A breve la creazione della decima Srr rivolta ai territori virtuosi potrebbe sancire il salvataggio della Sogeir per la soddisfazione dei 17 sindaci dell’ATO AG1. Intanto proseguono le campagne di sensibilizzazione: il nuovo obiettivo di Sogeir è riciclare i contenitori di Tetra Pak
Anche se ancora manca la conferma ufficiale, molto probabilmente la Sogeir entrerà a far parte di una delle nuove Srr che nasceranno con la riforma sui rifiuti. Il futuro dei rifiuti in Sicilia infatti ha una nuova sigla: Srr. Che significa Società per la Regolamentazione del servizio di gestione dei Rifiuti. Le Srr nasceranno dalle ceneri degli Ato, un esperimento evidentemente fallito anche se non dappertutto e che ha costretto la Regione a fare un passo indietro.
I territori e le società virtuose che hanno raggiunto buoni risultati nell’ambito della raccolta differenziata e della sensibilizzazione in merito alla problematica dei rifiuti saranno salvate, e la Sogeir è tra queste. Questo è quanto prevederebbe il piano regionale dei rifiuti.
Tra le pieghe del maxiemendamento del governo alla finanziaria spunta una norma che rischia di moltiplicare il numero degli Ato rifiuti. Il comma 4 dell’articolo 7, infatti, abroga parte della legge sui rifiuti che aveva fissato in dieci il numero massimo degli Ambiti territoriali ottimali in Sicilia. “Attraverso il maxiemendamento alla finanziaria, il governo intende abolire il tetto inserito lo scorso anno al numero degli Ato-rifiuti, che avevamo ridotto da 27 a 10 – denuncia Giacomo Di Benedetto, parlamentare del Pd -. Insomma, il governo vuole le mani libere per aumentare il numero degli Ato. E’ una norma scandalosa che deve essere immediatamente eliminata, perché percorrendo la strada che vorrebbe premiare i soggetti ‘virtuosi’, si corre il rischio di tornare al modello di gestione dei rifiuti voluto da Cuffaro”. Non la pensano in questo modo i diversi sindaci e cittadini gestiti da chi è riuscito a portare avanti un lavoro concreto, senza trovare mai spazzatura lungo le strade (come invece è spesso successo ad Agrigento, Palermo ed in Campania) e senza mai un solo giorno di sciopero.
Le Srr dovevano essere 9 più 1 che si doveva occupare della gestione dei rifiuti nelle isole minori siciliane. Con un apposito disegno di legge invece la decima Srr sarebbe designata a gestire i territori virtuosi. Fra questi i 17 comuni che fanno parto dell’ATO Ag1, quello gestito in questi anni dalla Sogeir. Si tratterebbe insomma di una specie di “premio” per i risultati raggiunti dalla società pubblica gidata da Vincenzo Marinello, attualmente commissario liquidatore di Sogeir. Dalla parte di Marinello anche i sindaci dei 17 comuni dell’ATO AG1 che nel tempo hanno visto dotarsi di numerosi servizi, primo fra tutti quello della raccolta porta a porta che ha permesso a comuni come Villafranca Sicula e Burgio di divenire comuni capofila in ambito nazionale per quanto concerne la raccolta differenziata, ritirando premi su premi. In poche parole i 17 comuni gestiti da Sogeir non vogliono entrare a far parte della Srr provinciale ma attendono fiduciosi che la Regione Sicilia approvi questa nuova Srr, dedicata ai territori ed alle società virtuose. Non solo, ma anche altri sindaci di altri comuni sarebbero pronti a chiedere di entrare a far parte della società gestita da Vincenzo Marinello. Del resto prima di queste novità, erano stati gli stessi sindaci dell’ATO a recarsi più volte a Palermo per chiedere all’ente Regione di salvare la Sogeir in virtù degli ottimi risultati raggiunti che ne hanno fatto, secondo i dati statistici di Legambiente, il miglior ATO siciliano.
Intanto continuano le campagne di sensibilizzazione della Sogeir ATO Ag1 in merito alla raccolta differenziata. La società ha aderito all’iniziativa “Tutti riciclabili, riciclabili da tutti”, una campagna di comunicazione sulla raccolta dei contenitori Tetra Pak insieme a carta e cartone.
Questa iniziativa è stata promossa proprio dalla Tetra Pak e dalle Cantine Settesoli per il riciclo dei contenitori per bevande ed alimenti. La campagna è rivolta ai comuni gestiti da Sogeir che effettuano la raccolta differenziata dei contenitori per latte, vino, succhi di frutta, sughi ed altri alimenti, conferendoli insieme a carta e cartone. L’iniziativa sarà condotta ad Alessandria Della Rocca, Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Cianciana, Lucca Sicula, Menfi, Montevago, Ribera, Santa Margherita Belice, Santo Stefano di Quisquina, Sambuca di Sicilia, San Biagio Platani, Sciacca e Villafranca Sicula. La campagna di comunicazione non riguarda soltanto le affissioni stradali ma anche un pieghevole che sarà inviato a tutti gli utenti attraverso il quale verranno fornite tutte le indicazioni per svolgere correttamente la raccolta differenziata dei cartoni per bevande ed alimenti.
I dettagli di questa iniziativa sono stati presentati durante una conferenza stampa che si è tenuta a Sciacca presso la sala Blasco del Comune ed alla quale hanno partecipato Vincenzo Marinello, i sindaci dei comuni facenti parte dell’ATO AG1 e il direttore generale del dipartimento regionale rifiuti e acque Emanuele Vincenzo. Per il corretto riciclo dei contenitori Tetra Pak i cittadini dei comuni interessati dovranno conferirli, una volta svuotati e schiacciati, nei cassonetti stradali o nei bidoni carrellati destinati alla raccolta di carta, cartone e contenitori per bevande. I contenitori Tetra Pak saranno quindi inviati alle cartiere dove la cellulosa, principale componente dei contenitori, verrà separata dal polietilene e dall’alluminio attraverso il normale processo di produzione cartaria senza aggiunta di prodotti chimici, per poi essere utilizzata nella produzione di nuovi materiali a base cellulosica (carta per imballaggio, per cancelleria, ecc.).
Soddisfatta dell’iniziativa di comunicazione anche la stessa Tetra Pak. “Tetra Pak da sempre è impegnata nello sviluppo sostenibile e nella valorizzazione delle risorse e, grazie al protocollo d’intesa siglato con Comieco nel luglio 2003, nella promozione della raccolta differenziata e del riciclo dei proprio contenitori su tutto il territorio nazionale” ha dichiarato Michele Mastrobuono, direttore ambiente e relazioni esterne di Tetra Pak Italia. “Obiettivi importanti sono già stati raggiunti: nel 2010 sono state riciclate in Italia un miliardo di confezioni postconsumo, pari ad oltre 19900 tonnellate”.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
lunedì 9 maggio 2011
ATO AG1: Sogeir quasi salva?
giovedì 28 aprile 2011
Arriva il Referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno si vota per l’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. I cittadini stanno ricevendo tutte le informazioni del caso? Il vicesindaco di Parigi a Burgio per sostenere l’acqua pubblica. A Sciacca invece l’amministrazione non ha ancora avviato la campagna di sensibilizzazione nonostante le promesse elettorali
“Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno vota Si per dire No.
1 - Vota Si per dire No al nucleare.
2 - Vota 2 Si per dire No alla privatizzazione dell’acqua.
3 – Vota Si per dire No alla legge sul legittimo impedimento.
Ricordatevi che dovete pubblicizzarlo voi il referendum perché non faranno passare gli spot né in Rai né a Mediaset”.
Questo è il messaggio che da settimane circola sul web e che intende pubblicizzare il prossimo referendum dando un’indicazione di voto. Fondamentale sarà raggiungere il quorum e non sarà per nulla facile dato che, per scelta del governo, il referendum è stato posticipato alla seconda settimana di giugno, a scuole finite, quasi in estate e soprattutto non accorpandolo alle amministrative che avrebbero potuto portare più gente al voto referendario. Ovvie le proteste dei comitati pro referendum: “Si cerca di boicottarlo. Non vogliono che si raggiunga il quorum”. Si discute non solo sulla scelta d’opportunità ma anche sul fatto che tutto questo porterà un costo supplementare alle tasche dei cittadini italiani di quasi 400 milioni di euro, soldi pubblici che si sarebbero risparmiati se solo si fosse deciso per l’accorpamento delle date.
A giugno dunque, gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere l’abrogazione delle leggi relative alla privatizzazione dell’acqua pubblica, all’installazione di centrali nucleari sul territorio italiano e alla legge sul legittimo impedimento.
La prima prevede la possibilità di abrogare il decreto 23-bis della Legge n. 133/2008, con il quale si stabilisce l’ingresso con una quota del 40% di capitali privati nelle società che gestiscono l’acqua pubblica, che diventano così società miste.
Il secondo quesito sempre in materia di acqua pubblica riguarda l’abrogazione dell’Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”. Esso prevede la possibilità di avere profitti sulla gestione dell’acqua pubblica in relazione con il capitale investito. Questo comporterà, fra l’altro, un aumento delle tassa idrica senza dare necessariamente un’effettiva garanzia di miglioramento qualitativo dell’offerta.
Il terzo quesito, quello più discusso in questi giorni, stabilisce l’abrogazione delle norme per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Seppure il governo abbia sospeso le norme relative alla costruzione di nuove centrali nucleari nella giornata del 19 aprile, bisognerà attendere il responso della Corte Costituzionale, che dovrà decidere se questo sia sufficiente ad annullare il quesito referendario.
Infine, i cittadini dovranno decidere se abrogare totalmente la legge relativa al legittimo impedimento. Tale legge è già stata parzialmente bocciata dalla Corte Costituzionale che aveva eliminato la possibilità per il presidente del Consiglio dei ministri di non presentarsi alle eventuali udienze dei processi in cui sono coinvolti, senza che i giudici potessero avere la possibilità di verificare la validità delle giustificazioni presentate.
Quello che emerge in questi giorni è la scarsa conoscenza che i cittadini hanno di questo referendum. Colpa anche di coloro che, come detto nel post che gira sul web, faranno di tutto per non fare passare le dovute informazioni sui principali canali televisivi. Il dato che emerge in maniera predominante è che, anche laddove i cittadini sanno del referendum, spesso hanno una conoscenza solo parziale dei quesiti proposti. Un altro dato importante è che solo la metà degli intervistati ha dichiarato che si recherà alle urne nei giorni utili. Una piccola percentuale non sa se andrà a votare.
Probabilmente quello che manca è appunto un’adeguata “pubblicità”. Sembra necessaria, infatti, una campagna informativa trasmessa sui principali mass media, per permettere a tutti di conoscere l’esistenza del referendum e stimolare, chi volesse, ad approfondire meglio i temi in questione. Anche per comprendere che se ad esempio si è “contro” il nucleare bisognerà esprimersi con un SI e se invece si è “favorevoli” bisognerà farlo con un NO.
