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venerdì 4 dicembre 2009

Boom Win for Life

La febbre del Win of Life contagia proprio tutti. Dalla casalinga, al pensionato passando tanto attraverso gli occupati che non arrivano a fine mese quanto attraverso precari e inoccupati che non vedono altre alternative per il futuro se non il gioco.
Con il Win for Life siamo lontani dai montepremi di 90 milioni di euro del Superenalotto ma, per come è stato congegnato, ha scatenato gli istinti dei cittadini a voler avere una vita serena per i prossimi venti anni senza grossi patemi d’animo.
La prima giornata di gioco si è avuta lo scorso 29 settembre ed ha fatto registrare, secondo le stime dell'Agenzia Agicos, una spesa per la caccia al vitalizio di circa 4 milioni di euro. Proiettando i dati del primo giorno sulla raccolta annuale, il Win for Life potrebbe essere un concorso da 1,5 miliardi di raccolta all'anno, in pratica più del Bingo.
Quattromila euro al mese non sono pochi e consentono, soprattutto in un periodo di vacche magre, di potersi togliere qualche sfizio e di mantenere nello stesso tempo anche la famiglia. Per chi ce l’ha.
A Win for life si può giocare ogni giorno e le estrazioni avvengono ogni ora dalle 8 alle 20.
La novità è che la percentuale erariale (23%) verrà interamente devoluta per la ricostruzione in Abruzzo. Il restante è suddiviso tra l'8% che va alle ricevitorie e il 4% che va alla Sisal (il 65% è destinato al montepremi).
Per giocare è sufficiente scegliere dieci numeri su venti presenti sulla schedina al costo di un euro. Il sistema assegna un undicesimo numero "Il Numerone" che, se indovinato insieme agli altri dieci, permette di accedere al pagamento della rendita. Per chi gioca un euro si vince anche col 9, con l’8 e col 7. Se indovini solamente i 10 numeri ma non Il Numerone invece vinci diecimila euro in un’unica soluzione.
Con la schedina da due euro le probabilità di vincere la rendita raddoppiano: in questo caso, oltre al 10 + Il Numerone, vince anche chi indovina "Il Numerone" senza aver centrato alcun numero pronosticato. E si vince anche con 1,2 o 3 numeri indovinati. Ma quante probabilità ci sono di "azzeccare" i numeri vincenti? Per centrare un dieci c'è una probabilità su 185mila e per portare a casa il vitalizio da 4mila euro per 20 anni una su 3,5 milioni: duecento volte più facile di un "6" al superenalotto. Ma bisogna comunque avere lo stesso una buona dose di… fortuna.
Per aumentare le possibilità di vincita, è possibile giocare fino a 14 numeri ma naturalmente il giocatore deve sborsare molto di più rispetto ad uno o due euro previsti per la giocata - base: per 11 numeri occorrono 11 euro, per 12 numeri 66 euro, per 13 numeri 286 euro e per 14 numeri 1.001 euro. Al momento della giocata si può pure decidere di “abbonarsi” con la stessa combinazione scelta per 2, 3, 4, 5 o 10 estrazioni oppure per tutti i concorsi della giornata, o ancora per tutti quelli della giornata in corso e di quella seguente o tutti i concorsi della settimana. Insomma ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutti i sogni.
E’ proprio durante una congiuntura economica negativa, come quella che sta vivendo per adesso il nostro paese, che la gente si riversa maggiormente a tentare la sorte ritenendola, erroneamente, l’unica via d’uscita ai problemi. Luigi Einuadi la chiamava la “tassa sui sogni”, quella più amata dagli italiani che mette tutti d’accordo: ricchi e poveri, maggioranza e opposizione.
53 premi ventennali sono stati così distribuiti fino a pochi giorni fa: 31 da 4mila euro al mese, 12 da 2 mila euro, 6 da 1.333 euro e 4 da 1.000 euro l'uno, per un totale di poco meno di 160 mila euro complessivi di vincite elargite su 157 milioni di euro totali giocati. Capite bene dall’entità dei numeri di come in Italia il gioco sia la sola speranza di una vita migliore. Le regioni del Sud hanno ottenuto 21 premi su 53, con la vincita di 9 vitalizi solo in Sicilia. L’unica consolazione per chi non ancora vinto è l’aiuto indiretto dato ai terremotati dell’Abruzzo.
Ma gli psicologi iniziano ad essere allarmati e temono possa facilmente creare “dipendenza da gioco”: chi non vorrebbe una rendita di 4mila euro al mese per vent’anni?
Sono le regole del “gioco”: prima si crea il “sogno”, poi lo Stato dall’alto della propria magnanimità, ti lancia l’allarme e ti invita a giocare con moderazione.
Il meccanismo dell’estrazione oraria di Win for Life, ovvero il poter conoscere ogni ora il responso, induce al voler “ritentare” subito, e nel caso di una vincita più bassa del montepremi a “reinvestire” la cifra istantaneamente: ripetitività e feedback immediato (come nei “gratta e vinci”) creano cioè dipendenza e favoriscono un atteggiamento compulsivo al gioco. Ci sono poi la facilità di comprensione delle regole e il fatto che si può giocare ovunque, dai bar, alle tabaccherie, a ogni altro punto vendita autorizzato. L’incasso medio giornaliero è di oltre 7,4 milioni di euro, e le cifre sono in aumento. Si gioca meno la mattina e il boom delle giocate si ha con i concorsi preserali, ovvero dalle 17 alle 20, proprio quando la maggior parte delle persone è fuori dall’ufficio per tornare a casa.
In fondo è più facile sognare quando la notte sta per arrivare.


Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

giovedì 3 dicembre 2009

Illusioni sportive?


Fin dalla notte dei tempi si parla a Sciacca della realizzazione di un palazzetto dello sport che vada ad integrare, o meglio, a sostituire le strutture esistenti. I giovani della nostra città, fino ad oggi, sono costretti ad utilizzare impianti privati a pagamento oppure il pallone tenda che non sempre è il massimo che la vita possa offrire.
Due settimane fa è stata indetta una riunione a tal fine alla quale hanno partecipato gli assessori preposti, alcuni consiglieri comunali e diversi tecnici e progettisti. E’ stato analizzato l’articolo 60 della legge regionale del 16 aprile 2003, numero 4. Secondo queste direttive il comune di Sciacca può decidere o il miglioramento dello stato degli impianti sportivi esistenti attraverso l’adeguamento delle strutture alle nuove normative sanitarie e di sicurezza oppure può scegliere di realizzare nuovi impianti sportivi. La Regione Siciliana, in accordo con l’Istituto per il Credito Sportivo ed il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha il compito di svolgere un ruolo propositivo, di indirizzo e coordinamento degli interventi proposti. Possono chiedere i contributi regionali e del Coni gli Enti Pubblici, le Federazioni sportive nazionali, le Società e le Associazioni Sportive praticanti attività sportiva senza fini di lucro, gli Enti di promozione sportiva, i Centri di aggregazione giovanile o anche gli Enti religiosi.
Nel caso di impianti sportivi già esistenti possono chiedere il contributo i titolari dell’impianto sportivo esistente oppure chi ne detiene la gestione; nel caso invece di realizzazione di nuovi impianti possono chiedere il finanziamento i titolari della proprietà dell’area sulla quale si dovrà creare l’impianto.
L’Istituto per il Credito Sportivo esercita il credito sotto qualsiasi forma ma, al contempo, i mutui non possono avere durata maggiore ai 20 anni. L’ammontare del finanziamento regionale corrisponde al contributo in conto interessi a valere sull’importo di mutuo stipulato con l’Istituto: per progetti fino a 500 mila euro è previsto un contributo mediante abbattimento del tasso di interesse praticato dall’Istituto nella misura del 100% dello stesso; nel caso invece di progetti che superano l’importo di 500 mila euro, è previsto un contributo corrispondente al 50% del tasso di interesse praticato sempre dall’Istituto.
Le istanze di realizzazione devono essere presentate entro 120 giorni dalla pubblicazione del bando all’Assessorato regionale del Turismo, delle Comunicazioni e dei Trasporti, dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo.
Insomma la legge fornisce tutte le possibilità legali per poter accedere alla realizzazione di un palazzetto dello sport che rappresenta un vero e proprio sogno per generazioni di giovani saccensi.
Il comune da tempo possiede già un progetto in proposito, adesso devono decidere se rinnovarlo apportando le dovute modifiche o se invece decidere di realizzarne uno ex novo.
L’area ipotizzata dove andare a costruire questo impianto dovrebbe essere quella in prossimità dell’attuale Stadio “Luigi Riccardo Gurrera”, quasi a creare in quella zona una piccola cittadella dello sport: stadio, palazzetto, pallone tenda, piscine e campi da tennis.
Sogno o son desto? Oserebbe chiedersi qualcuno.
Di certo non si tratta di qualcosa che si possa realizzare in breve tempo, l’assessore allo sport Ignazio Piazza a tal proposito è stato onesto e chiaro. Con le esangui casse comunali non c’è altra strada se non quella di accedere ai contributi del Coni e della Regione, portando avanti un mutuo.
Seppur si tratti di cose assolutamente differenti, c’è da aspettarsi l’opposizione dei carristi: perché accendere il mutuo per il palazzetto dello sport ed invece non farlo per la realizzazione dei famosi capannoni per i quali invece sarebbe già tutto pronto dal punto di vista burocratico – formale?
Anche le aree sarebbero attigue in quanto pure i capannoni dovranno sorgere – progetto dixit – vicino allo stadio e precisamente alle sue spalle.
Certamente occorre soprattutto un po’ di ottimismo, se un iter non si comincia mai avremo da aspettare all’infinito. Ci sono giustamente le logiche finanziarie, politiche, sociali ma Sciacca non può più attendere altre. Serve programmare, muoversi, agire, guardare avanti, alla programmazione, ai progetti di lunga realizzazione, serve andare a bussare presso gli uffici provinciali, regionali, nazionali e sportivi, in questo caso, giusti. Non si può vivere ancora di rendita elettorale. I tempi sono maturi e sono compiuti. La gente ha saputo aspettare, capire le difficoltà della “prima volta”, attendere la composizione della squadra di lavoro. Ora il dado è tratto.
Non è possibile stare ancora fermi. La città attende risposte e le attende non soltanto nelle piccole cose ma anche nelle grandi.
Il tempo delle vacche magre è presente per tutti e ad ogni livello ma aspettare che il frutto cada dall’albero o dal cielo non serve a nessuno. Occorre allungare la mano…


Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 24 novembre 2009

Salviamo l'Acqua

Si allarga il fronte di coloro che non riescono più a bere le giustificazioni fumose della Girgenti Acque, società che gestisce l’approvvigionamento idrico in provincia di Agrigento.Troppi i disservizi, troppe le perdite idriche, troppi i giorni nei quali l’acqua non giunge in alcune zone delle città, troppi i dissesti che causano anche alle nostre strade ed all’asfalto.
In provincia di Agrigento però, non si ci muove ormai solamente “contro” la Girgenti Acque, ma “contro” la privatizzazione dell’acqua decisa con alcune leggi – vergogna dal governo nazionale.
Non sono mancate le mobilitazioni, le raccolte firme, le proteste da parte di tutti coloro che, ritenendo l’acqua un bene essenziale e di primaria importanza per il bene comune, non vogliono che venga mercificato e regolato dagli interessi di pochi.
A Sant’Angelo Muxaro prima, a San Biagio Platani poi ed infine a Menfi sono stati respinti in modo deciso ma pacifico i commissari regionali che avevano il compito di requisire le reti e consegnarle ala Girgenti Acque: sono infatti diversi i comuni che ancora non si sono consegnate alla società capendo subito l’andazzo che c’era. Noi a Sciacca naturalmente siamo stati i primi a dare tutto nonostante le immense risorse idriche del nostro territorio: insomma dovrebbero essere loro a pagare noi e non viceversa, invece ci troviamo nell’assurda situazione di dover pagare a caro prezzo la nostra acqua che, tra l’altro, “esportiamo” anche nei comuni limitrofi.
“Ricordiamo, scrive l’associazione L’AltraSciacca dalle pagine del proprio sito, quel 27 Maggio del 2008 a Sciacca quando le reti furono consegnate senza batter ciglio e, addirittura, col seguito di proclami entusiastici. Ribellarsi quando si ritiene che certe leggi non siano giuste e che non tutelino a sufficienza la collettività non significa essere “fuorilegge” ma significa “onorare il proprio mandato nei confronti dei propri cittadini”. Ma tant’è.
Nel frattempo a Menfi, il sindaco Michele Botta (Pdl) nei giorni scorsi ha indetto un importantissimo consiglio comunale aperto a tutti i cittadini e lo ha fatto svolgere all’aperto, ossia in piazza Vittorio Emanuele III. Hanno partecipato tantissimi sindaci dei comuni vicini tra cui quello di Sciacca, Vito Bono, che, lo scorso 7 novembre, aveva anche partecipato a Caltanissetta all’Assemblea Regionale del Coordinamento degli Enti Locali per l’Acqua Bene Comune segnando una svolta, seppur minima: il comune di Sciacca adesso si schiera apertamente al fianco degli altri 23 sindaci “ribelli” dei comuni più piccoli che vogliono la ripubblicizzazione dell’acqua.
E’ lecito attendersi molto di più in merito da Vito Bono poiché su questo tema si è incentrata la sua recente campagna elettorale, occorre prendere posizione, parlarne in consiglio comunale, coinvolgere cittadini ed associazioni e muoversi in maniera decisa all’interno dell’Ato.
Due sono i momenti più importanti che si avuti nelle ultime settimane. A Menfi durante la seduta del consiglio comunale aperto alcuni privati cittadini hanno riconsegnato al sindaco le proprie tessere elettorali al grido di: “se loro continueranno l’iter per la privatizzazione dell’acqua, noi non andremo più a votare”. La sortita è stata molto veemente ed il sindaco di Bivona Giovanni Panepinto, leader dei sindaci ribelli, non ha apprezzato molto il gesto facendo capire apertamente di non essere d’accordo.
L’altro episodio degno di rilievo sono le furiose dichiarazione del Presidente della Provincia di Agrigento nonché Presidente dell’Ato idrico Eugenio D’Orsi: “Entro un mese faremo quanto di nostra competenza per rescindere il contratto posto in essere con la Girgenti Acque. Adesso basta. Questi signori devono capire e sapere che, da oggi, l’atteggiamento del Presidente dell’Ato è cambiato. Basta con la comprensione, basta col dargli tempo. Devono rispettare il contratto se ne sono capaci. Se non lo sono che se ne vadano a casa.”
Dichiarazioni durissime. Certo appare improbabile smuovere la matassa della burocrazia contrattuale e legale in un mese ma se davvero si facessero seguire a queste parole i fatti nel giro di poco tempo potrebbe venire indetta una nuova gara d’appalto per la gestione delle risorse idriche provinciali. Ma sempre in regime di privatizzazione almeno per il momento. Anche perché da Roma il parlamento continua a legiferare in tal senso. Sulle leggi poste in essere in questi giorni ecco l’interessante opinione di Luigi Meconi, noto giurista. “L’attuale Governo sta ingannando i cittadini, facendogli credere di fare i loro interessi mentre di contro e per mezzo di un decreto legge ( art. 15 D.L. n. 135/2009 , spacciato per adeguamenti di carattere comunitario) , di fatto ci sta rubando il nostro diritto ad un bene indispensabile per la nostra vita come è l’acqua, regalandolo a pseudo Società per Azioni, conniventi e compiacenti, il cui ultimo fine è, e sarà, fare profitto sul cosidetto “OroBlu”, come viene oggi comunemente chiamata l’acqua . Nella stesura del D.L. 135/2009 hanno però commesso un errore che contrasta con il cosiddetto Federalismo fiscale, e uno stravolgimento dei dettami inseriti nella nostra Costituzione (articolo 117 del nuovo titolo V della Costituzione) a proposito delle competenze e funzioni dei Comuni nell’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale , come il servizio idrico. Espropriando, come di fatto hanno espropriato con norme che hanno sottratto a Comuni e Province funzioni fondamentali sui propri servizi di interesse generale, gli Enti di cui “è costituita” (art. 114 Cost.) la stessa Repubblica, si pensa non ci stia sincero democratico che non avrebbe motivo per cui allarmarsi per quello che sta succedendo con la privatizzazione, da parte dello Stato, dei servizi pubblici locali. Se tutte le forze politiche di centro destra e di centro sinistra hanno detto si perché si proceda in tema di Federalismo fiscale, di quale mai “federalismo” parlano se i Comuni e le Province, privati di funzioni fondamentali in tema di servizi pubblici di interesse generale, si troveranno ad essere, rispetto ai propri cittadini e imprese, mere ombre di se stessi davanti a multi utilities spa, magari quotate in borsa, magari con a finanziatori fondi pensione ballerini per gli incerti della finanza globale? Non posso concludere senza aggiungere che il DDL Calderoli, in tema di istituti di partecipazione del cittadino, è molto carente. E non si capisce perché non si raccorda con gli istituti partecipativi di cittadini e parti sociali contenuti nell’articolo 4 della legge 15/2009 e decreto legislativo di attuazione che ha avuto il via libero dal Consiglio dei Ministri in questi giorni.”
Non sarà facile salvare l’acqua. Di quello che in merito decidono a Roma nessun telegiornale mai ne parlerà. L’acqua non fa audience. In compenso fa e farà profitto. Quindi silenzio, anzi: acqua in bocca.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

lunedì 23 novembre 2009

Agricoltura: dalla Sicilia a Roma con i trattori

La crisi del mondo agricolo in generale e di quello siciliano in particolare negli ultimi mesi ha raggiunto picchi inimmaginabili. I lavoratori non riescono più a rientrare dalle spese. L’importazione di prodotti dagli altri paesi del Mediterraneo, Tunisia, Spagna, Grecia, Marocco, ha dato il colpo di grazia alle nostre culture. Ci si ritrova quindi nell’assurda e paradossale situazione per la quale il “Made in Italy” è vantato in tutto il mondo conosciuto tranne che in Italia. E questo è un dato di fatto. Gli agrumi, la vite, le olive, le pesche sono tutti prodotti della nostra terra che, proseguendo di questo passo, rischiano l’estinzione non perché la Natura ha deciso di privarcene ma perché l’uomo ha abbandonato questo tipo di attività (soprattutto nel nord Italia), perché non si riesce più ad ammortizzare i costi (non c’è più un guadagno e a volte nemmeno un pareggio tra le spese effettuate) e specie perché è molto più semplice e vantaggioso importare dall’estero. Diminuisce la qualità, non si sa cosa mangiamo e come vengono trattati quei prodotti ma si risparmia un bel po’. La crisi è generalizzata: il ministro al comparto agricolo Luca Zaia (Lega Nord), al momento, non sembra aver preso provvedimenti sufficienti a lenire questo problema. E la Sicilia e la stessa Sciacca ne risentono molto. L’assessore all’agricoltura Ignazio Piazza sta cercando di trovare le soluzioni migliori per risolvere la questione del mercato del contadino, del mercato ortofrutticolo e del mattatoio comunale ma non sarà semplice poiché, come ben sappiamo, di fondi ce ne sono pochissimi e parecchie cose potrebbero essere risolte solamente partendo dall’alto: dal Parlamento nazionale e regionale. Intanto un corteo di trattori è partito nei giorni scorsi da Caltanissetta ed è arrivato fino a Roma per dare maggiore risonanza alla protesta contro la grave crisi che ha messo in ginocchio il settore agricolo siciliano. La decisione è stata presa dal comitato spontaneo degli agricoltori della provincia di Caltanissetta, di cui è portavoce il consigliere comunale Michelangelo Lovetere, dopo un mese e mezzo di sit-in svolti a Pian del lago. Al corteo si sono uniti gli operatori del settore di tutta la Sicilia, anche da Sciacca, con l’appoggio del Comune che ha messo a disposizione pure un autobus. Una volta giunti in Calabria i trattori hanno proseguito verso Roma per portare al governo nazionale le dichiarazioni di stato di crisi già approvate dalle regioni meridionali. Gli agricoltori hanno chiesto che vengano stanziate nuove risorse. Nonostante erano fermi proprio davanti il Parlamento è stato quasi impossibile trovare loro immagini all’interno dei tg nazionali. Forse è passata la notizia ma nulla di più. La crisi non esiste soprattutto se non la faccio vedere. Nel giorno del vertice della Fao a Roma, gli agricoltori siciliani hanno percorso le principali strade della capitale e si sono poi radunati in Piazza San Giovanni in Laterano per protestare. “Non è possibile vendere il grano a 13 centesimi, un quintale d'uva a 10 euro e un litro di olio extravergine di oliva a 3 euro" ha urlato un manifestante. "Oltre ai prezzi - ha detto un altro agricoltore - chiediamo che venga dato un contributo statale non alla produzione ma ai terreni. Per il grano è stato già fatto, ora manca il vigneto. Siamo qui a manifestare nel giorno in cui si apre il Summit della Fao e se non basta andremo a Bruxelles. "I Governi nazionale e della Regione Siciliana hanno abbandonato il settore agricolo alle proprie difficoltà senza prevedere alcun intervento capace di contrastare la crisi del settore". Lo ha detto il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo. "La crisi del Governo Lombardo - aggiunge Lupo - e della maggioranza che lo sostiene paralizza la Sicilia e non consente di affrontare le urgenti difficoltà dei diversi settori produttivi, con conseguenze negative per le imprese, i lavoratori e le loro famiglie.” "Il nostro Paese - dice l'assessore regionale all'Agricoltura Michele Cimino - ha sempre agevolato con strumenti finanziari straordinari l'industria del nord, vedi caso auto e ammortizzatori sociali. E' arrivato il momento di pensare anche all'industria del Sud". Cimino si è recato più volte a Roma in questi giorni per partecipare ad alcuni incontri con i parlamentari nazionali. Nell’attesa e nella speranza, quella degli agricoltori, di trovare immediate risposte e soluzioni. Un mondo agricolo che risulta sempre più spaccato al suo interno tra movimenti, associazioni, sindacati e gruppetti vari. Forse una maggiore unità farebbe comodo agli stessi operatori del comparto agricolo anche perché per il governo è di certo cosa migliore poter trattare con un solo referente che rappresenti l’intero mondo agricolo rispetto a tanti capi, spesso senza truppe. Insomma una marcia su Roma pacifica ma doverosa ed un problema ancora ben lungi dall’essere risolto: non servono più palliativi momentanei adatti soltanto a dare un breve sollievo, urgono decisioni e provvedimenti importanti. E definitivi.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

