E’ stata inaugurata domenica scorsa, 29 novembre, presso il Complesso Monumentale Tommaso Fazello di Sciacca, la mostra personale fotografica di Franco Alloro dal titolo “Natura è/e Arte”. Sarà possibile prendere visione degli scatti fino a domenica 6 dicembre. La mostra è organizzata dal club fotografico amatoriale “L’AltraSciacca Foto”, con il patrocinio del Comune di Sciacca, che ha gentilmente concesso i locali, e dell’UIF (Unione Italiana Fotoamatori). La mostra è stata già allestita a Sambuca e dopo Sciacca proseguirà per Palermo a testimonianza della sua notevole fattura e spessore culturale. Insieme agli scatti di Franco Alloro, trovano spazio anche quelli del toscano Sebastiano Torrente, altro fotoamatore di notevole bravura, che presenta una sua Antologia di foto analogiche, alcune delle quali possono davvero essere scambiate per dei quadri tanto sono belle e degne di essere mostrate ed osservate dagli amanti e non solo del genere fotografico. Franco Alloro è un fotografo ormai famoso per la maestria dei suoi scatti e riveste anche la carica di consigliere UIF, simposio di fotografi sempre più radicato tanto nel territorio nazionale quanto in quello regionale ed agrigentino in particolare.
Le opere esposte da Alloro riguardano gli elementi naturali immortalati nelle sue varie escursioni nelle riserve che circondano Sambuca di Sicilia, impreziosite da un’elaborazione grafica, segno di un leggero intervento dell’uomo sulla natura. Le opere che ne escono fuori sono un misto tra naturale ed artistico, come si può anche dedurre dal titolo della mostra. Le fotografie di Alloro nascono dalla percezione sensibile della natura per poi essere, a volte leggermente, altre volte in modo più massiccio, rielaborato attraverso i programmi appositi del computer. Ne esce fuori un lavoro comunque mai artefatto ma ben inserito nel contesto espositivo e naturale siciliano. Le fotografie del Torrente invece non sono ritoccate al computer ed assumono, tramite la vivacità dei colori e l’effetto scenico sulla tela, delle caratteristiche tutte proprie dell’autore. Per tutta la durata della tappa saccense, sarà possibile visitare l’esposizione ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19. Franco Alloro risulta già essere un fotografo di notevole fama come si evince dai tanti concorsi ai quali ha partecipato ed all’interno dei quali ha raggiunto risultati di spessore e gratificazione personale, un crescendo di qualità ed apprezzamenti che ne hanno permesso anche la scalata ai vertici dell’UIF, unione nella quale entra a far parte dal 2003.
Sono sue le immagini di copertina delle: ”Rassegna d’Arte di Primavera – Pittori e Poeti Sambucesi” del 2004 e del 2005 e del libro di poesie “Il colore dei papaveri tace” di Giuseppe Sparacino.
Sue foto sono state pubblicate sui libri: “Insolita Sicilia” a cura di Antonino Bellia e “Prima passava San Giuseppe – Viaggio nella Sicilia della festa che cambia” di Giovanni Cammareri; sulle raccolte tematiche: “L’Acqua”, “Universo donna”, “Momenti di vita urbana” e “Paesaggio rurale” a cura della UIF; sui quotidiani: “Giornale di Sicilia”; “La Sicilia”. Sui mensili: “Il Belice”; “La Voce di Sambuca”. Ha al suo attivo la partecipazione a parecchie mostre sia personali che collettive. Sue foto si possono trovare anche su internet presso i siti web: francoalloro.it; valledelbelice.net; uif-net.com; im-ages.it; fotocommunity.it; panoramio.it Più nel dettaglio le opere esposte in questi giorni a Sciacca trattano di alberi carichi di verdi muschi o soffocati dall’edera e dalle liane, bacche scarlatte, fiori di ogni genere e grado, di tutti i colori, pennellate di natura che vive intorno a noi, piccole cascate, sentieri nella nebbia, squarci tra gli alberi di sole mattutino, pietre “scolpite” dal tempo, insomma squarci di bellezza che a volte non vediamo o facciamo finta di non vedere. Umberto Eco qualche anno fa parlando di arte ebbe a scrivere: ”il problema dell’opera d’arte casuale coincide con quello del valore estetico dell’oggetto trovato: poiché, se attraverso un bosco viene trovata per terra una radice che assomiglia ad una mucca, e a tale titolo viene raccolta e mostrata, questa “mucca” è un’opera d’arte oppure no?
