Settecasi fonda il PID a Sciacca proprio mentre uno dei suoi fondatori, Calogero Mannino, lo rinnega. Aperte le trattative e possibili nuove adesioni per un partito che “rischia” di mettere a soqquadro alleanze e la stabilità della giunta guidata da Vito Bono
Gioacchino Settecasi è la nuova anima del PID a Sciacca. I Popolari di Italia Domani nascono dunque anche nella città termale e le adesioni a quanto pare cominciano a fioccare. Il giovane Settecasi, da tempo esponente dell’area che fa capo al parlamentare europeo Antonello Antinoro, era stato eletto durante le ultime elezioni comunali all’interno della Lista Autonoma Saccense contribuendo in modo sostanziale alla vittoria al primo turno dell’attuale sindaco Vito Bono. Dopo poche settimane dall’inizio dell’avventura in consiglio, Settecasi aveva annunciato di diventare un consigliere autonomo ed indipendente, non aderendo mai al gruppo dell’Udc dapprima costituito dai consiglieri Assenzo e Friscia.
Poi la sorpresa, doppia a dire il vero. L’ex ministro Calogero Mannino, insieme a Cuffaro, ai riberesi Ruvolo e Cascio, e al neo ministro Saverio Romano fonda il PID con il quale sancisce la definitiva spaccatura da Casini e dall’Udc accusati di avvicinarsi troppo al partito democratico. Assenzo e Friscia però, manniani convinti, decidono di non seguire il leader: lasciano l’Udc, non aderiscono al PID e passano alla maggioranza aderendo a Fli, Futuro e Libertà per l’Italia, il soggetto politico voluto da Fini e nato dalla spaccatura interna al Pdl berlusconiano.
Rimane libera dunque l’area centrista. E si inserisce lì Gioacchino Settecasi che decide di fondare il partito a Sciacca avvalendosi di un nutrito gruppo di collaboratori e simpatizzanti. Il PID è attualmente aperto a nuove adesioni. Si parla insistentemente di trattative in corso e di consiglieri comunali che potrebbero aderire presto al movimento capeggiato da Settecasi. Intanto però l’onorevole Mannino, dopo pochi mesi, ha rinnegato la sua creatura. Ha dichiarato nelle settimane scorse che “il PID non esiste, anzi non è mai nato”, in aperta polemica con Saverio Romano al quale Mannino ha ultimamente dedicato parole al veleno. In definitiva Mannino, attraverso il PID, voleva rimanere nell’area di centrodestra ed ha salvato Berlusconi a dicembre quando si doveva votare la fiducia alla Camera e al Senato ma non voleva che i suoi adepti entrassero nell’esecutivo né che si creassero gruppi e sottogruppi di Responsabili.
Anche Michele Catanzaro, coordinatore regionale del PID, ha dichiarato che a Sciacca c’è tutta l’intenzione di creare il partito. Al momento Settecasi è impegnato nella costituzione del direttivo del partito che molto probabilmente sarà formato da parecchi giovani. Poi toccherà alle possibili nuove adesioni. Ma, a conti fatti, sono pochi i consiglieri “sul mercato”. Sandullo e Gulotta fanno ancora parte dei Leali per Sciacca e sembrano più vicini al Pd che al centro, Michele Patti si è appena accasato a Forza del Sud, Salvatore Alonge è rimasto fedele alla lista Forza Sciacca poiché non ha mai dato adesione ufficiale al Pdl. Chi rimane? Nei giorni scorsi si è parlato con insistenza di Mariella Campo come possibile interessata al PID ma l’ex assessore della giunta Turturici ha smentito dichiarando di “essere e rimanere nell’Mpa”. Almeno per ora. E’ difficile per ora ipotizzare la collocazione politica in consiglio comunale del PID perché il peso, come sempre, è dato dai numeri: più consiglieri faranno parte del PID e più forte sarà l’ascolto che il sindaco Vito Bono dovrà dar loro. Non è detto che i popolari saranno all’opposizione così come non è detto che faranno parte della maggioranza. Presumibilmente Settecasi rimarrà ancora a guardare, in posizione neutra, in attesa appunto di nuove adesioni, prima di sferrare le eventuali trattative. Il quadro politico insomma è parecchio effervescente ed anche l’opposizione, oltre al Pd, ha le sue belle gatte da pelare, specie all’interno del Pdl dove le diverse anime (quelle rappresentate da Giuseppe Marinello, Angelino Alfano, Forza Sciacca e battitori liberi) continuano a farsi una “guerra” silenziosa e sotterranea, meno visibile rispetto a quella fatta da conferenze stampa e accuse pubbliche portata avanti all’interno di quello che resta del partito democratico.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
martedì 12 aprile 2011
G.Settecasi fonda il PID a Sciacca
martedì 29 marzo 2011
Processo Uragano: sentenza in arrivo?
Chieste le condanne per gli imputati dell’operazione “Uragano” accusati di aver pilotato alcuni appalti pubblici. Tra di loro due esponenti dell’Mpa Michele Ferrara e Lorenzo Maglienti. Tra pochi giorni la sentenza anche se agli imputati verrà applicato l’indulto
Presunta gestione illecita degli appalti pubblici. I reati contestati vanno dalla truffa ai danni dello Stato alla turbativa d’asta, dall’abuso di ufficio alla frode in pubbliche forniture. Queste le principali accuse per coloro che sono coinvolti nel Processo denominato “Uragano”, seguito ad una operazione della polizia. Si parla anche di presunte gare d’appalto truccate grazie ad una rete di complicità tra imprenditori, politici e impiegati comunali.
Il Pubblico Ministero Salvatore Vella, sostituto procuratore della Repubblica, ha chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi per Marco Maglienti, imprenditore edile ed il pagamento di un’ammenda di 32800 euro, 6 mesi e 2200 euro di sanzione per il figlio Lorenzo, consigliere comunale in carica nelle file dell’Mpa, 1 anno e 4 mesi più 31900 euro di multa per Maurizio Matalone, impiegato nella ditta gestita da Maglienti, 2 anni e 1200 euro di multa per Agostino Bono, geometra dello Istituto Autonomo Case Popolari, 1 anno e 900 euro di sanzione per l’imprenditore Rosario Fara, 6 mesi e 9000 mila euro di ammenda per l’imprenditore Salvatore Guirreri, 9 mesi e 9000 mila euro di sanzione per Calogero e Domenico Indelicato, 2 anni e 1200 euro di multa per Antonio Manetta di Ribera, 2 anni e 1 mese più 23200 euro di multa per Filippo e Santo Modicamore, 2 anni più 1200 euro di multa per Salvatore e Sebastiano Porretta, ex impiegato comunale, 2 anni e 1200 euro di multa per Gaspare Tortorici e Salvatore Vaiana.
Chiesta la prescrizione invece per altri quattro indagati. Tra di loro c’è l’attuale assessore allo spettacolo ed allo sport del comune di Sciacca Michele Ferrara (Mpa) che ai tempi ricopriva il ruolo di assessore ai lavori pubblici. Chiesta la prescrizione anche per Antonietta Guttaiano, Marco Vinti e Vito Perrone.
Secondo le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica, si sarebbe messo in piedi un sistema che garantiva l’aggiudicazione certa ad un gruppo di imprese.
Un blitz che, come si ricorderà, è scattato il 25 settembre del 2006 ed è culminato con 33 indagati mentre le indagini riguarderebbero una serie di lavori pubblici appaltati dal comune di Sciacca nel 2003.
La sentenza sarà emessa mercoledì 30 marzo dopo che si concluderanno tutte le arringhe degli avvocati difensori ma poiché si tratta di fatti antecedenti al 2006 nei confronti di tutti gli imputati dovrebbe essere applicato l’indulto.
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
mercoledì 16 marzo 2011
Scuole a rischio sismico?
I dati di Legambiente sono allarmanti: gli edifici scolastici siciliani sono a rischio sismico, privi di palestre, di certificati di idoneità ed agibilità. Pochissime le scuole costruite nell’ultimo ventennio. E come stanno gli istituti scolastici di Sciacca?
Le scuole siciliane versano in pessime condizioni. Detto così verrebbe da aggiungere: e dove sta la novità? La novità sta nel fatto che a dircelo in termini più chiari e dettagliati è Legambiente Sicilia che ha analizzato le condizioni degli edifici scolastici di tutta la regione. Si parla soprattutto della mancanza di costruzioni antisismiche proprio in un territorio tristemente famoso per le scosse tragiche. Le scuole tremano. Ma stavolta non si tratta di un’espressione figurata per rappresentare la situazione di precarietà nella quale si trovano a operare professori e insegnanti dell’Isola. Tremano nel vero senso della parola. Il rapporto “Ecosistema scuola 2011” di Legambiente mette in luce un dato che deve assolutamente far riflettere. Il 95% delle scuole siciliane è a rischio sismico. Quindi quasi tutti gli studenti siciliani corrono questo pericolo. Naturalmente il dato schizza verso l’alto anche a causa della conformazione geografica tipica della nostra terra, però il problema della sicurezza dei ragazzi nel loro luogo di “lavoro” non può essere tralasciato.