“L'acqua è un pezzo della politica e della cultura del futuro e per questo ci piace l'idea di lavorare ad un gemellaggio ideale con l'Acquedotto di Parigi, ad un percorso cioè di scambio, di conoscenza, di informazioni e di buone pratiche. Noi vorremmo che il tema dell’acqua incrociasse il tema dell’energia così come anche il tema dei rifiuti. L’acqua, i rifiuti e l’energia sono gli ingredienti fondamentali di quella cultura moderna che non può che essere cultura della sostenibilità e della democrazia”. Lo ha detto il presidente della regione Puglia Nichi Vendola incontrando Anne Le Strat, vice sindaco di Parigi con delega ai servizi idrici, nell’ambito di una giornata di lavori, organizzata dall’Acquedotto pugliese, dedicata all’acqua e ad uno scambio di best practice. Proprio Anne Le Strat sarà a Burgio per sostenere la campagna referendaria siciliana e nazionale, e portare la propria esperienza politica in merito alla ripubblicizzazione delle reti. “Siamo felici di essere tornati al pubblico dopo 25 anni di gestione privata dell’acqua - ha detto Anne Le Strat sottolineando la - condivisione di pensiero” con il presidente Vendola sulla “gestione pubblica dell'acqua quale modo migliore per gestirla”.
Facendo riferimento al referendum del 12 giugno che ha, tra i tre quesiti, quello sul “rifiuto del decreto Ronchi che impone in maniera selvaggia processi di privatizzazione dell’acqua con argomenti truffaldini” e ricordando che sono state raccolte un milione e mezzo di firme, oltre tre volte il numero sufficiente per avere diritto al referendum, Vendola ha detto che “quel giorno mette paura alla grande lobby dei privatizzatori e anche al governo nazionale che insieme hanno deciso di provare a manipolare le norme e hanno deciso di impedire al popolo italiano di esprimersi sul referendum”.
In Sicilia è il comune di Menfi capeggiato dal sindaco Michele Botta (Pdl) ad avere avviato una robusta campagna di sensibilizzazione organizzando, insieme ai comitati, anche una marcia per l’acqua pubblica che da Menfi si è conclusa a Tappeto, in provincia di Palermo, sulla scia di Danilo Dolci. Queste invece l’opinione di Beppe Grillo in merito alle ultime dichiarazioni di Berlusconi sulla parte di referendum che riguarda le centrali nucleari.
Le parole pronunciate ieri da Berlusconi segnano il confine tra la fine della democrazia in Italia e la sua, pur fioca, sopravvivenza: “Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l’opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare, l’accadimento giapponese a seguito anche di sondaggi che abitualmente facciamo ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini, se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire” ha detto il premier. Il governo “responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione e che, magari, dopo un anno, forse due anni, si possa ritornare ad avere un’opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare, i molti contratti stipulati non vengono abrogati, stiamo continuando e decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione”.
In queste parole c’è il totale disprezzo del cittadino, della volontà popolare.
La Cassazione deve pronunciarsi sul referendum contro il nucleare. Il Governo ha ritirato la legge per la costruzione delle nuove centrali per riproporla tra un anno (parole pubbliche del capo del Governo) nella speranza che il disastro di Fukushima venga dimenticato. L’Ufficio centrale della Cassazione, presieduta da Capotosti, deve decidere se il referendum si terrà ugualmente. Se lo cancellerà sarà complice.
L'articolo 39 della legge 352/1970 prevede “se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l’atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso”.
Qui, come è chiaro, non si vuole abrogare nulla, solo far passare il tempo. La Cassazione è di fronte a un bivio.
Insomma l’obiettivo dichiarato è quello di non far svolgere il referendum sul nucleare per evitare che tutti votino contro le centrali e riproporre la loro costruzione quando le acque (di Fukushima) si saranno calmate.
A Sciacca intanto, fino al momento, poco si sta facendo per pubblicizzare il referendum. L’amministrazione comunale, dopo aver inserito la ripubblicizzazione dell’acqua nel programma elettorale e a parte qualche dichiarazione ufficiale, non se ne sta occupando granchè, a differenza di Menfi e Burgio. A Sciacca insomma continua la saga di una telenovelas che non passa mai di moda: “Parole, parole, parole”. Ma di fatti nemmeno l’ombra.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
domenica 24 aprile 2011
Musei: la capacità di fare "sistema"
La Valle del Belice organizza “la rete dei musei” per attrarre i turisti. A Sciacca invece non si riesce a fare sistema e spesso i musei rimangono chiusi anche durante le festività così come l’ufficio turistico. Come andrà a Pasquetta?
Per raccontare e far conoscere l’identità della Valle del Belice, nasce, dopo un anno dai primi incontri, promossi da Legambiente Sicilia, la rete dei musei della Valle del Belice.
Ne fanno parte tutti i comuni della Valle: Castelvetrano, Gibellina, Salemi, Salaparuta, Poggioreale, Menfi, Montevago, Santa Margherita Belìce, Contessa Entellina, Sambuca di Sicilia, Giuliana, Roccamena, Santa Ninfa, Vita, Partanna che hanno deliberato, con atto amministrativo, l’adesione al progetto.
Insieme a questi aderiscono la Provincia Regionale di Trapani , l’Azienda Foreste Demaniali di Trapani, la Fondazione Orestiadi di Gibellina, La Rotta dei Fenici, il CRESM, le Riserve Naturali: della Foce del fiume Belìce e Dune Limitrofe della Grotta di Santa Ninfa, e della Grotta di Entella, con la partecipazione del dirigente e dei funzionari del Servizio Polo museale della Val di Mazara dell’Assessorato regionale ai Beni Culturali e identità siciliana e della Direzione del Parco di Selinunte e Cave di Cusa “Vincenzo Tusa”. Tutti insieme per fare sistema.
La presentazione della Rete Museale Belicina, nei locali del Baglio Florio all’interno del Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, si è svolta lo scorso venerdì 15 Aprile, alla presenza delle autorità regionali dell’Assessorato ai Beni Culturali. Sabato 16 aprile invece si era tenuta la seconda edizione del “Viaggio nella Memoria”, un viaggio in quei luoghi della Sicilia che sono stati nel 1968 il tragico teatro del terremoto nella Valle del Belìce. Santa Margherita di Belice aderisce alla rete dei musei della Valle del Belice con il Museo della Memoria, legato alla ricerca dell’identità collettiva del Belìce e collocato nell’ ex chiesa madre ristrutturata; e il Museo del Gattopardo che custodisce il manoscritto ed il dattiloscritto de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed altri oggetti appartenenti allo scrittore.
Dopo la visita al Museo della Memoria il viaggio proseguirà con la visita a Poggioreale Vecchia e la passeggiata nell’antico centro abbandonato dopo il sisma; ai Ruderi di Salaparuta ed all’Archivio della ricostruzione; al Cretto di Burri ed ai Ruderi di Gibellina; al Castello di Rampinzeried alla Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa a cui seguirà una degustazione e promozione di prodotti tipici della Valle del Belìce e la visita della mostra fotografica la Primavera del Belice. Il Viaggio nella Memoria terminerà nel pomeriggio a Gibellina con l’incontro alla Fondazione Orestiadi e la visita guidata al Museo delle Trame Mediterranee e un giro del paese per conoscere alcune delle architetture moderne presenti tra cui il nuovo Museo “Belice/Epicentro della Memoria Viva”.
E Sciacca? Da anni la città termale non riesce ad esprimere le proprie potenzialità culturali e mussali, basti ricordare che il Museo Scaglione è chiuso da tempo, oggetto di alcuni lavori di ristrutturazione mai terminati, e che il Museo del Mare di località Muciare attende ancora di essere aperto ed inaugurato. La struttura è pronta ma mancano ancora alcuni allacci, la riqualificazione dell’area, dell’accesso stradale oltre al Melqart, la statuetta fenicia, conservata a Palermo e che Sciacca da tempo rivorrebbe.
Ma non solo. Il Museo Antiquarium di località San Calogero è stato recentemente riaperto dopo quasi 6 anni di silenzio ma sicuramente non viene pubblicizzato molto a livello provinciale e regionale cosicché le visite si limitano soltanto a chi si reca in Basilica o a chi sa della presenza del museo dedicato ai reperti recuperati dalle viscere del monte Kronio.
Una vecchia battaglia riguarda invece il Museo dell’Antimafia che vorrebbe realizzare da tempo Nico Miraglia, figlio di Accursio, sindacalista ucciso dalla mafia, ma ancora nulla di concreto è stato stabilito nonostante la volontà dei Miraglia e i tanti documenti storici in loro possesso che potrebbero essere usufruiti da tutta la cittadinanza.
Insomma ancora una volta quello che a Sciacca manca è la capacità di fare “sistema”, di organizzarsi in Polo. Manca poi anche la pubblicizzazione dell’enorme patrimonio artistico culturale della città. Siamo nella Settimana Santa che conduce alla festività di Pasqua e Pasquetta e come sempre si ci chiede se i nostri musei saranno aperti ai turisti. Sciacca infatti è risultata essere una delle mete siciliane privilegiate dal turismo nazionale dopo Taormina. Sarebbe opportuno accogliere i visitatori degnamente, presentando i musei e l’ufficio turistico aperti. Battaglia di ogni anno. Vedremo nel 2011 come andrà a finire: si attendono scommesse.
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
mercoledì 2 marzo 2011
Morti "bianche": tragedia infinita
I Dati dell’osservatorio per la sicurezza sul lavoro sono eclatanti: troppi morti, poca sicurezza e lavoro nero. Gli appelli di sindacati e società civile rimangano inascoltati e si continua a morire per lavorare quando si dovrebbe lavorare per vivere
E’ tragico il bilancio delle morti bianche in questo primo scorcio di 2011. L’anno inizia con 50 croci sul lavoro in Italia. Quasi due morti al giorno. E sono il doppio di quelle rilevate nello stesso mese dello scorso anno. Insomma si parla tanto di sicurezza sul lavoro, di sensibilizzazione tanto per gli operai quanto per i “padroni” ma niente sembra cambiare. Il sud, come sempre, è in cima alla graduatoria per numero di vittime con Sicilia e Campania, seguito da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Ma è la Valle d’Aosta a guidare la classifica delle incidenze delle vittime calcolate sulla popolazione lavorativa. Le province più colpite sono Catania e Napoli seguite da Bologna e Milano. La caduta dall’alto lascia il primo posto delle cause di morte allo schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti. Ancora all’agricoltura il primato delle morti, il settore più colpito. In crescita anche la piaga del lavoro nero che contribuisce ad elevare rischi e mortalità per i lavoratori.
A gennaio, come detto, sono state 50 le morti bianche in Italia. In tutto il primo semestre del 2010 non si era mai arrivati ad un dato così elevato.
Questa è la prima e tragica istantanea scattata dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre che si occupa di monitorare quotidianamente il dramma, a livello nazionale. Un risultato d’esordio sconfortante ed allarmante in cui ad indossare la maglia nera non sono più le regioni del Nord, ma bensì quelle del Sud. Sicilia e Campania in testa con 7 vittime, seguite dalla Lombardia (6), dall’Emilia Romagna (5) e dal Veneto (4). Accanto ai numeri assoluti, però, appare altrettanto significativo l’indice di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. E i valori più elevati arrivano dalla Valle D’Aosta (35,5 contro una media nazionale di 4,4) insieme alla Basilicata (15,7) e alla Calabria (5,1).