Quale differenza c’è dunque tra fare un’opera d’arte e scoprire qualcosa che potrebbe essere un’opera d’arte?
La risposta può dedursi soltanto da un’analisi del processo interpretativo di una forma: guardare, capire, gustare una forma vuol dire riconoscervi dei rapporti organici, identificare nel vivo della materia una legge che faccia corpo con essa e si manifesti grazie ad essa. Capire una forma vuol dire interpretarla.” Con l’ausilio dei computer, Alloro ha potuto realizzare le immagini esposte in questa rassegna attraverso le quali mette in evidenza che “Natura” e “Arte”, come “materia” e “spirito”, sono accomunati insieme per realizzare un connubio indissolubile ed inscindibile, tanto da non potervi riconoscere nessuno stacco o linea di demarcazione o confine, anzi, per scoprire che le due entità si intersecano, si compenetrano a vicenda l’una nell’altra per realizzare un unico corpo, continuo. Natura, arte, materia, spirito, elementi presenti non soltanto in queste fotografie ma nella vita di tutti i giorni, in ogni istante e visibili in ogni angolo di mondo che ci circonda. Se, come scrive Eco, “capire una forma significa interpretarla”, allora possiamo affermare che tanto Alloro quanto Torrente lo hanno fatto e nelle loro foto possiamo intravedere un po’ di Sicilia. Un po’ di noi.
lunedì 7 dicembre 2009
Il valore della Natura e dell'Arte
domenica 6 dicembre 2009
sabato 5 dicembre 2009
Oggi è il NO B - DAY: aderisce anche Daniele Luttazzi, l'epurato dall'Editto Bulgaro
Berlusconi è una vergogna per questo Paese, che per vent'anni ha corrotto con parole ipocrite, opere proterve e omissioni imbarazzanti. I suoi reati e i suoi giornalisti/propagandisti/addetti al killeraggio mediatico sono la prova della sua pericolosità per qualunque democrazia.
La sua politica reazionaria e incompetente ha reso più poveri gli italiani, mentre lui continua a lucrare su un conflitto di interessi di dimensioni spaventose, che nonostante le mille promesse si è ben guardato dal risolvere. Ha sdoganato per convenienza un razzismo degno dell'Alabama anni '50. Ha infangato la magistratura pur di porsi al di sopra della legge.
Ha reso il nostro Paese una barzelletta per il resto del mondo, sottoponendo la democrazia italiana a una torsione che non è ancora giunta al punto di rottura solo grazie alla saggezza e alla lungimiranza dei Padri costituenti e degli istituti di garanzia.
È ora di gridarlo forte: BASTA!
Le adesioni di Fiorella Mannoia, Carlo Lucarelli
e Ascanio Celestini (AUDIO) - Tutte le adesioni
ROBECCHI 101 domande a papi (per prepararsi al No B. Day)
GIULIETTI No B. Day: le telecamere non siano per i politici
DI MODICA 5 dicembre, impertinenti per la democrazia
PARDI Tutti in piazza il 5 dicembre CORNAGLIA Modello Bielorussia
FLORES D'ARCAIS Il 5 dicembre Moretti e Saviano
HACK Lettera aperta al premier Berlusconi
PELLIZZETTI 5 dicembre: vitamine per una democrazia gracile
MARTELLI La matematica e la democrazia. Alfano dà i numeri
http://temi.repubblica.it/micromega-online/no-b-day-ladesione-di-daniele-luttazzi-e-ora-di-gridarlo-forte-basta/
venerdì 4 dicembre 2009
Boom Win for Life
La febbre del Win of Life contagia proprio tutti. Dalla casalinga, al pensionato passando tanto attraverso gli occupati che non arrivano a fine mese quanto attraverso precari e inoccupati che non vedono altre alternative per il futuro se non il gioco.
Con il Win for Life siamo lontani dai montepremi di 90 milioni di euro del Superenalotto ma, per come è stato congegnato, ha scatenato gli istinti dei cittadini a voler avere una vita serena per i prossimi venti anni senza grossi patemi d’animo.