Cosa che invece sembra accadere, sempre secondo i dati del report di Legambiente. Tra le città meno virtuose, ovvero che investono meno in buone pratiche per il monitoraggio e la risoluzione di problemi legati a situazioni di rischio ecco Messina, penultima nella graduatoria nazionale che ha preso in esame ben 82 Comuni. In realtà ce ne sarebbero altri 11 fuori classifica perché non hanno inviato una documentazione completa. Rimane comunque il dato di una provincia che non si occupa del benessere dei suoi figli tra le mura scolastiche. O perlomeno non se ne occupa abbastanza. Gli altri capoluoghi di provincia siciliani si trovano poco più sopra, quindi sempre in fondo alla graduatoria. Catania, Trapani, Palermo, Enna e Ragusa si classificano tutte tra il sessantottesimo e il settantottesimo posto. Le più “virtuose” risultano essere Agrigento e Caltanissetta, rispettivamente al numero 46 e 51 della classifica, quindi in una posizione di metà elenco.
Analizzando i dati nel particolare si scopre che quasi la metà degli edifici scolastici sono stati costruiti tra il 1940 e il 1974, mentre quelli realizzati nell’ultimo ventennio sono solo l’11 per cento del totale. Solo il 19 per cento, inoltre, è stato costruito secondo criteri antisismici. Un dato che sorprende se confrontato con quel 95% di scuole a rischio sismico. In parole povere la Sicilia snobba uno dei suoi problemi principali. Addirittura da brividi il dato relativo agli edifici con palestre al proprio interno. Sono solo lo 0,36 per cento. La domanda, così, diventa d’obbligo: dove svolgono l’attività fisica in nostri ragazzi? In tutte le scuole è prevista, ma le palestre appaiono un miraggio.
Qualcosa comunque si può e si deve fare per risolvere questa situazione. Anche perché i dati del dossier evidenziano che sessanta scuole su cento hanno bisogno di interventi di manutenzione urgenti. Negli ultimi cinque anni, tra l’altro, solo il 17 per cento degli edifici ha ricevuto interventi di manutenzione straordinaria. Operazioni che pesano in maniera sostanziale: mediamente si tratta di poco più di 34 mila euro per interventi straordinari, a fronte di quasi 6 mila euro per azioni ordinarie. Il problema sta quindi tutto nella tempestività degli interventi. Una risposta più veloce porta anche a un risparmio da un punto di vista economico, oltre a garantire una sicurezza maggiore a tutti gli studenti, che è la cosa più importante.
Sicurezza che viene tralasciata osservando i dati relativi alle certificazioni previste per le scuole. Le uniche documentazioni presenti nella totalità degli istituti siciliani sono quelle relative alle prove di evacuazione. In fondo che ci vuole? Basta costruire una scala antincendio ed effettuare qualche prova con i ragazzi degli istituti. E’ il problema meno gravoso. Latitano invece le certificazioni relative, per fare degli esempi, all’agibilità (29% presenti), alla prevenzione degli incendi (23% presenti) e all’igiene (33% presenti). Per non parlare poi delle barriere architettoniche, abbattute solo nel 15 per cento degli edifici.
Infine uno sguardo sui rischi ambientali. Solo la metà dei comuni ha effettuato un monitoraggio sulla presenza di amianto nelle scuole, con il risultato di un 3 per cento di casi rilevati che ha visto, però, solo un 1,29 per cento di azioni di bonifica negli ultimi due anni. Il radon poi non sembra essere un problema qua in Sicilia. Praticamente nessun comune effettua monitoraggi sulla possibile presenza di questo gas cancerogeno che, se inalato, può provocare gravissimi problemi di salute.
Insomma, la situazione delle scuole siciliane non è delle migliori. E poco si continua a fare per cercare di cambiare qualcosa in tal senso. E come stanno gli istituti scolastici di Sciacca e del circondario? Spesso sentiamo parlare di lavori in corso, di classi sistemate in condizioni di precarietà o in locali angusti. Come sempre, il problema risiede nell’atavica mancanza di fondi che non permette adeguate opere di ristrutturazione o quantomeno di manutenzione. Di costruire nuove scuole invece nemmeno a parlarne. Eppure sono i luoghi dove i bambini e ragazzi passano la maggior parte della loro giornata e della prima parte della loro vita. Sarebbe opportuno rendere tutto in sicurezza ma appare una lotta contro i mulini a vento. Al mondo delle istituzioni, a tutti i livelli, il compito di trovare ogni soluzione e migliorare questo stato di cose, inaccettabile al momento.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
mercoledì 2 marzo 2011
Morti "bianche": tragedia infinita
I Dati dell’osservatorio per la sicurezza sul lavoro sono eclatanti: troppi morti, poca sicurezza e lavoro nero. Gli appelli di sindacati e società civile rimangano inascoltati e si continua a morire per lavorare quando si dovrebbe lavorare per vivere
E’ tragico il bilancio delle morti bianche in questo primo scorcio di 2011. L’anno inizia con 50 croci sul lavoro in Italia. Quasi due morti al giorno. E sono il doppio di quelle rilevate nello stesso mese dello scorso anno. Insomma si parla tanto di sicurezza sul lavoro, di sensibilizzazione tanto per gli operai quanto per i “padroni” ma niente sembra cambiare. Il sud, come sempre, è in cima alla graduatoria per numero di vittime con Sicilia e Campania, seguito da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Ma è la Valle d’Aosta a guidare la classifica delle incidenze delle vittime calcolate sulla popolazione lavorativa. Le province più colpite sono Catania e Napoli seguite da Bologna e Milano. La caduta dall’alto lascia il primo posto delle cause di morte allo schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti. Ancora all’agricoltura il primato delle morti, il settore più colpito. In crescita anche la piaga del lavoro nero che contribuisce ad elevare rischi e mortalità per i lavoratori.
A gennaio, come detto, sono state 50 le morti bianche in Italia. In tutto il primo semestre del 2010 non si era mai arrivati ad un dato così elevato.
Questa è la prima e tragica istantanea scattata dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre che si occupa di monitorare quotidianamente il dramma, a livello nazionale. Un risultato d’esordio sconfortante ed allarmante in cui ad indossare la maglia nera non sono più le regioni del Nord, ma bensì quelle del Sud. Sicilia e Campania in testa con 7 vittime, seguite dalla Lombardia (6), dall’Emilia Romagna (5) e dal Veneto (4). Accanto ai numeri assoluti, però, appare altrettanto significativo l’indice di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. E i valori più elevati arrivano dalla Valle D’Aosta (35,5 contro una media nazionale di 4,4) insieme alla Basilicata (15,7) e alla Calabria (5,1).
Friuli, Molise Marche Toscana e Umbria sono le uniche regioni a non essere state coinvolte nel mese di gennaio. Le cosiddette isole felici.
Mentre nella classifica provinciale ci sono Catania e Napoli con 4 morti bianche, seguite da Bologna e Milano (3), Matera, Aosta, Savona, Messina, Caserta, Lecce, Verona e Torino (2). Aosta, Matera e Savona, comunque guidano la classifica provinciale per incidenze rispetto alla popolazione lavorativa. Ancora una volta l’agricoltura è il luogo maggiormente votato alla tragedia con il 32 per cento delle vittime. Il doppio di quelle rilevate nel settore delle costruzioni (16 per cento). Altrettanto preoccupante il 12 per cento degli eventi mortali registrati nel commercio e attività artigianali e il 10 per cento dei trasporti, magazzinaggi e costruzioni.
Entrano in classifica i giornalisti, spesso vittima di aggressioni ed intimidazioni corporali e morali.
Un nuovo dato, invece, emerge nell’indagine delle cause che hanno portato alla morte i lavoratori; e la caduta dall’alto non è più in cima alla graduatoria. Nel 24 per cento dei casi, infatti, si è trattato di un decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti. Nel 20 per cento dei casi si è trattato di una caduta dall’alto e per il 16 per cento delle vittime la causa è stata un incidente dovuto al ribaltamento/investimento di un mezzo in movimento. Seguono nella classifica: il contatto con organi lavoratori in movimento (12 per cento), investimento da mezzo semovente (10 per cento) e incendio (6 per cento).
Non solo uomini, ma anche le donne rientrano nella casistica degli incidenti tragici e degli infortuni più o meno gravi. Altrettanto sconvolgente il dato sulla mortalità femminile: sono già due le vittime. A fine 2010 se ne contavano 17. Un dato, quindi, decisamente superiore alla media. Gli stranieri sono 4 pari all’8 per cento del totale (era il 10 per cento nel 2010). La fascia d’età più colpita è sempre quella in cui l’esperienza dovrebbe insegnare a non esporsi al rischio (tra i 40 e i 49 anni, ovvero il 36 per cento delle vittime). Il 20 per cento tra i 30 e i 39 e il 18 per cento tra i 60 e i 69 anni. Dai 70 anni in su si rileva l’8 per cento delle vittime. L’esperienza spesso fa rima con il sentirsi troppo sicuri, abbassare l’attenzione e la concentrazione e dunque ad elevare il rischio di incidenti.