Friuli, Molise Marche Toscana e Umbria sono le uniche regioni a non essere state coinvolte nel mese di gennaio. Le cosiddette isole felici.
Mentre nella classifica provinciale ci sono Catania e Napoli con 4 morti bianche, seguite da Bologna e Milano (3), Matera, Aosta, Savona, Messina, Caserta, Lecce, Verona e Torino (2). Aosta, Matera e Savona, comunque guidano la classifica provinciale per incidenze rispetto alla popolazione lavorativa. Ancora una volta l’agricoltura è il luogo maggiormente votato alla tragedia con il 32 per cento delle vittime. Il doppio di quelle rilevate nel settore delle costruzioni (16 per cento). Altrettanto preoccupante il 12 per cento degli eventi mortali registrati nel commercio e attività artigianali e il 10 per cento dei trasporti, magazzinaggi e costruzioni.
Entrano in classifica i giornalisti, spesso vittima di aggressioni ed intimidazioni corporali e morali.
Un nuovo dato, invece, emerge nell’indagine delle cause che hanno portato alla morte i lavoratori; e la caduta dall’alto non è più in cima alla graduatoria. Nel 24 per cento dei casi, infatti, si è trattato di un decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti. Nel 20 per cento dei casi si è trattato di una caduta dall’alto e per il 16 per cento delle vittime la causa è stata un incidente dovuto al ribaltamento/investimento di un mezzo in movimento. Seguono nella classifica: il contatto con organi lavoratori in movimento (12 per cento), investimento da mezzo semovente (10 per cento) e incendio (6 per cento).
Non solo uomini, ma anche le donne rientrano nella casistica degli incidenti tragici e degli infortuni più o meno gravi. Altrettanto sconvolgente il dato sulla mortalità femminile: sono già due le vittime. A fine 2010 se ne contavano 17. Un dato, quindi, decisamente superiore alla media. Gli stranieri sono 4 pari all’8 per cento del totale (era il 10 per cento nel 2010). La fascia d’età più colpita è sempre quella in cui l’esperienza dovrebbe insegnare a non esporsi al rischio (tra i 40 e i 49 anni, ovvero il 36 per cento delle vittime). Il 20 per cento tra i 30 e i 39 e il 18 per cento tra i 60 e i 69 anni. Dai 70 anni in su si rileva l’8 per cento delle vittime. L’esperienza spesso fa rima con il sentirsi troppo sicuri, abbassare l’attenzione e la concentrazione e dunque ad elevare il rischio di incidenti.
Ultimo ma non meno importante grafico elaborato dagli esperti dell’Osservatorio di Vega Engineering che da oltre due decenni si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro è quello relativo ai giorni della settimana in cui gli episodi mortali sono stati più frequenti. Si scopre così un’altra novità perché con il nuovo anno i giorni neri cambiano: sono martedì e giovedì. Lo scorso anno il mercoledì e il venerdì. Nel Nordest, invece, sul podio al secondo posto c’è la domenica.
A tutta la casistica vanno ad aggiungersi i casi, anch’essi in aumento, quando il lavoratore muore o subisce infortuni non sul lavoro ma mentre sta recandosi sul posto di lavoro. Anche in questo caso il sud la fa da padrone e i recenti incidenti mortali accaduti sulla Palermo – Sciacca stanno lì a testimoniare la problematica. Non bastano i controlli, le eventuali sanzioni, occorre una presa di coscienza collettiva, che investa lavoratore e datore di lavoro, classe politica e mondo dell’imprenditoria. Lavorare per vivere e non morire per lavorare.
Calogero Parlapiano
giovedì 9 dicembre 2010
Fare la differenza. L'importanza della raccolta differenziata
Presentati dalla Sogeir i dati ufficiali della raccolta differenziata nell’ATO AG1. Tutti i Comuni registrano impennate positive grazie alla raccolta porta a porta e ai diversi progetti di sensibilizzazione. A Sciacca invece si può fare meglio. Decisivo l’apporto dell’impianto di compostaggio
Il tema dei rifiuti e della relativa raccolta differenziata è uno dei problemi più urgenti che la società moderna deve porsi e risolvere al fine di salvaguardare l’ambiente e lo stesso habitat umano. Su questo argomento occorre lavorare ancora tanto, soprattutto sensibilizzando e informando la popolazione sui vantaggi economici, ambientali e culturali del fare la differenziata.
La raccolta differenziata è un sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani suddivisi per tipologia di rifiuto (carta, vetro, plastica, legno).
Il processo deve partire all’interno delle nostre case: basta munirsi di quattro diversi sacchetti o degli opportuni contenitori (ognuno dei quali raccoglierà una tipologia di rifiuto), serve inoltre un pò di pazienza e di attenzione nella suddivisione degli stessi.
Una volta che il nostro sacchetto sarà pieno, ci adegueremo al Metodo di Raccolta che più ci aggrada o che il Comune di appartenenza ci propone.
Di solito i Metodi di Raccolta più utilizzati sono: La Raccolta Stradale servendosi di appositi contenitori (le cosiddette “Campane”) sui quali viene indicato il tipo di rifiuto che può incamerare o la Raccolta Porta a Porta durante la quale un operatore ecologico ritira i nostri sacchetti, già suddivisi per tipologia di rifiuto, e si fa carico di collocarli negli appositi spazi.
Imparare a differenziare i nostri rifiuti non è solamente un metodo consapevole per rispettare l’ambiente e il pianeta ma è anche un dovere sancito da diverse normative che impongono ai Comuni di raccogliere in maniera differenziata il 65% dei rifiuti entro il 2010. E i Comuni sono formati da cittadini, ossia da tutti noi.
In molti Comuni, poi, nella stesura delle Tasse sui Rifiuti, per incentivare questa procedura, adottano il principio del “più inquini e più paghi” e, di conseguenza, “più ricicli e più risparmi”.
L’Ato Ag1, che serve anche Sciacca, come sottolinea Legambiente, continua ad ottenere ottimi risultati in merito alla raccolta differenziata. I dati del 2010 parlano chiaro. Facciamo alcuni esempi: Alessandria della Rocca è passata dal 37% di gennaio al 53% di ottobre, Cianciana dal 17% al 61%, Villafranca Sicula dal 58% al 73% si conferma il miglior comune dell’Ato gestito dalla Sogeir.
Nella seguente tabella i dati ufficiali del 2010 in dettaglio di tutti i comuni serviti dalla Sogeir:
COMUNE GENNAIO 2010 OTTOBRE 2010
Alessandria della Rocca 37,51% 53,87%
Bivona 28,10% 48,01%
Burgio 43,34% 49,04%
Calamonaci 41,51% 59,3%
Caltabellotta 23,90% 53,35%
Cattolica Eraclea 12,28% 54,71%
Cianciana 17,12% 61,61%
Lucca Sicula 59,81% 63,49%
Menfi 38,01% 57,06%
Montevago 53,82% 61,78%
Ribera 43,62% 39,25%
S. Margherita Belice 46,58% 53,45%
S. Stefano Quisquina 11,78% 25,51%
Sambuca di Sicilia 25,99% 42,08%
S. Biagio Platani 11,39% 62,8%
Sciacca 22,57% 25,23%
Villafranca Sicula 58,17% 72,99%
ATO AG1 29,81% 39,11%
Dati incoraggianti dunque ed in aumento dappertutto. Solo a Ribera si registra una lieve contrazione mentre a Sciacca le percentuali continuano ad essere un pò basse. Ci sono comuni che già partivano da una buona base di partenza avviata da anni come a Burgio, Villafranca e Lucca Sicula, premiate lo scorso anno come migliori Comuni in Italia nell’ambito della manifestazione nazionale “Comuni Ricicloni”. La mossa vincente sembra essere quella della raccolta porta a porta che permette a tutti i cittadini, anche ai più anziani, di capire come differenziare e in quali giorni procedere alla consegna del determinato rifiuto. A Sciacca questo tipo di raccolta ancora non è esteso su tutto il territorio ma nel quartiere Isabella è in funzione, con buoni risultati, già da tempo.
Proprio partendo dalla Raccolta Differenziata, sono innumerevoli i prodotti che si possono ottenere dalle singole tipologie di rifiuto. Si possono fare quattro facili esempi al riguardo:
CARTA: Tutta la carta può essere raccolta con l’eccezione della carta accoppiata a materiali plastici (per esempio: cartoni del latte) e della carta carbone. La carta raccolta può dare origine alla cosiddetta Carta Riciclata. Quanti alberi in meno sarebbero in questo modo abbattuti con la conseguenza di avere più aree verdi e più aria pulita.
PLASTICA: Rappresenta il rifiuto che occupa lo spazio maggiore, quindi sarebbe già importante limitare il più possibile l’uso di questo materiale. Non tutta la plastica può essere riciclata con i macchinari degli attuali impianti: si possono depositare i contenitori per liquidi, per bevande, i flaconi dei detersivi e tutti quei prodotti di plastica che riportano su di essi il simbolo caratteristico (tre frecce a formare un triangolo) con all’interno la sigla SPI (Society of the Plastics Industry). Significa che quel prodotto può venire riciclato. Avremmo in questo modo meno componenti tossiche e chimiche nell’aria e nel sottosuolo rispetto a quelle che si ottengono gettando la plastica insieme agli altri rifiuti attraverso il metodo tradizionale.
VETRO: È il prodotto che si ricicla meglio e lo si può fare infinite volte. Tutto il vetro è riciclabile eccezion fatta per la ceramica. Anche in questo caso si giungerebbe ad avere un minore impatto ambientale evitando di utilizzare eccessivamente gli addottivi chimici che servono per la sua realizzazione ex novo.
METALLI E ALLUMINIO: La loro produzione comporta un elevato dispendio di energia e un inquinamento così marcato che sarebbe meglio non acquistare prodotti confezionati in alluminio. Lattine, barattoli, vassoi, piatti realizzati con questo materiale possono essere tutti riciclati. Ci sono macchine che sono in grado di riprodurre materiali metallici proprio partendo dai rifiuti che noi abbiamo raccolto.
Alla luce di quanto detto, ci possiamo rendere ben conto che la Raccolta Differenziata è un metodo che ci porta dei vantaggi: minori danni all’ambiente, riduzione dei pericoli per la salute dei cittadini, risparmio per gli utenti sulla tariffa sui rifiuti, crescita economica ed occupazionale (più si ricicla, più aumentano i posti di lavoro nelle aziende che si occupano di questo settore).
Non solo la differenziata ma anche il compostaggio, entrambi elementi essenziali per garantire un minore afflusso di rifiuti verso le discariche. Anche in questo l’Ato Ag1 e la Sogeir, presieduta da Vincenzo Marinello, segnano il passo grazie alla piena funzionalità raggiunta dall’impianto realizzato in contrada Santa Maria.