mercoledì 18 novembre 2009

Coraggio e Salvataggio in Mare a largo di Lampedusa

Per Sciacca, ridente cittadina affacciata sul mare, parlare di porto, pesca, paranze, marinai sembra quasi normale, oserei dire naturale. Accade però qualche volta che il mare non sempre sia benevolo ma che, sospinto dai soffi di Eolo e dai moti della burrasca, metta in difficoltà tutti coloro che per vivere si imbarcano e sfidano le onde.
E’ quello che è successo ad alcuni marinai nella notte tra il 28 ed il 29 ottobre. Tutto avviene in poche ore, interminabili, nel canale di Sicilia e precisamente a 40 miglia a sud di Lampedusa.
Salvatore Bono, nostromo del peschereccio di Mazara del Vallo, Kleos ha rischiato di perdere la vita poiché è caduto in acqua sballottato dalla furia delle onde.
Il mare infatti era in tempesta, le condizioni erano avverse. Mare forza cinque si è stimato più tardi. Il capitano del Kleos, Angelo Randazzo, ha raccontato di attimi di autentico terrore e sconforto. Salvatore era ormai privo di forze, in acqua, e nessuno riusciva più a scorgerlo in quanto di notte la visibilità era molto approssimativa e certamente peggiorata dalla burrasca. “Lui gridava, chiedeva aiuto – racconta Randazzo - ma alla fine era ormai esausto e temevamo il peggio”.
Salvatore è caduto in mare perché si è sporto troppo e la forza di un’onda lo ha travolto. E’ stato recuperato grazie al coraggio di un suo compagno di lavoro, tunisino, che si è imbracato con una corda e si è gettato in mare sottraendolo a morte sicura. Nel frattempo naturalmente sono giunti sul posto anche gli uomini della Capitaneria di Porto di Lampedusa guidati dal tenente di vascello Antonio Morana, comandante della Guardia Costiera il quale ha coordinato in prima persona tutte le operazioni di soccorso, eseguite dalla motovedetta Cp 878 Sar.
Oltre agli uomini della Guardia Costiera, che erano tre, la motovedetta trasportava anche un medico ed un’infermiera.
A Salvatore Bono, una volta sottratto dalle onde, sono state praticate le prime operazioni di intervento medico dagli stessi compagni di lavoro ma il vero aiuto naturalmente è giunto con l’arrivo degli uomini della Capitaneria.
E’ stata una notte lunga ed agitata, basti pensare che la motovedetta per arrivare nel punto dell’incidente ha impiegato ben due ore tanto le condizioni erano avverse. Il malcapitato marinaio presentava seri problemi respiratori aggravati dal fatto che aveva bevuto tanta acqua riversatasi nei polmoni. A bordo le prime cure, i primi interventi di pronto soccorso e l’applicazione di ossigeno per aiutarne la respirazione.
Un altro momento molto difficile è stato quando gli uomini della motovedetta non riuscivano ad avvicinarsi al peschereccio in quanto la violenza delle onde non glielo permetteva. Questa circostanza poteva risultare molto pericolosa poiché il Bono aveva bisogno di cure urgenti ed i medici del Cisom non erano in grado di sbarcare a bordo del peschereccio se la motovedetta non si avvicinava abbastanza. Sono state fasi lunghe e concitate dove la paura, il terrore, la forza della natura hanno fatto il resto. Dopo momenti interminabili i ragazzi della Guardia Costiera, approfittando di un’onda favorevole, sono riusciti ad avvicinarsi quel tanto che è bastato per far scendere il medico e l’infermiera che si sono subito precipitati dal Bono.
Tutto questo è accaduto nei nostri mari, una notte che per molti di noi è trascorsa come tutte le altre, ma non per loro, non per i marinai, non per il Bono, non per i valorosi uomini della motovedetta Cp 878 Sar.
In fretta e furia Salvatore Bono è stato messo in sicurezza e trasportato d’urgenza presso il Poliambulatorio di Lampedusa, isola che è sprovvista di un vero e proprio ospedale.
Da lì con altrettanta celerità Bono è partito alla volta dell’ospedale di Palermo con un elicottero.
E’ stato tenuto sotto osservazione per un paio di giorni mentre adesso è a casa, a riposo e può raccontare a tutti i suoi amici e parenti le fasi drammatiche e spettacolari al contempo del suo salvataggio.
Questi sono gli scherzi, si fa per dire, che è in grado di mettere in scena il mare e la natura in generale. Purtroppo vicende di questo tipo sono accadute in passato e continueranno ad accadere. Tutti ci auguriamo però che abbiano sempre lo stesso lieto fine, quel lieto fine che ci permette a noi oggi di poterne parlare con più sollievo e di poter ringraziare sentitamente tutti coloro che si sono mossi affinchè Salvatore venisse salvato, dai suoi compagni di viaggio, agli uomini della Guardia Costiera di Lampedusa, dai medici del Cisom agli uomini dell’elicottero che ha trasferito d’urgenza il Bono a Palermo.
Nell’attesa e nella consapevolezza che presto il fortunato marinaio tornerà a lavoro, tornerà a sfidare quel mare che tutto gli dà ma che tutto rischiava di togliergli. Saprà sempre di aver potuto contare e di poter contare in futuro su dei ragazzi pronti a tutto per salvare una vita umana.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 17 novembre 2009

E' nato il Pdl Sicilia. Cosa accadrà adesso a Sciacca?

“Ebbene sì, ci siamo. Si è costituito all'Ars il Pdl-Sicilia. È davvero il passo decisivo, un passo verso la schiarita definitiva all'interno del partito siciliano, che oggi, più che un partito, è una torre di babele, dove leader e leaderotti parlano, ognuno, un linguaggio politico differente; dove regna l'incoerenza di coloro che sventolano la bandiera della semplificazione politica, ma non si preoccupano di attaccare a piè sospinto un governo dove siedono anche assessori di loro riferimento”. A sancire il definitivo strappo di Gianfranco Miccichè sono queste poche frasi scritte dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sul suo sito.
“È da qui, cioè dalla coerenza dei comportamenti - scrive Miccichè sul sito- che deve cominciare quel processo, senza dubbio virtuoso, di semplificazione della politica ed è da qui, dalla nostra esigenza di coerenza, che nasce il gruppo del Pdl-Sicilia: perché la gente rischia di non capirci più nulla. A me interessa - prosegue - che la gente sappia che c'è una parte consistente, anzi maggioritaria, del Pdl siciliano che, pur mantenendosi fedele al progetto Berlusconi, sente il bisogno di distinguersi da una gestione del partito che è da definire ribelle, perchè assolutamente antitetica ai valori di coerenza, lealtà, libertà e capacità che Berlusconi portò con sè, quando decise di scendere in campo e fondare Forza Italia”. Parola fin troppo chiare che aprono uno squarcio profondo sia all’interno dello stesso partito che all’interno del governo regionale guidato da Lombardo. La situazione è molto instabile, più instabile di quanto percepiremo mai dalle dichiarazioni ufficiali. Per esempio all’ARS l'Udc è stato messo fuori dalla prima giunta ed ora è all'opposizione, mentre il Pdl, che era il primo gruppo con 32 deputati, si è diviso in due sottogruppi: quello dei 17 “lealisti” che fanno riferimento ai coordinatori siciliani Giuseppe Castiglione e Domenico Nania e quello formato dai deputati dell'asse Miccichè-Misuraca forte di 15 parlamentari, più la Adamo e gli ex di An vicini a Gianfranco Fini il quale ha definito qualche giorno fa il Pdl come una “caserma”, affermando contestualmente che a lui “e caserme non piacciono”. Questa spaccatura riguarda anche le due parlamentari del Pdl, ancora iscritte formalmente al gruppo misto: Giulia Adamo, fedelissima di Miccichè, e Marianna Caronia, vicina ai “lealisti”. Il governo Lombardo può dunque contare sicuramente sul sostegno all'Ars dei 15 deputati del Mpa e dei 16 ribelli del Pdl ma non in maniera scontata sui lealisti, che comunque esprimono due assessori in giunta e finora non hanno dichiarato il passaggio all'opposizione. Di conseguenza il governo Lombardo si è ritrovato ad essere all’improvviso un esecutivo di minoranza che dovrà concordare le scelte sui singoli provvedimenti, scendendo a compromessi persino con il Pd. Stranissima la posizione del Pd all’ARS: un anno fa era l'unico gruppo d'opposizione mentre adesso, almeno dal punto di vista numerico, diventa il primo gruppo all'Ars, con 29 deputati e in teoria potrebbe chiedere persino la poltrona di presidente dell'assemblea, ruolo ricoperto al momento da Francesco Cascio (Pdl) il quale non ha preso per nulla bene la nascita di questo gruppo con la motivazione che genera molta confusione, perfino nel simbolo proposto che è uguale a quello del partito, per così dire, nazionale: è stato sostituito solamente il nome “Berlusconi” con quello “Sicilia”.
Come riuscirà un esecutivo tanto instabile a proseguire nel mandato concessogli dagli elettori non è dato saperlo ma di certo, almeno per ora, il gruppo Pdl Sicilia continuerà ad appoggiare la maggioranza e quindi Lombardo.
“In questi anni - ha spiegato Miccichè - c'è stata una gestione schizzofrenica del Pdl regionale. Non si può pensare di essere parte di un governo e contemporaneamente non parte di una maggioranza che lo sostiene. I cosiddetti lealisti hanno due assessori e stanno all'opposizione che si manifesta anche disertando le commissioni e l'aula per bloccare l'azione del governo Lombardo”.
La nascita del Pdl Sicilia non rimarrà un caso isolato né un episodio che riguarderà solamente Palazzo dei Normanni. Ai coordinatori (lealisti) Castiglione e Nania è stata già formalizzata la richiesta di nominare dei coordinatori provinciali e comunali del Pdl.
Insomma il gruppo Pdl Sicilia nascerà sia all’interno della provincia di Agrigento sia all’interno del comune di Sciacca. A confermarlo nei giorni scorsi è stato anche l’assessore provinciale Sergio Indelicato. Nella nostra città i gruppi interni al civico consesso (Pdl e lista Forza Sciacca) dovrebbe rimanere “lealisti”, quindi continuare nel percorso comune al Pdl nazionale e seguire le orme di Giuseppe Marinello. Tutti tranne uno. Il consigliere di opposizione Silvio Caracappa ha infatti già dichiarato che una volta che verrà costituito il gruppo locale dei miccicheani aderirà al progetto Pdl Sicilia.
In realtà a Sciacca e in molti altri comuni che hanno avuto di recente una tornata elettorale la scissione interna al Popolo delle Libertà si era già intravista. A Sciacca basti ripensare al famigerato “Patto di San Michele” allor quando si erano messi d’accordo in un'unica coalizione Pd, Mpa, Udc corrente Mannino e Pdl di area Cimino – Miccichè. Insomma niente di nuovo sotto il sole. Anche quando poi questo Patto nei fatti non è andato in porto e l’area Cimino – Miccichè è rientrata nell’appoggio a Mario Turturici si è detto e scritto che questo era stato di più un appoggio di facciata ma non concreto, anzi forse qualcuno aveva lasciato anche intendere che avevano remato contro: voto disgiunto, sì ai consiglieri del Pdl, no a Mario Turturici. I numeri elettorali di Vito Bono tenderebbero a confermare questa ipotesi ed anche l’ex sindaco, velatamente e non ufficialmente, aveva ed ha fatto capire che qualcosa, all’interno della sua stessa coalizione, non è andata per il verso giusto.
La scissione comunale di giugno è ricomparsa a novembre con la costituzione definitiva di un secondo Pdl, un Pdl regionale. Cosa accadrà adesso? E’ possibile che questo nuovo gruppo determini altre conseguenze interne al nostro consiglio comunale? Ed ancora: è possibile che il Pdl Sicilia metta in difficoltà anche l’esecutivo D’Orsi dopo quello Lombardo? Dal Pd intanto gongolano: finalmente non si parlerà più soltanto ed unicamente delle correnti interne al loro partito ma anche di quelle presenti nel mondo berlusconiano.
Che si stia aprendo sin da adesso la corsa per raccogliere l’eredità dell’attuale premier? Staremo a vedere ma una cosa è certa: la caserma – Fini dixit – comincia a perdere pezzi.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 10 novembre 2009

Si dice che... i prossimi Assessori saranno...

