta l’Onorevole Marinello - ma anche le tante iniziative in favore del territorio che è possibile portare a termine solo con un impegno serio in un contesto, quello dell’attività parlamentare, che risulta complesso e che si compone di varie fasi, la più importante delle quali è quella della proposta a cui segue il consenso di una maggioranza di parlamentari”.
La conclusione della diatriba legale con Manzullo e quindi il mantenimento dello status di deputato sicuramente si attesta tra le notizie di rilievo, una vicenda che ha necessariamente distolto per mesi gli interessati dalla prosecuzione dell’attività politica reale.
Da segnalare, inoltre, la destinazione di risorse in favore della marineria (disegno di legge del giugno 2010 del Fep 2007/2013) che destina alla città di Sciacca 280 mila euro per lavori al porto, luoghi di sbarco e ripari di pesca, altri contributi per interventi a bordo dei pescherecci e la realizzazione del tratto terminale della banchina di riva nord, dei piazzali e opere di alaggio, grazie all'accordo di programma quadro (4.900.000 euro). E poi - ha continuato - lavori di consolidamento messa in sicurezza della banchina in radice del molo di levante (600 mila euro).
Nella legge sul nuovo ordinamento delle Camera di commercio, l’Onorevole Vincenzo Marinello ci tiene a sottolineare l’importanza che ha avuto, un ruolo determinante nell’inserimento di un articolo che prevede, anche in mancanza di elezione, la presenza nella giunta di un rappresentante del settore della pesca che abbia funzioni consultive sulle proprie materia, senza nessun onore per la Camera di commercio.
E’ stato primo firmatario, infine, di mozioni parlamentari riguardanti interventi contro il progetto di ricerca di idrocarburi al largo delle coste agrigentine e di opportune iniziative al fine di impedire il taglio di fondi alle emittenti locali radiotelevisive nel decreto nazionale “Mille proroghe”.
Nel primo caso soprattutto, la mozione regionale approvata contro le perforazioni petrolifere è stata presa in esame dalle stesse commissioni parlamentari nazionali allorquando hanno deciso di non concedere il nulla osta ad alcune società che intendevano effettuare gli scavi al largo di Gela.
“Per il 2011 mi prefiggo un’attività parlamentare ancora più consistente e un impegno continuo a tutelare le esigenze del nostro territorio”.
I propositi e i progetti già annunciati non mancano, progetti che anche l’amministrazione comunale guidata da Vito Bono non ha mancato di sottolineare con opportune conferenze stampa. Non resta che attendere l’inizio dei lavori e la collocazione della prima pietra cercando di accorciare, per quanto possibile, i tempi e le lungaggini burocratiche tra l’annuncio del finanziamento e la conclusione dei lavori, vero punto debole di qualsiasi amministrazione pubblica in Sicilia. Insomma: stop ai tempi biblici per definire un lavoro pubblico.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

lunedì 3 gennaio 2011

Nuovi "padrini", vecchi affari...

Dopo gli arresti di Falsone e Messina, il boss Messina Denaro conquista la provincia di Agrigento ed elegge nuovi fedelissimi a Sambuca e Sciacca. Intanto a Palermo con l’operazione “Addiopizzo 5” decine di imprenditori denunciano i propri aguzzini e fanno arrestare 63 persone. Perché le tasse si pagano allo Stato, e non alla mafia