Il Compostaggio è un insieme di processi naturali di decomposizione dei materiali organici. In natura questi processi avvengono nei boschi dove milioni di microrganismi decompongono le sostanze organiche, poi sintetizzate nel cosiddetto “Humus”. Il compostaggio dei rifiuti parte proprio da questo presupposto naturale al fine di ottenere il riciclaggio dei rifiuti organici. Esso permette lo smaltimento della parte più complessa di rifiuti, evita di portare alla combustione materiali poco adatti alla stessa e produce il Compost che, come l’humus, rende più fertile e ricca la terra. È un processo naturale che può essere sempre controllato e migliorato con le nuove tecnologie, permette di ridurre lo smaltimento in discarica e consente di ottenere nuove risorse, risorse da riciclare. Il tutto viene realizzato in appositi impianti di compostaggio nei quali vengono tratti i rifiuti organici differenziati dal cittadino. Gli automezzi, dopo la raccolta, portano i rifiuti nel capannone di ricezione per avviare il trattamento.
Ultimamente in tv siamo abituati a vedere le immagini dei cumuli di spazzatura a Napoli, Palermo, Agrigento e Licata, le strade sporche di mondezza, le montagne di rifiuti che spesso arrivano al primo piano degli edifici residenziali. I dati 2010 presentati dalla Sogeir dimostrano invece che ridurre i rifiuti dalle città e dalle discariche è possibile. Basta mettere in pratica, nel concreto, le parole chiave: raccolta differenziata, impianti di compostaggio e adeguati progetti di sensibilizzazione. In questo modo la gente capisce. E risponde bene.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
venerdì 22 ottobre 2010
Il rischio d'isolamento che corrono i Giusti
Ormai sono passati più di 18 anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quando si ricordano persone come loro, tutti si inchinano, si tolgono il cappello, bofonchiano parole di ammirazione e di dolore. “Sono stati ammazzati dalla mafia. Sono eroi“.
Improvvisamente, di fronte alla morte per mano della mafia, nessuno si azzarda più a criticare quei morti. Tutti eroi, tutti servitori dello Stato, tutti eccellenti lavoratori. Nessuna voce fuori dal coro. E ai giovani del presente e del futuro la storia sarà descritta così. Erano tutti al fianco e sostenitori di quegli eroi italiani.
Peccato che ci si dimentichi sempre di raccontare il resto, di completare la storia. Peccato che quegli eroi, fino al giorno prima di morire, non erano così tanto eroi. O meglio, lo erano agli occhi del popolo, della gente comune, ma per troppi uomini delle Istituzioni le cose stavano diversamente.
“Quando muoiono questi uomini diventano immortali, prima per molti erano soltanto delle carogne".
A pronunciare queste parole Antonino Palmeri, Presidente del Tribunale di Palermo, pochi giorni dopo la strage di via d’Amelio.
Perché in realtà questi “eroi” non erano poi così tanto amati da molti uomini al potere, che fossero politici, magistrati, Csm o chiunque altro. Falcone e Borsellino (come tanti altri eroi prima e dopo di loro) hanno impegnato gli ultimi anni della loro vita sempre su due fronti: da un lato la lotta alla criminalità organizzata e dall’altro la propria difesa contro le delegittimazioni provenienti sia dall’esterno che soprattutto dall’interno delle Istituzioni.
“Farabutti, me li stanno ammazzando tutti sotto gli occhi. E noi assistiamo impotenti. Stanno facendo fuori gli uomini del pool dopo averli delegittimati. Un massacro prima giuridico, poi formale e adesso anche fisico“, continuò il dottor Palmeri, rabbia e dolore a fargli pronunciare quelle parole da troppi suoi colleghi sentite fortemente.
Lo stesso Borsellino l’aveva capito e l’aveva esternato alla moglie Agnese: “Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. Tre settimane prima di morire Paolo ringraziò l’opinione pubblica per aver fatto “il miracolo”, ossia per aver fatto fare marcia indietro al Csm che nel 1988 voleva sbarazzarsi del pool antimafia e che invece, grazie alla spinta della società civile, rimase in piedi.
Lo sanno tutti, gli adulti, ma ai ragazzi si continua a dire delle mezze verità. Falcone e Borsellino non sono stati uccisi solo dalla Mafia. Sono stati uccisi anche dalla delegittimazione, dall’isolamento. Ai ragazzi vengono sempre ricordate le lacrime di dolore dopo la loro morte. Raramente si ricordano le lacrime di rabbia. Perché la rabbia ha sempre un destinatario.
Lo Stato ha “vanificato l’operato dei giudici“, ha “irresponsabilmente” delegato loro ogni forma di lotta alla criminalità mafiosa “senza dotarla di idonei strumenti legislativi e materiali“, fino all’ “ennesima strage mafiosa annunciata, espressione della completa disfatta dello Stato. Uno Stato che è in balia di gruppi di potere ispirati da logiche affaristico-clientelari, perennemente sordo alle ripetute e accorte invocazioni di risveglio e di concreto intervento“. Uno Stato che quindi non si può aspettare nulla “da una magistratura decimata nei suoi uomini migliori e avvilita in un clima di continua attesa mortale“.
Queste le parole contenute nel documento di protesta redatto dai magistrati a Palermo due giorni dopo l’uccisione di Paolo Borsellino.
Ed ora, dopo 18 anni e dopo il sacrificio dei tanti eroi morti, tutto sta tornando uguale. Non appena i ricordi della memoria iniziano ad offuscarsi, le serpi tornano a strisciare, gli eventi tornano a ripetersi. Oggi, a Palermo, al posto di Falcone e Borsellino ci troviamo Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo. Il primo il pupillo di Paolo Borsellino, il secondo cresciuto nell’esempio di quei due magistrati, ai quali si è sempre ispirato.
Ricordatevi questi nomi, ragazzi. Perché sono i nomi di due dei pochi magistrati che ancora hanno impresso a fuoco nella loro mente l’articolo 3 della Costituzione Italiana, che ancora hanno la forza e il coraggio di sdegnarsi per il massacro che sta subendo la giustizia italiana. I nomi delle persone che quindi vanno delegittimate. Perché putroppo la storia, per chi dimentica, si ripete.
“Il ministero chiede accertamenti per le dichiarazioni del sostituto procuratore Nino Di Matteo”, titolava l’otto di ottobre l’Espresso. Dichiarazioni a quanto pare poco gradite al potere: “Continua la sistematica e violenta offensiva di denigrazione e isolamento di quei magistrati che credono ancora nel principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Noi resisteremo perché crediamo nella Costituzione sulla quale abbiamo giurato. Con quale faccia si collabora con questo governo?”
In seguito all’assassinio di Borsellino il clima nelle stanze blindate della procura di Palermo era teso, pieno di rabbia, di sfiducia, di dolore. Si parlava di dimissioni di massa dei giudici, per dare un segnale forte.
Vittorio Teresi fu chiarissimo, allontanandosi dai giornalisti e preannunciando le sue dimissioni: “Volevo andar via, ma dopo Falcone sono rimasto, ho detto a Borsellino: metto la mia vita nelle tue mani, ma battiamo la mafia. Adesso basta, mi accorgo che non serve a nulla combattere. Qui si muore per nulla”.
Eppure, in mezzo a tutto quel dolore, rimaneva ancora un po’ di speranza, negli occhi lucidi del sostituto Antonio Ingroia che sussurrò al collega De Francisci: “non possiamo andar via proprio adesso, non possiamo”.
Bene, Antonio Ingroia è rimasto. Come Antonino Di Matteo. E come loro altri giudici con nomi forse meno ricorrenti nelle cronache giudiziarie ma ugualmente impegnati.
La delegittimazione non è pericolosa solamente per l’isolamento “istituzionale” che ne consegue. E’ pericolosa anche per l’isolamento “emotivo” che questi giudici sono condannati a subire. Quando Falcone e Borsellino avevano tutti contro, Mafia e pezzi delle Istituzioni, l’unica spinta che avevano, allo stremo delle forze fisiche e mentali, era la società civile. “La gente fa il tifo per noi”, diceva Falcone sorridendo.
Con le Agende Rosse stiamo preparando una giornata a sostegno di Antonino Di Matteo. Faremo in modo di farla al nord, al centro e al sud Italia contemporaneamente, proprio per dare la possibilità a tutti di partecipare. E saremo pronti a scendere davanti ciascun tribunale d’Italia ogni qual volta chi indegnamente occupa le Istituzioni si azzardi a delegittimare uno di questi giudici con un’azione così mirata.
Forse non possiamo proteggere questi magistrati dalla Mafia, forse non possiamo proteggerli da chi abusa per meschini interessi delle Istituzioni, ma sicuramente possiamo proteggerli dall’isolamento.
www.19luglio1992.com
mercoledì 29 settembre 2010
Prime piogge, primi danni. Cede l'asfalto a Sciacca.
E’ bastato un violento temporale di 10 minuti per mandare in tilt e paralizzare Sciacca. Frane, smottamenti, tombini saltati, fanghiglia dovunque e disagi per la circolazione stradale. Le frane dello scorso anno sono un ricordo ancora troppo fresco per non cercare di intervenire in tempo con le dovute pulizie di tombini, torrenti e cunette stradali
Mercoledì 20 settembre. Erano passate da poco le 16 di un pomeriggio qualunque quando un breve ma violento nubifragio si è abbattuto su Sciacca.
Pedoni e automobilisti sorpresi dalla pioggia ma anche dalle evidenti conseguenze.
In via Alcide De Gasperi ma anche in zona Stazzone parecchi i tombini che sono saltati con i liquami pronti a disperdersi per strada con notevoli difficoltà per gli utenti di veicoli a motore e con disagi dal punto di vista igienico sanitario.
Non è un bello spettacolo osservare un fiume di liquami correre senza ostacoli. Ma andiamo oltre.
È mancata la corrente elettrica in diversi punti della città anche a causa dei tantissimi fulmini che si sono ripetuti in breve tempo. Computer, rete internet, uffici, bancomat: tutto in tilt. La situazione è tornata normale soltanto dal giorno dopo. A San Michele addirittura una cabina elettrica è andata letteralmente in fumo determinando non solo un grave pericolo ma anche l’interruzione dell’energia elettrica nel quartiere.
Allagamenti lungo le arterie stradali ma anche all’interno di alcune abitazioni di via Caricatore invase completamente dall’acqua piovana.
Tra la discesa Campidoglio e per l’appunto via Caricatore, un torrente d’acqua, detriti e fango ha travolto tutto quello che ha incontrato lungo il cammino.
Immagini come queste sono divenute tristemente note ultimamente in tutta Italia. Residenti barricati in casa durante il temporale e poi alle prese con la bonifica delle proprie case. L’acqua in alcuni punti ha sfiorato i primi piani delle abitazioni. Panico e scene allucinanti come non si credeva mai di poter vivere in città. Qualche residente denuncia anche che le mura di sostegno presenti in zona grondavano acqua, in pratica la pioggia attraversava il cemento senza problemi: come siamo messi a stabilità e sicurezza si chiedevano molti preoccupati? Cosa sarebbe successo se qualche passante si sarebbe trovato per caso a scendere da quelle parti?