Pierluigi Bersani si è insediato alla guida del Partito Democratico e sta cominciando a tessere le fila delle future alleanze buttando l’occhio sia sull’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che sull’Udc di Pierferdinando Casini, sempre abile nello stare in bilico tra i due principali schieramenti politici: Pdl e Pd. Rutelli ha già fatto le valigie per approdare forse in un nuovo partito di centro, anche se, al momento, in pochi lo hanno seguito.
Anche a Sciacca si attendono le conseguenze delle Primarie. Tutti aspettano di sapere chi guiderà a livello regionale il partito tra Lupo e Lumia, il primo aveva sostenuto la mozione Franceschini, il secondo era andato da solo. Risulterà decisivo Mattarella (mozione Bersani) che a quanto pare si è accordato nel walzer degli accordi con Lupo: "La scelta di Lupo - ha detto Mattarella - nasce, oltre che dal risultato elettorale dei congressi dei circoli e delle primarie, soprattutto dalla condivisione della necessità di rafforzare il protagonismo del Pd siciliano e l'opposizione al governo regionale. È necessario - scrivono in una nota congiunta Mattarella e Lupo - affrontare subito i temi della crisi economica e occupazionale, dello sviluppo produttivo, della tutela e salvaguardia dell'ambiente e delle riforme a partire dell'emergenza rifiuti e degli aiuti alle famiglie e alle imprese. Il Pd siciliano - aggiungono - in sintonia con il segretario nazionale, solleciterà al governo nazionale una linea di politica economica che abbia come priorità lo sviluppo del meridione e in particolare della Sicilia".
Insomma a Lumia non è stato forse perdonato il suo essere autonomista e quindi molto gradito agli ambienti siciliani dell’Mpa.
Anche dalla scelta definitiva dell’Assemblea del Partito si stabiliranno i nuovi equilibri interni ed esterni nel Pd a Sciacca. Intanto sono stati due i saccensi delegati all'assemblea nazionale del Pd eletti in provincia di Agrigento dopo le primarie di Domenica scorsa, ossia Nuccio Cusumano e Tiziana Russo. Diciassette i delegati invece all'assemblea regionale del partito che avra' il delicato compito, peraltro, di scegliere il segretario. Ne fanno parte i saccensi Siso Montalbano, Lillo Santangelo e Mariolina Bono.
Quali saranno le conseguenze di tutti questi movimenti a Sciacca?
Si dice che possa cambiare intanto il segretario locale del Partito Democratico, Giuseppe Coco, che comunque chiuderebbe eventualmente la sua esperienza da vincente: è stato eletto consigliere comunale, ha appoggiato Vito Bono eletto al primo turno sindaco della città, sotto la sua guida il Pd locale ha vissuto le brillanti fasi del tesseramento e delle Primarie dove tanti cittadini si sono recati alle urne. Certo, non tutto è stato rose e fiori, gli errori si commettono sempre così come le battute d’arresto. Molti infatti pensano che l’attuale poca rappresentanza in Giunta del partito sia da addebitare al suo scarso decisionismo, soprattutto nelle fasi immediatamente successive all’insediamento di Vito Bono, quando il neosindaco attendeva dei nomi dal partito, nomi che non sono mai arrivati e che hanno costretto, in un certo senso, alla nomina di tre tecnici. La querelle era cominciata, come ben si ricorderà, quando l’onorevole Vincenzo Marinello, prima assessore nominato ed in prima linea nella campagna elettorale pro Vito Bono, venne messo da parte senza apparenti spiegazioni e costretto a fare marcia indietro: sarebbe bastato lasciarlo al suo posto, confermando tra l’altro le indicazioni della campagna elettorale, ed il Pd sarebbe stato fin dai primi vagiti della nuova amministrazione ben rappresentato in Giunta. Ma tant’è.
Adesso si dice che il rimpasto sia inevitabile e che si debba dare consistenza politica ai numeri espressi dalla cittadinanza sia durante le elezioni comunali sia durante le Primarie di qualche domenica fa. Vito Bono al momento sembra fare orecchie da mercante anche perché la quotidiana amministrazione presenta giorno dopo giorno innumerevoli problemi concreti da affrontare.
Si dice che i papabili ad essere sostituiti sono i due tecnici Ignazio Piazza, assessore alla pesca, all’agricoltura ed allo sport ed Antonio Turturici, assessore ai lavori pubblici.
Si dice che i possibili nuovi assessori possano essere un politico appartenente alla corrente della Lista LD rimasta fuori per due voti dal consiglio comunale e che possa essere Fabio Leonte in persona. Quindi dare visibilità anche a quella corrente del partito un po’ meno fortunata rispetto alle altre durante le ultime elezioni. Per inciso poi si attende ancora il riconteggio delle schede e chissà che Giuseppe Caracappa e Ivan Leonte possano entrare in corso d’opera nel civico consesso.
Si dice che un nuovo assessore possa essere una donna per dare una spruzzata di rosa alla Giunta. I nomi in tal senso non sono tantissimi: Mariolina Bono o Tiziana Russo. Con una precisazione però: Fabio Leonte e Mariolina Bono hanno entrambi appoggiato la lista LD, quindi sembrerebbe difficile che all’improvviso questa corrente possa vantare ben due assessori, anche se la Bono è di certo esponente ormai autorevole del partito. Quindi: Leonte senza Bono o Bono senza Leonte?
Gianfranco Vecchio (area Cusumano) al momento è l’unico rappresentante del partito in Giunta.
Si dice che potrebbe ripresentarsi il problema di pochi mesi fa, ossia un partito che non sa decidersi tra i vari esponenti delle diverse correnti in seno mentre Vito Bono attende il o i nomi.
E se alla fine spuntasse qualche outsiders?
Gennaio, termine ultimo indicato per mettere in atto il rimpasto, non è poi così lontano.
Cosa porterà Babbo Natale a Vito Bono?

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

lunedì 9 novembre 2009

I Luoghi Dimenticati di Sciacca

A Sciacca talune volte siamo così bravi a complicarci la vita che successivamente non riusciamo più a trovare il bandolo della matassa. Parliamo dei tantissimi spazi inutilizzati della nostra città.
Quante volte abbiamo sentito dire: “mancano i locali” oppure “non sapremmo dove andare a collocare” questa o quella cosa.
Negli ultimi mesi a dire il vero stiamo assistendo ad un deciso cambiamento a tal riguardo: sono stati riscoperti luoghi un tempo abbandonati come il Castello Luna, il Castello Incantato e la Badia Grande. Si è trattato di investimenti di privati, di associazioni ma splendidi scenari sono stati rivalutati per la felicità di tutti i saccensi e della stessa amministrazione comunale.
Il Castello Luna ha trovato nuovo vigore grazie all’associazione culturale “Antiche Tradizioni”, il Castello Incantato invece si è avvalso del supporto della Cooperativa “Agorà”, infine il Complesso Monumentale della Badia Grande è tornato a nuova luce grazie alle associazioni “Vertigo” e “Cafè Orquidea”. Ma non basta.
Spazi inutilizzati dicevamo. Basta fare un semplice giro per le vie di Sciacca o anche nelle contrade appena fuori città. Cosa fare dell’enorme Complesso Monumentale di San Domenico sito in piazza Mariano Rossi? Quando verrà ultimato e donata alla città la Chiesetta della Raccomandata collocata in contrada Perriera dinanzi allo stadio comunale? Perché la Chiesetta della Madonna del Riposo, restaurata anni fa e sita lungo la valle dei Bagni, rimane costantemente chiusa? Perché il Centro Castellucci, anche questo situato in piazza Rossi, ospita solamente di tanto in tanto qualche conferenza stampa e null’altro? Perché il Complesso Monumentale Santa Margherita di via Incisa e l’Auditorium San Francesco di via Agatocle vengono resi fruibili soltanto raramente e aperti, spesso, unicamente ad Agosto? Perché, per esempio, il comune di Sciacca non smuove l’iter per l’acquisizione di entrambi i locali dall’azienda ospedaliera e dalle ormai defunte Terme s.p.a.?
Perché il comune non presenta progetti che magari tengano in considerazione il possibile supporto dei privati? La stessa situazione potrebbe venire applicata anche per tutti quegli immobili di proprietà comunale di cui, si è saputo nei mesi scorsi, è stata indetta la vendita perché non utilizzati, perché lontani dal centro storico, perché risparmiare anche sulla cura e sulla manutenzione degli stessi fa comodo a tutti. Ma tant’è. Poi però per contraltare si cercano locali per il Museo della Ceramica, per il Museo della Legalità e della Lotta Antimafia di cui si parla solamente in corrispondenza dell’anniversario della nascita e della morte di Accursio Miraglia, si cercano locali per la banda musicale saccense “Giuseppe Verdi”, da decenni alloggiata in un tugurio nei pressi di alcuni uffici del locale comando dei Vigili Urbani, si cercano locali ai quali affidare l’ufficio anagrafe che necessita di pronto trasferimento e chissà quante altre cose stiamo dimenticando.
Tra gli spazi inutilizzati non ci sono soltanto edifici storici e da ristrutturare ma anche locali nuovi, sistemati, abbelliti, arredati e chiusi. Basta dare un’occhiata all’Istituto Sant’Anna. Per qualche mese ha ospitato gli uffici dell’allora sindaco Mario Turturici, poi una volta terminati i lavori interni al comune, l’ufficio è ritornato nel Palazzo dei Gesuiti e di quelle stanze non si è fatto più nulla. Alla faccia dei tantissimi soldi, pubblici s’intende, spesi. Da qualche secolo si parla del fatto che presso quei locali andrebbe trasferita la storica biblioteca saccense ma ancora nulla è stato fatto e non si sa questa cosa avverrà mai nel concreto.
Un’occhiata anche al Museo del Mare. Restaurato, splendido e chiuso. Gli allacci elettrici sono stati ultimati ma ancora manca tutto il resto: l’allaccio telefonico e di conseguenza internet, nonché il ripristino della strada e di tutta l’area di Contrada Muciare. Anche in questo caso tempi biblici che a confronto gli scioperi dei tir lumaca vanno a mille all’ora.
E la cosa che preoccupa di più è il silenzio. Nessuno sa nulla, nessuno vuole o può dire nulla.
E il Museo del Carnevale? Altra barzelletta. Uno scherzo carnascialesco di pessimo gusto.
Struttura inaugurata lo scorso maggio in piena bagarre elettorale anche se sprovvista dell’allaccio elettrico nonché nuda e cruda, ossia dentro non c’era e non c’è nulla. A quanto pare, nelle ultime settimane qualcosa si è smosso in tal senso ma l’apertura vera e propria ancora non è stata annunciata.
Spazi inutilizzati? L’enorme e meraviglioso Istituto Amato Vetrano, nei pressi dell’attuale scuola Alberghiera quando verrà messo in sicurezza e salvato dall’incuria del tempo? Anche in questo caso se ne potrebbe fare un centro polifunzionale, in una location tra l’altro ancora vergine ed immersa nella natura.
E il museo Antiquarium sito accanto alla Basilica di San Calogero?
Restaurato, adeguato alle più nuove norme di sicurezza e beatamente chiuso senza tra l’altro che nessuno sappia dove siano andati a finire i reperti archeologici che una volta vi erano custoditi.
Per riaprirlo basterebbero, non so, tre – quattro giorni.
E chissà quanti altri luoghi semi o totalmente abbandonati stiamo dimenticando e per i quali facciamo ammenda. Luoghi che potrebbero venire salvati, acquisiti, restaurati anche col supporto di privati attraverso i cosiddetti project financing.
Luoghi del nostro tempo, della nostra storia, del nostro territorio, luoghi dimenticati insieme a quel tempo che ne cancella la memoria ed il ricordo.
Per questo quando sentiamo parlare di mancanza di spazi, la mente percorre simultaneamente la cartina di questi angoli neppure tanto nascosti.
Spesso non sono gli spazi ad essere inutilizzati ma sono le idee che mancano e sono assopite insieme alla volontà di metterle in pratica.
Tutto questo sempre circondato da quel silenzio. Vuoto ed assordante.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

lunedì 2 novembre 2009

Rimpasto in Vista a Sciacca?