Ultimo ma non meno importante grafico elaborato dagli esperti dell’Osservatorio di Vega Engineering che da oltre due decenni si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro è quello relativo ai giorni della settimana in cui gli episodi mortali sono stati più frequenti. Si scopre così un’altra novità perché con il nuovo anno i giorni neri cambiano: sono martedì e giovedì. Lo scorso anno il mercoledì e il venerdì. Nel Nordest, invece, sul podio al secondo posto c’è la domenica.
A tutta la casistica vanno ad aggiungersi i casi, anch’essi in aumento, quando il lavoratore muore o subisce infortuni non sul lavoro ma mentre sta recandosi sul posto di lavoro. Anche in questo caso il sud la fa da padrone e i recenti incidenti mortali accaduti sulla Palermo – Sciacca stanno lì a testimoniare la problematica. Non bastano i controlli, le eventuali sanzioni, occorre una presa di coscienza collettiva, che investa lavoratore e datore di lavoro, classe politica e mondo dell’imprenditoria. Lavorare per vivere e non morire per lavorare.
Calogero Parlapiano
mercoledì 23 febbraio 2011
500mila euro in beni sequestrati ad Imbornone
La DIA sequestra 500mila euro in beni a Salvatore Imbornone, presunto boss di Lucca Sicula e ritenuto dagli inquirenti a lungo capomandamento della famigghia di Ribera. Attualmente Imbornone è detenuto nell’ambito del processo Scacco Matto dove è stato condannato a scontare 11 anni di carcere
La Direzione Investigativa Antimafia, nell’ambito delle attività finalizzate all’aggressione dei patrimoni mafiosi, ha sequestrato, ai sensi della legislazione antimafia, beni per un valore di circa 500.000 Euro a Salvatore Imbornone, cinquantunenne, inteso “Toto’ u russu”, di Lucca Sicula, attualmente detenuto, nonché ad altri componenti del suo nucleo familiare.
Il decreto è stato emesso dal Tribunale di Agrigento, su proposta avanzata dalla Procura della Repubblica di Palermo - Dipartimento di Criminalità Economica - sulla base di complesse indagini bancarie e patrimoniali svolte dal Centro Operativo D.I.A. Il Tribunale, condividendo le investigazioni effettuate, ha motivato il sequestro rilevando la mafiosità del soggetto proposto - accertata in molteplici atti processuali - e la sperequazione tra il valore dei beni posseduti e dei redditi dichiarati e l’attività svolta.
Salvatore Imbornone discende da una famiglia con forti tradizioni mafiose. Figlio di Vincenzo, defunto capo della famigghia mafiosa di Lucca Sicula, negli anni è stato ritenuto personaggio di spessore nel sodalizio mafioso del comprensorio saccense, stabilmente inserito all’interno dell’organizzazione criminale cosa nostra.
La sua figura balza agli onori della cronaca nel novembre del 1992, allorquando, nel quadro delle indagini relative agli omicidi di Stefano Radosta e Paolo Borsellino, veniva denunciato alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, insieme ad altri, per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al controllo degli appalti pubblici, commissione di omicidi ed altro.
Il Tribunale di Agrigento, con decreto emesso il 31 maggio 2002, gli irrogava la misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di 2 anni.
Il 4 luglio 2008 veniva arrestato, unitamente ad altri soggetti, richiesta sempre dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nell’ambito dell’operazione “Scacco Matto”, che disarticolava un’associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata ad acquisire la gestione di attività economiche ed appalti di opere pubbliche nel settore edile, turistico e alberghiero, il controllo della fornitura di calcestruzzo, automezzi e manodopera specializzata. L’attività d’indagine aveva scompaginato le famiglie mafiose agrigentine di Sciacca, Menfi, Santa Margherita Belice, Montevago, Sambuca di Sicilia, Burgio, Lucca Sicula, Villafranca Sicula e del mandamento di Ribera.
Il 18 febbraio del 2010, il Gup di Palermo, nel processo celebrato con il rito abbreviato, scaturito proprio dall’operazione “Scacco Matto”,condannava Imbornone ad anni 11 e mesi 4 di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso. In particolare, lo stesso veniva ritenuto colpevole di aver rivestito il ruolo di capo mandamento della famiglia mafiosa di Lucca Sicula e Ribera, di aver coordinato le attività degli altri associati, organizzato l’attività di estorsione delle imprese e gestito in prima persona la latitanza del boss Giuseppe Falsone, ritenuto a lungo il capo di cosa nostra agrigentina e arrestato poi a Marsiglia, in Francia.
A suffragare il quadro indiziario, hanno contribuito le dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Giuseppe Sardino, che hanno integrato, perfettamente, le indagini espletate.
Tra i beni oggetto del sequestro figurano: magazzini e rustici ubicati a Lucca Sicula, autovetture, conti correnti bancari e libretti di deposito.
Intanto nei giorni scorsi è cominciato il processo in appello per coloro che, nell’ambito del processo “Scacco Matto” erano stati processati con il rito abbreviato. La sentenza è stata impugnata sia dai difensori dei condannati, sia dai pubblici ministeri contrari alle motivazioni che hanno condotto all’assoluzione di 10 persone.
Le udienze proseguiranno nelle prossime settimane.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
sabato 1 gennaio 2011
Debiti su debiti (fuori bilancio) per il comune di Sciacca
Nessun acquirente per i beni messi in vendita dal comune e nuovi debiti fuori bilancio per un totale di quasi 300 mila euro. La situazione economica delle casse comunali si aggrava ogni giorno di più. Per dare ossigeno alle casse quando saranno recuperati i 4,5 milioni di euro che il comune attende da anni dall’EAS?
Il comune di Sciacca ci riprova. Sono stati stilati nuovi bandi per la vendita del baglio Maglienti e della pizzeria Bunker dopo che i precedenti si erano chiusi senza che nessuno avesse avanzato offerte per gli immobili comunali. Approvati intanto nuovi debiti fuori bilancio dopo l'esame del consiglio comunale.
Ci riprova subito dunque il comune di Sciacca. Scaduto il termine per la presentazione delle offerte e appurato che non c’e' stata alcuna manifestazione di interesse, è stata nuovamente avviata la procedura per la vendita del baglio Maglienti e della pizzeria Bunker, due beni appartenuti in passato alla Sitas e transitati al patrimonio del comune di Sciacca una volta che la società è stata dichiarata fallita.
Non si aspettava l’amministrazione che le gare andassero deserte. Colpa della crisi economica o è lo stato attuale dei due immobili ad aver scoraggiato gli eventuali acquirenti? Posto che, una volta venduta, questi beni abbisognano sicuramente di importanti ed efficaci opere di ristrutturazione e ripristino.
Il valore dei beni non è stato modificato, nonostante evidentemente non fosse appetibile. Rimane fissato in 443 mila euro per il baglio Maglienti e in 300 mila euro per la pizzeria.
A proposito di situazione economica del comune di Sciacca, il consiglio comunale, durante l’ultima seduta del 2010, è stato chiamato ad approvare altri 9 debiti fuori bilancio, dopo gli 8 esitati la scorsa settimana.
Oltre ai debiti fuori bilancio, all'ordine del giorno figuravano anche il progetto per la realizzazione della nuova chiesa in località Ferraro e la variante di destinazione d’uso dell’ex sala Bingo, dove si dovrebbe aprire un nuovo supermercato, stavolta a cura della catena tedesca Penny Market.
Il risarcimento a due tecnici comunali, fondi per una impresa incaricata dal comune e soldi per diversi cittadini che in passato hanno subito incidenti stradali a causa della vetustà delle strade comunali: hanno intentato e vinto le rispettive cause contro il comune.
Undici in totale gli ultimi debiti fuori bilancio approvati per la bellezza di 154 mila euro che vanno ad aggiungersi ai 140 mila euro riguardanti i 9 debiti già licenziati nella penultima seduta. Non proprio una bella notizia per le esangui casse comunali. Ma tant’è. I debiti si pagano, prima o poi.
L’assessore Leonte ha dichiarato che puntava proprio sulla vendita dei due beni ex Sitas per rimpolpare un po’ le casse ma i bandi si sono chiusi senza acquirenti e adesso si dovrà inventare qualcosa per recuperare un po’ di grana. Al momento non ci sono grosse alternative: se non si vendono questi beni, ai quali verranno aggiunti presto due vecchie scuole rurali, sarà complicato saldare i debiti. Critica l’opposizione, con Calogero Bono sugli scudi. “I debiti aumentano, per fronteggiare il fenomeno del randagismo siamo già fuori di 100 mila euro.”