Alla Perriera, in corso Miraglia, parte dell’asfalto ha ceduto e sono dovuti intervenire gli uomini della guardia di finanza per garantire la sicurezza dell’area prima che si procedesse a transennare l’ennesimo punto franoso presente a Sciacca.
In via Fratelli Argento, nei pressi di alcune attività commerciali, del pietrisco e fango si è riversato per strada causando notevoli disagi alla circolazione.
In via Libertà altri smottamenti. In entrambi i casi rotture evidenti del sistema fognario. Ricordiamo che ha piovuto solamente per 10 minuti. Non di più. E siamo ancora a settembre. Nell’ultimo weekend c’erano ancora bagnanti in spiaggia.
In via Licata all’altezza dell’ufficio tributi pietre e fango dovunque. Anche in questo caso sono intervenuti gli uomini della polizia municipale per apportare le necessarie misure di sicurezza alla circolazione stradale e pedonale.
Insomma la tenuta geologica di Sciacca appare ancora alquanto approssimativa. E’ chiaro poi che la collocazione della città in collina determina la nascita naturale di molte discese e di conseguenza di improvvisati fiumi d’acqua piovana allor quando si formano nubifragi del genere.
Il temporale, al di là delle conseguenze occasionali, riapre nuovamente e con forza il problema dei tombini della città che per la maggior parte sono completamente otturati e non spurgati mentre in altri punti sono proprio scomparsi.
Molti residenti segnalano infatti che dopo i lavori di rifacimento delle rete idrica e fognaria, una volta che si è proceduto ad asfaltare le strade, intere zone sono rimaste sprovviste di griglie, asfaltate anch’esse. Per lunghi tratti di strada non si vede un tombino neanche a pagarlo ed anche quando se ne scova qualcuno esso è naturalmente ostruito, cosa che in inverno determina allagamenti e in estate il classico ed insopportabile fetore.
Sarebbe opportuno procedere con urgenza alla pulizia dei tombini, alla scerbatura delle cunette laterali e alla bonifica dei principali torrenti, specie il Cansalamone e la Foce di Mezzo alla Foggia, onde evitare per quanto possibile futuri e pericolosi allagamenti.
Ma non solo. Gli attuali lavori di sistematica della rete idrica e fognaria saccense vengono espletati a regola d’arte? E’ possibile che non ci sia un tombino che non sia saltato dopo 10 minuti di pioggia? Anzi, è possibile che, in molti punti e per molti metri, non ci sia un tombino?
Inutile ricordare i danni ingenti dell’anno scorso con le frane e gli smottamenti di Piazzetta Libertà, via Amendola e via Al Lido. Ancora oggi i lavori sono in corso e si è dovuto attendere il finanziamento della Protezione Civile per tappare l’emergenza. Poiché, a parte tutto, il problema rimane sempre quello: non ci sono fondi economici. Ogni intervento, anche il più minimo, diventa quasi insostenibile se non subentra l’aiuto di qualcuno: regione, stato o protezione civile.
Non siamo ancora nella vera stagione delle piogge ma già si contano i primi danni e le prime preoccupazioni. Colpa dell’uomo si dice sempre in questo caso. A forza di non tenere in considerazione il territorio, l’ambiente e la natura, questa si ribella. E’ quando lo fa, spesso sono danni seri. L’edilizia selvaggia, l’abusivismo, il disprezzo delle regole e delle leggi ha fatto nel tempo tutto il resto.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
sabato 4 settembre 2010
Danneggiata l'isola ecologica di Ribera. Pace: "Le famiglie educhino alla legalità"
Fiamme presso l’isola ecologica gestita dalla Sogeir ATO AG1 a Ribera. Si tende per l’ipotesi dolosa. Chi è stato e perché? Una bravata o l’intento di determinare disservizi anche in provincia di Agrigento?
Le fiamme dunque hanno avvolto parte dell'isola ecologia sita in una zona periferica di Ribera, precisamente in contrada Scirinda, nel quartiere di cozzo di Mastro Giovanni.
La struttura non ha subito danni ingenti e gli operatori potranno continuare a lavorare senza problemi.
Gli stessi operai della Sogeir stanno procedendo in questi giorni alla bonifica ed alla pulizia dell'area.
Oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti i carabinieri di Ribera che stanno effettuando tutti i rilievi e le indagini del caso al fine di poter accertare se si tratti di un incendio di natura dolosa o accidentale.
A tal riguardo utili potrebbero essere le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza site nell'isola ecologica da qualche tempo, ossia da quando alcuni furti erano stati perpetrati presso gli uffici amministrativi della Sogeir adiacenti ed interni alla struttura.
Dopo i 4 mezzi dati alle fiamme nel 2007 a Ribera, gli altri due autocompattatori bruciati nel 2009 tra Montevago e Santa Margherita di Belice e l'incendio del centro comunale di raccolta dei rifiuti differenziati di Sciacca dello scorso 1 agosto, per il quale le indagini sono tuttora in corsa e dove parrebbe maggiormente probabile la causa accidentale delle fiamme, un altro incendio quindi a Ribera.
Se dovesse essere accertata la natura dolosa degli ultimi due casi, non si potrebbe più non parlare di nuovi atti intimidatori ai danni della Sogeir ATO AG1.
E del resto per quanto riguarda il caso del centro crispino, sembrano non esserci pochissimi dubbi sulla dolosità dell'incendio che ha distrutto parte dell'isola ecologica gestita dalla Sogeir.
Le fiamme hanno preso il via infatti in prossimità dell'inferriata che costeggia il centro di raccolta, le serrature del cancello di ingresso del deposito invece non sono state forzate, segno che, probabilmente, qualcuno abbia approfittato della notte per avvicinarsi al perimetro del centro di raccolta, indisturbato e senza compiere effrazione. L’isola ecologica si trova in periferia, in una zona non particolarmente transitata né densamente abitata. Al cospetto l’isola ecologica di Sciacca si trova in pratica a centro città.
Le indagini sull'episodio accaduto nella notte a cavallo tra domenica e lunedì alle tre e mezzo del mattino circa sono condotte dal tenente Alessandro Vergine dei carabinieri di Ribera.
Probabilmente attraverso le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianze poste all'interno dell'isola ecologica sarà possibile risalire ai responsabili dell'accaduto.
Le fiamme hanno distrutto due scarrabili che contenevano prodotti tessile e rifiuti, danneggiato un capannone, bruciato diversi elettrodomestici, cartoni e spazzatura di vario genere. Solamente il pronto intervento dei vigili del fuoco di Sciacca, giunti sul posto un quarto d'ora dopo il fatto, ha evitato che l'isola ecologica subisse danni peggiori fino a limitarne la piena funzionalità. Non hanno preso fuoco infatti i tanti pneumatici riposti in un altro angolo dell’isola, tantissimi elettrodomestici si sono “salvati” nonché due piccoli mezzi della società d’ambito e gli uffici.
Nel caso in cui fosse accertata, oltre ogni ragionevole dubbio, la dolosità degli episodi, sarebbe chiaro l’intento: determinare disservizi, difficoltà nella quotidianità del lavoro, rischi per il personale addetto, insomma minare la credibilità della società d’ambito.
Il presidente di Sogeir Vincenzo Marinello naturalmente si è detto molto amareggiato dell'accaduto e sottolinea come proprio a Ribera, sarà soltanto un caso, la società d'ambito abbia subito nel tempo i più gravi danneggiamenti ed atti intimidatori. Di chi si tratta? E perché?
Ed è proprio il sindaco di Ribera Carmelo Pace a prendere posizione esprimendo sostegno e solidarietà alla Sogeir, parlando di episodi gravi e non di bravate ed auspicando che i responsabili vengano presto assicurati alla legge.
Sembrano inopportune al giorno d’oggi ulteriori commenti. Le indagini devono fare il proprio corso. Tuttavia appare chiaro come qualcosa non quadri, come qualcuno voglia fomentare e produrre situazioni di emergenza, disagi.
L’aumento costante in percentuale del porta a porta, la raccolta differenziata, i premi ai comuni ricicloni raccolti dall’ATO Ag1 negli anni, la continua opera di sensibilizzazione in merito al rispetto dell’ambiente e del territorio, le strade prive di spazzatura e con i cassonetti svuotati (a differenza di quanto recentemente accaduto nel napoletano e nel palermitano), l’impianto di compostaggio, una discarica, quella di Salinella, nel quale anche altri paesi non facenti parte dell’Ato AG1 vorrebbero conferire, i costi del servizio tra i più bassi rispetto agli altri Ato siciliani sono tutti obiettivi perseguiti e raggiunti. Di contro l’annosa vertenza economico-contrattuale con la Bono, SAP, SAM che da tempo rivendicano pagamenti arretrati per i lavoratori e che periodicamente torna all’altare della cronaca. Luci e ombre, pregi e difetti come in ogni cosa. Ma le intimidazioni, le minacce, gli attentati, quelli no. Le istituzioni politiche, militari e giudiziarie, ognuno per le proprie competenze, devono salvaguardare impianti e lavoratori. Poiché la Sogeir, società pubblica, gestisce la raccolta della spazzatura in ben 17 comuni della provincia di Agrigento: essa è di tutti. Di ognuno di noi.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
lunedì 16 agosto 2010
Chiese da restaurare a Sciacca
Ammonta a quasi 3 milioni di euro il finanziamento predisposto dalla Commissione Bilancio per la ristrutturazione di diversi edifici sacri in Sicilia ed a Sciacca. Ne ha parlato l’onorevole Marinello durante una conferenza stampa.
Tante volte si parla dello stato di conservazione di chiese, edifici storici, sacri o di culto. Molti versano in condizioni di degrado e si dovrebbe intervenire con somma urgenza. Le chiese di Sciacca, o almeno parte di esse, conservano affreschi, angoli di arte e storia, unici al mondo, angoli che, la maggior parte delle volte, gli stessi saccensi sconoscono limitandosi ad esclamare: “guarda che bello”.
Prossimamente si potrà intervenire su parte del nostro patrimonio artistico e sacro attraverso dei finanziamenti predisposti ad hoc dalla commissione bilancio della Camera dei Deputati italiana.
Ne ha parlato durante una conferenza stampa tenutasi presso la propria segreteria l’onorevole del pdl Giuseppe Marinello.
I finanziamenti, è chiaro, non riguardano soltanto Sciacca ma anche altre zone della provincia di Agrigento e della Sicilia.