Tanto tuonò che piovve. In questa piccola frase possono essere riassunte le ultime vicende interne al Partito Democratico. Dopo mesi di campagne elettorale, fac – simili, incontri, dibattiti, alleanze più o meno tacite e correnti interne ed esterne al partito, si sono concluse le Primarie. Pierluigi Bersani raccoglie l’eredità di Dario Franceschini a livello nazionale, Ignazio Marino fa la sua discreta figura mentre in Sicilia nessuno dei candidati supera la soglia del 50%. La scelta verrà presa quindi dall’assemblea del partito la quale sceglierà tra i due candidati che hanno preso più voti, ossia Lumia e Lupo. A Sciacca il partito ha dato un’altra bella dimostrazione di essere vivo e formato da tantissime persone: sono stati circa 1900 coloro che si sono recati alle urne allestite presso lo stabilimento delle Terme.
Cosa succederà adesso politicamente a Sciacca in seno alla Giunta comunale?
Sono mesi che si ripetono incessanti le stesse parole: “Non siamo ben rappresentati in Giunta” oppure “Aspetteremo l’evolversi delle Primarie e poi si vedrà”.
Adesso finalmente il dado è tratto. Le Primarie si sono concluse, i dati sono definitivi ed il dibattito politico locale può iniziare.
Sono diversi gli esponenti del PD che chiedono il cosiddetto rimpasto delle deleghe assessoriali, un rimpasto da mettere in atto magari a gennaio: il tempo di dare al sindaco Vito Bono la possibilità di riflettere. I probabili candidati ad essere sostituiti sono i tre tecnici voluti fortemente dal sindaco pochi mesi fa, ossia Montalbano al bilancio, Turturici ai lavori pubblici e Piazza all’agricoltura ed alla pesca. Inoltre tra questi tre papabili ve ne sono due più a rischio: Piazza e Turturici in quanto Montalbano sembrerebbe essere fortemente voluto e sostenuto dall’Mpa.
Fino a questo momento il sindaco non ha dato l’impressione di voler cambiare in corsa le carte in tavola e molto probabilmente, affaccendato dai mille problemi di questo paese, non ha avuto ancora modo neanche di pensarci. Sicuramente verranno fatte delle riunioni dove questi discorsi prima o poi prenderanno piede.
Non si tratta naturalmente di valutare negativamente l’operato, seppur breve, dei tre assessori tecnici ma di ottemperare a valutazioni politiche: l’alleato Mpa è stato ben “ricompensato” nonostante la grana e la spina nel fianco rappresentata dal consigliere Turco, il PD invece, a detta dei leader del partito, no. Ha solo un assessore, Gianfranco Vecchio.
Come si ricorderà la nomina dei tre tecnici non era stata solamente una precisa volontà del sindaco ma anche una necessità in quanto Vito Bono ha aspettato più di un mese che il partito si mettesse d’accordo tra le varie correnti ed esprimesse una rosa di nomi papabili. Poi, dati i primi mugugni dell’opposizione e i ritardi nel prendere le decisioni nel partito democratico, il sindaco è andato per la sua strada. Con beneplacito tutto sommato di tutti. Insomma si è tolto da solo le castagne dal fuoco.
Adesso però la situazione è cambiata. E’ giunto il momento di fare valutazioni e scelte politiche e di dare il giusto tributo ad un alleato che è risultato determinante nell’elezione della coalizione di maggioranza. Data però la recente esperienza ci si chiede: dovrà essere il sindaco a scegliere uno o due esponenti interni al pd per farne i nuovi assessori o sarà il partito ad indicare i nomi o una possibile rosa di nomi all’interno della quale scegliere? Staremo a vedere e soprattutto a sentire perché è possibili che si ritorni alla bagarre dei mesi scorsi, dove ogni corrente vorrebbe ottenere qualcosa per sé.
Inoltre c’è sempre la questione LD. Il Tar ha dato ragione alla Lista Democratica, la lista voluta da Leonte, Cucchiara, Bono, Girasole e Marciante. Si procederà al riconteggio dei voti per verificare se effettivamente la lista deve rimanere fuori dal consiglio per due soli punti. Ivan Leonte e Giuseppe Caracappa attendono con ansia un risultato che potrebbe catapultarli in consiglio per direttissima a discapito dei due consiglieri della lista La Tua Sciacca ed Impegno Comune che ne hanno preso il posto, ossia Vincenzo Fazio e soprattutto Mimmo Sandullo. La sorte, sotto le mentite spoglie del Tar, toglierà un’altra possibile grana al consiglio comunale?
Per la cronaca è stato accolto anche il ricorso di Nino Venezia (Pdl) contro l’elezione di David Emmi che è stato eletto con un voto in più rispetto al ricorrente. Anche in questo caso si procederà con il riconteggio delle schede. Insomma anche nell’opposizione potrebbe cambiare qualcosa.
La palla adesso passa al sindaco Vito Bono. Sarà lui a scegliere se, quando e come procedere al rimpasto in quanto non è neanche sicuro che effettivamente si procederà allo stesso: magari Bono, forte della sua elezione al primo turno, intende proseguire con la squadra che ha già messo all’opera. Più passa il tempo e più la situazione potrebbe divenire intricata. Il PD rappresenta la maggioranza nella maggioranza, ben 10 consiglieri e sarà dura non tenere conto di tutti i numeri, quelli attuali, quelli elettorali e quelli delle primarie.
Infine, ma non per ultimo, anche il PD deve mettere a punto qualcosina. Quando si procederà alla messa in atto del gruppo unico in consiglio comunale? E soprattutto è giunta l’ora di cambiare anche il segretario cittadino del partito?
Forse, anche all’interno del partito, prima vorranno risolvere questi due punti e solo dopo pensare al rimpasto ed agli assessorati.
Nel frattempo che si programmi il futuro della città, che si presentino progetti su progetti, che si lavori per la realizzazione del programma elettorale e che si risolvino i problemi più urgenti di Sciacca: è su questo punto che la cittadinanza valuta e valuterà e non sulle mille diatribe di palazzo.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 27 ottobre 2009

Un buco nell'Acqua

La “questione acqua” sta diventando ormai una tematica nazionale, non solo per l’elevato costo delle bollette ma anche, se non soprattutto, per un concetto ideologico che prevede una gestione pubblica dell’acqua e non privatizzata per come ha deciso, nel silenzio e senza colpo ferire, l’attuale governo in una giornata vacanziera d’agosto. Molti sindaci, anche in alcuni Comuni del nord Italia, hanno consigliato ai propri cittadini di non pagare le bollette fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla questione e soprattutto fino a quando non verranno recapitate bollette dal costo quadruplicato rispetto al recente passato. Ma sull’acqua non troverete mai nessuna prima pagina nei famosi quotidiani nazionali né mai alcun telegiornale dedicherà l’apertura a questa problematica. Sempre in silenzio e senza colpo ferire.
I dati emersi da una recentissima ricerca effettuata dall’Osservatorio nazionale di Cittadinanzattiva sono spietati.
“Il servizio idrico italiano è afflitto da una serie di criticità quali eccessiva frammentarietà, gravi perdite, pochi investimenti e mancanza di automaticità tra investimenti ed aumenti delle tariffe. La norma di riferimento continua ad essere la legge Galli del 1994 che poneva fra i suoi obiettivi l’esigenza che la gestione del servizio fosse attuata da soggetti gestori operanti in termini economici, efficaci ed efficienti all’interno di ambiti territoriali ottimali di adeguate dimensioni, con una tariffa in grado di coprire i costi di gestione e di investimento. In realtà, gli Ato di riferimento, 92 in tutto, coincidono nella maggioranza dei casi con le singole province italiane e all’interno degli Ato il servizio è affidato ad una pluralità di gestori (114 complessivamente).
A fronte di un livello qualitativo carente stiamo assistendo anno dopo anno ad una crescita costante
delle tariffe che dal 2000 ad oggi sono aumentate del 47% e alla presenza in bolletta di voci di costo
non giustificate. È ad esempio il caso del canone di depurazione presente anche nelle bollette degli
utenti che non usufruiscono del relativo servizio.”
L'acqua più cara si trova in Sicilia e Agrigento è la citta' dove costa maggiormente in Italia: 445 euro annui. Dal 2007 al 2008 l'incremento tariffario registrato nella regione e' stato del 2,4%, inferiore al 5,4% nazionale, ma aumenti molto superiori alla media nazionale si sono registrati a Messina (+9,5%), Caltanissetta (+7,7%) e Siracusa (+6,6%). Nell'Isola del Mediterraneo la spesa media per l'acqua per uso domestico è di 260 euro all'anno, a fronte dei 253 euro del dato nazionale. Nella graduatoria dei prezzi per regione, la Sicilia e' collocata dopo Toscana (330 euro) , Puglia (311 euro) , Umbria (308 euro), Emilia (304 euro ) e Marche (290 euro).
Questa ricerca è stata realizzata in tutti i capoluoghi, è relativa al 2008 e si riferisce a una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua. Il dossier evidenzia inoltre che in Sicilia sono abissali le differenze di costo tra le diverse citta': a Messina si pagano 214 euro in meno che ad Agrigento, a Catania addirittura 258 euro in meno.
Scoraggianti anche i dati sugli investimenti realizzati: al 2008 l'Ato 6 di Caltanissetta ne aveva effettuati solo l'1%, l'Ato 5 di Enna il 12%, l’Ato di Agrigento… beh, lasciamo perdere.
Sempre secondo la stessa indagine dell'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva su costi e qualità del servizio idrico, in Italia, nell'ultimo anno, il costo dell'acqua ha registrato un incremento medio del 5,4% rispetto al 2007. La maglia nera degli aumenti se l'aggiudica la Campania: a Salerno l'acqua costa il 34,3% in più mentre a Benevento si parla di rincari vicini al 32%. Situazione negativa anche in Emilia Romagna: a Parma si registrano rincari per il 21,4% e del 10% a Ravenna. In generale, gli incrementi si sono registrati in ben 68 capoluoghi di provincia.
Inoltre, secondo dati Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l'aumento è stato del 47%.
Insomma non solo Sicilia, non solo Agrigento, non solo Sciacca dove la situazione sta divenendo ogni giorno più imbarazzante: a fronte delle perdite idriche, a fronte degli incidenti stradali che accadono a causa di queste perdite, a fronte delle arterie stradali che franano per le infiltrazioni di acqua, a fronte di palesi e reiterati disservizi, a fronte di un ufficio che quasi non esiste, a fronte di pratiche di allaccio costosissime e spesso bloccate per mesi, i “nuovi padroni dell’acqua”, come qualcuno li ha definiti, continuano a minacciare in maniera vessatoria il distacco di un pubblico servizio per il quale, naturalmente, siamo in regime di monopolio, glielo abbiamo consegnato per 30 anni attraverso una stranissima gara d’appalto e siamo stati i primi, felici e contenti, a consegnare le nostre reti idriche cittadine. Col senno di poi siamo arrivati fino al punto di rimpiangere l’EAS, ente in fallimento, ente che deve al Comune di Sciacca ben 7 milioni di euro di transazione ed interessi maturati in questi anni, ma almeno l’acqua arrivava. Adesso si è giunti nella comica situazione che, in zone, come quella Cimitero, dove l’acqua è mancata per 20 giorni, arrivavano in contemporanea le minacce di distacco: ti stacco l’acqua che già non ti arriva. Incredibile. Da più parti si chiede la rescissione del contratto con Girgenti Acque per palesi inadempienze contrattuali ed addirittura alcuni comuni dell’agrigentino tra cui Sant’Angelo Muxaro non hanno ancora consegnato le loro reti idriche mentre il leader dei sindaci ribelli, Giovanni Panepinto, li invita a resistere, almeno fino a quando il CGA non si pronuncerà sulla regolarità o meno della gara d’appalto attraverso la quale Girgenti Acque si è aggiudicata il (dis)servzio.
Tornando all’indagine di Cittadinanzattiva, in tema di qualità delle acque destinate al consumo domestico, si parla pochissimo del ricorso alle deroghe, previste dal D.Lgs. 31/01 e concesse dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: negli ultimi 7 anni, ne hanno usufruito ben 13 regioni. Queste Regioni dovrebbero provvedere affinché la popolazione sia adeguatamente informata, ma in alcuni casi non si specificano nemmeno i nomi dei singoli comuni coinvolti.
La domanda, come diceva il grande Antonio Lubrano, sorge spontanea: la Sicilia quanto è coinvolta da queste deroghe? E Sciacca? Come stiamo messi in qualità delle acque ed in potabilità?
Si chiedono deroghe di solito per questi 7 parametri fuorilegge: arsenico, boro, cloriti, fluoro, selenio, trialometani e vanadio. Tutta salute! Allegria!
Ad ogni caso, ad oggi, il Lazio è la Regione con il maggior numero di amministrazioni comunali interessate da deroghe, ben 84 (nel 2006 erano 37) per 5 parametri, segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano 69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri. Cosa succederà dal 2010 quando la richiesta di ulteriori deroghe per gli stessi parametri oggi "fuorilegge" andrà indirizzata direttamente alla Commissione Europea non è dato saperlo.
Al Sud non si investe, la rete è un colabrodo, e anche se i parametri di potabilità sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell'acqua di rubinetto. In positivo invece, si distinguono Veneto e Liguria, dove a fronte di investimenti alti, le tariffe risultano inferiori alla media nazionale, la dispersione idrica è bassa e non vi sono deroghe. In negativo spicca la Puglia, che a fronte di un livello basso di investimenti realizzati e deroghe dal 2004 ad oggi, presenta le tariffe medie più alte dopo quelle registrate in Toscana, ed una percentuale di dispersione di sei punti percentuali superiore alla media nazionale.
“Sono state analizzate anche 71 Carte dei Servizi relative a 84 città. In caso di specifici disservizi, nel 18% delle Carte sono previsti indennizzi automatici, mentre la maggior parte (69%) li prevede solo su richiesta. Il modulo di reclamo è riportato nel 13% di esse, e solo nel 28% dei casi si fa riferimento alla possibilità di ricorrere alla conciliazione per la risoluzione delle controversie tra utente e gestore. E ancora: in poco più della metà delle Carte esaminate è stato riscontrato un numero verde di assistenza alla clientela, mentre nel 90% dei casi non si fa riferimento
ad agevolazioni tariffarie per le fasce deboli della popolazione.
Infine il coinvolgimento delle Associazioni dei consumatori nella stesura o sottoscrizione della Carta è stato riscontrato solo nell’8% dei casi: un dato assolutamente deficitario a due anni dall’introduzione della norma che ha reso obbligatorio il coinvolgimento dei cittadini nella verifica periodica dei servizi. Una disposizione, quella prevista dal comma 461 dell’art.2 della Legge Finanziaria 2008 che rischia di rimanere inattuata fintanto che non verranno introdotte sanzioni per chi non la rispetta”.
Sull’acqua c’è davvero tanto da scrivere. Per oggi ci fermiamo qui nella speranza che, nel frattempo non privatizzino l’unica acqua libera che ci rimane. Quella Piovana.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