Sia Pippo Turco che Simone Di Paola si sono chiesti com’è possibile che il Comune perda regolarmente tutte le cause che i cittadini intentano contro. Si è vociferato durante la seduta di creare una commissione d’indagine ad hoc ma al momento sembra prematuro parlarne. Critico con gli uffici il consigliere Fabrizio Di Paola.
“Il problema non è l’ufficio legale del comune – ha sentenziato Mandracchia del Pd – ma il fatto che le strade comunali dove sono avvenuti questi incidenti sono rimasti nelle stesse condizioni, con le stesse buche. Così facendo non risolveremo mai la questione dei debiti fuori bilancio”. In molti casi le situazioni di maggiore pericolo non sono nemmeno recitante né transennate.
Il consiglio comunale è stato aggiornato per gennaio del nuovo anno con un auspicio preciso: che le arterie stradali vengano meglio monitorate e, per quanto possibile, sistemate onde evitare nuovi spiacevoli incidenti e l’emorragia continua di fondi dalle casse verso privati cittadini. Staremo a vedere.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
lunedì 13 dicembre 2010
Crozza: Le figurine di Wikileaks. Intellingence o Stupidance?
Ballarò 2010 - Copertina di Maurizio Crozza - Le figurine di Wikileaks - Puntata del 30-11-2010.
Troppo forte Crozza. Buona visione. "Ma in che mani siamo?"
mercoledì 1 dicembre 2010
Presentato a Sciacca "Sotto Processo" di Benny Calasanzio che afferma: "Informare per cambiare"
Passa dall’informazione il futuro della società e della classe dirigente italiana ne è convinto Benny Calasanzio a Sciacca per presentare il suo ultimo libro: “Sotto Processo”. Presenti all’evento anche il magistrato Vella e l’imprenditore antiracket Ignazio Cutrò.
E’ stato presentato sabato scorso a Sciacca l’ultimo libro di Benny Calasanzio intitolato “Sotto Processo”, Editori Riuniti.
L’evento, che è stato organizzato dall’associazione di promozione sociale L’AltraSciacca col patrocinio del Comune, si è tenuto presso l’ex chiesa Santa Margherita ed è stato moderato dal giornalista Giuseppe Pantano.
Presenti alla presentazione del libro anche il sostituto procuratore Salvatore Vella in qualità di relatore e l’imprenditore di Bivona Ignazio Cutrò, seduto in platea, tra il pubblico, insieme alla moglie, alla figlia e ai due uomini di scorta.
Tanta gente ha seguito la manifestazione in modo interessato tanto che, alla fine, ne è seguito un breve dibattito, con delle domande poste all’autore, proprio dal pubblico.
Occorre sottolineare invece la quasi totale mancanza delle personalità politiche locali. A parte il consigliere comunale del Pd Maurizio Grisafi, mancavano tutti: consiglieri, assessori, sindaco, insomma dell’amministrazione non c’era nessuno. Nemmeno per un saluto, nemmeno in segno di cordialità nei confronti del magistrato Vella che, quasi da solo, tira avanti all’interno del tribunale di Sciacca o di Calasanzio che ha avuto un nonno e uno zio uccisi dalla mafia a Lucca Sicula, nemmeno per un gesto di solidarietà a Ignazio Cutrò che ormai sta lottando da solo la sua battaglia contro la mafia e contro quei pezzi dello Stato che non lo stanno aiutando a dovere decretando la fine della propria impresa edile. L’assessore Alberto Sabella, durante la conferenza stampa che ha decretato la nascita a Sciacca del gruppo finiano di “Fli”, aveva detto che la giunta si “era spostata troppo a sinistra.” Premesso che valori come l’antimafia, la giustizia, il rispetto della legge e della legalità non hanno colore politico, né simboli di partito, un’amministrazione comunale che si dice essere di “centro-sinistra” sarebbe dovuta essere presente in messa a questo evento. Invece niente, silenzio. Tornando al libro di Calasanzio, questa la descrizione che aveva redatto “Il Fatto Quotidiano”, il giornale di Padellaro e Travaglio e per il quale collabora anche Calasanzio.
“Come un cancro diffuso, illegalità e violazione delle leggi non sono prerogativa esclusiva dei politici nostrani. Un nutrito gruppo di colletti bianchi, manager d’azienda, amministratori delegati, costruttori, giornalisti, funzionari dello Stato e della Chiesa, dello spettacolo e dello sport li emula nei medesimi comportamenti. Benny Calasanzio, giovane giornalista free lance, raccoglie e documenta le più eclatanti vicende attuali, ponendo particolare attenzione ai procedimenti che riguardano le pericolose connivenze con Cosa Nostra. Uno spaccato desolante dell’Italia e della sua classe dirigente, denunciato con un’ormai rara passione civile in questi nostri tempi d’individualismo e rincorsa al potere a ogni costo.” (da “Il Fatto Quotidiano” del 24 Ottobre 2010).
L’orgoglio di una classe dirigente: tutti indagati e contenti.
Una foto di gruppo degli uomini e delle donne al timone di questa nazione, che nonostante siano indagati e sotto processo non mollano la presa e rimangono saldamente in sella, il più delle volte fortificati dalla solidarietà dei colleghi. Perché in questo caso la casta di appartenenza si chiude come una sorta di falange impenetrabile, che si autoassolve e si autoconserva.
Il libro di Benny Calasanzio è un piccolo horror con protagonisti politici e industriali. Un elenco di “diversamente onesti”, quelli per i quali tacere diventa colludere. Una storia con un finale già scritto: e vissero tutti indagati e contenti. Si potrebbe dire: “sotto processo e me ne vanto”. Politici, imprenditori, eminenze grigie: il “meglio” dell’Italia ha la fedina sporca.” Queste invece alcune delle parole scritte in merito da Marco Travaglio.
Una materia scottante insomma, uno spaccato della classe dirigente italiana desolante. “E’ un libro che ha la scadenza come lo yogurt” ha detto Calasanzio durante la presentazione. “Le indagini continuano, aumentano coloro sui quali aggravano denunce o condanne. Avrei potuto continuare a scriverlo. Evidentemente ci saranno altre nuove edizioni di Sotto Processo.”
Benny Calasanzio ha ampliato lo spettro d’indagine a tutta la classe dirigente italiana, raccontando le disavventure di magistrati, medici, imprenditori, senza ovviamente dimenticare i politici. Storie conosciute, altre meno. Un viaggio per capire, secondo l’ottica dell’autore naturalmente, “chi semu manu a nuddru” come si dice a Sciacca. Un quadro desolante anche della società civile che spesso non si arrabbia contro i disonesti, che non reagisce, che diventa indifferente. “Spesso votano o simpatizzano per chi li ha rovinati e così gli arresti, gli avvisi di garanzia, i rinvii a giudizio e le condanne fanno curriculum per la carriera politica, manageriale, imprenditoriale, dirigenziale.”
In Italia nessuno ormai più si dimetta una volta subite denunce o condanne. Il confronto con qualunque altra democrazia è imbarazzante e devastante. Barack Obama, appena insediato alla presidenza degli Stati Uniti, rinunciò a tre ministri appena designati nel suo primo governo: Tom Daschle, colpevole di un’evasione fiscale per 120 mila dollari (tasse non pagate per una vettura con autista messa a sua disposizione da una compagnia privata); Nancy Killefer (rea di non aver pagato per un anno e mezzo i contributi alla colf, peraltro poi versati successivamente); e Bill Richardson (oggetto di un’inchiesta per presunta corruzione).
“Viene quasi da sorridere. La gravità dei reati che hanno portato alla rinuncia da parte di Obama di questi tre ministri risultano quasi ridicoli al cospetto dei reati che hanno coloro che continuano a guidare questo nostro paese” dice Calasanzio.
Alla fine un barlume di speranza per il futuro. Cambiare si può ma soltanto attraverso una coraggiosa, puntuale e libera informazione. “Quando la gente riesce ad essere informata, capisce e quando capisce pensa a cambiare le cose. Servono a questo i libri di denuncia, serve a questo il mio libro, serve a questo il programma di Saviano, servono a questo le battaglie degli altri autori. Ed è proprio per questo, per evitare che qualcosa cambi, che fanno di tutto per ridurci al silenzio.”