A Sciacca si interverrà sulla Casa della fanciulla Boccone del Povero al fine di completare il centro polivalente per un importo di 45 mila euro; sull’Istituto Figlie della Misericordia della Croce con la manutenzione straordinaria della Chiesa della Badia Grande: importo prestabilito 20 mila euro; sull’Istituto Cuore Immacolato di Maria attraverso la ristrutturazione straordinaria e l’adeguamento degli impianti dell’istituto di Piazza Marconi, altri 20 mila euro previsti; sull’Istituto Immacolata di Lourdes dove si procederà al restauro della Croce dipinta, 20 mila euro l’importo; sulla Parrocchia Beata Vergine del Carmelo con la manutenzione straordinaria della Chiesa e dell’organo (90 mila euro stanziati); sulla Parrocchia di Santa Caterina attraverso dei lavori di sistemazione e restauro del centro polivalente, 300 mila euro il finanziamento; sulla Parrocchia San Michele Arcangelo con la manutenzione, restauro e ristrutturazione del complesso monumentale della chiesa di San Michele (380 mila euro previsti); e sulla Parrocchia Santa Maria Maddalena (la Basilica di piazza Duomo) attraverso dei lavori di restauro e sistemazione dei locali sovrastanti la sagrestia da destinare a museo della Basilica nonché alla realizzazione dell’impianto di allarme della chiesa del Purgatorio per un totale di 370 mila euro finanziati.
Dunque una cospicua boccata d’ossigeno per gli edifici di culto della città termale. Esultano nel dettaglio l’arciprete Don Alfonso Tortrici, padre La Bella che da tempo denunciava lo stato di abbandono della chiesa di Santa Caterina, le suore della Badia Grande e del centro di Porta Palermo. Insomma interventi per tutti i gusti e dagli importi variegati.
Naturalmente tutti in città si auspicano, sacerdoti in primis, che questi lavori di ristrutturazione, adeguamento e restauro possa cominciare nel più breve tempo possibile per fornire un degno servizio a Sciacca ed al proprio patrimonio materiale, colmo di cultura e trasudante storia e arte.
Anche a Ribera, Naro, Agrigento e Alessandria della Rocca sono stati previsti dei finanziamenti per la ristrutturazione di alcuni edifici sacri del luogo mentre si è puntato su interventi straordinari circa la viabilità rurale e comunale a Menfi, Ribera, Sant’Angelo Muxaro, Agrigento, Castrofilippo e Sambuca di Sicilia. Come ben si sa infatti, anche il tema della viabilità rurale, delle periferie, delle campagne è molto dibattuto non solo presso la città termale ma un po’ in tutto il circondario agrigentino. Gli operatori saccensi del settore sperano che, nel prossimo futuro, si possa intervenire in modo concreto su alcune arteria di contrada Piana Schunchipani, di contrada Santa Maria, Pantaliano, Raganella, San Giorgio, Bordea, tutte zone quasi dimenticate dagli amministratori di qualsiasi colore politico, tutte zone dove gli incidenti purtroppo diventano frequenti specie in inverno, aree nelle quali manca di tutto: la segnaletica orizzontale e verticale, le barriere di protezione laterali sono vetuste o totalmente assenti, per non parlare dell’illuminazione pubblica che rappresenta un vero e proprio miraggio, lo stesso asfalto il più delle volte si riduce ad un ammasso informe di terra, terriccio e fanghiglia, buche profonde e pericolose, e tantissimi punti dove la strada lentamente scompare o perché invasa da piante e sterpaglie di ogni genere e grado o perché, ed è maggiormente pericoloso, sta letteralmente franando e ad ogni minima pioggia la situazione diventa sempre più disagiata.
E’ chiaro che per lenire queste difficoltà servono tantissimi soldi e finanziamenti ma non si può giocare sulla pelle delle persone, dei lavoratori, degli operatori del settore, dei residenti e dei semplici utenti di quelle zone. Occorre predisporre con somma urgenza il necessario.
Intanto presto avremo chiese più belle e completate nelle loro esigenze, e questa è un’ottima notizia che da tanto tempo si attendeva in città.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
lunedì 28 giugno 2010
Le trivellazioni a Sciacca sul blog di Beppe Grillo
Il duo Scajola/Prestigiacomo ha concesso negli ultimi anni 95 nuovi permessi di trivellazione in Italia. 71 sulla terraferma e 24 nel Mediterraneo. La superficie interessata dalle trivellazioni nei nostri mari ha una superficie pari alla Regione Abruzzo, circa 11.000 metri quadrati. I petrolieri potranno bucare ovunque, dalle Tremiti alle coste della Sicilia, dalle coste marchigiane e pugliesi alle isole Egadi a Pantelleria, dallo Ionio alle acque intorno all'isola d'Elba a quelle sarde di Oristano. La corsa al petrolio italiano e alla distruzione dell'ambiente e del turismo è un richiamo irresistibile per i petrolieri di mezzo mondo, inclusi ovviamente quelli italiani. E' quasi uno stampede della corsa all'oro nero. Il presidente di Assomineraria Claudio Scalzi spiega che c'è "un certo disordine iniziale" compensato però dal "movimento che porta investimenti, royalties e vivacità". Mi risulta che in Italia non è prevista la responsabilità delle compagnie petrolifere in caso di incidente. Le bandiere blu delle nostre coste diventeranno nere come il petrolio e sono, in realtà, già sulla buona strada. L'italia ha il maggior numero di siti non balneabili d'Europa.
http://www.beppegrillo.it
mercoledì 9 giugno 2010
Italia: "Ogni individuo tende a salire nella scala gerarchica fino al massimo livello di incompetenza"
Il principio di Peter spiega che: "Ogni individuo tende a salire nella scala gerarchica fino al massimo livello di incompetenza". In Italia questo principio è così solare, sotto gli occhi di tutti, che non ha bisogno di essere provato. Burocrati, ministri, direttori di giornali, amministratori delegati, segretari di partito sono testimoni viventi del massimo livello di incompetenza. Gli italiani hanno però capacità insospettabili come dimostra la loro storia millenaria che avrebbe stroncato qualunque altra stirpe. E sono andati oltre il principio di Peter con il principio del Paraculo.
www.beppegrillo.it
domenica 30 maggio 2010
sabato 22 maggio 2010
La marea... nera
La San Leon Energy ha avuto il permesso da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, quello guidato fino a pochi giorni fa dal ministro Scajola, di eseguire ricerche di idrocarburi nel mare di Sciacca, Selinunte e Menfi.
Il Sito, denominato D354 CR SL, è esteso 482 Kmq e va da Selinunte alla foce del Verdura mentre la distanza dalla costa minima è di 2 Km ( il punto più vicino è capo San Marco), ed il sito di esplorazione è parallelo alla costa e si allontana da essa per massimo 12 miglia.
Eventuali piattaforme saranno ben visibili dalla costa (una bella vista dei templi di Selinunte con pozzo petrolifero), e potenzialmente raggiungibili a nuoto.
L'area è piena di riserve naturali, banchi corallini, zone archeologiche e zone di pesca.
Stiamo parlando naturalmente di una zona vulcanica (isola Ferdinandea, Vulcano Empedocle), e le perforazioni potrebbero interferire con i fenomeni vulcanici secondari, basti pensare alle proprietà termali di cui il nostro territorio è colmo.
Lo spazio di mare in vicinanza delle piattafarme è interdetto per un raggio di molti km:
questo comporterà zone vietate alla pesca ed alla balneazione. Potrebbe dunque trattarsi di una mazzata clamorosa per due comparti già in crisi: quello della marineria e quello turistico. Affacciarsi a Capo San Marco e vedere una piattaforma petrolifera non è sicuramente turisticamente appetibile né per vacanzieri della domenica né per possibili futuri costruttori di resort.
Le trivellazioni, se venisse scoperto il petrolio, inizieranno entro 48 mesi dalla chiusura del procedimento autorizzativo mentre l'ultimo passaggio burocratico mancante è l'ottenimento della Valutazione di Impatto
Ambientale. Il termine ultimo per la presentazione delle osservazioni alla VIA è il 30 Maggio! Quindi, conti alla mano, mancano solo 15 giorni per fare le dovuti osservazioni. Gli uffici sono stati allertati?
A quanto pare nello studio ambientale redatto dalla San Leon Energy, non viene valutato l'impatto delle trivellazioni e dell'emungimento del petrolio ma solo quello dell'esplorazione con i geofoni e con la airgun.
Non viene inoltre fatta menzione ai banchi di corallo ed al fatto che la zona è altamente
sismica e che vi sono presenti vulcani. Il corallo, tra l’altro, è in fase di rinascita.
Il procedimento risale al 7 marzo del 2008 ed ha avuto vari passaggi mentre è arrivato al Comune di Sciacca il 3 maggio 2010.
Com'è possibile, dato che il procedimento è iniziato ben 2 anni fa, che la popolazione sia
venuta a sapere di tutto solo grazie ad un associazione di promozione sociale, l’altrasciacca, a soli 15 giorni dalla scadenza dell'ultimo passaggio burocratico?
La richiesta di verifica di assoggettabilità ambientale e l'inizio del periodo di 45 giorni per
presentare le osservazioni, è iniziato il 14 Aprile del 2010.
Come mai è stata protocollata l'istanza al comune solo il 3 Maggio, ben due settimane dopo?
Come mai l'istanza è indirizzata “Al Responsabile Affissioni dell'Albo Pretorio” e non
agli uffici competenti?
Perchè nell'Oggetto dell'istanza non c'è scritto che è contenuta una richiesta di
osservazioni alla VIA?
Come mai, contrariamente a quanto scritto in Gazzetta Ufficiale, la documentazione
della VIA non è pubblicata sul sito del Ministero dell'Ambiente?
Ma non è tutto. Vi sono altre due richieste (D35GR H) e (D36 GR H) per ricerche petrolifere a largo di Sciacca a nome della Hunt Oil Company. Di che si tratta?
Che senso ha investire centinaia di milioni di euro per lo sviluppo turistico e vanificare tutto
con piattaforme petrolifere sulla costa?
Il meridione della Sicilia è letteralmente pieno di concessioni, anche a Marettimo,
Lampedusa, nonché gli ultimi giacimenti scoperti nel pieno delle Isole Egadi. Che fare?
L’associazione L’AltraSciacca ha invitato tutti, cittadini e politici locali, regionali e nazionali, a prendere posizione sulla vicenda. Il Presidente del consiglio comunale di Sciacca Filippo Bellanca ha già annunciato la convocazione di un consiglio comunale straordinario da svolgere, durante la stessa giornata, anche nei comuni di Menfi e Castelvetrano. Obiettivo capire come muoversi e cosa fare. La vicenda, com’era preventivabile, ha suscitato la pronta reazione di associazioni, comitati, politici e singoli cittadini.
Ignazio Messina, ex sindaco di Sciacca e oggi esponente di spicco a Roma dell’Italia dei Valori, ha già presentato un interrogazione parlamentare al ministro dell’ambiente nell’attesa di capirne di più.
WWF, Legambiente, Italia Nostra e tanti altri sono già sul piede di guerra. A nostra insaputa, all’insaputa di tanti cittadini del territorio agrigentino nonché dei saccensi, erano quasi pronti a sventrare l’ambiente marino, corallino, termale e costiero della zona. Il tempo stringe ed è doveroso da parte di tutti comprendere appieno l’importanza della questione e prendere gli opportuni provvedimenti. In gioco naturalmente non solo la bellezza del paesaggio ma anche se non soprattutto il futuro economico e sociale dell’area.
