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domenica 31 maggio 2009

25 Opere in 25 Giorni? E' possibile solo in campagna elettorale

Manca poco più di una settimana alle consultazioni elettorali del 6 e 7 Giugno ma sembra proprio che l’amministrazione uscente voglia utilizzare tutto il tempo che resta per cercare di recuperare quanto tralasciato durante il proprio mandato, durato la bellezza di cinque lunghi anni.

Parafrasando il titolo di un vecchio film in cui tanti grassoni, dopo aver mangiato di tutto e di più, miravano a perdere “7 CHILI IN 7 GIORNI“, sembra quasi che le grandi opere abbiano fatto trascurare quelle essenziali, ma che si possano ancora realizzare “25 OPERE IN 25 GIORNI“, quelli della campagna elettorale. Negli ultimi 25 giorni, infatti, si cerca di inaugurare l’inaugurabile, si cerca di tamponare ogni problematica (anche quella più annosa) e si manifesta tutta l’efficenza che la gente si sarebbe aspettata anche nei restanti 1800 giorni di amministrazione.

La cosa non può che lasciarci un po’ di amaro in bocca. E’ la dimostrazione palese che bastava poco per avere un’amministrazione solerte 365 giorni l’anno e occorreva essenzialmente disattendere meno le sollecitazioni di associazioni e cittadini.

Dopo l’inaugurazione del Museo “chiuso” e della strada “Poio Tabasi” , la ri-riapertura della “tragica strada” del Cansalamone “ridotta ad un puzzle”, l’adozione di un numero di telefono contro il randagismo e quant’altro, arriva la tanto agognata manutenzione straordinaria delle strade.

Adesso, nei restanti ultimi nove giorni si potrebbe benissimo:
- inaugurare il SAMONA’ o il depuratore
- riqualificare parchi robinson e villette
- far pervenire il PRG in consiglio comunale
- riqualificare la marina e costruire un porticciolo turistico
- pulire le spiagge e programmare l’estate saccense
- rendere la nostra città vivibile e turistica…

e poi chi più ne ha più ne metta… il tempo, di certo, non manca… specialmente a Sciacca!


Verrebbe da aggiungere... per tutto il resto c'è Mastercard!

sabato 30 maggio 2009

10 Domande 10 ai candidati a sindaco di Sciacca

- Giuseppe Bono
- Mario Turturici
- Vito Bono
- Alfredo Ambrosetti
- Stefano Antonio Scaduto
- Simone Lucchesi Palli

Ecco le DIECI DOMANDE poste dall'Associazione L'AltraSciacca ai 6 candidati (in seguito verranno pubblicati i video con le risposte dei candidati):

ACQUA
- Le oltre 5000 firme raccolte dal Comitato civico “Sciacca per l’Acqua” confermano, se ce ne fosse il bisogno, la volontà dei cittadini saccensi di ritornare alla gestione pubblica del “bene comune” acqua. Servizi idrici, garantiti dallo stesso Comune, secondo criteri di economicità ed efficienza. Noi de l’AltraSciacca, che sull’argomento abbiamo incentrato buona parte delle nostre battaglie, ci siamo trovati spesso a dover supplire le figure istituzionali del nostro Comune durante gli incontri del Comitato dei sindaci contrari alla privatizzazione delle risorse idriche in provincia di Agrigento. Siccome negli ultimi mesi abbiamo piacevolmente assistito ad alcune importanti prese di posizioni del nostro civico consesso, che speranze abbiamo, a questo punto, d’essere affiancati anche “fisicamente” dal nostro futuro sindaco alle prossime riunioni provinciali?
- Abbiamo spesso trattato dell’importanza del recupero, da parte del Comune di Sciacca, del Credito vantato nei confronti dell’EAS. E parliamo di circa 6 milioni di euro. Riusciremo a farceli restituire prima che diventino irrecuperabili? Sapete già in che modo?

AMMINISTRATIVE
- Secondo voi, durante queste elezioni amministrative, gli schieramenti principali hanno di fatto operato la moltiplicazione delle liste per concorrere al raggiungimento di un consigliere in più, togliendo spazi di partecipazione democratica alle liste minori, che rappresentano le vere liste civiche? E tutte queste liste civiche, sostenute o no dai principali partiti, sono destinate a scomparire dopo l’8 Giugno? Quali criteri ha usato la sua lista per scegliere i candidati? Che preparazione a livello politico ha ogni suo candidato?

TERME
- In che modo lei e la sua amministrazione, se dovesse essere eletto, interverrà nel processo di privatizzazione del patrimonio termale presso il governo regionale? Quali garanzie intenderà chiedere affinché il Comune di Sciacca possa detenere parte della proprietà dell’azienda termale e questa possa essere infine rilanciata? L’attuale sistema di gestione può evitare un suo fallimento predestinato?

DIFENSORE CIVICO
- Il difensore civico è, a nostro avviso, una figura importante nella mediazione dei rapporti tra amministrazione e cittadino. Le associazioni, negli ultimi tempi, hanno cercato di supplire alla mancanza di tale organismo, che dovrebbe essere essenzialmente super-partes, anche se designato dal partito di maggioranza. Lei come si comporterà a tal riguardo, visto che il nuovo statuto comunale prevede tale figura?

DEPURATORE
- La realizzazione della rete fognante e del depuratore renderanno nuovamente balneabili le acque del Lido, dello Stazzone e della Tonnara. Eppure nessuno dei candidati a sindaco sembra essersi posto il problema di come renderle fruibili, dimenticando che si tratta delle tradizionali spiagge saccensi nonché le uniche raggiungibili anche a piedi, in particolar modo dai turisti che risiedono in centro. Non ritenete che il recupero di tali spiagge dovrebbe essere una priorità? Se sì, perché non se ne parla?

SPORT
- È notizia recente che un ottimo spaccato di sport saccense, quale il tennis, potrebbe rinunciare alla promozione in serie A1 per mancanza di finanziamenti. Che sensibilità mostrerà la sua amministrazione verso le realtà sportive saccensi, quali tennis, calcio, scherma, arti marziali e quant’altro, che ci fregiano di tanti successi anche nazionali, ma che vengono bistrattate dalle istituzioni? Aumenteranno i finanziamenti e gli aiuti verso le associazioni sportive, che oltretutto si occupano dei nostri giovani? E sarà costruito finalmente, ad uso degli stessi giovani, un palazzetto dello Sport?

ROCCO FORTE ED INVESTIMENTI TURISTICI
- La partita Rocco Forte si può dire, ormai, conclusa e , prima o poi, avremo conferma negativa o positiva sull’efficacia dell’intervento. Tenendo conto dell’eredità di polemiche e problematiche che il progetto al Verdura ha lasciato, quali “conditio sine qua non” la vostra amministrazione porrà ai futuri investitori nell’area saccense? Quali garanzie otterrà, la comunità di Sciacca, per far si che le future strutture siano effettivamente integrate e connesse al tessuto economico della nostra cittadina?