Una nuova famiglia mafiosa, molto potente e vicina al superlatitante Matteo Messina Denaro.
Sarebbe questo l’identikit della famigghia indicata dallo stesso boss castelvetranese per mettere ordine all’interno del mandamento agrigentino, allo stato attuale decisamente allo sbando, dopo gli arresti degli ex capomafia Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina.
Il superlatitante sta cercando di serrare le fila dei fedelissimi e, com’era ipotizzabile, ha preso il comando del territorio agrigentino, soprattutto della parte occidentale, quello per intenderci, compreso tra Sciacca, Sambuca e la bassa Quisquina.
La famiglia saccense indicata da Messina Denaro avrebbe accresciuto il proprio potere economico e non solo nel corso degli ultimi tempi, in un periodo relativamente recente e potrebbe riordinarsi attorno alla figura di un vecchio capomafia, attualmente in carcere.
Matteo Messina Denaro ha approfittato della debolezza dei clan della zona per imporre anche in provincia di Agrigento la propria egemonia ed estendere oltremodo la fitta rete di affari che lo coinvolge: edilizia, grossi appalti pubblici, centri commerciali, supermercati, pizzo, droga, business dei rifiuti e traffico di armi. Insomma dovunque ci sia la possibilità di far soldi.
Il nuovo capomafia della provincia indicato dal superlatitante invece sarebbe un boss sessantenne di Sambuca di Sicilia, il quale non vedrebbe di buon occhio i Capizzi di Ribera. Una precisa scelta strategica per spostare l’asse mafioso dalla parte orientale a quella occidentale della provincia, quella per intenderci più vicina a Castelvetrano.
Del resto, dopo la cattura di Gerlandino Messina, la zona tra Porto Empedocle e Favara è diventata un’autentica polveriera che nessuno al momento riesce a controllare.
Il rischio concreto è quello che scoppi una faida tra Messina Denaro e i Capizzi per il controllo di parte del territorio. In Sicilia però stanno per arrivare grossi finanziamenti e solo questo allo stato attuale sta evitando una guerra di mafia. Come era solito affermare Bernardo Provenzano nei vari summit tra le cosche mafiose, agli appalti pubblici si arriva con gli accordi, col silenzio, con la pace. Intanto non si fermano le indagini degli inquirenti, estese su tutto il territorio isolano. Obiettivo: scompaginare la rete tremendamente fitta del racket.
A Natale i pizzini di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, già tratti in arresto da alcuni anni, portano in dono alla Sicilia onesta l’arresto di 63 fedelissimi del boss e di suo figlio. Sono finiti in carcere con accuse che vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, all’estorsione, all’associazione finalizzata al traffico di droga, detenzione di armi da fuoco e intestazione fittizia di beni. L’operazione ha interessato le famiglie palermitane di Tommaso Natale, Partanna Mondello, Carini, Cinisi e Terrasini. Insomma fiancheggiatori dei due boss che avevano continuato a restare tali, seguendo gli affari per la famiglia.
L’operazione della squadra mobile di Palermo è stata possibile grazie al lungo e mai interrotto lavoro di analisi effettuato sui pizzini ritrovati nel covo di Giardinello, dove il capomafia fu arrestato il 5 novembre 2007, che finora ha portato alla cattura complessiva di 184 persone, all'individuazione dei responsabili di 87 estorsioni e al sequestro di 15 società con fatturati milionari.
Dalla decifrazione dei pizzini, gli investigatori, con questo quinto e ultimo filone dell’inchiesta denominata “Addiopizzo”, sono riusciti a risalire ai responsabili delle estorsioni, del traffico di stupefacenti e a delineare lo scenario estorsivo palermitano. Sono stati così identificati i soggetti ritenuti responsabili di estorsioni o traffico di stupefacenti. La polizia scientifica è riuscita a ricostruire alcune trame mafiose dei Lo Piccolo estrapolando i dati contenuti nel nastro di una macchina per scrivere, reso apparentemente inservibile e buttato tra i rifiuti.
Secondo quanto è emerso dalle indagini a pagare il pizzo sono stati, tra gli altri, anche alcuni imprenditori che hanno eseguito i lavori di ristrutturazione dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”, quelli che hanno realizzato una caserma militare e un asilo materno. La polizia ha fatto luce anche sul progetto dei Lo Piccolo di monopolizzare il mercato palermitano della droga, invadendolo con la cocaina proveniente dal Sud America attraverso i porti olandesi.
“Sul fronte del contrasto al racket del pizzo le operazioni “AddioPizzo” hanno avuto un ruolo strategico nel rompere il muro di omertà dei commercianti. Palermo costituisce l’avanguardia nella lotta al racket del pizzo nel territorio siciliano, rispetto ad alcune zone della provincia che sotto questo profilo restano ancora arretrate”. Dichiarazioni importanti quelle del pm Antonino Ingroia. Le vittime dunque hanno collaborato e denunciato. Un passo avanti per rendere questa terra più pulita e più libera dal malaffare. “La Sicilia - ha aggiunto - è cambiata rispetto ad anni fa. Gli imprenditori si mostrano sempre più collaborativi. E questo è un dato di primaria importanza per il nostro lavoro”.
L'inchiesta “Addiopizzo” si è dunque conclusa ed è tempo di primi bilanci. Il capo della Procura di Palermo Francesco Messineo ha usato molta prudenza. “Siamo di fronte ad una crepa nel muro di omertà dietro al quale si trincerano normalmente le vittime del racket”, ha detto. “Quando i commercianti potranno gestire le proprie attività, preoccupandosi solo del mercato e non vivendo il timore del racket – ha proseguito Messineo – Palermo e in generale la Sicilia saranno terre normali. Soprattutto adesso, in prossimità delle vacanze di Natale, l’appello che rinnovo ai commercianti vittime del racket è di trovare la forza di denunciare i propri estorsori”.
Il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello ha sottolineato l’importanza della collaborazione degli operatori economici vessati assistiti da Addiopizzo ma soprattutto ha sottolineato che “sono ancora tanti gli operatori economici che continuano a pagare il pizzo, non comprendendo il danno che arrecano al tessuto economico e civile e alla nuova stagione che è in corso nella nostra regione”.
A sottolineare l’importanza e la conclusione dell’operazione anche l’intervento espresso dal governatore Raffaele Lombardo. “L’odierna operazione di Polizia libera una vasta area della città di Palermo dai tentacoli del racket del pizzo, assestando un colpo decisivo a una delle cosche mafiose più pericolose. Esprimo il plauso e la gratitudine dell'intero governo della Regione alla magistratura e alla Squadra mobile della Polizia per l’ennesimo grande risultato nella lotta di liberazione della Sicilia dalla mafia. Da questa operazione emerge uno spaccato significativo di quello che è oggi la mafia, in Sicilia: un’organizzazione ancora pericolosamente capace di infiltrare e inquinare il sistema economico, ma contro la quale, finalmente, un numero sempre maggiore di imprenditori si ribella e denuncia, grazie anche al preziosissimo e coraggioso lavoro delle associazioni antiracket che operano nel territorio, realtà che, con l’impegno culturale e di denuncia civile, affiancano l’attività investigativa di forze dell’ordine e magistrati”.
Buoni auspici per il 2011: che sempre maggiori imprenditori e negozianti si coalizzino nella denuncia e nel rifiuto dell’assoggettamento al racket. Le tasse si pagano allo Stato e non alla mafia.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"