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
sabato 27 novembre 2010
Elenco dei desideri impossibili (tratto da "Vieni via con me")
1. che la televisione si occupi di politica senza che la politica si occupi della televisione
2. che non si sia costretti a chiedere la ricevuta fiscale perché te l'hanno già data
3. che chi paga le tasse non sia considerato un fesso
4. che chi non le paga sia considerato un ladro
5. che i finanziamenti pubblici vadano alla scuola pubblica
6. che quando al ristorante chiedo la frutta non ti rispondano “abbiamo l'ananas”
7. che gli importatori di ananas non si offendano e adesso chiedano il diritto di replica
8. che una bottiglietta di acqua potabile non costi un euro e mezzo, perché è una mostruosità
9. che non si applauda ai funerali
10. che Balotelli possa giocare a pallone senza che cento nazisti gli rompano le palle
11. che si possa aprire un giornale senza sapere già cosa c'è scritto
12. che l'unità d'Italia sia una tale ovvietà che non se ne debba più discutere
13. che non si dica mai più “scendere in campo”, ma “servire il paese”
14. che salire nei sondaggi sia meno importante che dire una cosa giusta
15. che si dica una cosa giusta anche se non fa salire nei sondaggi
16. e che nessun giornale faccia mai più una raccolta di firme contro Roberto Saviano, che non è un partito politico, ma è molto di più, è una persona
mercoledì 24 novembre 2010
La giornata mondiale del diabete anche a Sciacca
Anche a Sciacca “la giornata mondiale del diabete” grazie al lavoro in piazza Scandaliato del medico Michele Russo. Un modo per fare il punto su quella che viene definita come “la malattia delle società ricche”. Dati in aumento dovunque, a rischio anche i bambini
Domenica 14 novembre si è tenuta la giornata mondiale del diabete, quella che viene definita la malattia delle società ricche ed opulente. Anche Sciacca ha aderito a questa iniziativa grazie al contributo dell’amministrazione comunale e al lavoro dell’equipe medico sanitaria guidata dal diabetologo Michele Russo. Il presidio, con medici, infermieri e altri operatori dell’azienda sanitaria locale, è stato collocato in piazza Angelo Scandagliato dove si sono effettuati degli screening gratuiti con diffusione di diverso materiale informativo. Quest’anno, poi, la novità dell’illuminazione di un monumento in tutte quelle città che hanno aderito all’evento: a Sciacca è stata la volta della chiesa della Madonna del Carmelo, illuminata di blu per non spegnere i riflettori su una malattia troppo spesso sottovalutata dagli stessi malati.
L’iniziativa come ogni anno è proposta anche grazie al patrocinio delle massime cariche ed autorità dello Stato italiano. Il motto è stato “corriamo più veloci del diabete”. Ma come? Sicuramente informando, puntando sulla prevenzione e su una corretta alimentazione.
Il diabete rappresenta una vera e propria epidemia globale. Lo certificano senza ombra di dubbio anche le cifre. Nel 1985 trenta milioni di persone soffrivano di diabete. Dopo 18 anni, nel 2003, il numero era salito a 194 milioni. Oggi siamo a 300 milioni, nel 2030 probabilmente, secondo i medici, saranno 435 milioni. E in Italia ben il 4,8 per cento della popolazione ha il diabete. Dati assolutamente allarmanti.
Grazie a questa giornata dedicata al diabete e al volontariato di medici, operatori sanitari, infermieri e associazioni di pazienti, tutti i cittadini hanno potuto ricevere gratuitamente materiale informativo, consulenza medica qualificata, ma soprattutto hanno potuto effettuare gratuitamente l’esame della glicemia. La Giornata Mondiale del Diabete è promossa da Diabete Italia, un’Associazione che vede riuniti allo stesso tavolo le società scientifiche di diabetologia dell’adulto, quelle scientifiche di diabetologia pediatrica, i rappresentanti delle associazioni delle persone con diabete in età adulta e in età pediatrica, i rappresentanti delle associazioni professionali degli infermieri e dei podologi in una sorta di alleanza comune per la gestione delle problematiche cliniche e sociali delle persone con diabete.
Quando si pensa al diabete, si associa sempre alla persona avanti con gli anni, alle prese con le punture di insuline e con sbalzi più o meno pericolosi di valori glicemici. Purtroppo non è solo così. In forte aumento infatti è il diabete diagnostico a bambini. Le cause? Il poco movimento, quindi una vita sedentaria, l’alimentazione veloce e non corretta, che non cura tutti i fabbisogni nutrizionali del corpo e lo stress. Molti scoprono di avere il diabete già da adulti. Il primo segnale di solito è quello dei troppi chili accumulati in breve tempo, in periodi relativamente brevi. I medici consigliano ai pazienti una vita regolare sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista degli sforzi fisici: i valori della glicemia non devono essere normali e tenuti sotto controllo soltanto quando si è prossimi alle analisi ma sempre, tutti i giorni e per tutto il giorno. I glucometri del resto sono molto semplici da usare e non fanno male.
Tra i tipi di diabete quello maggiormente in crescita nei paesi in via di sviluppo come l’Italia è il diabete mellito. Questo tipo di diabete si ha quando il corpo non riesce ad utilizzare lo zucchero che è presente nel sangue. Esistono due tipi di diabete mellito, uno colpisce bambini e ragazzi, l’altro le persone più adulte. Il diabete non si vede né si sente e provoca disturbi di solito soltanto quando la glicemia è molto alta. 1 italiano su 10 ha il diabete mellito oppure è a rischio di averlo e non sempre lo sa, è possibile avere il diabete per anni senza accorgersene mentre non curare il diabete mellito può avere traumatiche conseguenze come le amputazioni, infarti, ictus, cecità o dialisi anche se è bene precisare che, anche col diabete, si può condurre una vita pressoché normale. Notevole importanza ha lo sport per tenersi in forma e condurre una vita sana.
L'esercizio fisico, specie se aerobico, è parte integrante del piano di trattamento del Diabete Mellito.
La prima osservazione storica sull’argomento risale alla prima metà dell’800 ed è presente nel libro “Memoires d’un diabetique” in cui l’autore, medico e diabetico, riferiva che dopo un pasto abbondante era solito percorrere di corsa i boulevard esterni di Parigi e ne provava grande giovamento sul suo fisico.
La prima osservazione scientifica risale invece al 1926 (solo 5 anni dopo la scoperta dell'insulina), anno in cui Lawrence, medico inglese e diabetico, pubblicò sul British Medical Journal un articolo in cui dimostrava su se stesso che una iniezione di 10 unità di insulina pronta produceva un abbassamento glicemico molto maggiore e più rapido se era seguita da un esercizio fisico piuttosto che se si restava a riposo.
Negli anni ‘70 e ‘80 il miglioramento degli schemi terapeutici fece un pò dimenticare l’importanza terapeutica dell’esercizio. Nell'ultimo decennio, invece, l’attenzione del mondo diabetologico italiano si è focalizzata sulla qualità della vita e dunque anche su un aspetto non secondario di essa, quello dell'attività fisica e sportiva, ciò anche grazie all'impulso promozionale dato dall’Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici.
La pratica dell’esercizio fisico sicuro, infine, richiede oltre alla motivazione ed all'attitudine, che il paziente venga addestrato all'autocontrollo e all’autogestione e quindi rappresenta un forte volano di educazione terapeutica.
La Giornata del Diabete si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, del ministero del Lavoro e Politiche Sociali, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Ministero delle Politiche Giovanile e Attività Sportive, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e della Croce Rossa Italiana.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
giovedì 21 ottobre 2010
venerdì 15 ottobre 2010
L’Afghanistan ci costa 51 milioni al mese, Strada: “E non sanno neppure dove si trova”
L’Afghanistan ci costerà 51 milioni al mese, quest’anno. A fronte dei 45 dell’anno scorso. In febbraio il Senato ha votato il rifinanziamento della missione, e da giugno la spesa sarà ancora più alta. La Russa l’ha detto: arriverà un altro migliaio di sodati. Eppure l’invio e la permanenza del nostro contingente, a fronte del “pantano” che la missione si sta dimostrando essere, sembra collimare sempre meno con l’articolo 11 della Costituzione, quel “L’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” fin troppo ignorato.
Gino Strada, di Emergency, è del tutto contrario alla riconferma dell’invio di nostri soldati. ”Vivo questo voto con l’animo disgustato da questa classe politica, che definisco di delinquenti politici. Perché quando una classe politica, la stragrande maggioranza del parlamento, vota contro la Costituzione del proprio paese, delinque contro la propria Costituzione, quindi il termine è appropriato. Oltre questo – ha continuato Strada – c’è lo sdegno per chi non vuol vedere la strage di civili che sta avvenendo in questi giorni, proprio in queste ore, dove si stanno compiendo crimini di guerra inauditi. Non solo si massacrano civili ma si impedisce che i feriti vengano evacuati negli ospedali. Di questo, ovviamente, abbiamo numerose testimonianze, da parte dei pochi che sono riusciti a superare i cordoni che le forze di occupazione hanno disposto intorno ai luoghi dei bombardamenti. Chiediamo ancora, con forza, che si apra un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile di Marjah“.