SERVIZI MINIMI AL TURISTA
- Quali sono le vostre idee per garantire i servizi essenziali al turista che viene in visita a Sciacca?
Le diamo qualche suggerimento:
 Potenziamento ufficio turistico e assunzione personale multilingua
 eventuale aggiunta di un punto di accoglienza presso la stazione bus
 segnaletica stradale con indicazione ufficio informazioni turistiche
 cartellonistica stradale per monumenti e chiese
 internet point free consultabile all’interno a disposizione dei turisti
 depliant, guide e mappe con istruzioni in più lingue
 chiusura al traffico del centro storico
 ulteriori servizi igienici e fontanelle pubbliche

PRG
- Una delle prime azioni che il nuovo consiglio comunale si troverà ad affrontare sarà l’adozione del nuovo Piano Regolatore Generale che ne pensate in merito? ed in particolare secondo lei:
- Sciacca ha bisogno di nuove zone di Espansione?
- Le zone identificate come Turistiche (Zone I del vecchio PRG) vanno ampliate, estendendole ad esempio alla zona costiera ad Ovest della città, o devono rimanere invariate?
- Come intende la sua Amministrazione salvaguardare il patrimonio architettonico del centro storico di Sciacca (demolizioni e ricostruzioni selvagge, serbatoi blu sui tetti delle case, case cadenti, etc)?
- Il Nuovo PRG come può incentivare il ripopolamento delle zone abbandonate del centro storico ( Rabatto, San Michele, San Cataldo, Marina, etc) ?

PARCHI EOLICI
- Cosa pensa dei parchi eolici nel territorio di Sciacca e nei territori limitrofi? E’ favorevole o contrario al parco eolico “Cassero” e a quello che sorgerà in contrada Nadorello? Quali interventi concreti intende attuare per mettere un freno alla svendita del paesaggio agevolando però impianti d’energia pulita che possano servire a coprire le spese del servizio pubblico?

venerdì 29 maggio 2009

6 Personaggi in cerca di Autore: il Voto Libero

Ecco i programmi elettorali dei 6 candidati a sindaco per la città di Sciacca. Le elezioni si svolgeranno, contestualmente alle Europee, giorno 6 e 7 giugno. Buona lettura.

Vito Bono

Giuseppe Bono

Stefano Scaduto

Mario Turturici

Simone Lucchesi Palli

Alfredo Ambrosetti

Chi la spunterà? Che sia un voto realmente libero, libero da qualsiasi tipo di pressione.
Un voto libero è sempre un voto utile mentre un voto utile non sempre è un voto libero.

giovedì 28 maggio 2009

Sciacca: Fogna a cielo aperto. Un altro traguardo per Girgenti Acque

E’ tempo di elezioni e si susseguono incontri elettorali, dibattiti televisivi in artistiche location. Ci si incontra per strada, ci si abbraccia, si stringono tante mani. Si rinnovano le promesse, dimenticando quelle non mantenute. Diverse associazioni hanno chiesto un incontro ai candidati a sindaco che si propongono di amministrare la nostra città ed anche Noi lo faremo. Oggi però Vogliamo chiedere a tutti quanti i cittadini ed i rappresentanti politici di fare un giro per le vie della nostra città alla scoperta delle mirabolanti opere della Girgenti Acque. Ci assumiamo l’onere e l’onore di segnalarne un paio: trattasi di due meravigliose buche abbastanza profonde ed incustodite, serio pericolo per la pubblica incolumità, collocate lungo la scalinata che dal Campidoglio porta in via Caricatore. Sono l’ottava e la nona meraviglia del mondo, donate alla città da questa efficientissima società.

Ci siamo recati sul posto, spinti dalle segnalazioni dei residenti e ne vogliamo parlare sui luoghi, invece che in piazza o in televisione, ne vogliamo ragionare ai piedi delle voragini.
Lo spettacolo che abbiamo trovato ha dell’inverosimile tenuto conto che si trova in pieno centro storico !!

Da circa un mese, gli abitanti di quella via, subiscono questo spettacolo. E da circa un mese che nessuno muove un dito per coprire quella FOGNA A CIELO APERTO, piombata sulle loro teste come un FULMINE A CIEL SERENO. Per fortuna ancora nessuno si è fatto male e forse nessuno ancora si è ammalato a causa delle ovvie esalazioni maleodoranti.

I residenti, i passanti, i “forestieri” e sopratutto i “turisti” cosa pensano di tale stato di cose ?

L’irrespirabile odore che scaturisce da queste “voragini” li dobbiamo considerare un grazioso “regalo” di Girgenti Acque ?

Ma fino a quando dovremmo accettare questi “regali” dall’ente privato gestore del servizio idrico?

L’ALTRASCIACCA è indignata e vuole che si intervenga immediatamente , senza indugio, cosicchè oltre allo sconcio, del perdurare di una simile situazione, potremmo evitare altre spiacevoli conseguenze.

E’ un appello che rivolgiamo al nostro sindaco e a tutti i candidati!

mercoledì 27 maggio 2009

Sciacca: inaugurato il primo Museo CHIUSO E VUOTO del Carnevale


Il 22 maggio, sono stati inaugurati i locali che ospiteranno il Museo del Carnevale di Sciacca, i cui lavori sono in via di ultimazione nell´ambito del Programma Integrato di Contrada Perriera. Spazi forse non troppo ampi per contenere, all’interno, grandi parti di carri allegorici ma che potrebbero essere ugualmente sufficienti, volendosi accontentare, per contribuire alla promozione del nostro carnevale. E’ da molto tempo che sentiamo parlare di questo famoso “Museo del Carnevale”, atteso dalla cittadinanza, carristi e non, da ormai tanto tempo. E chissà quanto tempo ancora, tutti quanti, dovranno aspetterare. La Struttura, inaugurata ieri sera, infatti, dopo la cerimonia, durata circa mezz’ora, è stata miseramente richiusa.

Anche noi de L’AltraSciacca eravamo presenti alla cerimonia. Ci aspettavamo l´inaugurazione di un museo “aperto”, di qualcosa di “fruibile” e non, come spesso ultimamente abbiamo osservato, dell’esatto contrario. Ci aspettavamo inoltre, come annunciato, la premiazione dei vincitori dell’ultima edizione del carnevale. Trattavasi invece, come abbiamo già detto, dell´inaugurazione di una semplice struttura nuda e cruda. A parte un piccolo gruppo di ragazzi che ballavano sulle note di inni di carnevale, non c´era nient´altro che richiamasse la festa. Il locale si presentava completamente spoglio. Sarebbe stato senz’altro più gradevole trovarvi foto, poster, qualche piccolo manufatto in cartapesta, videoproiezioni e tutto ciò che potesse richiamare la festa. Ma nulla di tutto questo!

All’esterno, il parco che circonda il prossimo Museo del Carnevale appare, in molte zone, già degradato ancor prima dell’apertura, come illustrato dalle foto che seguono, scattate qualche minuto prima della cerimonia. Per fortuna questo “bel vedere” è stato poi occultato dal buio della sera.

Ci domandiamo infine:
- Che senso ha inaugurare un museo che ancora non lo è?
- Non sarebbe stato più corretto o naturale inaugurarlo non appena diventerà fruibile al pubblico e, quindi, allestito a dovere?
- Perché la solita fretta pre-elezioni? Oppure le stesse elezioni sono il motivo di questa “finta” inaugurazione?