La prima giornata di gioco si è avuta lo scorso 29 settembre ed ha fatto registrare, secondo le stime dell'Agenzia Agicos, una spesa per la caccia al vitalizio di circa 4 milioni di euro. Proiettando i dati del primo giorno sulla raccolta annuale, il Win for Life potrebbe essere un concorso da 1,5 miliardi di raccolta all'anno, in pratica più del Bingo.
Quattromila euro al mese non sono pochi e consentono, soprattutto in un periodo di vacche magre, di potersi togliere qualche sfizio e di mantenere nello stesso tempo anche la famiglia. Per chi ce l’ha.
A Win for life si può giocare ogni giorno e le estrazioni avvengono ogni ora dalle 8 alle 20.
La novità è che la percentuale erariale (23%) verrà interamente devoluta per la ricostruzione in Abruzzo. Il restante è suddiviso tra l'8% che va alle ricevitorie e il 4% che va alla Sisal (il 65% è destinato al montepremi).
Per giocare è sufficiente scegliere dieci numeri su venti presenti sulla schedina al costo di un euro. Il sistema assegna un undicesimo numero "Il Numerone" che, se indovinato insieme agli altri dieci, permette di accedere al pagamento della rendita. Per chi gioca un euro si vince anche col 9, con l’8 e col 7. Se indovini solamente i 10 numeri ma non Il Numerone invece vinci diecimila euro in un’unica soluzione.
Con la schedina da due euro le probabilità di vincere la rendita raddoppiano: in questo caso, oltre al 10 + Il Numerone, vince anche chi indovina "Il Numerone" senza aver centrato alcun numero pronosticato. E si vince anche con 1,2 o 3 numeri indovinati. Ma quante probabilità ci sono di "azzeccare" i numeri vincenti? Per centrare un dieci c'è una probabilità su 185mila e per portare a casa il vitalizio da 4mila euro per 20 anni una su 3,5 milioni: duecento volte più facile di un "6" al superenalotto. Ma bisogna comunque avere lo stesso una buona dose di… fortuna.
Per aumentare le possibilità di vincita, è possibile giocare fino a 14 numeri ma naturalmente il giocatore deve sborsare molto di più rispetto ad uno o due euro previsti per la giocata - base: per 11 numeri occorrono 11 euro, per 12 numeri 66 euro, per 13 numeri 286 euro e per 14 numeri 1.001 euro. Al momento della giocata si può pure decidere di “abbonarsi” con la stessa combinazione scelta per 2, 3, 4, 5 o 10 estrazioni oppure per tutti i concorsi della giornata, o ancora per tutti quelli della giornata in corso e di quella seguente o tutti i concorsi della settimana. Insomma ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutti i sogni.
E’ proprio durante una congiuntura economica negativa, come quella che sta vivendo per adesso il nostro paese, che la gente si riversa maggiormente a tentare la sorte ritenendola, erroneamente, l’unica via d’uscita ai problemi. Luigi Einuadi la chiamava la “tassa sui sogni”, quella più amata dagli italiani che mette tutti d’accordo: ricchi e poveri, maggioranza e opposizione.
53 premi ventennali sono stati così distribuiti fino a pochi giorni fa: 31 da 4mila euro al mese, 12 da 2 mila euro, 6 da 1.333 euro e 4 da 1.000 euro l'uno, per un totale di poco meno di 160 mila euro complessivi di vincite elargite su 157 milioni di euro totali giocati. Capite bene dall’entità dei numeri di come in Italia il gioco sia la sola speranza di una vita migliore. Le regioni del Sud hanno ottenuto 21 premi su 53, con la vincita di 9 vitalizi solo in Sicilia. L’unica consolazione per chi non ancora vinto è l’aiuto indiretto dato ai terremotati dell’Abruzzo.
Ma gli psicologi iniziano ad essere allarmati e temono possa facilmente creare “dipendenza da gioco”: chi non vorrebbe una rendita di 4mila euro al mese per vent’anni?
Sono le regole del “gioco”: prima si crea il “sogno”, poi lo Stato dall’alto della propria magnanimità, ti lancia l’allarme e ti invita a giocare con moderazione.