Il capo dell’associazione volontaria ha poi un appunto da fare sui mezzi del contingente italiano. Il ministro della Difesa aveva assicurato: i nostri velivoli non possono portare agli errori cui hanno condotto i militari americani. ”Al ministro chiedo, e allora cosa sono i nostri, aerei da turismo? – ha commentato, duro, il medico – Cosa fanno, portano in giro i turisti a vedere i bombardamenti? Cosa ci fanno gli aerei militari in zone dove si sta bombardano? Sono affermazioni ridicole. Piuttosto, possiamo indicare alcuni dei pericolosi terroristi feriti dalle operazioni militari nella zona di Marjah. Feriti, perché i morti non li vediamo. Un ragazzo di 10 anni di nome Fasel, una bambina di 12 di nome Rojah che stava prendendo acqua al pozzo e si è presa una pallottola in un fianco, Said, di 7 anni, con una pallottola nel torace, un bambino di 9 anni di nome Akter che stava guardando dalla finestra quando gli hanno sparato in testa… questi sono i talebani“.
“I nostri politici – ha detto Gino Strada – non sanno niente dei talebani, non sanno di cosa parlano. Non saprebbero nemmeno indicare l’Afghanistan su una cartina muta. Purtroppo, questa è la gente che prende decisioni costano la vita a tanti afgani. E che costa una quantità di soldi impressionanti agli italiani. Siamo un paese dove si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro e si buttano via centinaia di milioni in una guerra per sostenere questo piuttosto che quel governo afghano. Mi piacerebbe avere un parlamento decente. Sull’Afghanistan continuano a dire agli italiani bugie clamorose, palle gigantesche. L’unica cosa da fare è smettere di sostenere questa classe politica. Io, personalmente, mi rifiuto di andare a votare. Lo farò quando ci saranno politici degni di questo nome”.
Vincenzo Marino
http://www.newnotizie.it/2010/05/19/lafghanistan-ci-costa-51-milioni-al-mese-strada-e-non-sanno-neppure-dove-si-trova/
giovedì 2 settembre 2010
Fumo e cenere: gli incendi estivi in provincia di Agrigento e non solo
Numerosi gli incendi divampati in provincia di Agrigento negli ultimi mesi. I vigili del fuoco sono stati parecchio sollecitati e c’è chi, purtroppo, ha perso anche la vita come Girolamo Clemente, operaio della Forestale di Menfi
Estate contrassegnata dagli incendi, a volte accidentali, a volte dolosi, quella che si sta avviando alla conclusione. In Sicilia, in provincia di Agrigento, nei dintorni di Sciacca, tantissimi sono stati gli interventi dei vigili del fuoco. Per fortuna non sempre si è trattato di incendi di grosse proporzioni, cosa che ha permesso un lavoro più agevole e semplice per coloro che salvaguardano dalle fiamme il nostro territorio e la nostra salute.
Un vasto incendio di sterpaglie si è sviluppato, per esempio, nel pomeriggio della scorsa domenica, nella zona di via Dante Alighieri, a Sciacca.
Le fiamme hanno lambito le palazzine che si trovano nella via creando panico tra i residenti, molti dei quali hanno abbandonato le abitazioni e hanno anche tentato di sgomberare gli edifici.
I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare diverse ore prima di riuscire a spegnere il rogo alimentato dal forte vento.
Le fiamme sono state spente solo in serata. Nel corso delle operazioni il fumo denso ha mandato in tilt il traffico per aver ridotto notevolmente la visibilità. Preoccupazione e tanta paura. A prendere fuoco sarebbero state delle sterpaglie, ormai secche. La miccia il grande caldo delle ultime settimane o qualche fumatore che si è liberato troppo in fretta ed in malo modo di un mozzicone di sigaretta.
Il problema delle erbacce, delle sterpaglie, è parecchio sentito in città. Nonostante i continui sforzi del settore “villa e giardini” del comune ed i tanti soldi pubblici spesi proprio per la bonifica, i risultati sembrano sempre insufficienti. Sono diverse le zone, non sempre periferiche, avvolte dall’erba secca la quale determina non solo un rischio per possibili incendi ma fa suonare anche l’allarme per le possibili condizioni igienico sanitarie poiché ricettacolo di insetti, parassiti, zanzare e ratti. Sembrerebbe insomma una questione secondaria e di poco conto ma in realtà non lo è.
Forse sarebbe opportuno dotarsi di maggiori uomini e squadre addette alla scerbatura ma è chiaro che, tante volte, appare una lotta impari poiché le sterpaglie continuano a rigenerarsi con una frequenza incredibile, anche negli stessi punti ripuliti poco tempo addietro. A tal riguardo esiste anche un’ordinanza che impone (anzi, imporrebbe…) ai privati di ripulire dalle sterpaglie le aree adiacenti alle proprie abitazioni private. Una forma di collaborazione. Ma in pratica chi la fa?
Altri e frequenti incendi sono stati segnalati in prossimità di rocca Madore, nei dintorni di Caltabellotta e Sant’Anna, in zona insomma dove la vegetazione è di certo più ricca e florida.
Non è stato raro l’utilizzo in queste circostanze di canadair o di elicotteri Sierra della forestale. Non sempre infatti, data l’altezza delle fiamme e la consistenza del vento, è possibile risolvere il problema dal basso ma occorre il supporto dei mezzi aerei che la maggior parte delle volte utilizzano l’acqua del mare.
Ai turisti che affollano, in questa estate, i comuni del centro sud della Sicilia, da Sciacca a Caltabellotta, a Sambuca, a Contessa Entellina, a Bisacquino, a Giuliana, a Chiusa Sclafani, a Campofiorito, a Palazzo Adriano, nell’area dei monti Sicani, del Sosio e del Belice non sarà risultato complicato vedere un incendio, purtroppo vera e propria piaga, spesso delinquenziale, delle estati siciliane.
Non sarebbe male, anche in questo caso, partire dalla sensibilizzazione, dallo spiegare sin da tenera età perché è importante proteggere e tutelare il nostro ambiente, puntando sul bene comune, sulle iniziative sociali, culturali ed economiche delle istituzioni locali, volte a superare i drammatici momenti che attraversa la Sicilia sul piano della mancanza di lavoro, degli incendi che devastano annualmente meravigliose aree boschive, dell’igiene ambientale, dell’acqua, del turismo e della necessaria riscoperta, a tal fine, delle aree rurali e del patrimonio naturalistico come quello, per esempio, della Riserva del Monte Genuardo o di Torre Salsa.
La tutela del territorio è argomento di attualità per la difesa e valorizzare del patrimonio boschivo, frutticolo, orticolo dell’area sicana, per favorire migliori e nuove condizioni di vita e di abitabilità offerte ad un turismo naturalistico, enogastronomico, storico, alla ricerca di nuovi e spesso sconosciuti riferimenti.
Quello che maggiormente preoccupa però è la frequenza, quasi la periodicità, di questi incendi durante la stagione estiva. Le torrette di controllo sono utili ma tante volte non bastano per prevenire i danni.
E c’è chi ha perso anche la vita per spegnere un incendio come Girolamo Clemente, 40 anni, operaio della forestale di Menfi, colpito da infarto e caduto in un burrone nei pressi del lago Arancio proprio durante le fasi di spegnimento di un grosso focolare.
L’estate degli incendi in Sicilia porta il suo nome, il nome di chi ha perso la vita e sacrificato figli e famiglia. In questa maledetta estate di fumo e fiamme.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
lunedì 16 agosto 2010
Chiese da restaurare a Sciacca
Ammonta a quasi 3 milioni di euro il finanziamento predisposto dalla Commissione Bilancio per la ristrutturazione di diversi edifici sacri in Sicilia ed a Sciacca. Ne ha parlato l’onorevole Marinello durante una conferenza stampa.
Tante volte si parla dello stato di conservazione di chiese, edifici storici, sacri o di culto. Molti versano in condizioni di degrado e si dovrebbe intervenire con somma urgenza. Le chiese di Sciacca, o almeno parte di esse, conservano affreschi, angoli di arte e storia, unici al mondo, angoli che, la maggior parte delle volte, gli stessi saccensi sconoscono limitandosi ad esclamare: “guarda che bello”.
Prossimamente si potrà intervenire su parte del nostro patrimonio artistico e sacro attraverso dei finanziamenti predisposti ad hoc dalla commissione bilancio della Camera dei Deputati italiana.
Ne ha parlato durante una conferenza stampa tenutasi presso la propria segreteria l’onorevole del pdl Giuseppe Marinello.
I finanziamenti, è chiaro, non riguardano soltanto Sciacca ma anche altre zone della provincia di Agrigento e della Sicilia.
A Sciacca si interverrà sulla Casa della fanciulla Boccone del Povero al fine di completare il centro polivalente per un importo di 45 mila euro; sull’Istituto Figlie della Misericordia della Croce con la manutenzione straordinaria della Chiesa della Badia Grande: importo prestabilito 20 mila euro; sull’Istituto Cuore Immacolato di Maria attraverso la ristrutturazione straordinaria e l’adeguamento degli impianti dell’istituto di Piazza Marconi, altri 20 mila euro previsti; sull’Istituto Immacolata di Lourdes dove si procederà al restauro della Croce dipinta, 20 mila euro l’importo; sulla Parrocchia Beata Vergine del Carmelo con la manutenzione straordinaria della Chiesa e dell’organo (90 mila euro stanziati); sulla Parrocchia di Santa Caterina attraverso dei lavori di sistemazione e restauro del centro polivalente, 300 mila euro il finanziamento; sulla Parrocchia San Michele Arcangelo con la manutenzione, restauro e ristrutturazione del complesso monumentale della chiesa di San Michele (380 mila euro previsti); e sulla Parrocchia Santa Maria Maddalena (la Basilica di piazza Duomo) attraverso dei lavori di restauro e sistemazione dei locali sovrastanti la sagrestia da destinare a museo della Basilica nonché alla realizzazione dell’impianto di allarme della chiesa del Purgatorio per un totale di 370 mila euro finanziati.