Osservazioni a parte, ci auguriamo che la struttura possa diventare un luogo d´attrazione turistica e che nel suo piccolo possa rilanciare la festa ma stendiamo un velo pietoso sull’avvenimento di ieri sera!

martedì 26 maggio 2009

La campagnata elettorale

Durante la campagna elettorale, soprattutto nei piccoli e medi centri, soprattutto per come siamo abituati a viverla noi saccensi, ogni occasione è buona per organizzare una mangiata sia essa prevista in luoghi privati, sia essa messa in atto in ristoranti e pizzerie. Sarà per la nostra vocazione allo schiticchio, sarà per la nostra profonda cultura carnascialesca ma riusciamo a trasformare un evento importante come la politica in un momento di aggregazione leggera e gioiosa.
Tutti i candidati, tanto quelli a sindaco quanto a maggior ragione quelli che si propongono per il consiglio comunale, organizzano momenti conviviali che naturalmente non sono aperti soltanto agli amici ed ai parenti ma a tutti quelli che vogliono condividere con loro l’esperienza elettorale, il cammino che li porti al 6 e 7 giugno. Queste feste, rinfreschi, cene, schiticchi, happy hour, hanno una duplice motivazione: da un lato quella di mettere in contatto il candidato con un potenziale elettore e dall’altro di miscelare il momento conviviale col momento dell’immancabile “discorso” durante il quale il candidato ringrazia sempre gli intervenuti, spiega brevemente i motivi che lo hanno spinto a candidarsi e chiede un deciso sostegno sia in termini di voto sia in termini di aiuto nel convincere quanta più gente possibile a votarlo.
Per l’elettore le feste aumentano a dismisura soprattutto durante i weekend all’interno dei quali non è impossibile imbattersi in quattro o cinque cene per volta sottoponendosi in pratica ad un vero tour de force della forchetta, cosa che provocherà una indigestione di promesse elettorali, carboidrati e caffè. Se consideriamo il fatto che in queste amministrative comunali i papabili candidati sono ben 369, capiamo bene che dobbiamo attenderci venti giorni di fuoco, in una costante maratona di comizi, incontri e scontri culinari.
La moda della festa elettorale, finanziata dal candidato e dalla sua famiglia o dal suo partito di provenienza, ha oramai radici lontane, è una pratica in uso da decenni e non mancano di certe le persone che vi partecipano non tanto perché gli preme conoscere un papabile consigliere o ascoltare e aderire al suo programma politico ma quanto per mangiare aggratis approfittando del fatto che nessuno in tempo di campagna elettorale ti proibirà di partecipare al momento di festa. Insomma anche fare buon viso a cattivo gioco ogni tanto paga: distribuire qualche fac simile ad amici e parenti vale una cena, sontuosa e divertente spesso accompagnata anche da della ottima musica.
La campagna elettorale si muove in tutte le direzioni possibili ed immaginabili e nulla viene lasciato al caso: così possiamo ritrovarci la città tapezzata di manifesti, osservare striscioni e bandiere sui balconi dei condomini, comitati elettorali aperti e sparsi in ogni dove, comizi a tutte le ore, spot elettorali mandati a rotazione continua dalle emittenti radiotelevisive, adesivi attaccati in punti visibili e strategici, siti internet, blog e face book infestati di santuzze e slogan elettorali nonché, come detto, i momenti di aggregazione, i momenti sicuramente più divertenti e leggeri per vivere la politica in modo più sereno, senza particolari diatribe, momenti durante i quali i toni esasperati e caldi del dibattito politico lasciano il posto al mangereccio, al chiacchiericcio e ai veloci sondaggi su chi siano i favoriti e perché mettendo in atto già le possibili alleanze e squadre assessoriali.
Naturalmente, così come in tutte le campagne elettorali, contano i numeri. I numeri più importanti, quelli fondamentali usciranno dall’urna degli elettori ma anche il numero dei partecipanti alle feste ricopre la propria importanza. Se alla festa del candidato X erano presenti 100 persone e alla festa del candidato Y invece erano 200, allora questo starà a significare che Y ha più amici, la sua festa è riuscita di più e probabilmente avrà più votanti dalla sua parte. L’occhio della gente sta attenta a tutto, guarda tutto e giudica tutto, sta all’intelligenza del candidato non commettere errori né tantomeno autogol e giocarsi le ultime carte a propria disposizione nei restanti giorni di campagna elettorale quanto tutti, ne siamo sicuri, si lanceranno anche nel cosiddetto “porta a porta”: le visite a casa di amici, amici di amici, parenti e parenti di parenti. Ogni singolo voto può risultare decisivo, specie durante le elezioni comunali.
Nell’attesa, buon divertimento a tutti.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

lunedì 25 maggio 2009

Molecole di Vita: Il Momento è Adesso

Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.
Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.

Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato.
Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.

Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.

Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore.

Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.

Ho imparato così tanto da voi, Uomini... Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.

Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granchè utili, perchè quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.

Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.

Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.

Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.
Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi cari quanto sono importanti.
Il Momento è adesso. ( Johnny Welch)

domenica 24 maggio 2009

sabato 23 maggio 2009

Giustizia e Ingiustizia italiana

Il TAR ha dato ragione a Clementina Forleo e ha sconfessato il Consiglio Superiore della Magistratura guidato dalla coppia diessina/biancofior e Napolitano/Mancino. Vorrei che questi due signori chiedano pubblicamente scusa alla Forleo. Vorrei che il processo Unipol sia riaffidato al più presto al magistrato Forleo. Vorrei che D'Alema non si rifugi dietro al Parlamento italiano e Europeo come sotto le gonne della mamma per evitare il suo coinvolgimento nel processo Unipol. Il PDmenoelle (in stretta collaborazione con il PDL) ha orientato il giudizio del CSM nei confronti di De Magistris, della Forleo, di Apicella. E' la fotocopia del PDL. Il gemello scemo. Le accuse di Rutelli a Genchi sono l'eco di quelle dello psiconano.
Clementina facci sognare, finisci il lavoro! Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Testo intervista:

Blog: Clementina Forleo, magistrato, benvenuta per il blog di Beppe Grillo, intanto come sta?
Forleo: bene, tranquilla
Blog: lei attualmente lavora alla procura di Cremona...
Forleo: al tribunale ufficio gip di Cremona
Blog: abbiamo saputo di questa sentenza del Tar che che le ha dato ragione. Cosa ha provato quando ha letto questa sentenza?
Forleo: quando ho saputo quel giorno, ero in udienza, quando mi ha chiamato uno dei miei difensori per darmi questa notizia non ci volevo credere perché non le nascondo che negli ultimi tempi avevo un po' perso fiducia nella giustizia e questa secondo me è stata una pagina molto importante. Non per me, per la mia persona ma per il popolo italiano, che un magistrato indipendente e autonomo rappresenta nell'esercizio delle sue funzioni. E secondo me non è stato un caso, o meglio è stato un caso e nello stesso tempo è stato significativo che questa pronuncia che ha valutato negativamente il giudizio del Consiglio superiore della magistratura in diritto, senza scendere nel merito delle accuse che mi si erano rivolte, caduta in concomitanza con delle decisioni altrettanto importanti e se vogliamo parallele. Mi riferisco all'ordinanza di archiviazione del gip di Salerno che ha dato piena ragione all'operato di Luigi De Magistris e ha denudato determinati potentati purtroppo anche giudiziari di Catanzaro. Ed è venuta anche in concomitanza con la decisione del Tribunale del riesame di Roma che ha dato piena ragione a Gioacchino Genchi, ordinando la restituzione del famoso archivio, per cui Gioacchino Genchi consulente del dottor De Magistris era stato esposto al pubblico ludibrio da alcuni esponenti della nostra classe politica dicendo che era stato l'artefice e il protagonista di uno dei più grossi scandali della Repubblica. Io credo che queste decisioni siano molto importanti non per i singoli protagonisti, ma per le istituzioni tutte, in particolare per la gente, per i cittadini che hanno diritto di essere uguali tutti di fronte alla legge e per la salvaguardia di questo principio, a mio avviso, occorrono magistrati liberi, indipendenti e autonomi non solo dal potere politico ma anche dallo stesso potere giudiziario perché ques ta a mio avviso è la novità degli ultimi tempi. Io dico che il grosso cambiamento dal '92 in poi è stato questo: che mentre nel '92 occorreva difendere l'autonomia e l'indipendenza del magistrato o del giudice dal potere politico, occorre difenderla anche e soprattutto, se vogliamo, dall'interno cioè dal potere giudiziario perché il potere politico ha compreso che per andare avanti, per instaurare un regime, per instaurare quella che è stata definita Democrazia autoritaria, era fondamentale innanzitutto deviare l'informazione e poi, appunto, munirsi di un potere giudiziario servile e quindi inserire nei luoghi apicali della magistratura pesone che avrebbero dovuto fare determinati interessi sopprimendo l'autonomia e l'indipendenza del magistrato libero del giudice libero
Blog: l'inchiesta Unipol non è più continuata. Cos'è stata una sconfitta?
Forleo: guardi io so soltanto questo, che una delle più amare pagine - questa è una mia opinione - che una delle più amare pagine della magistratura sia stata scritta il 29 luglio scorso, quando ero ancora giudice di quel caso ed ero assente per qualche giorno per un incidente domestico, quando fu rispolverata dai cassetti della procura milanese dove riposava senza che io lo sapessi la richiesta che tornava dal Senato per il senatore Nicola Latorre fu rispolverata e fu mandata a un giudice di turno, il quale non attese come appunto si conviene in questi casi il mio rientro che sarebbe dovuto avvenire dopo qualche giorno ma decise appunto in due giorni come se si trattasse di una cosa particolarmente urgente quando appunto si poteva attendere due giorni. Credo che questa sia una pagina buia per la magistratura per certa magistratura che si era battuta appunto nel '92 per l'indipendenza e l'autonomia del giudice.
Blog: lei è stata dipinta un po' come una pazza dalla varia stampa, pensa di essersi potuta difendere in tutta questa vicenda oppure no?
Forleo: mah, guardi io credo che proprio il fatto che il giudice scomodo che non si può annientare in altro modo lo si definisca pazzo è proprio dei sistemi autoritari. L'intellettuale, il giudice o la persona che è libera e che non la si può contenere in altro modo è pazza per definizione. Ma è tipico appunto dei sistemi autoritari. Quando non si hanno altri strumenti per sbaragliare il nemico lo si definisce un pazzo.
Blog: da quello che dice sembra di capire che la politica, o meglio il potere politico ha vinto sulla giustizia
Forleo: ha vinto sulla giustizia servendosi di apparati della giustizia
Blog: questo è molto grave!
Forleo: è molto grave che apparati della giustizia si siano venduti, abbiano ceduto a questo compromesso a questa mediazione, si siano dati la mano. Io sono d'accordo con Marco Travaglio quando dice che i giudici liberi come quelli di Salerno penso al dottor Apicella che è stato privato delle sue funzioni e dello stipendio, penso anche ai suoi sostituti Berasani e Nuzzi che sono stati trasferiti per aver esercitato un atto cha è stato poi avallato dal tribunale del riesame del luogo. Sono stati consegnati - dice appunto Marco Travaglio - dallo stesso potere giudiziario, cioè della serie "non ve li prendete voi ve li diamo noi". E' per questo che siamo secondo me alla vigilia di un regime se non proprio in un regime, basta leggere qualunque giornale anche il giornale più libero per vedere come l'informazione è deviata e deviante, basta accendere il nostro telev isore e ormai io sono dell'avviso che solo la rete - e se oscurano anche quella mi risulta che negli ultimi tempi ci stiamo avviando su quella strada - la rete ci salverà
Blog: con la riforma della giustizia che potrebbe passare un magistrato non potrebbe più avviare delle inchieste apprendendo notizie dai giornali. Come giudica questa novità?
Forleo: riformare la giustizia sicuramente serve ma non serve riformarla in questo modo. Non far passare alla gente al cittadino la conoscenza di quello che avviene ai suoi danni secondo me è scandaloso. La riforma delle intercettazioni telefoniche che cosa serve? Non certamente a risparmiare. Serve evidentemente ad evitare che la gente venga a conoscenza di telefonate che coinvolgono potenti, che coinvolgono potentati politici, economici e anche giudiziari, pensiamo per esempio alla famosa telefonata di Giuseppe Chiaravallotti, che era un alto magistrato che attualmente è vicepresidente dell'authority per la privacy, che parlando con la sua segretaria di De Magistris ebbe a dire "questo è un pagliaccio lo dobbiamo ammazzare? Non conviene! Gli faremo passare gli anni suoi a difendersi e diamo i soldi alla camorra." Sarebbe stata una battuta di pessimo gusto qualora poi i fatti non gli avessero dato ragione. Fu una profezia. Credo che questa riforma voglia proprio quello, voglia che la gente non sappia queste cose che avvengono evidentemente ai suoi danni
Blog: subisce ancora minacce?
Forleo: guardi minacce vere nel senso classico del termine come quelle che ho avuto ai tempi addietro non ne ho più avute. L'ultima lettera che ritengo inquietante l'ho avuta in concomitanza delle mie audiuzioni a Brescia subito dopo aver ricevuto quel proiettile che arrivò anche al dottor De Magistris. In questa busta recapitatami presso la mia abitazione c'era una mia fotografia ritagliata da un giornale con una scritta pesante. Siccome io in quel momento non stavo più trattando indagini particolarmente delicate evidentemente questo era un avvertimento che concerneva le mie dichiarazioni. Questo ovviamente e logicamente lo desumo, non ho certezze a riguardo, lo desumo logicamente era connessa appunto alle mie dichiarazioni a Brescia, che aldilà del contenuto, o meglio della penale rilevanza, sono dichiarazioni che hanno purtroppo messo a nudo personaggi chiave del sistema
Blog: quindi lei non ha paura?
Forleo: guardi io le dico che non ho mai vissuto nella paura, certo è da incoscienti non avere paura però la paura tradizionale non l'ho mai avuta. Del resto sono d'accordo con chi soddiceva, del resto più illustre di me, che chi ha paura muore ogni giorno. Io non ho paura per me. Ho paura in questo momento per la gente, per il popolo e ho paura anche per questa indifferenza che noto. Per questa rassegnazione. Ecco perché secondo me la rete è fondamentale, proprio per vincere la rassegnazione perché solo vincendo la rassegnazione e l'indifferenza si può vincere il buio della Repubblica. Perché a mio avviso siamo nella notte della Repubblica
Blog: l'incidente dei genitori suoi? E' stato detto di tutto. Lei si è fatta un'idea?
Forleo: guardi quell'incidente era stato profetizzato in una delle tante lettere che mi erano arrivate, una lettera che non era rozza, ma molto articolata però dalle indagini che sono state esperite non hanno portato a risultati di questo tipo. E' stata una coincidenza fortuita
Blog: venendo ai tempi nostri, dopo questa sentenza del Tar ha vinto il popolo italiano?
Forleo: ha vinto il popolo italiano, ripeto, è molto importante il fatto che puntualmente il Tar un organo amministrativo sbugiardi l'operato del Consiglio superiore della magistratura è significativo! Perché io non posso pensare che il Consiglio superiore della magistratura composto da magistrati, composto da persone di un certo spessore sia praticamente così ignorante da ledere puntualmente determinati principi. E questa pronuncia ne è stata la prova perché non si è entrato nel merito delle accuse, si è detto che aldilà della veridicità o meno tra virgolette accuse, di quello che avrei fatto e di quello che non avrei fatto, quelle accuse non consentivano il trasferimento. Cioè non c'erano proprio i presupposti per l'applicazione di quella norma. Purtroppo, ormai, nel Consiglio superiore della magistratura agiscono, non lo dico io ma lo dicono ormai tutti, purtroppo dominano delle logiche clientelari e logiche di spartizione del potere perfettamente analoghe e sovrapponibili a quelle che dominano in altri palazzi. In palazzi appunto della politica e questo a mio avviso in magistratura non dovrebbe assolutamente avvenire. Ma questo non solo in negativo, cioè quando si punisce tra virgolette un magistrato, ma anche in positivo. Ormai le nomine per il conferimento di incarichi direttivi importanti non avvengono secondo dei criteri di trasparenza, vengono a seconda delle logiche spartitorie. Se non si è agganciati a una corrente difficilmente si fa carriera. Ripeto non lo dico solo io, è un dato di fatto
Blog: appunto, ha citato le correnti, in magistratura esistono anche queste correnti
Forleo: infatti io, prima si parlava di riforma della giustizia, io ho sempre detto e mi rendo conto...
Blog: ...lei non è iscritta a nessuna corrente?
Forleo: io non sono iscritta a nessuna corrente, anzi, ho preannunciato ciò per cui non ho ancora avuto il tempo materiale per formalizzare, le mie dimissioni dall'Associazione nazionale magistrati, perché ritengo che in questo contesto avrebbe dovuto assumere un atteggiamento completamente diverso da quello che ha assunto in questi casi particolari sempre nell'interesse dei cittadini e non nell'interesse dei singoli magistrati. Mi rendo conto che nel breve periodo è un po' difficile però nel medio e lungo periodo occorra una riforma della giustizia che parta dalla liberazione del potere giudiziario, quindi del Consiglio superiore della magistratura dalle cosiddette correnti perché si viene a minare il principio dell'autonomia e dell'indipendenza del magistrato. Si parla di meritocrazia però poi alla fine chi riveste dei ruoli direttivi e quelle famose telefonate ce lo hanno appunto detto senza mezzi termini, non sono persone che certamente hanno meriti nel senso letterale del termine
Blog: una giustizia senza intercettazioni come sarebbe?
Forleo: sarebbe la fine
Blog: il magistrato che si butta in politica?
Forleo: io credo che ogni cittadino e quindi anche ogni magistrato ha il diritto di andare in politica o di scendere in campo come si suol dire, ho sempre creduto e continuo a credere che questa scelta deve essere però irreversibile, nel senso che una volta che si entra in politica poi non si debba tornare in magistratura perché si minerebbe poi la immagine di autonomia e indipendenza che deve connotare un magistrato. Mi meraviglia solo questo - voglio essere un po' provocatoria - mi meraviglia che il problema si sia posto con la discesa in campo tra virgolette di Luigi De Magistris perché tanti magistrati di diverso colore politico sono scesi in politica e sono tutti tornati a fare i magistrati, penso primo fra tutti il grande accusatore di Luigi De Magistris Vito D'Ambrosio, penso a Felice Casson e ad altri. Ritengo che il problema si sta ponendo adesso se som mi i vertici del potere politico e del potere giudiziario incluso Nicola Mancino, si siano affrettati a dire che un magistrato che entra in politica poi non deve tornare in magistratura e speculare sul fatto che probabilmente questa discesa in campo è un po' pericolosa. L'ho considerata e la considero una rivoluzione che Antonio Di Pietro ha avuto il coraggio di compiere. Cioè Antonio Di Pietro ha compreso che i magistrati, come le stagioni, non ci sono più quelli di una volta, ci sono magistrati da difendere e magistrati da non difendere, non certamente secondo le logiche dell'Associazione nazionale magistrati
Blog: lei non ha mai pensato di scendere in politica?
Forleo: non ci ho mai pensato
Blog: e non lo farà?
Forleo: questo ovviamente non si può dire nel senso che io ritengo di non avere le doti di un politico che sono quelle del compromesso e della mediazione, se poi la politica con la P maiuscola potrà avviarsi ad un discorso che la svincola dal compromesso e dalla mediazione mai dire mai. Ci terrei però a indossare la toga serenamente per il resto della mia vita. (dal sito di Beppe Grillo)