In un momento per il quale la gente sembra essersi distaccata e disinnamorata della cosa pubblica, è giunta l’occasione di tornare a chiedersi cosa stanno facendo del nostro futuro e riprenderlo in mano. Prima che sia troppo tardi.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
mercoledì 5 maggio 2010
Sicilia: strategie agricole
Per i siciliani il territorio è un valore. Il territorio è un valore da custodire. Forse è per questo motivo che tutti gli operatori del comparto agricolo non si vogliono arrendere ad una crisi che, da tempo, li sta mettendo in ginocchio. La Sicilia, una volta non a caso chiamata il granaio di Roma, col suo grano, i vigneti, gli uliveti, gli agrumeti potrebbe rappresentare il fiore all’occhiello dell’agricoltura nazionale, se non addirittura europea. Oggi molti prodotti sono contraddistinti dal marchio che ne certifica la qualità ma, in tempi di recessione economica, qualcuno sembra puntare più sulla quantità: così l’olio, il vino, le arance, il grano, tutto proviene dalla Tunisia, dal Marocco, dalla Spagna e dalla Grecia. Meno qualità, più risparmio e aziende siciliane al collasso.
A Sciacca, fermo restando che la crisi non nasce ieri ma ha radici ben più radicate nel tempo, l’assessore Piazza prima e l’assessore Fazio adesso si sono ritrovati a fare i conti con una situazione allarmante. Ogni livello della politica, comunale, provinciale, regionale e nazionale, ha le proprie competenze in materia: sicuramente a livello locale si potrebbe fare molto di più per quanto concerne la viabilità rurale ridotta oramai ad un colabrodo.
I dati del comparto agricolo sono preoccupanti e sembrano giustificare le continue proteste pacifiche portate avanti dagli operatori del settore, l’ultima delle quali a Palermo “Il Sicilia Agricoltura Day”, manifestazione molto riuscita ed apprezzata dallo stesso assessore regionale al settore Giambattista Bufardeci. E degli incontri erano poi seguiti a quel movimento di protesta tra Bufardeci e Michele Cimino al quale ha presenziato anche il consigliere comunale del Pdl Silvio Caracappa.
E’ un dato di fatto che il numero di aziende agricole in Sicilia al 2005 ammonta a 246.992 e fa registrare una diminuzione del 15,5% rispetto al 2000. Sono in aumento le aziende a conduzione mista, familiare ed extrafamiliare, mentre risulta esiguo il numero di aziende guidate da giovani. Il numero degli occupati in agricoltura nel 2005 è pari a 113 mila unità, in netta diminuzione rispetto al 2000 (135 mila unità).
Al livello di formazione professionale in agricoltura, la maggior parte dei conduttori agricoli possiede la licenza di scuola elementare sebbene la percentuale di conduttori laureati sul totale sia superiore in Sicilia rispetto all’Italia intera, il 4,8% rispetto al 3,4%. Da alcuni anni si avverte da parte delle imprese che operano in ambito rurale una diffusa incertezza e precarietà nei confronti di un mercato che si va delineando verso una maggiore competitività e concorrenza. Di conseguenza o per autodifesa, si è avviato un processo di diversificazione delle attività agricole, basti pensare agli agriturismo o all’incentivazione di attività turistiche, aspetti che comunque in Sicilia non hanno ancora espresso le reali potenzialità.
Alcune risposte alle esigenze del comparto sono già giunte dall’Unione Europea che tra il 2003 e il 2004 ha compiuto la riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Attraverso la PAC si intende valorizzare il modello europeo di agricoltura, promuovendo il mercato e la multifunzionalità nelle aree rurali. In pratica l’impresa agricola oggi è chiamata a muoversi seguendo le dinamiche dei mercati ed i contesti istituzionali, territoriali, organizzativi per le filiere che rendono necessario per l’imprenditore agricolo sviluppare capacità di analisi economica, cultura d’impresa e forte attitudine manageriale.
La Sicilia insomma è ad una svolta, deve modernizzare il settore. Gli ambiti principali su cui sembra necessario intervenire riguardano la semplificazione amministrativa per la partecipazione a bandi e assegnazioni, la riorganizzazione della valutazione e della selezione delle proposte, la gestione informatizzata e il sistema di monitoraggio. L’amministrazione regionale quindi punta al consolidamento e all’estensione del partenariato istituzionale, economico e sociale. Con quali mezzi? Con quali provvedimenti? Quelli previsti dalla Strategia di Asse.
L’Asse 1 riguarda il miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale, migliorando quindi le capacità imprenditoriali, quelle tecnico professionali degli addetti e puntando al ringiovanimento del tessuto imprenditoriale. Per conseguire ciò la Regione ha individuato due obiettivi specifici: favorire la diffusione delle informazioni, delle conoscenze e migliorare le capacità imprenditoriali e professionali del settore; e favorire altresì il ringiovanimento del tessuto imprenditoriale. La Regione a tal fine proseguirà l’attività di sostegno ai nuovi insediamenti di giovani che devono proporre un piano di miglioramento aziendale che rappresenti un insieme coerente di interventi finanziabili dalle misure del PSR. Il “pacchetto giovani” consentirà di accedere agli aiuti per far fronte all’adattamento strutturale dell’azienda, all’adeguamento alle norme comunitarie e all’accesso ai mercati.
L’asse 2 riguarda il miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale sostenendo interventi volti a promuovere la tutela e la conservazione del paesaggio agroforestale, l’equilibrio territoriale e la diffusione di pratiche agricole e forestali sostenibili. Obiettivo salvaguardare i livelli di occupazione.
L’asse 3 parla di qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale al fine di creare e consolidare delle opportunità occupazionali. Si punta quindi sullo sviluppo dell’artigianato, sul turismo e sulla valorizzazione dei prodotti agroalimentari. Saranno previsti interventi di recupero e riqualificazione del patrimonio storico e culturale dei borghi e dei centri rurali e si cercherà di potenziare contestualmente le infrastrutture, i servizi locali e le innovazioni. Al giorno d’oggi quello che ci si aspetta dal mestiere dell’agricoltore è che si trasformi via via in una professione di sintesi, all’incrocio tra la produzione, la protezione della natura e la gestione del territorio. La reinvenzione del mestiere si deve fondare sul ridefinire lo status professionale dell’agricoltore, riconsiderare i fondamenti della solidarietà professionale e rinnovare l’etica dell’attività agricola al fine di permettere l’affermarsi di un settore multifunzionale, un settore che sappia costruire e sfruttare nuovi mercati e servizi.
L’asse 4 infine riguarda l’attuazione dell’approccio Leader, ossia il rafforzamento delle capacità progettuali e gestionali locali, e la valorizzazione delle risorse endogene dei territori.
Insomma tanto si può fare in merito al rilancio dell’agricoltura, alcune cose sono state fatte, altri provvedimenti sono in cantiere, per tutto il resto si attenderà l’approvazione del bilancio e della finanziaria regionale che da settimane è in discussioni all’ARS. Le risorse territoriali non mancano anche se il comparto appare molto deluso e sfiduciato. Come sempre il rilancio passa essenzialmente dai giovani e dalla nuove generazioni. Vedremo gli effetti che la strategia di asse e il cosiddetto “pacchetto giovani” saranno in grado di produrre sul territorio.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
domenica 7 marzo 2010
Il silenzio dei media sulla Palestina che muore
di Paolo Maccioni
Dai blog d’Oltreoceano si apprende una notizia ripresa pure dai più attenti blogger nostrani e quasi per niente dai media a grande diffusione.
Martin Kramer, membro di un centro studi dell’Università di Harvard, oltre che dell’influente Winep, Istituto per le politiche del vicino Oriente, alla conferenza Herzliya in Israele ha teorizzato misure per limitare le nascite del popolo palestinese.
Kramer ha pure auspicato che l’Occidente smetta di fornire aiuti che possono incoraggiare i palestinesi a riprodursi e dar vita così a «giovani maschi superflui» (parole sue).
Insomma: se patisce d’inedia, la popolazione palestinese invecchia e diminuisce di numero, così il problema del terrorismo è risolto. Ovvero: incitamento al genocidio, secondo il diritto internazionale.
Alcuni intellettuali condannano l’esecranda posizione di Kramer, come M.J. Rosenberg e Richard Silverstein che l’hanno definito rispettivamente “genocida” e “razzista anti-musulmano”, o come Stephen Walt che lamenta la pilatesca indolenza di Harvard rispetto alle richieste di allontanamento o di sanzione.
Quando ci si chiede: ma com’è potuto accadere che quando settant’anni fa alcuni intellettuali redassero il manifesto della razza la gente non si oppose e non s’indignò abbastanza?
Ecco, si può rispondere: è possibile esattamente come oggi sono in pochi a indignarsi per questa idea. Intanto perché sono in pochi a conoscerla. L’eco data dai blog alla sconcertante notizia contrasta con l’assurdo, complice silenzio dei media ufficiali.
Da «E Polis» (3 marzo 2010)
La foto in apertura è tratta da http://www.nowpublic.com/world/gaza-holocaust-4.
http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/3017-idee-genocide-antipalestinesi-e-silenzio-dei-media.html
giovedì 18 febbraio 2010
Il successo in Italia del film VIDEOCRACY
Come incassare 850.000 euro in Italia e finire (con tutti gli onori) al Village.
di Giampaolo Scaglione
Credevate di sapere tutto su Videocracy, il docufilm distribuito nelle nostre sale a partire dallo scorso settembre. Forse non sapete che ha totalizzato poco più di 850.000 euro al box-office: nella classifica 2009 dei 100 film più visti in Italia si trova al numero 64. Un po' poco, insomma. Ma il lungometraggio è salito pochi giorni fa agli onori della cronaca americana grazie al New York Times, e non certo per le ormai ricorrenti turbolenze politico-giudiziarie in ambito governativo e paragovernativo. Non solo per quelle, almeno. È successo che in questo week-end Videocracy sarà proiettato in un entertainment space della Avenue of the Americas, terza Strada, Greenwich Village.
Leggereil pezzo di Manohla Dargis dedicato all'evento è istruttivo: aiuta a capire in che cosa consiste l'immagine del premier al di là dell'oceano. Dove ancora ci si stupisce su come un magnate dei media sia al suo terzo mandato da premier e si stigmatizzano le sue battute (Obama “abbronzato”, Mussolini dispensatore di “vacanze” ai suoi oppositori). Spazio agli ultimi eventi, quindi: a dicembre, Berlusconi a Milano da uno psicolabile e la magistratura - eccola! - chiede ai medici la cartella clinica dell'illustre ricoverato, dopo la sua pronta (per fortuna) guarigione. Pochi giorni fa scoppia il caso-Bertolaso: con molta eleganza, la giornalista del NYT sorvola sulle polemiche innescate dal capo della Protezione civile a Haiti, poche settimane fa, e osserva che il pupillo del premier è accusato di corruzione nel quadro di un'inchiesta che ha portato a quattro arresti.