Il meccanismo dell’estrazione oraria di Win for Life, ovvero il poter conoscere ogni ora il responso, induce al voler “ritentare” subito, e nel caso di una vincita più bassa del montepremi a “reinvestire” la cifra istantaneamente: ripetitività e feedback immediato (come nei “gratta e vinci”) creano cioè dipendenza e favoriscono un atteggiamento compulsivo al gioco. Ci sono poi la facilità di comprensione delle regole e il fatto che si può giocare ovunque, dai bar, alle tabaccherie, a ogni altro punto vendita autorizzato. L’incasso medio giornaliero è di oltre 7,4 milioni di euro, e le cifre sono in aumento. Si gioca meno la mattina e il boom delle giocate si ha con i concorsi preserali, ovvero dalle 17 alle 20, proprio quando la maggior parte delle persone è fuori dall’ufficio per tornare a casa.
In fondo è più facile sognare quando la notte sta per arrivare.
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
giovedì 3 dicembre 2009
Illusioni sportive?
Due settimane fa è stata indetta una riunione a tal fine alla quale hanno partecipato gli assessori preposti, alcuni consiglieri comunali e diversi tecnici e progettisti. E’ stato analizzato l’articolo 60 della legge regionale del 16 aprile 2003, numero 4. Secondo queste direttive il comune di Sciacca può decidere o il miglioramento dello stato degli impianti sportivi esistenti attraverso l’adeguamento delle strutture alle nuove normative sanitarie e di sicurezza oppure può scegliere di realizzare nuovi impianti sportivi. La Regione Siciliana, in accordo con l’Istituto per il Credito Sportivo ed il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha il compito di svolgere un ruolo propositivo, di indirizzo e coordinamento degli interventi proposti. Possono chiedere i contributi regionali e del Coni gli Enti Pubblici, le Federazioni sportive nazionali, le Società e le Associazioni Sportive praticanti attività sportiva senza fini di lucro, gli Enti di promozione sportiva, i Centri di aggregazione giovanile o anche gli Enti religiosi.
Nel caso di impianti sportivi già esistenti possono chiedere il contributo i titolari dell’impianto sportivo esistente oppure chi ne detiene la gestione; nel caso invece di realizzazione di nuovi impianti possono chiedere il finanziamento i titolari della proprietà dell’area sulla quale si dovrà creare l’impianto.
L’Istituto per il Credito Sportivo esercita il credito sotto qualsiasi forma ma, al contempo, i mutui non possono avere durata maggiore ai 20 anni. L’ammontare del finanziamento regionale corrisponde al contributo in conto interessi a valere sull’importo di mutuo stipulato con l’Istituto: per progetti fino a 500 mila euro è previsto un contributo mediante abbattimento del tasso di interesse praticato dall’Istituto nella misura del 100% dello stesso; nel caso invece di progetti che superano l’importo di 500 mila euro, è previsto un contributo corrispondente al 50% del tasso di interesse praticato sempre dall’Istituto.
Le istanze di realizzazione devono essere presentate entro 120 giorni dalla pubblicazione del bando all’Assessorato regionale del Turismo, delle Comunicazioni e dei Trasporti, dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo.
Insomma la legge fornisce tutte le possibilità legali per poter accedere alla realizzazione di un palazzetto dello sport che rappresenta un vero e proprio sogno per generazioni di giovani saccensi.
Il comune da tempo possiede già un progetto in proposito, adesso devono decidere se rinnovarlo apportando le dovute modifiche o se invece decidere di realizzarne uno ex novo.
L’area ipotizzata dove andare a costruire questo impianto dovrebbe essere quella in prossimità dell’attuale Stadio “Luigi Riccardo Gurrera”, quasi a creare in quella zona una piccola cittadella dello sport: stadio, palazzetto, pallone tenda, piscine e campi da tennis.
Sogno o son desto? Oserebbe chiedersi qualcuno.
Di certo non si tratta di qualcosa che si possa realizzare in breve tempo, l’assessore allo sport Ignazio Piazza a tal proposito è stato onesto e chiaro. Con le esangui casse comunali non c’è altra strada se non quella di accedere ai contributi del Coni e della Regione, portando avanti un mutuo.
Seppur si tratti di cose assolutamente differenti, c’è da aspettarsi l’opposizione dei carristi: perché accendere il mutuo per il palazzetto dello sport ed invece non farlo per la realizzazione dei famosi capannoni per i quali invece sarebbe già tutto pronto dal punto di vista burocratico – formale?
Anche le aree sarebbero attigue in quanto pure i capannoni dovranno sorgere – progetto dixit – vicino allo stadio e precisamente alle sue spalle.