venerdì 22 maggio 2009

La Rete resta libera... per ora (pronti al prossimo attacco?)

L'emendamento Cassinelli stanotte è passato e ha abrogato l'art. 60 del Ddl n. 2180, più noto come il famigerato "emendamento D'Alia". I sostenitori di una Rete libera ringraziano l'onorevole Roberto Cassinelli e tutti coloro che si sono adoperati per far passare il suo emendamento.
In serata oggi il deputato Udc Roberto Rao ha criticato l'abrogazione dell'art. 60 del ddl sicurezza introdotto da un emendamento del capogruppo Udc al Senato Gianpiero D’Alia, proposta dallo stesso Cassinelli ed approvata nella scorsa notte dalle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera.“Dalle sue dichiarazioni si può pensare che l’onorevole Rao viva al di fuori della realtà” ha commentato l’on. Cassinelli (Pdl).
“Il collega Rao - prosegue Cassinelli - ha presentato, insieme ad altri deputati del suo gruppo, tre emendamenti all’articolo 60. Nessuno di questi, però, risolveva le due questioni centrali: la decisione di filtrare un sito era comunque affidata all’arbitrio del Ministro dell’interno, e non era specificato che il filtraggio di un contenuto incriminato va attuato senza intaccare l’accessibilità a contenuti terzi”.
Nelle dichiarazioni dell’onorevole Rao si legge: “è evidente che le dichiarazioni del collega Cassinelli sono strumentali al consenso di chi naviga in Rete, ma non contengono nella sostanza alcun indirizzo significativo su come evitare gravi episodi che di fatto contribuiscono a minare la credibilità della rete e la sicurezza di chi la utilizza senza essere esperto”.
“Nelle mie dichiarazioni - risponde Cassinelli - non c’è nulla di strumentale. Esse muovono semplicemente da considerazioni giuridiche e tecniche. L’ordinamento italiano è già dotato delle norme atte ad impedire e punire l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, ed è questa la garanzia data agli utenti della rete”.
Il deputato del Pdl, membro della Commissione giustizia, conclude affermando che "dell’emendamento D’Alia non c’era bisogno. Si trattava di un testo sbagliato e potenzialmente pericoloso. La sua abrogazione è una notizia molto positiva, accolta con favore da tutte le parti politiche. Per questo non riesco a comprendere le ragioni per cui l’Udc perseveri nel sostenere il contrario”.
Adesso occhi puntati sulla Hadopi ai voti in Francia: passerà?
Per chi non se lo ricordasse, l'emendamento D'Alia al "pacchetto sicurezza", passato in febbraio al Senato, costringeva gli Internet provider a filtrare i contenuti a caccia di istigazioni a delinquere e apologie di reato, e social networks come Facebook in Italia rischiavano di non poter più proseguire la loro avventura.
L'emendamento D'Alia riguardava la "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet", che al comma 1 recitava: "Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete Internet, il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla Rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine".
Una volta emesso il decreto, gli Internet provider avrebbero dovuto innescare "appositi strumenti di filtraggio" (le cui caratteristiche tecniche devono ancora essere tracciate dal ministro dell'Interno, da quello dello Sviluppo economico e quello della Pubblica amministrazione e innovazione) e isolare la pagina incriminata entro 24 ore, pena una multa da 50 mia a 250 mila euro, e l'accusa di concorso di "apologia o di istigazione in via telematica sulla rete Internet", un'imputazione punita con il carcere (articolo 414 e 414 c.cp.): da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.
Ma secondo i giuristi esperti della materia, i reati d'opinione si sovrapponevano con la manifestazione del pensiero dell'individuo: diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. Con i fornitori di Internet costretti a setacciare la libera espressione. Non solo: secondo gli esperti non è tecnicamente possibile filtrare Internet: la natura della Rete rende impossibile la censura.
Cassinelli è anche tra i promotori dell"'intergruppo Web 2.0": un'iniziativa volta ad aiutare i politici a colmare il digital divide che li rende diffidenti nei confronti dei nuovi media. Speriamo in bene...