Dunque una cospicua boccata d’ossigeno per gli edifici di culto della città termale. Esultano nel dettaglio l’arciprete Don Alfonso Tortrici, padre La Bella che da tempo denunciava lo stato di abbandono della chiesa di Santa Caterina, le suore della Badia Grande e del centro di Porta Palermo. Insomma interventi per tutti i gusti e dagli importi variegati.
Naturalmente tutti in città si auspicano, sacerdoti in primis, che questi lavori di ristrutturazione, adeguamento e restauro possa cominciare nel più breve tempo possibile per fornire un degno servizio a Sciacca ed al proprio patrimonio materiale, colmo di cultura e trasudante storia e arte.
Anche a Ribera, Naro, Agrigento e Alessandria della Rocca sono stati previsti dei finanziamenti per la ristrutturazione di alcuni edifici sacri del luogo mentre si è puntato su interventi straordinari circa la viabilità rurale e comunale a Menfi, Ribera, Sant’Angelo Muxaro, Agrigento, Castrofilippo e Sambuca di Sicilia. Come ben si sa infatti, anche il tema della viabilità rurale, delle periferie, delle campagne è molto dibattuto non solo presso la città termale ma un po’ in tutto il circondario agrigentino. Gli operatori saccensi del settore sperano che, nel prossimo futuro, si possa intervenire in modo concreto su alcune arteria di contrada Piana Schunchipani, di contrada Santa Maria, Pantaliano, Raganella, San Giorgio, Bordea, tutte zone quasi dimenticate dagli amministratori di qualsiasi colore politico, tutte zone dove gli incidenti purtroppo diventano frequenti specie in inverno, aree nelle quali manca di tutto: la segnaletica orizzontale e verticale, le barriere di protezione laterali sono vetuste o totalmente assenti, per non parlare dell’illuminazione pubblica che rappresenta un vero e proprio miraggio, lo stesso asfalto il più delle volte si riduce ad un ammasso informe di terra, terriccio e fanghiglia, buche profonde e pericolose, e tantissimi punti dove la strada lentamente scompare o perché invasa da piante e sterpaglie di ogni genere e grado o perché, ed è maggiormente pericoloso, sta letteralmente franando e ad ogni minima pioggia la situazione diventa sempre più disagiata.
E’ chiaro che per lenire queste difficoltà servono tantissimi soldi e finanziamenti ma non si può giocare sulla pelle delle persone, dei lavoratori, degli operatori del settore, dei residenti e dei semplici utenti di quelle zone. Occorre predisporre con somma urgenza il necessario.
Intanto presto avremo chiese più belle e completate nelle loro esigenze, e questa è un’ottima notizia che da tanto tempo si attendeva in città.
Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"
sabato 10 luglio 2010
Messaggio di Padre Alex Zanotelli: "Un referendum per avere l'acqua pubblica"
"Non solo un referendum, nasca un movimento di opinione che difenda sempre l'acqua e tutti beni primari per la vita dell'uomo. Usciamo dall'agonizzazione che ci è stata imposta" (Alex Zanotelli)
Buon ascolto
giovedì 8 luglio 2010
Sprechi a Palazzo Chigi. Sacrifici, lacrime e sangue... altrui
C’è crisi alla presidenza del Consiglio dei ministri. Così, per quest’anno, il bilancio di previsione è stato sforato solo di oltre un miliardo e mezzo di euro. Per la precisione di un miliardo, 592 milioni, 238 mila e 740 euro. Miracoli dell’autonomia di gestione, che, fissato un budget per l’anno in corso, delega poi il Segretariato generale a ripartire le diverse poste tra le cosiddette “missioni” dei dipartimenti e dei ministri “senza portafoglio”.
Per il solo “funzionamento” la stima inizialmente fornita dal Segretario generale di Palazzo Chigi ammontava a poco più di 360 milioni di euro (363.626.572) . Nel conto finale sono poi diventati oltre 615 milioni di euro (616.996.255), con un aggravio di spesa di 253 milioni e spicci. Oltre al caso eclatante della neo-ministro Michela Vittoria Brambilla, che è riuscita a spendere per il turismo circa 24 volte il suo budget, passando da 600 mila a 15 milioni di euro, in termini percentuali sono stati i colleghi Carfagna e Brunetta a sfondare i tetti concordati. La prima ha speso quasi cinque volte il milione e mezzo di euro di cui disponeva (sulla cifra ha pesato l’istituzione dell’osservatorio per la pedofilia). Il secondo quasi otto volte i 737.352 euro destinati a “Innovazione e tecnologie”. In cifra assoluta il funzionamento ha però visto l’aggravio di spesa maggiore per il funzionamento proprio per le spese del segretariato generale della Presidenza: rispetto alla previsione iniziale ha sforato di 142 milioni di euro. Tra questi figurano 15 milioni e mezzo di euro spesi per il raduno degli Alpini a Latina (5 milioni) e i XVI Giochi del Mediterraneo, inseriti, con un certo sforzo di fantasia, nel quadro normativo delle “misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi”.
L’altro salto tra quanto si prevedeva di spendere e quanto poi si è speso, è alla oramai nota voce “Protezione civile”. La struttura che fa capo a Guido Bertolaso ha speso 141.884.213 euro, contro i 63.006.000 previsti. Si badi bene, però, che non parliamo della spesa complessiva, che, spinta anche dal terremoto, ha raggiunto per il 2009 una cifra ben oltre il miliardo di euro, ma della spesa per il solo “funzionamento”.
Tra i decreti di “variazione” del bilancio relativi alla Protezione Civile si annotano i 100 milioni di euro stanziati per gli “Interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare la grave situazione di pericolo in atto nell’area archeologica di Roma e provincia”, le diverse tranche per l’emergenza del sisma abruzzese per una cifra complessiva che supera il miliardo di euro e poi fondi a emergenze passate e presenti, dai 50 milioni di euro per gli “eventi atmosferici avversi dell’ultimo triennio” ai 20 milioni per l’alluvione della provincia di Messina.
Ritornando ai ministri poco virtuosi, ecco spuntare il milione e ottocentomila investito (oltre i 4.117.000 previsti) per le Politiche Antidroga che nel governo sono in capo al sottosegretario Carlo Giovanardi. Sottosegretario che invece non ha “sgarrato” sulle “politiche per la famiglia”: 442.800 euro erano previsti, e tanti ne sono stati spesi. Non tutti, infatti, a Palazzo Chigi, hanno buttato la calcolatrice. La notizia potrà sorprendere, ma diversi sono anche i ministri “virtuosi”. Elio Vito, ad esempio, che ha la delega ai Rapporti con il Parlamento 924.700 euro doveva spendere e 924.700 euro ha speso. Così come anche Raffaele Fitto, agli Affari Regionali, non ha sforato il budget di 2.733.960. Addirittura sulla “semplificazione normativa” il ministro Roberto Calderoli è riuscito a risparmiare un milione di euro. Sui 3 milioni e mezzo previsti, ne ha spesi 2.477.000. Anche sullo Sport si sono tagliati 100mila euro. Ma alla fine il conto finale è quello che è: un miliardo e mezzo oltre la previsione. (Il Fatto Quotidiano)
mercoledì 7 luglio 2010
Nel segno di Falcone, Borsellino... e Saviano
“Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro
mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro
dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello
Stato”. (Giovanni Falcone)
"Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il
sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perche' e' in cio' che
sta l'essenza della dignita' umana. ( Paolo Borsellino)
Saviano a El Pais: “L’Italia è un paese cattivo, sto pensando di andarmene”
di Redazione Giornalettismo
Lo scrittore in un’intervista rivela che potrebbe trasferirsi all’estero: “Per la gente il nemico non è il sistema, ma chi lo combatte”. “Italia es un paìs malvado para vivir”: Roberto Saviano, in un’intervista a Lola Galan del Pais, si sfoga dopo le polemiche degli ultimi mesi sul suo ruolo di scrittore antimafia e sulle polemiche con Berlusconi, senza mai nominarlo. Ma soprattutto, rivela di aver voglia di andarsene via: “Qui se hai un lavoro, o se riesci nella vita, la gente pensa che tu sia un raccomandato. E si vivono troppi anni senza avere i diritti garantiti”.