Certamente occorre soprattutto un po’ di ottimismo, se un iter non si comincia mai avremo da aspettare all’infinito. Ci sono giustamente le logiche finanziarie, politiche, sociali ma Sciacca non può più attendere altre. Serve programmare, muoversi, agire, guardare avanti, alla programmazione, ai progetti di lunga realizzazione, serve andare a bussare presso gli uffici provinciali, regionali, nazionali e sportivi, in questo caso, giusti. Non si può vivere ancora di rendita elettorale. I tempi sono maturi e sono compiuti. La gente ha saputo aspettare, capire le difficoltà della “prima volta”, attendere la composizione della squadra di lavoro. Ora il dado è tratto.
Non è possibile stare ancora fermi. La città attende risposte e le attende non soltanto nelle piccole cose ma anche nelle grandi.
Il tempo delle vacche magre è presente per tutti e ad ogni livello ma aspettare che il frutto cada dall’albero o dal cielo non serve a nessuno. Occorre allungare la mano…
Calogero Parlapiano - tratto da "ControVoce"
mercoledì 2 dicembre 2009
Il Governo... secondo Carlo Azeglio Ciampi
Dopo un settennato al Quirinale prudente ma non indegno, l’altro giorno con un’intervista a Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha rotto gli indugi denunciando con chiarezza lo scempio delle leggi ad personam e più in generale la compressione degli spazi della democrazia delle regole. Implicita, ma evidente la sollecitazione a Napolitano: respingere una legge alle Camere ha un valore in sè, anche se poi quella legge verrà riproposta tal quale. Nell’intervista Ciampi ricorda anche che le istituzioni, senza uomini probi, non possono difendersi da sole. Mi rallegro che sette anni dopo abbia dato ragione a chi, nel novembre del 2002, quand’era presidente della repubblica, andò a criticarlo per aver firmato la legge Cirami, terza delle diciannove (per ora) leggi su misura. Ciampi non commise l’errore di Napolitano: non disse cioé che è inutile rifiutarsi di firmare una legge quando la maggioranza parlamentare è determinata a riproporla. Ma si richiamò di fatto al potere di verifica della corte costituzionale. Due leggi le respinse: la Gasparri (firmando però il decreto salvarete4) e la riforma dell’ordinamento giudiziario. Altre le emendò preventivamente, con prassi assai dubbia. Lasciò passare molte sconcezze, tra le quali l’incostituzionale “lodo Schifani”. Con uomini, e galantuomini, meno prudenti al vertice delle istituzioni di garanzia saremmo arrivati così in basso? Di seguito il racconto del nostro incontro con Ciampi, tratto da uno stralcio del libro Alza la testa! (chiarelettere).
(…) Era la mattina di sabato 9 novembre 2002, il giorno della grande e pacifica manifestazione contro la guerra in Iraq a Firenze. Ciampi è a Milano per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Bocconi. La cerimonia inizia alle nove. Con gli amici Paola, Alberto, Clive e Fabrizio alle otto siamo davanti alla Bocconi per esprimere il nostro dissenso nei confronti della legge Cirami, promulgata a tempo di record (un giorno, sui trenta disponibili) dal Capo dello Stato il giorno precedente. Una legge chiaramente finalizzata a spostare i processi a Previti e Berlusconi da Milano a Brescia. Una delle troppo leggi vergogna che avrebbero riempito le cronache e mobilitato le piazze negli anni successivi. Con noi abbiamo copie della Costituzione listate a lutto; mostriamo cartelli tricolori con queste scritte: “Ciampi eri l’ultima speranza”; “Presidente perché tanta fretta?”; “La Cirami è un furto di legalità”. Clive sventola una bandiera italiana. Fabrizio ha disegnato su un cartello la scena di Don Abbondio che incappa nei bravi di Don Rodrigo con una Costituzione strappata tra le mani e la scritta: “Questo processo non s’ha da fare”. .