La Rete ha vinto e resta libera

Roma - La libertà dei cittadini italiani di usare la Rete per informare ed informarsi così come loro garantito dalla Carta fondamentale dei diritti dell'uomo e del cittadino prima e dalla Costituzione poi è salva... almeno per il momento.

I Deputati italiani, infatti, mostrando una maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l'art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D'Alia, approvando l'emendamento Cassinelli. Uno dei più pericolosi attentati alla libertà dell'informazione in Rete ed attraverso la Rete è stato, dunque, sventato.

L'emendamento D'Alia, infatti - che sia stato frutto di superficialità , ignoranza delle dinamiche di circolazione dei contenuti in Rete o di un eccesso di giustizialismo - avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell'applicazione di una perversa logica repressivo-cautelar e in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione avrebbe finito con il gravare sull'intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell'impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.

Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto - ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato - un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.
Oggi, però, credo sia più importante parlare di come si è impedito che tale intendimento divenisse realtà e si è giunti al pentimento operoso del nostro legislatore. Si tratta, infatti, di un percorso virtuoso che sarebbe auspicabile non restasse isolato. Protagonista indiscussa di questo percorso è stata - mi sia consentito, solo per un istante, proporne un'immaginaria personificazione - la Rete in tutte le sue molteplici forme e sfaccettature.

È stato il tam tam della blogosfera, quello nelle piattaforme di social network, il rimbalzare dei video su YouTube, il libero esercizio da parte di centinaia di migliaia di cittadini italiani che ogni giorno usano la Rete del loro diritto di critica e la viralità della comunicazione elettronica a costringere il Parlamento a prestare attenzione ai 1684 caratteri (spazi esclusi) dell'emendamento D'Alia che, altrimenti, avrebbero rischiato di passare inosservati e di formare oggetto - come probabilmente già accaduto al Senato - di un voto distratto, assonnato, intorpidito che, difficilmente, le parole "filtraggio", "Internet" o "connettività" sarebbero state in grado di risvegliare.

È un successo della Rete, dunque, quello che si è celebrato nella serata di ieri a Montecitorio al momento del voto in Commissione riunita Giustizia-Affari Costituzionali con il quale si è abrogato l'art. 60 del DDL n. 2180, l'emendamento D'Alia. La Rete ha difeso se stessa, si potrebbe dire con formula riassuntiva, giornalisticamente forse efficace ma linguisticamente e giuridicamente approssimativa.

A dirla meglio la realtà è che quella che si è appena consumata sotto i nostri occhi è la prova che Internet è ormai divenuto uno strumento maturo di democrazia elettronica da utilizzarsi in una politica partecipata, ampia e condivisa, caratterizzata da un dialogo aperto, rapido e schietto tra eletti ed elettori, dialogo nell'ambito del quale i numeri e la cassa di risonanza rappresentata dalla dimensione globale del fenomeno possono indurre i primi a ritornare sui propri passi ascoltando l'opinione dei secondi, noi, gli elettori.

Nel mondo dei media tradizionali, della televisione e della carta stampata questo non sarebbe mai stato possibile perché l'informazione correva verticalmente dai più grandi (economicamente e politicamente) ai più piccoli senza alcuna possibilità di invertire la direzione e i primi formavano a loro immagine e somiglianza l'opinione pubblica generando il consenso e scongiurando il formarsi di sacche di dissenso.

È questo il miracolo della Rete, primo mezzo di comunicazione di massa nel senso più pregnante del termine, in grado di lasciarsi plasmare ed utilizzare dai più numerosi e non già dai più grandi economicamente e politicamente.

Tale constatazione costituisce, ad un tempo, la ragione per la quale l'accesso libero e neutrale alla Rete va garantito e tutelato quale presupposto indefettibile dei diritti e delle libertà fondamentali e del perché, da più parti, talora in maniera più trasparente e talaltra più celata, si vorrebbe trasformare, a colpi di regole, la Rete in una grande TV.

Congratulazioni Signora Net, una bella e meritata vittoria!

Occorre, tuttavia, dare a Cesare quel che è di Cesare e, quindi, riconoscere che gli sforzi di quanti in Rete ed attraverso la Rete hanno, nelle ultime settimane, fatto il possibile perché questo risultato venisse raggiunto, sarebbero rimasti frustrati se non avessero trovato adeguata sponda nella responsabilità e nel senso del dovere di alcuni uomini delle Istituzioni ed in alcuni politici più illuminati di altri che hanno raccolto il grido di preoccupazione dei cittadini e lo hanno tradotto in emendamenti all'emendamento D'Alia che - istituzionalmente parlando - non è rimasto travolto dalle urla della Rete ma è stato, invece, soppresso dall'approvazione di due emendamenti sostanzialmente gemelli presentati uno dal PD (molti firmatari) e l'altro dall'On. Cassinelli - lo stesso del Salvablog - che già aveva presentato, facendosi per primo portatore delle istanze della Rete, un altro emendamento meno radicale ma, comunque, in grado di "neutralizzare" il ciclone D'Alia.

Guido Scorza
www.guidoscorza. it
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione

giovedì 21 maggio 2009

La campagna elettorale corre anche sul web

Il 6 e 7 giugno, date delle elezioni amministrative saccensi e del rinnovo del parlamento europeo, si avvicinano sempre di più e tutti i politici, di qualsivoglia schieramento partitico, si stanno aggiornando secondo le nuove tecniche di contatto con l’elettore.
Questa campagna elettorale infatti sembra sempre di più incentrata sullo sfruttamento del web e di internet. Quasi tutti i candidati hanno deciso di sfruttare appieno e concretamente lo spazio che offre il web e tutti stanno allestendo i propri siti internet personali, le proprie pagine su facebook, il più grande e più famoso social network mondiale, nonché i propri blog. In questo modo risulta più semplice intercettare una cospicua fetta dell’elettorato, soprattutto quello costituito dai giovani, magari addirittura da coloro che sono alle prime esperienze all’interno della cabina elettorale.
Sul web corrono veloci le cosiddette “santuzze”, ossia i fac-simile con tanto di foto del candidato in primo piano, insieme al simbolo della lista che lo accompagna e dello slogan scelto per l’occasione.
Sul web è semplice veicolare le proprie idee per la città, essere sempre in contatto con l’elettore il quale trova quasi sempre l’indirizzo email del candidato che vuole contattare o pubblicizzare al meglio il proprio programma politico che quasi sempre è costituito da pochi ma fondamentali punti.
La campagna elettorale insomma oltre che nei consueti modi di sempre ha investito anche la rete internet, tutti i giorni, più volte al giorno, l’internauta viene bombardato da messaggi elettorali, dai gruppi della lista del momento, dalle foto dei candidati, da programmi più o meno sostanziosi o più o meno per il bene della città. La campagna elettorale ha raggiunto quindi forme a dir poco capillari, dove tutti possono contattare tutti, e questo sia da parte del candidato verso gli elettori, sia da parte degli elettori nei confronti del candidato.
Ad onor del vero è bene sottolineare che il web, seppur fenomeno in ascesa, è ancora ben lungi dall’intercettare la maggioranza delle persone e di conseguenza dei votanti. Basti pensare agli ultimi dati ufficiali i quali ci confermano che internet non ha ancora catturato un italiano su due anche se tre su quattro hanno il computer a casa. Ben il 18,8% degli italiani si dice disinteressato totalmente a navigare nel web e si tratta soprattutto di donne, over 50, casalinghe, con titoli di studio elementare o di scuola media inferiore, o in generale di pensionati, soprattutto quei pensionati che non hanno giovani che vivono in casa con loro.
Chi non utilizza i servizi internet spiega di non esserne abituato (47,7%), di preferire il contatto diretto con le persone (31,6%), di non fidarsi (7,6%), di averci provato ma di non esserci riuscito o di aver capito poco il modo di utilizzare il web (5,5%). Chi utilizza internet invece (58,5%) lo fa quasi tutti i giorni, soprattutto da casa o da uffici con la connessione veloce adsl (84,5%), per cercare informazioni di qualsiasi genere e utilizzare la posta elettronica. E' maschio, sotto i 50 anni, con diploma o laurea, impiegati o studenti, o si tratta di coppia con figli. Fra chi ancora non ha il computer, la maggior parte (82,2%) non lo comprerebbe anche se ci fossero incentivi economici e comunque, anche se lo avesse, non navigherebbe sul web (74,2%) perché non ne ravvede l’utilità.
Chi non utilizza internet lo fa perché non ha le competenze (46%) o perché non gli interessa, non sa cosa sia e cosa offre o perché non gli interessano i suoi contenuti. Da casa, agli italiani piacerebbe accedere facilmente ad informazioni di proprio interesse (15,5%), poter parlare e vedere amici e parenti lontani soprattutto gratis (9%) utilizzando i programmi adatti, leggere e scaricare giornali, news, organizzare viaggi, acquistare biglietti del treno e dell’aereo o addirittura per pagare bollette.
Da questo breve resoconto, comprendiamo bene come la politica abbia deciso di sfruttare al meglio ogni spazio disponibile, tutte quelle possibilità, anche minime, che le possano permettere di intercettare voti mentre sono i votanti che ancora, in massima parte, devono aggiornarsi ed investire sul web poiché ancora il numero degli effettivi internauti è infinitamente inferiore rispetto al numero di quelli potenziali. Ma si sa, anche un voto può risultare decisivo, soprattutto alle elezioni comunali, soprattutto quando gli aspiranti consiglieri sono ben 369.

Calogero Parlapiano - tratto da "Controvoce"

mercoledì 20 maggio 2009

Il Premio dedicato a Vincenzo Licata

L’edizione 2009 del Premio Nazionale di letteratura e poesia “Vincenzo Licata – Città di Sciacca” ha aperto oramai da qualche mese i battenti. Il Premio vuole essere un momento di crescita culturale e sociale attraverso la bellezza dei versi poetici e tramite la figura del poeta Vincenzo Licata, una delle migliori penne dialettali che la Sicilia abbia mai potuto annoverare.

Sono tanti gli estimatori del poeta Licata e la sua arte poetica continua a tutt’oggi a richiamare migliaia di affezionati. Sul sito http://www.vincenzolicata.it/ potete prendere visione del bando per poter partecipare al premio e della scheda di partecipazione che deve essere compilata e spedita contestualmente ai vostri lavori. Sullo stesso sito, che ricordiamo, al pari del Premio, è stato autorizzato e datoci in esclusiva dagli eredi del Poeta, potrete trovare anche una ricca finestra dedicata a Vincenzo Licata con tanti approfondimenti, foto, poesie e curiosità.

Anche su face book, il social network più famoso del momento, potrete trovare il gruppo relativo al Premio (clicca qui) con tutti i dettagli per poter partecipare: iscrivetevi al gruppo e invitate all’iscrizione tutti i vostri amici virtuali e non.

Insieme alla promozione sociale dell’arte poetica, del Premio, della figura di Vincenzo Licata e della città di Sciacca, vogliamo in quanto Associazione, unirci a quanti negli anni hanno chiesto e chiedono ancora oggi che venga dedicata al nostro Poeta una via della città e finalmente collocata la statua che raffigura il Poeta, statua realizzata ormai da diversi anni dal Maestro Filippo Prestia. A quanto pare, è stata già individuata la zona nella quale collocare la statua, ossia nei pressi della Capitaneria di Porto, allo Stazzone ma i continui lavori in corso nell’area e il fatto che ancora debba essere realizzata una base sulla quale poggiare la statua ne hanno frenato e bloccato l’iniziativa.

Ci auguriamo che quanto detto possa essere finalmente realizzato per poter dare lustro ad una figura così carismatica per Sciacca e farne patrimonio per tutti i saccensi. Non ci resta che continuare ad invitarvi a prendere parte al Premio, a partecipare e diffondere questa importante iniziativa culturale. C’è tempo ancora fino al 30 giugno.

Vi aspettiamo numerosi.

martedì 19 maggio 2009

Attacco alla Democrazia... (e siamo solo all'inizio)

L´attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l´obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei sentatetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D´Alia (UDC), è Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera.E nel testo approdato alla Camera l´articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D´Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere. In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all´estero. Il Ministro dell´interno, in seguito a comunicazione dell´autorità giudiziaria,può disporre con proprio decreto l´interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L´attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l´istigazione a delinquere e per l´apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l´istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all´odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l´informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l´unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è > l´unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l´ennesima volta, in una materia che vede un´impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d´interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l´istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il> progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni > sempre più capillari che non si riesce a dominare. Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l´Italia come la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata PuntoInformatico. Fate girare questa notizia il più possibile. E´ ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E´ in gioco davvero la democrazia!!!

lunedì 18 maggio 2009

Elezioni: Affissione selvaggia?

VISIBILITA’ ABUSIVA E SELVAGGIA

“Ad ogni tornata elettorale le città e i comuni sono imbrattati dai manifesti elettorali abusivi. Si tratta di uno scempio, di una prepotenza e di una illegalità di fronte alla quale le istituzioni sono colluse. I cittadini denuncino ogni affissione di manifesti posta fuori gli spazi a loro destinati. A scanso di insabbiamenti, le segnalazioni con racc. a.r. devono essere indirizzate ai vigili urbani, e contestualmente ai carabinieri e/o alla polizia.”

Questa è la presa di posizione del dr Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie.