lunedì 26 ottobre 2009

Quale futuro per il PD?

Domenica 25 ottobre il Partito Democratico conoscerà buona parte del proprio futuro. Attraverso il meccanismo ormai consolidato delle primarie gli elettori e non del PD potranno scegliere tanto il segretario nazionale quanto quello regionale, entrambi chiamati ad un difficile compito: far tornare alla vittoria il centrosinistra dopo anni di sconfitte elettorali.
Bersani, Franceschini, Marino: tanto uguali, tanto diversi.
Per molti la scelta del nuovo segretario influirà in maniera determinante sullo sviluppo delle idee del partito, più orientato al centro ed ai moderati in caso di successo di Franceschini, più spostato a sinistra in caso di vittoria di Bersani, più aperto a tematiche importanti quali la bioetica e la laicità nel caso di clamorosa affermazione di Marino.
Sicuramente hanno fatto specie tra gli elettori alcune dichiarazioni di questi giorni rese pubbliche dai dirigenti del partito, per taluni nel caso vincesse Bersani “c’è il rischio che il partito si sposti eccessivamente a sinistra”, per altri la probabile vittoria dell’ex ministro del Governo Prodi “sancirebbe la fine delle Primarie”. Quindi queste affermazioni confermano due concetti già chiari da tempo: la sinistra in Italia è sparita da un pezzo, addirittura sorge la paura che possa ricomparire, il PD ha poco di sinistra e Bersani viene rappresentato come l’alter ego di Berlusconi, un’altra deriva democratica, ma stavolta interna agli oppositori di Berlusconi.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.
Il meccanismo delle Primarie per come è inteso al momento è un’idea alquanto bizzarra, pensare che chiunque passi per strada possa andare a votare non solo è deleterio ma rischia di falsare le reali intenzioni del popolo del centro(sinistra).
E se i “berluscones” si recassero in massa a votare la mozione Marino? E se in generale gli elettori, guidati dai dirigenti, di un altro partito si recassero in massa a votare appositamente la mozione di un determinato candidato alla Regione Sicilia? Il risultato sarebbe falsato ma le alleanze (sottobanco) rinsaldate al grido di “sei lì grazie a me”.
Franceschini che ha raccolto l’eredità di Veltroni ha tenuto egregiamente in piedi la baracca ma non è riuscito a fermare, nonostante gli sforzi profusi, l’emorragia di voti non solo verso il Pdl ma anche verso l’Idv di Antonio Di Pietro, per molti l’unica e vera roccaforte del (centro)sinistra e dell’antiberlusconismo. Il problema maggiore sembra essere quello delle correnti interne al partito in quanto tra gli stessi capi del Partito Democratico, da quanto si evince, non sembra correre buon sangue: come potranno lavorare tutti insieme dopo la guerra intestina delle Primarie? Fassino con Franceschini, D’Alema con Bersani, Rutelli con… dimentivo per Rutelli “il partito democratico non morirà dopo le primarie per il fatto che non è mai nato”. Perfetto. Per molti dopo il 25 ottobre Rutelli prenderà armi e bagagli ed emigrerà verso altri lidi oppure si creerà un nuovo partito con gli esponenti più moderati e meno progressisti. Qualcosa di nuovo ma di simile all’Udc, sostengono alcuni. E Marino? Marino, ingiustamente, ha ricoperto il ruolo del terzo incomodo, di colui che ha “rotto le uova dal paniere” a qualcuno, eppure appare quello con le idee più nuove, fresche ed al tempo stesso capace di tenere vicine le diverse anime del partito. Per questo non vincerà.
Tornando in Sicilia è lotta aperta tra le mozioni Mattarella, Lumia, Lupo e Messina.
Tutte e quattro voci autorevoli del partito, tutte e quattro decisi a darsi battaglia fino all’ultimo voto.
Mattarella sta con Bersani, Lumia ha portato avanti una mozione autonomista ed è appoggiato dal deputato regionale Cracolici, Lupo sta con Franceschini e Messina sta con Marino.
Tutti divisi appassionatamente.
Anche a Sciacca ogni dirigente del partito ha fatto campagna elettorale per uno dei questi candidati così da avere: Mariolina Bono e Girasole con Lupo, Filippo Marciante con Franceschini, Vincenzo Marinello e Giuseppe Coco con Bersani e Mattarella, Nuccio Cusumano e Simone Di Paola con Lumia, Giandomenico Pumilia con Marino.
Insomma proprio una bella lotta. Sono tantissime infatti le liste, eredità delle correnti in seno al partito. Come andrà a finire in Sicilia ed a Sciacca?
La conta dei voti tra gli iscritti aveva sancito la momentanea affermazione di Mattarella ma, come già detto, domenica, con l’attuale meccanismo, potrebbe cambiare tutto.
Tutti i candidati parlano di una Sicilia più forte, che deve divincolarsi dall’illegalità e dal giogo mafioso, tutti i candidati puntano sul ruolo sociale e non solo delle famiglie, della sopravvivenza delle piccole imprese, del ripristino o del mantenimento dei principali servizi.
Tutti i candidati, pur partendo da punti in comune tra di loro com’è giusto che sia dato che sono tutti esponenti del partito democratico, hanno intrapreso una campagna elettorale in piena regola, piena di incontri, dibattiti, insomma non hanno lasciato nulla al caso.
Ormai siamo alle battute finali dopodiché sapranno e sapremo. E’ una curiosità non solo interna al partito ma anche da parte degli esponenti degli altri movimenti politici che da lunedì in poi conosceranno il loro nuovo (o vecchio) interlocutore e gioiranno (o avranno paura) di questo o di quel risultato.
Comunque vada a finire, gli elettori si augurano un partito che sappia prendere decisioni opportune e sappia fare, tanto in Sicilia quanto in Italia, una serena e costruttiva opposizione in quanto una opposizione in salute e coesa rende migliore e più libero un paese che suole definirsi democratico.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 20 ottobre 2009

Intervista al Deputato ARS V.Marinello (Pd)