VIVERE SOTTO SCORTA - L’articolo comincia ricordando i cinque milioni di copie vendute del suo romanzo Gomorra, e la sua vita sotto scorta: “E’ il prezzo del successo. Sono usciti molti libri in Italia sulla Mafia, alcuni di alta qualità, ma la differenza è che la mia storia ha avuto un successo enorme. In caso contrario, nulla sarebbe accaduto. A volte penso che sto pagando un prezzo alto, ma perché continuo a scrivere. Non voglio diventare un “mafiologo” o un simbolo che viaggia il mondo per testimoniare. Non ho nemmeno paura di morire: ho parlato della mia morte così tante volte che ormai mi sembra una cosa che non mi riguarda. Ho paura di continuare a dover vivere così”. Cioè, sotto scorta e minacciato, in continuo pericolo di vita.
ANDARSENE DALL’ITALIA? – Tanto che Saviano dice anche di star cominciando a pensare di cambiare paese. “Sto pensando di andarmene. Spagnoli e francesi vedono l’Italia come un paese pieno di belle donne e bei paesaggi, ma non è così: in Italia si vive male, è un paese ‘feroce’”. Perché? “Perché qui in Italia se sei perseguitato da un sistema, prima o poi la gente comincia a pensare che tu stia facendo la vittima. Per la gente il nemico non è il sistema, ma l’individuo che è riuscito a fare qualcosa nella vita. Se lavori, si chiedono chi ti ha raccomandato. Se lavori in televisione, pensano che qualcuno ti ci ha ‘infilato’. E nell’80% dei casi è così, ma la gente si sente legittimata a pensare che questo accada sempre. E’ la nostra frustazione”.
IL PROBLEMA DEL PAESE – Saviano ritiene poi che abbia più impatto sulla vita dei singoli i vizi endemici dei paesi. Nel caso dell’Italia sarebbe la mancanza endemica del rinnovamento. “Se si guarda una politica francese, inglese o spagnola, ogni 10 anni ci sono facce nuove. In Italia, no. Ci sono paesi come la Romania, la Macedonia, Serbia e Grecia, che hanno la medesima politica dal10 anni. Ma nessun altro paese ha gli stessi politici stessi per 20 anni, come capita da noi”.
lunedì 28 giugno 2010
Le trivellazioni a Sciacca sul blog di Beppe Grillo
Il duo Scajola/Prestigiacomo ha concesso negli ultimi anni 95 nuovi permessi di trivellazione in Italia. 71 sulla terraferma e 24 nel Mediterraneo. La superficie interessata dalle trivellazioni nei nostri mari ha una superficie pari alla Regione Abruzzo, circa 11.000 metri quadrati. I petrolieri potranno bucare ovunque, dalle Tremiti alle coste della Sicilia, dalle coste marchigiane e pugliesi alle isole Egadi a Pantelleria, dallo Ionio alle acque intorno all'isola d'Elba a quelle sarde di Oristano. La corsa al petrolio italiano e alla distruzione dell'ambiente e del turismo è un richiamo irresistibile per i petrolieri di mezzo mondo, inclusi ovviamente quelli italiani. E' quasi uno stampede della corsa all'oro nero. Il presidente di Assomineraria Claudio Scalzi spiega che c'è "un certo disordine iniziale" compensato però dal "movimento che porta investimenti, royalties e vivacità". Mi risulta che in Italia non è prevista la responsabilità delle compagnie petrolifere in caso di incidente. Le bandiere blu delle nostre coste diventeranno nere come il petrolio e sono, in realtà, già sulla buona strada. L'italia ha il maggior numero di siti non balneabili d'Europa.
http://www.beppegrillo.it
venerdì 18 giugno 2010
Lettera a Napolitano. Salvaguardiamo la Costituzione
di Pietro Orsatti - 7 giugno 2010
''Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione''
Caro Presidente,
le scrivo come a un amico, l’amico che custodisce il bene più prezioso della nostra società. La Costituzione. Le scrivo con un misto di speranza e sconcerto. Perché ogni giorno che passa diventa sempre più difficile, e le assicuro non solo per me, capire cosa stia succedendo in questo nostro Paese.
Lei continua a mandare messaggi di ottimismo agli italiani ogni qual volta prende la parola pubblicamente, ma forse non sa che per la grande maggioranza di noi l’ottimismo è un lusso. Siamo tutti troppo impegnati a sopravvivere per essere ottimisti. Troppo confusi e spaventati per avere speranza. Vediamo giorno dopo giorno liquefarsi il patto sociale che ha tenuto in piedi questo Paese per 65 anni, quello sancito nell’articolo 1. Non è colpa sua, Presidente, ma ormai da anni, se non decenni, il lavoro è uscito dal racconto sociale. Il lavoro, paradigma centrale nel Novecento, da valore e fondamento del contratto democratico è diventato elemento accessorio. Un surplus. Sia sul piano culturale che su quello materiale. Quando la disoccupazione a livello generale supera il 10% e per i giovani il 30%, non è in pericolo solo la stabilità economica e sociale di una Paese, è in pericolo la democrazia.
Quando poi oltre a questo dato incontestabile si aggiungono altre pericolosissime e ormai quotidiane aggressioni a diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta costituzionali, lo sconcerto si trasforma in allarme, tensione e purtroppo conflitto. Equità sociale, trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, legge uguale per tutti, questione morale e lotta alla corruzione, diritto di espressione e diritto di essere informati, contrappesi fra i poteri dello Stato, indipendenza della magistratura: è evidente a tutti i cittadini che in questo Paese alcuni poteri intendono mettere pesantemente mano su questi nodi irrinunciabili del patto di cittadinanza. Come è sempre più evidente che parallelamente si sta procedendo, attraverso un numero spropositato di decreti e leggi ordinarie, alla riscrittura de facto della Costituzione andando perfino a toccare l’unità dello Stato.
Sono perfettamente consapevole che i suoi poteri sono molto limitati e di come sia difficile per lei, oggi, contrapporsi a questo attacco concentrico contro la Costituzione. Ma so anche che in politica la parola pesa, e che la sua potrebbe essere determinante a modificare un andamento che sembra voler archiviare la democrazia parlamentare nata dalla Resistenza e dalla Costituente del primo dopo guerra. La sua parola, il suo giudizio, suoi eventuali messaggi alle Camere, potrebbero avere un potere politico sostanziale ben più efficace di rimandare ogni tanto quei testi più grossolanamente anticostituzionali come le è capitato di fare in questi anni.
Lo so che per fare questo, per uscire allo scoperto oltre alla ritualità a cui, per legge, è vincolato, è necessario che ci sia un pericolo la democrazia e la tenuta dello Stato. Ma, caro Presidente, è proprio di questo di cui sto parlando. Ormai c’è un divario enorme fra legalità e giustizia, fra norma e democrazia. Ci sono interi settori del Paese che si troveranno costretti, per necessità e per scelta, a violare alcune delle leggi che sono nate ultimamente e stanno vedendo luce in queste settimane. Le faccio due esempi, quello dell’obbligo di denuncia da parte dei medici in caso si ritrovino a curare dei migranti clandestini e poi quello che spingerà molti di noi operatori dell’informazione a violare molti dei vincoli imposti alla stampa nel Ddl intercettazioni in discussione in queste ore. Caro Presidente, ci saranno persone che violeranno e in parte già violano norme approvate dall’attuale coalizione di maggioranza. Se questo non è un allarme per la tenuta della nostra democrazia, cos’altro è? Quando le leggi contrastano così palesemente con il patto costituzionale e i diritti fondamentali sanciti da ogni democrazia matura – come dovrebbe ed è stata finora la nostra – il pericolo è davvero troppo. Centinaia di migliaia di giovani, ricercatori, scienziati e professionisti hanno già preso la via dell’emigrazione verso altri Paesi. Una migrazione di massa della parte più importante della nostra società. Altre migliaia di persone civilmente violeranno sistematicamente le leggi più inique approvate nella nostra storia repubblicana. Violare le leggi per garantire la giustizia, per difendere il Paese e la sua democrazia costituzionale: è questo il paradosso a cui stiamo per assistere.
Per questo la invito a dare un segnale autorevole e inequivocabile in difesa di questo Paese e di questa democrazia. Finché si è ancora in tempo, prima che di questa nostra Italia non rimangano solo macerie. Facendo tutto quello che può grazie alla sua esperienza e all’autorevole ruolo che ricopre grazie alla sua carica. Parli a questo Paese ed eserciti il suo diritto di critica.
Un caro saluto
Pietro Orsatti
www.orsatti.info
giovedì 10 giugno 2010
"Ministro Tremonti, lei mi obbliga a violare la legge..."
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un ‘ aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colelghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. IL tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre : aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere. C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi. Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine. Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. E allora mi dica lei quel ‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E ‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un mircolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comun” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti ..manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempe la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità. Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità Egregio ministro. L’’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. IL mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli? Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni. Mila Spicola Professoressa."
Grazie Mila.
http://metilparaben.blogspot.com/2010/06/lettera-tremonti-di-uninsegnante-di.html