Nulla di più, sul Guido nazionale. Ma ce n'è abbastanza, per la Dargis, per scoprire Videocracy e sottolineare che il suo regista, Erik Gandini, è un italiano che ha studiato cinema in Svezia; la tv svedese ha accettato di co-produrre il film, peraltro. Giusto per controbilanciare il beneficio ottenuto, il trailer di Videocracy è stato rifiutato sia dalla Rai che - si capisce - da Mediaset. Ma non importa: chi ha visto il film sa che le prime inquadrature si riferiscono all'archetipo di un genere tv che avrà la sua consacrazione solo negli anni Ottanta con Colpo grosso: parliamo di Spogliamoci insieme di Tele Torino International, emittente che il futuro premier comprò nel 1980. Di qui, la fulminante osservazione della giornalista del NYT, secondo la quale per Berlusconi “meno vestiti hanno addosso le donne, più è facile acquistare potere”. (Intendiamoci: la teoria ha anche i suoi padri nobili: Sciascia, in relazione ai suoi conterranei, parlava senza remora alcuna della loro autentica ossessione per il gentil sesso in celebre libro-intervista di Marcelle Padovani).
Fatto sta che Gandini indugia sulle donne che non si risparmiano nel loro “Meno male che Silvio c'è” - la Dargis traduce in maniera erronea in un “Thank God Silvio exists” senza sapere o forse sapendo della storiella non proprio edificante dell'Unto dal Signore?. E la tv? Ci sono le facce di Lele Mora e Fabrizio Corona - che passano alle cronache americane l'uno come ammiratore del Duce e l'altro come uno che si è fatto la galera per tentata estorsione - ma quelle sono solo facce, appunto: la tv è Berlusconi, scrive la Dargis citando il professor Ginsborg, perché è il medium che può tradurre in pratica le idee di Berlusconi nel minor tempo possibile. Videocracy getta nuova luce sul controverso rapporto confronto tra la politica e i media: l'acquisizione del consenso, nel caso del premier, è passata attraverso la ricerca della celebrità, elemento che non poteva essere ottenuto se non creando, comprando o mettendo sotto controllo tv, radio, giornali. L'ultima frontiera - vedi “decreto Romani” - adesso è Internet.
sabato 6 febbraio 2010
Droga a Sciacca e nell'hinterland
Avevano consolidato un vero e proprio giro di spaccio di stupefacenti attorno al bar "Salvino" di Sciacca e al bar "Las Vegas" di Ribera, convinti che non sarebbero stati scoperti.
Pedinamenti e intercettazioni filmate hanno consentito agli investigatori di mettere a segno l'operazione antidroga malgrado gli indagati usassero un linguaggio criptato, quasi in codice. La droga aveva nomi diversi, come “pizza” o “birra”. E andare a rifornirsi corrispondeva alla frase “andiamo a funghi”.
Alla base dell'operazione messa a segno dagli agenti del commissariato di Sciacca, diretto da Elena Testoni un anno di indagini, intercettazioni, appostamenti , pedinamenti e registrazioni filmate avviate nel dicembre del 2008
Ma gli agenti del Commissariato saccense, coordinati dalla dirigente Maria Elena Testoni, hanno sgominato l'organizzazione, notificando ben 21 misure cautelari tra Sciacca, Ribera, Castelvetrano, Menfi e Caltabellotta: 13 custodie in carcere, 2 arresti domiciliari e 6 tra obblighi di dimora ed obbligo di firma.
In carcere sono finiti i saccensi Stefano Vinci, Alberto Bilella, Salvatore Montalbano, Giuseppe Arasi, Calogero Puleo, Diego Sabella e Giacomo Santannera 33 anni. Manette anche per i riberesi Calogero Sedita, Giuseppe Salvatore Failla, Mario Gallo, Leonardo Di Giorgi, Giuseppe Di Giorgi e Pierpaolo Abbruzzo, residente a Caltabellotta.
Agli arresti domiciliari, invece, Filippo Tardo di Sciacca e Gianvito Ferreri di Castelvetrano.
Nell’ambito dell'operazione antidroga sono stati raggiunti dalla misura cautelare dell'obbligo di dimora nel comune di residenza Ignazio Lucenti di Sciacca, Simona Gentile, nata in terra tedesca, ma residente a Sciacca e Vito Mirabile di Menfi. Per la riberese Adriana Sedita invece e' stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Altre due persone sono attualmente ricercate dalla polizia. 30 complessivamente sono le persone indagate.
L'operazione, denominata "Mata Hari", è scaturita dalle indagini partite lo scorso anno, dopo che i poliziotti hanno registrato alcuni decessi per overdose tra Sciacca e Ribera.
Alla vasta operazione, coordinata dal pm della Procura di Sciacca, Paolo Mazza, hanno partecipato anche uomini della Questura di Trapani, del Nucleo prevenzione crimine di Palermo e Catania, la squadra Mobile di Agrigento, elicotteri ed unità cinofile.
Soddisfazione è stata espressa della Uilps di Agrigento dopo gli arresti dell'operazione antidroga battezzata "Mata Hari". "Non passa giorno, si legge nella nota, senza aver la conferma che il fenomeno dell’uso di sostanze stupefacenti nel nostro territorio appare sempre più preoccupante. L’operazione conclusa brillantemente dai nostri colleghi della sezione Anticrimine del Commissariato di Sciacca, conferma che tale fenomeno non esclude alcuna parte del territorio della nostra Provincia e che quindi vere e proprie bande organizzate di criminali sviluppano un vero e proprio mercato di morte. Gente senza scrupoli che al fine di arricchirsi attraverso la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti sempre più spesso per aumentarne le quantità nell’elaborarla mischiano la droga con sostanze ulteriormente nocive che causano la morte degli ignari acquirenti travolti dall’esigenza dell’assunzione una volta caduti nel baratro della dipendenza. L’encomiabile attività svolta da parte dei nostri colleghi in tutta la Provincia - conclude la nota-, a nostro modesto giudizio, è da premiare doppiamente considerate le oramai preoccupanti carenze d’organico e l’assoluta inefficienza del parco autovetture in dotazione".
Intanto sono già iniziati al carcere di Sciacca i primi interrogatori da parte del gip del tribunale Salvatore Giannino.
I due bar, i due locali di Sciacca e Ribera erano frequentati giornalmente dagli assuntori di droga che lì andavano a rifornirsi.
Uno spaccio assiduo, quasi giornaliero anche se quasi sempre le quantità di hashish vendute non erano enormi.
Al di là dei fatti meramente giudiziari e dei nomi delle persone coinvolte nel traffico e nello spaccio di droga, siamo innanzi ad un fenomeno che non può non preoccupare ed allarmare la società pubblica, politica e civile saccense e dell’intero hinterland. I dati degli ultimi mesi, e non solo, sono drammatici. Sono in aumento tanto le morti per overdose quanto il consumo di sostanze stupefacenti. Quali contromisure si possono prendere? Quali circostanze possono portare una persona, spesso un giovane, a cominciare a far uso di droghe più o meno leggere? Le motivazioni possono essere tante e nessuna. Del resto si parla di queste vicende da tempo immemorabile.
Una cosa è certa: la criminalità organizzata, piccola o grande che essa sia, punta dritta sulla droga, sul commercio dei traffici illeciti, sulla vendita all’ingrosso ed al dettaglio. Tante volte, quando le forze dell’ordine sventano giri criminosi inerenti al traffico di sostanze stupefacenti, ci rendiamo conto dell’enorme giro di affari che è presente dietro alla morte di questi ragazzi, vittime di aguzzini senza scrupoli i quali sfruttano la solitudine e la paura di tanti giovani.
E’ fuor di dubbio che anche, se non soprattutto, la mafia tiene le redini dei traffici più sostanziosi. Sostanziosi non solo dal punto di vista quantitativo ma anche dal punto di vista economico. Vortici di denaro sporco. Sporco del sangue delle tante, troppe vittime della droga. Non bastano le misure restrittive, non bastano le indagini, sempre puntuali, delle forze dell’ordine, non bastano le campagne di sensibilizzazioni contro questo assurdo fenomeno, occorre una presa di coscienza forte e decisa, da parte di tutti. Spesso si tratta di un vero e proprio circolo vizioso attraverso il quale si fomentano i conti in banca dei capimafia e delle maggiori bande criminose del territorio.
Poche settimane fa sempre il dipartimento della polizia di Sciacca aveva rinvenuto un grosso quantitativo di hashish sulla spiaggia Lido Fiori di Menfi a testimonianza che la droga c’è, esiste e gira più di quanto noi possiamo immaginare. Da dove proveniva quella droga? Una nave in transito se ne era sbarazzata forse alla vista di qualche motovedetta? Era già sepolta sotto la sabbia ed è tornata alla luce grazie alle mareggiate di questi giorni? Doveva essere ritirata da qualcuno ma le forze dell’ordine sono arrivate prima? Al momento mistero e riserbo assoluto su questo caso.
I traffici di stupefacenti spesso partono dal Sudamerica, Colombia, Venezuela, Perù e giungono via mare e di porto in porto fino a noi per essere smistati non solo nella nostra provincia ed in Sicilia ma anche per raggiungere i locali, i night e le discoteche del nord Italia. Alle grosse organizzazioni criminali interessa soprattutto la vendita di grossi quantitativi, non tanto la vendita, per così dire, al dettaglio. Spesso anzi la vendita al dettaglio viene gestita in proprio da piccole cellule criminali messe su all’occorrenza e per l’occasione, alla ricerca di facili e lauti guadagni.
Intanto c’è chi muore per le strade, per gli angoli nascosti dei vicoli della nostra provincia, nelle notti d’inverno e d’estate. Muoiono nel silenzio. Mentre altri si arricchiscono alle spalle.
Nell’attesa che altri arresti ed altri sequestri stiano lì a sottolineare la presenza della criminalità in provincia di Agrigento, rilanciamo un vecchio slogan inerente ad una campagna di sensibilizzazione antidroga.
“Io non mi drogo. Sono già stupefacente di mio”.
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
sabato 30 gennaio 2010
Il nuovo teorema di SB: "Meno immagrati significa meno criminali"
Il premier chiude il Cdm eccezionalmente svoltosi a Reggio Calabria contro la mafia, associando la presenza degli extracomunitari all'aumento della criminalità: un'equazione discutibile specie a pochi giorni dai fatti di Rosarno
«Riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Un’equazione discutibile che però rende felice il premier che così chiude la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri tenuto a Reggio Calabria. Silvio Berlusconi dimostra in questo modo tutta la sua soddisfazione per l’azione del governo di contrasto alle mafie. Quindi immigrazione clandestina e criminalità viaggiano appaiate.
«I risultati dei nostri sforzi sono molto positivi», ha proseguito il presidente del Consiglio, ribadendo la connessione tra la presenza di immigrati in Italia e il livello criminalità presente in Italia. Il governo, ha detto il premier, metterà in atto «un’azione molto forte sull’Unione europea che deve farsi carico dei costi della vigilanza che i paesi sopportano».
Annunciando il piano straordinario antimafia Berlusconi ha precisato che si tratta «di un piano in dieci punti», che contiene anche «un codice delle leggi antimafia».
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-meno-immigrazione-significa-meno-criminalita-222074/