Il Partito Democratico si avvia all’apertura del primo Congresso della sua storia e il 25 ottobre, attraverso il meccanismo delle Primarie, gli elettori sceglieranno il nuovo Segretario. Quali sono le sue sensazioni?
Sicuramente sono sensazioni positive. Per la crescita di un partito è fondamentale il confronto ed il coinvolgimento di tutti, soprattutto degli elettori e degli iscritti. Siamo democratici nella misura in cui ci confrontiamo e ci misuriamo scegliendo tutti insieme ciò che è più giusto fare, non siamo un partito comandato da un padrone che, da sovrano assoluto, è libero di fare e disfare a proprio piacimento. Noi facciamo un congresso per guardarci negli occhi e capire cosa fare, gli altri hanno invece già cominciato una guerra di successione nonostante il re sia ancora a cavallo.
Quali sono i punti fondamentali attraverso i quali il Partito Democratico deve ripartire e quali le mozioni che Lei appoggia a livello nazionale e regionale?
Per comprendere appieno dove il partito vuole arrivare e come intende farlo dovrebbe imparare a sapere rispondere a queste due domande: che idea di Paese Abbiamo? E che cosa vogliamo proporre agli italiani?
Dalla risposta a queste domande dipende, non solo il nostro futuro, ma quello dell’Italia se avremo la possibilità di andare a governare il paese. Io a livello nazionale sostengo la candidatura di Bersani mentre a livello regionale quella di Mattarella. Secondo me sono due figure di rilievo e di alto prestigio che potrebbero consentire più facilmente al partito di svilupparsi verso quelle direttive auspicate da più parti: quella di ridare centralità, modernizzazione e sviluppo al Sud, quella di intraprendere con forza la via dell’innovazione, quella di aprirci a nuove e solide alleanze. L’alleanza tra democratici e socialisti per esempio nel parlamento europeo è un segnale, un punto di partenza attraverso il quale possiamo rinnovare il nostro tessuto politico e civile.
Il Partito Democratico è strutturato, la campagna di tesseramento che si è conclusa qualche settimana fa ci ha consegnato un partito solido e numeroso, colmo di intelligenze, un partito che soprattutto è e dovrà essere formato e costruito dagli iscritti e non sugli iscritti, ed allo stesso tempo un partito aperto, aperto a nuove idee, aperto a chiunque, anche successivamente vorrà avvicinarsi. L’Italia al momento ci chiede di fare opposizione ma dobbiamo prepararci anche a governare.
Con Bersani e Mattarella possiamo ridare speranze concrete all'Italia ed alla Sicilia e portare avanti una nuova storia, una storia fatta di partecipazione popolare ed entusiasmo, una storia fatta soprattutto di valori civili e libertari.
Fin dal giorno dopo le primarie e qualunque sia il risultato finale, il Partito deve lavorare compatto ed unito per il raggiungimento di tutti gli obiettivi e per fare opposizione in maniera decisa e coerente.
Qual è la sua opinione sul governo Berlusconi e su quello Lombardo in Sicilia?
E’ un opinione fortemente negativa per svariati motivi. Si è parlato tanto di sicurezza dei cittadini e di legalità, al contempo però sono stati portati avanti tagli alle forze dell’ordine, per non parlare delle ultime vicende riguardanti il Lodo Alfano. Garantire la legalità è garantire la democrazia, garantire la democrazia è garantire la sicurezza. Non si può continuare con i condoni, non si può continuare con l’indebolimento sistematico della Costituzione, non si può continuare con questa destra che indebolisce lo Stato per proteggere gli affari privati del proprio leader: quale credibilità può avere un governo che sarà ricordato in Italia ed all’estero per le leggi ad personam? Un governo che insulta la pubblica amministrazione, un governo che pretende di pesare sull’informazione?
Essere stati eletti dal popolo e con larga maggioranza, non pone nessuno al di sopra delle leggi, non ti legittima a screditare il Capo dello Stato che invece viene eletto dal Parlamento, non costringe nessun corpo giudiziario a darti ragione a prescindere, non obbliga nessun giornale o programma a chiudere gli occhi sulla realtà e parlare bene a prescindere del premier e del governo. A questo si è ridotta la democrazia in Italia?
In Sicilia invece il governo Lombardo, che in tempi elettorali ha avuto una maggioranza bulgara, non riesce a portare avanti nessuna riforma buona per il territorio, sanno soltanto litigare ed essere in disaccordo praticamente su tutto. I continui rimpasti assessoriali sono a testimonianza dei limiti di questa maggioranza. Il governo Lombardo non sta mantenendo le promesse né il patto siglato con gli elettori in sede di campagna elettorale, è un governo instabile che invece di puntare sullo sviluppo del territorio pensa agli accordi tra le varie correnti in seno alla maggioranza, un governo che non sta facendo gli interessi di tutti ma dei soliti pochi, anzi dei soliti noti.
Quali sono le iniziative che ha portato e sta portando avanti da Deputato del Pd all’Assemblea Regionale Siciliana?
Le iniziative sono tante. Le faccio solamente alcuni esempi. Quelle principali riguardano lo sviluppo del territorio siciliano ed agrigentino e di conseguenza il raggiungimento di migliori condizioni per i cittadini.
Penso alle iniziative volte a fronteggiare la crisi delle marinerie siciliane ed in generale a sostegno della pesca, per esempio cercando di predisporre un piano di interventi utili a favorire l'unione delle organizzazione di produttori e le associazioni di marketing locali, potenziando la posizione di contrattazione dei pescatori nei confronti dell'industria di lavorazione e dei distributori; le iniziative volte a risolvere la situazione di pericolo presso il molo di levante del porto di Sciacca che abbisogna di manutenzione, bonifica e migliore illuminazione e per il quale credo che presto avremo nuovi finanziamenti. Mi sono occupato di cercare di snellire le procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile con la conseguente concessione dei trattamenti economici, sto portando avanti delle iniziative per cercare di rilanciare settori in crisi come quelli dell’agricoltura e della zootecnia. Ho presentato un interrogazione per affrontare il problema annoso dei disservizi della Ditta Gallo che è stata già dibattuta in aula e per la quale l’assessore ai trasporti scriverà una nota ai responsabili dell’azienda, ne ho presentata un’altra per stimolare tutte le procedure necessarie a fare ritornare a Sciacca il Melqart, la preziosa statuetta di epoca fenicia ripescata nei nostri mari.
Lei è anche componente della Commissione Antimafia. I fenomeni criminosi non sono scomparsi purtroppo.
Purtroppo no ma occorre lavorare tutti insieme su questo fondamentale obiettivo. Essendo componente della Commissione Antimafia ho presentato, insieme ai miei colleghi, delle proposte finalizzate al contrasto di fenomeni quali il racket e l’usura cercando di impegnare l’attuale governo della Regione a prendere maggiori provvedimenti in merito, per esempio inserendo nei bandi le “clausole sirena” la cui applicazione prevede di impegnarsi a denunciare alle forze dell'ordine qualsiasi tentativo di estorsione o di condizionamento per l'acquisto di materie prime o per noleggio di mezzi e attrezzature, assunzione di manodopera durante il corso dell'appalto e di accettare incondizionatamente la rescissione del contratto d'appalto nel caso in cui l'amministrazione venisse a conoscenza di tali evenienze attraverso atti pubblici o per qualunque altra via istituzionale non riconducibile alla denuncia dell'impresa, insomma le imprese devono collaborare e denunciare.
Non ci può essere sviluppo nella nostra terra infatti se la Sicilia non si libera dalla mafia e dalla criminalità. La lotta alla mafia deve essere una priorità nazionale e su questo punto dobbiamo essere intransigenti, in Sicilia occorre passare da una legalità debole ad una forte e condivisa, sostenendo allo stesso tempo con forza le pari opportunità, le donne, il ruolo educativo e sociale della famiglia e che dia sostegno alle giovani coppie.
Il PD di Sciacca è ben rappresentato all’interno della Giunta Bono?
E’ la prima volta dal 1993 che un sindaco vince al primo turno, sintomo che i cittadini hanno ben compreso il messaggio di cambiamento ed inversione della rotta. Il PD ha giocato un ruolo fondamentale per la costruzione del progetto politico attorno al neosindaco. Sciacca ha bisogno di un’amministrazione che avvii progetti di rilancio economico. Sicuramente, lo pensano e lo dicono tutti, il PD potrebbe avere una maggiore rappresentanza in Giunta, cosa che è legittimata dai risultati elettorali e dal consenso dei cittadini. Intanto che si lavori per il bene ed il benessere di una città che non ha nulla da invidiare agli altri centri turistici della Sicilia.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

lunedì 19 ottobre 2009

Carne...Vale o Non Vale? 2010 in alto mare

Si torna a parlare di Carnevale e come sempre accade a Sciacca la questione diventa di fondamentale importanza e scatena polemiche a non finire. In tutte le città d’Italia che hanno fatto di questa festa il fiore all’occhiello della loro promozione turistica si è già cominciato a lavorare nei capannoni per l’edizione 2010. A Sciacca no: intanto perché, problema secolare, i capannoni non sono mai esistiti e poi perché ancora non si sa per il carnevale verrà organizzato e come. L’impressione, negativa, è che si navighi a vista e l’orizzonte non vada al di là dell’orticello di casa.
I punti all’ordine del giorno sono tanti. Intanto non sono stati ancora saldati i premi 2009 ed i carristi sono sul piede di guerra, minacciano le vie legali anche perché, a loro volta, i fornitori dei carristi devono essere pagati e non intendono più aspettare. Questi soldi devono essere versati dalla Regione Sicilia, si attendono da mesi, il ritardo in merito è clamoroso. Allo stesso tempo la motivazione più importante che potrebbe spingere a realizzare il carnevale 2010 è quella, per l’appunto, di non perdere i finanziamenti regionali che, comunque è bene dirlo, sono stati ridotti nel tempo. Se aggiungiamo il fatto che anche il contributo provinciale va scemando di anno in anno il quadro non si fa per niente roseo. Evidentemente la promozione del territorio non passa dal rispetto di tradizioni secolari, non passa dal folklore, non passa dalla voglia della gente di continuare e si fa a parole o andando a promuovere stand sperduti in Giappone o in America dove si dirà che “Sciacca vive di Carnevale”. Contraddizioni.
Sciacca ha perso le terme e nessuno ha fatto nulla. Ha perso o sta perdendo le risorse del mare e nessuno prende provvedimenti. Ha perso o sta perdendo l’occasione di rilanciarsi attraverso il turismo alberghiero e non importa a nessuno. Ha perso l’estate saccense e nessuno ha avuto nulla da ridire. Se Sciacca per de anche il Carnevale, una festa amata da grandi strati di popolazione, cosa ci resterà? E soprattutto, a torto o a ragione, forse per il Carnevale in tanti cominceranno a farsi sentire. Altra Contraddizione. Sciacca si indigna per i botti di ferragosto e per il Carnevale a febbraio. Magari si facesse in estate, a fine luglio, quantomeno avremmo qualcosa di spettacolare da offrire ai turisti oltre al fatto che a luglio non dovrebbe piovere…
Vicenda Capannoni. L’amministrazione Turturici ha lasciato in eredità un progetto esecutivo di realizzazione ma, come sempre in questi casi, il problema è trovare i fondi necessari. Né la vecchia né la nuova Giunta, per motivi diversi, hanno acceso il mutuo per provvedere a realizzare i primi cinque capannoni del cosiddetto Centro Fieristico che dovrebbe sorgere alla Perriera dietro lo stadio comunale. Il sindaco Vito Bono ha detto chiaro e tondo che non intende far indebitare ancora di più le esangui casse comunali e che per realizzare i capannoni si aspetterà qualche bando europeo adatto al progetto cosicchè da utilizzare fondi comunitari. Sicuramente questa decisione dilaterà i tempi di realizzazione ma è una scelta politica e programmatica precisa e come tale deve essere rispettata. Vedremo però come e quando tutto andrà in porto e ne trarremo le dovute conseguenze e considerazioni.
Visto le scenario sembra quasi superfluo al momento parlare di carnevale 2010 ma proviamo ad ipotizzare qualche possibile scenario. Se si dovesse trovare un accordo e decidere di proseguire con la festa, si dovrebbe anche capire come e dove farla. I fondi, abbiamo già detto, sono pochi e la Giunta Bono ha dimostrato in questi pochi mesi che non intende dissanguarsi per nulla. Al centro storico procederanno nei prossimi mesi i lavori per la nuova rete idrica, lavori che sicuramente si dilateranno nel tempo e quindi la location tradizionale è tutta da verificare. Alla Perriera si potrebbero svolgere le sfilate ma sarebbe complicato gestire il defluire del traffico perché i lavori alla statale 115 isolano in pratica il quartiere: coloro che arrivano dai paesi dell’hinterland per accedere alla festa come faranno? Da quella stradina pericolosa e non asfaltata posta dietro un supermercato della zona? Se ci fossero problemi di ordine pubblico o persone che necessitano di cure ospedaliere da dove si potrà raggiungere il “Giovanni Paolo II”? Ironicamente potremmo affermare che si potrebbe individuare una qualche terza location: magari in zona San Calogero o in contrada Isabella o, perché no, in tempi di globalizzazione potremmo far sfilare il Carnevale di Sciacca per le strade di Menfi o Ribera, tanto a Cento già sfiliamo regolarmente tutti gli anni con i nostri pezzi, perché qua vicino no? Snobismo?
Si parla tanto di sicurezza da garantire durante i giorni di festa ma non si comincia mai dal Palco per esempio, che dovrebbe essere al coperto dato che in ogni edizione le nostre danze stimolano la pioggia a farci compagnia. Anche in questo caso problemi economici ma di certo una soluzione potrebbe essere trovata, esisteranno ditte alternative che forniscono quanto si richiede a prezzi migliori? Non siamo in libera concorrenza?
Deve essere ripensato il modo di gestire la sfilata: la presenza delle scuole e dei bambini, seppure colorata e divertente, ha distrutto la secolare tradizione dei gruppi mascherati. Il bando in merito deve essere cambiato e si dovrebbe trovare una soluzione ponte che unisca la spinta numerica dei gruppi scolastici con quella dei gruppi dei carri di fascia A e di fascia B.
Capitolo Giuria. Anche in questo caso le cose devono cambiare ed il bando è da correggere. Un coreografo non può votare l’architettura di un carro, un architetto non può prendere decisioni in merito all’inno carnascialesco e così via, ognuno ha le sue competenze ed è giusto che valuti per le proprie competenze, scegliendo gente motivata e super partes che segua attentamente tutte le dinamiche interne ai carri: coreografia, inno, movimenti, strutture in ferro e quant’altro.
Capitolo Inni. Altra cosa da migliorare e basterebbe la solita piccola modifica al bando. Non è possibile e non è giusto che, per esempio, su dieci carri otto abbiano un inno scritto dalla stessa persona: ne va della bellezza della festa, ne va della pluralità di voci, ne va del carnevale saccense che deve divenire sempre meno paesano e sempre più professionale.
Per non parlare di tutto quello che gira intorno alla festa. Bancarelle, giostre, giochi. Occorre limitare nella maniera più assoluta la presenza dei paninari: è il carnevale più antico della Sicilia e non la sagra della cipolla e della salsiccia. Né tantomeno è la sagra del vino. Lasciando il tradizionale bicchiere offerto agli ospiti della festa dal Peppe ‘Nnappa, anche in questo caso possono essere messe per iscritto regole che prevedano penalizzazioni nei punteggi finali per quei carri che girano e spartiscono grosse bidonate di vino. Non serve soltanto puntare l’attenzione sui commercianti, non serve stilare pubblicità progresso alla “Io non mi faccio imbottigliare”. Soluzioni più efficaci che tocchino seriamente le tasche e non solo di coloro che hanno scambiato l’essere allegri con l’essere ubriachi. Niente crociate contro il vino, ci sta e ci vuole, ma limiti si, limiti precisi oltre i quali si provvede in maniera decisa e senza deroghe.
Questione Museo del Carnevale. E’ stato inaugurato dall’amministrazione Turturici alla fine del proprio mandato elettorale ma a quanto pare sprovvisto di allaccio elettrico. Adesso il contratto con l’Enel è stato siglato e, si spera, a breve potrà finalmente essere reso aperto e fruibile. Tutti contenti? No! Una delle stanze del piccolo museo sarà molto probabilmente destinata all’Ufficio Anagrafe del Comune che non può più rimanere, per motivi di sicurezza, negli attuali locali. Altra polemica. I carristi non vogliono. “Il museo del carnevale deve essere destinato solo al carnevale”, “Abbiamo aspettato tanto per questo museo e adesso ci mettete un ufficio”: queste le frasi più bonarie. Un accordo si potrebbe sempre trovare cercando di venirsi incontro soprattutto se si dovesse trattare di soluzioni provvisorie ma se si vuole davvero far fruttare economicamente questo museo l’ufficio non ci sta. Che si addobbino le stanze, che si metta in mostra l’artigianato carnascialesco saccense, che si allarghi la promozione della festa attraverso questo museo coinvolgendo le scuole, pubblicizzandolo soprattutto fuori Sciacca onde ingolosire possibili ospiti. Puntando sulla quantità degli ospiti e su biglietti dal prezzo contenuto si possono ottenere buoni risultati. Naturalmente deve essere garantita la qualità dei pezzi in esposizione che, allo stesso tempo, devono essere rinnovati periodicamente per stimolare la curiosità di quanti più utenti possibili.
Insomma le idee non mancano, la gente che vuole ancora spendersi per la festa nemmeno.
La maschera invece ce l’abbiamo già messa. Da tempo.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"