Sostiamo davanti alla Bocconi per un paio d’ore, suscitando la curiosità di fotografi e cronisti. Agli addetti al cerimoniale garantiamo che tutto si svolgerà con la massima civiltà. La loro unica richiesta, che esaudiamo, è di togliere il segno del lutto su Costituzione e bandiera. Intanto ci scorre davanti la crema di Milano. Al termine della cerimonia Ciampi, preavvertito dal capo-scorta della nostra presenza, ci viene incontro a passo spedito, portandosi dietro una selva di telecamere e cronisti. Lo fa di proposito, ne sono convinto, per esprimere attenzione e regalare visibilità alle ragioni di una parte significativa di opinione pubblica che in quel momento oggettivamente rappresentiamo. Mi stringe la mano, legge i cartelli e dice: “La Costituzione prevede varie istituzioni, c’è il Parlamento, c’è il Presidente della Repubblica, c’è la Corte Costituzionale…”. Insomma, è come se dicesse: se sbaglio io, qualcuno correggerà. In effetti varie leggi scritte dagli avvocati di Berlusconi verranno cancellate o si riveleranno inservibili. Gli rispondo: “Presidente, tenga in considerazione la sofferenza civile di milioni di italiani”. E lui: “Abbiate fiducia nelle istituzioni!”. Lo saluto affermando che la fiducia nelle istituzioni dipende dalla rettitudine delle persone che le rappresentano.
Come ad un comando tacito, l’esempio di Ciampi libera di fatto tutta la stampa presente, a cominciare dal compianto Paolo Giuntella, il “quirinalista” della Rai, dal dubbio se minimizzare la contestazione o al contrario approfondirne i motivi e gli obiettivi. Ne uscirà un ottimo servizio sul Tg1, ripreso da numerose altre emittenti. L’indomani, il 10 novembre, quel gesto davanti alla Bocconi viene descritto come un momento di garbato e civile dissenso democratico dalla maggioranza dei quotidiani.
Mi capiterà nel corso degli anni di criticare Ciampi altre volte per via della cosiddetta moral suasion, cioè l’abitudine (non prevista dalle procedure costituzionali) di collaborare con gli esponenti del Governo, anche esprimendo giudizi preventivi di costituzionalità, alla stesura di leggi particolarmente delicate, prima dell’esame parlamentare. Motivo: con personaggi che non temono di scardinare l’ordinamento costituzionale pur di perseguire un vantaggio personale o politico, non si deve negoziare, nemmeno per ridurre il danno o per evitare strappi costituzionali (…).
http://www.pieroricca.org/2009/11/25/carlo-azeglio-ciampi/
martedì 1 dicembre 2009
La gestione dei pentiti...
di Dario Campolo
Sono amareggiato, rattristato, e come se non bastasse nauseato nel vedere un Nicola Cosentino sorridente in sala Stampa per la negazione all’arresto da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.
In questi giorni tutti contro i pentiti, tutti contro i cosiddetti collaboratori di giustizia, dimenticando ciò che si è riuscito a fare ai tempi della lotta al terrorismo (Giancarlo Caselli e Ferdinando Imposimato) passando alla lotta contro la mafia per via del famoso maxiprocesso diretto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino grazie alla loro collaborazione (dei pentiti).
Tutti dimenticano come lo stesso Falcone già allora era attaccato per la gestione dei pentiti, qualcuno ebbe il coraggio di affermare che utilizzava i pentiti di una parte mafiosa per sconfiggerne l’altra parte nemica. Altri tempi ma stessi metodi con la differenza che oggi siamo assefuatti da tutto e per tutto con la conseguenza di non renderci più conto dello schifo a cui oggi stiamo assistendo.
Oggi ad esempio, non riuscirei mai ad immaginare una folla di persone tirare monetine in faccia a Craxi come capitò negli anni di tangentopoli, certo, io lo spero ma ahimé il sistema ha tirato su un ottimo stile di vita (o quasi) per tutti che solo al pensiero di privarsene fa sì che ognuno pensi solo a se stesso e non più alla collettività, rinunciando a quel minimo spazio di libertà, legalità e moralità che ognuno di noi dovrebbe avere di diritto.
Dobbiamo capire che la verità fa male, ma se riscontrata e giudicata attendibile va allo stesso tempo accettata, chi vuole capire capisca, non si può pensare sempre e solo che tutti i magistrati sono comunisti o politicizzati, posso capire 1, 10, 30, ma non tutti perchè nasce spontaneo pensare come l’anomalia non sia più la magistratura.
Ieri sera sono andato a scovare nella mia libreria e ho ritrovato uno spaccato molto interessate presente sul libro "Cose di cosa nostra" di Giovanni Falcone e Marcelle Padovane, ne giudico fondamentale la lettura per capire al meglio l’argomento in questione