martedì 13 ottobre 2009

Tragedie Annunciate?

Oltre il 70 per cento del territorio siciliano è ad alto rischio idrogeologico. E le aree più compromesse sono quelle della provincia di Messina nella quale 90 comuni su 108 presentano le più gravi criticità.
Si tratta di fenomeni conosciuti e descritti tra l'altro da uno studio del servizio regionale per la difesa del suolo che ha preparato 70 piani di assestamento idrogeologico (Pai). L'ultimo è stato ultimato e pubblicato nel febbraio 2007.
La mappa del rischio, preparata a partire dal 1999, ha messo in rilievo quella che i tecnici definiscono una "altissima dinamicità" del territorio. Basti dire che sono state censite 21mila e 500 aree a rischio (l'83 per cento solo in provincia di Messina) e 31mila e 800 frane oltre a tremila tra edifici e infrastrutture a rischio idraulico. Ciò vuol dire che, come a Giampilieri e a Scaletta, sono stati costruiti impianti, edifici e opere a ridosso degli alvei dei torrenti e nessuno si è posto il problema di evitare di ostruire il normale deflusso delle acque.
La Regione Sicilia per salvare il salvabile ha chiesto un miliardo per le opere prioritarie ma il Ministero ha tagliato i fondi mentre i fondi strutturali europei assegnano all'Italia solo 50 milioni di euro. Un'inezia rispetto alle esigenze di sicurezza e di fronte all'eccezionalità di quanto è accaduto a Messina. Sempre a proposito di soldi è di due mesi fa un accordo tra Regione e Protezione civile per la pianificazione nel settore del rischio idrogeologico.
I Dipartimenti Territorio e Ambiente della Regione Sicilia e della Protezione civile hanno siglato un accordo interdipartimentale con cinque linee di intervento per attuare la pianificazione nel settore del rischio idrogeologico e realizzare interventi infrastrutturali prioritari previsti nei PAI (Piani Assetto Idrogeologico) approvati e, nello stesso tempo, razionalizzare la spesa comunitaria. La previsione degli obiettivi di spesa nelle cinque linee di intervento sono stati quantificati in poco meno di 141 milioni di euro nell'ambito dell'Asse 2 del programma operativo regionale FESR 2007/2013.
E' necessario intervenire non solo sulle coscienze delle future generazioni ma anche e subito sul suolo, proprio quello che finora non è stato fatto.
Anche Legambiente aveva lanciato l’allarme con un dossier in chiaroscuro sul rischio idrogeologico in Sicilia. La maggioranza dei Comuni siciliani è dotata di un piano d’emergenza, l’organizzazione della Protezione Civile appare in netto miglioramento, ma quasi tutte le aree a rischio sono edificate e le attività di prevenzione idrogeologica risultano ancora troppo carenti.
Il pericolo di frane, alluvioni e altre calamità naturali interessa 272 Comuni dell’Isola (il 70% del totale), 90 dei quali sono situati in Provincia di Messina, 60 nel Palermitano e 26 in provincia di Catania ma anche la provincia di Agrigento è in "rimonta". Infatti la “maglia nera” spetta a Licata (Agrigento), il comune che in assoluto fa di meno in merito al rischio idrogeologico.
Il maggiore pericolo per la Sicilia è rappresentato da frane e smottamenti.
Circa il 60% dei centri siciliani è dotato di un piano di emergenza. Tuttavia, il 53% dei Comuni non è attivo nella manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, privandosi di una decisiva attività per la prevenzione di alluvioni e allagamenti.
Un altro dato inquietante riguarda l’abusivismo edilizio e l’urbanizzazione selvaggia, che minacciano l’ambiente e la sicurezza dei cittadini: il 90% dei Comuni analizzati nel rapporto annovera abitazioni nelle aree a rischio idrogeologico.
Anche a Sciacca la situazione non è migliore: ci sono diversi corsi d'acqua e torrenti ma sono monitorati? Sono ripuliti periodicamente da tutto ciò ne potrebbe ostruire il passaggio o aumentarne il volume in caso di forti pioggie? Anche a Sciacca, come accaduto la settimana scorsa, basta che piova un pò più del dovuto per creare avvallamenti, allagamenti, disagi al traffico ed alle abitazioni, frane e buche lungo la strada. Anche a Sciacca l'urbanizzazione selvaggia non è mai mancata, basti guardare ad alcuni edifici dello Stazzone costruiti in riva al mare o ad altri edificati lungo il torrente Cansalamone. Se a tutto questo aggiungiamo pure il fenomeno dell'erosione della costa il quadro diventa alquanto nero. La contrada San Giorgio, lo stesso quartiere dello Stazzone, la zona di Cammordino sono tutte aree a rischio dove all'erosione si sommano gli agenti atmosferici. Tanti i progetti in itinere per fare qualcosa, pochi, pochissimi i fatti fino a questo momento. A volte si ha l'impressione che tutto sia affidato al "cielo", inteso sia come dispensatore di pioggia più o meno abbondante che come protezione divina. Esistono piani d'emergenza nel caso di calamità naturali?
I tantissimi tombini della nostra città vengono regolarmente puliti per permettere all’acqua piovana di defluire liberamente e senza creare pericoli?
Fermare l’abusivismo e l’urbanizzazione delle aree a rischio, sviluppare interventi di messa in sicurezza e svolgere una costante manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua è improrogabile per le amministrazioni locali.
Secondo Giuseppe Messina, segretario regionale di Legambiente, “le alluvioni e i continui allagamenti che quasi quotidianamente coinvolgono la nostra Regione sono la diretta conseguenza di scelte sciagurate compiute dall’uomo. Si tratta di pratiche non soltanto appartenenti al passato, ma ancora oggi tristemente attuali. Nei valloni e lungo i torrenti a rischio dei nostri Comuni sono presenti troppi quartieri abusivi, da Palermo a Canicattì ed oltre”.
Case dichiarate inagibili e nessun controllo. Scarsa manutenzione e fondi investiti male. Così, la tragedia di Messina passa sotto inchiesta e diventa disastro colposo.
Il rischio frane e alluvioni interessa praticamente tutto il territorio nazionale. Come ben documentato in "Ecosistema a rischio", edizione novembre 2008, l'indagine a cura di Legambiente e la Protezione civile sono ben 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, il 70% del totale dei comuni italiani, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione.
Questi dati mettono in luce chiaramente la fragilità di un territorio in cui semplici temporali, provocano continui allagamenti e pericoli per la popolazione. Una situazione che deriva soprattutto dalla pesante urbanizzazione che ha subito l’Italia, in particolare lungo i corsi d’acqua.
Complessivamente sono ancora troppe le amministrazioni comunali italiane che tardano a svolgere un’efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d’emergenza. Appena il 37% dei comuni svolge un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico. Un comune su quattro non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. Sono ben 787 le amministrazioni comunali che risultano svolgere un lavoro di prevenzione del rischio idrogeologico complessivamente negativo.
È in Valle D’Aosta la percentuale più alta di comuni che svolgono un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico, e precisamente il 58%, subito seguita dalla Toscana.
Fanalino di coda i comuni della Sicilia, dove ben il 92% delle amministrazioni non svolge una positiva opera di mitigazione del rischio.
Avremmo voluto affermare che non è così, che si tratta di indagini sbagliate ma le vittime di Giampilieri e Scaletta sono lì, purtroppo, a testimoniarlo. Gli interventi promessi non leniranno mai quel dolore ma ne eviteranno altri. Di sofferenze ne abbiamo già viste abbastanza.

Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"