“Ad ogni elezione tutti i partiti, che d’altronde già da tempo non rappresentano gli interessi dei cittadini, invadono le città d'Italia deturpandole con una vera e propria guerriglia urbana fatta di illegalità, spreco, lavoro nero e prepotenza. Decine di migliaia di manifesti abusivi, il cui tempo di vita medio è di poche ore, vengono attaccati su ogni muro e ogni luogo disponibile da squadre di lavoratori in nero, assoldati da agenzie specializzate che godono dell'impunità più assoluta. La legge prevede che il Comune predisponga apposite plance, dove ad ogni partito è assegnato il suo spazio. Una legge mai rispettata. Secondo Radio Radicale per ogni elezione i Comuni spendono circa 100 milioni di euro per rimuovere i manifesti affissi abusivamente. In alcuni casi fanno anche le multe. A Roma nel 2008 ne sono state fatte 5.472, che al costo di 400 euro l'una, in totale arrivavano a 2 milioni e 188 mila euro. Ma il Parlamento, con il decreto Milleproroghe del marzo 2009, grazie a un emendamento proposto insieme dal Pdl e dal Pd, ha approvato un condono per le multe inflitte a partiti e candidati dal 2005 a tutt’oggi. Nel servizio delle “Iene” trasmesso da “Italia 1” del 17 aprile 2009 sull'affissione abusiva dei manifesti, si sente dalla viva voce del rappresentante della maggiore agenzia di affissioni di Milano come vengono gestite le campagne elettorali sulle strade. «Il mio consiglio spassionato da tecnico è andare in abusiva, solo in abusiva! Il Comune non riesce a starci dietro. Chiude un occhio. Poi magari te li coprono, però dopo 4-5 giorni. Il Comune lo sa che siamo noi a devastare la città. Come saprai per legge i manifesti elettorali andrebbero affissi negli spazi che ogni comune mette a disposizione in occasione della campagna. Ad ogni partito sono assegnate un pari numero di plance appositamente contrassegnate. Ogni manifesto attaccato fuori dagli spazi preposti dovrebbe essere multato per ogni giorno che rimane affisso. Noi prendiamo multe per 58mila euro - prosegue l’intervista delle Iene - ma paghiamo 1.000 euro ed è finito. Nessuno ha mai pagato una multa da quel punto di vista lì. Aspettano tutti i condoni. Invece quest’anno non devi nemmeno aspettarlo, perché c’è già». «Giro tutta la notte per controllare che non ci siano sovrapposizioni delle squadre e per risolvere, eventualmente, controversie sul territorio. Come vedi ho una pistola a portata di mano». Sono le parole letterali del boss dell’organizzazione di attacchinaggio elettorale a Roma riportate dal “Corriere della sera” in un articolo dell’11 aprile 2008.

Questa è l’Italia del trucco, l’Italia che siamo!!”

Grazie dell’attenzione.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


domenica 17 maggio 2009

Espropriamo la rete Telecom?


Telecom vuole rinnovare la rete fissa. A carico nostro, suggerisce un rapporto commissionato dal governo a Caio. Ma forse una strada migliore per garantire gli investimenti necessari a rinnovarla c’è

Per anni si è parlato di innovazione in Italia. In tutte le salse e da parte di tutti gli schieramenti politici, associazioni sindacali e imprenditoriali: persino nelle campagne elettorali dei candidati sindaco per il comune di Quartuggiaro Inferiore (con i cui abitanti ci scusiamo se esiste davvero) ci sono imponenti accenni all’innovazione come strumento per uscire dalla crisi globale. E ça va sans dire che innovazione vuol dire anche e soprattutto fornire su tutto il territorio nazionale una rete di telecomunicazioni che permetta a tutti un accesso ad internet veloce e affidabile. E’ completamente inutile progettare campi da golf per manager in Sicilia se non c’è un wi-fi che funzioni, o spingere sulla promozione di prodotti alimentari locali se il sito dell’azienda agricola uno se lo deve far gestire in Germania.

IL RAPPORTO DI CAIO - Per questo motivo il governo italiano nel 2008 ha affidato ad uno dei massimi esperti del settore, Francesco Caio, già amministratore delegato della Omnitel, poi imprenditore in proprio con la Netscalibur, infine capo della britannica Cable & Wireless, la stesura di un rapporto che valuti lo stato delle rete internet italiana e gli investimenti necessari per portarla a livelli di eccellenza. Cosa dice questo rapporto? In sintesi, che siamo messi maluccio, se non peggio. Infatti è vero che la rete telefonica di rame sulla quale si può far passare l’ADSL copre il 95% della popolazione italiana, ma se iniziamo a togliere quei tratti dove, per vetustà delle infrastrutture, non è possibile erogare una banda superiore al megabyte arriviamo all’88%. Già per portare il 99% della popolazione ad almeno 2 megabyte occorrerebbero 2 anni e 1,3 miliardi di euro. E parliamo solo della rete ADSL, che probabilmente una volta completata arriverà al limite della saturazione e sarà già obsoleta. Se iniziamo a guardare veramente al futuro, continua il rapporto, sarebbe necessario pensare alla fibra ottica e qui i costi lievitano a dismisura: 10 miliardi in 5 anni per collegare 10 milioni di famiglie dice Caio, di più, almeno il doppio, se si vogliono collegare anche le aree rurali.

L’AIUTINO A TELECOM - Trovato il sintomo e la cura, rimane però da decidere chi debba essere il medico. Caio evidenzia come gli investimenti in nuove infrastrutture di rete da parte degli operatori di telecomunicazioni nazionali, Telecom in testa, non siano solo insufficienti ad oggi, ma addirittura in decrescita, non stimolati né dalla insufficiente concorrenza (l’ex incumbent e Fastweb hanno appena concluso un accordo per condividire la rete esistente), né dalla timida azione della Authority alla Concorrenza, a cui consiglia di pubblicare non solo le tariffe dei vari operatori, ma anche di rapportarle con le prestazioni offerte: insomma, “pubblicare la qualità del servizio erogato dai vari gestori e provider (banda, tempi di risposta, ecc..) anche per aiutare clienti e gestori a focalizzarsi non solo sul prezzo più basso ma anche sul rapporto prezzi/prestazioni“. Cose che qualsiasi ragazzino smanettone sa fare da sé, ma nella frase è chiaro l’intento di dare un “aiutino” a Telecom, rispetto alle “low cost” della banda larga. Ma l’aiutone arriva qualche riga dopo: chi dovrà costruire la nuova rete? Caio suggerisce di sceglierlo attraverso una gara. Ma una gara un po’ particolare, ovvero attraverso la suddivisione del territorio in aree per ognuna delle quali mettere a gara la copertura stabilendo un tetto massimo di finanziamento pubblico. “Vince la gara l’operatore o il consorzio che richiede l’ammontare minore di finanziamento pubblico“.

I DISASTRI DELLE PRIVATIZZAZIONI - Insomma, sembra uno di quei romanzi gialli in cui l’assassino è sempre il maggiordomo. Anche qui, pur con la consolazione del massimo ribasso, a mettere il liquido per gli investimenti delle compagnie telefoniche private, ci vuole il settore pubblico. Ovvero leggasi “i denari dei contribuenti“, che - a leggere quanto scritto da Caio - dovrebbero andare a beneficiare direttamente le aziende telefoniche, e soltanto indirettamente i cittadini. La rete serve, è vero; così come è vero che i soldi non ci sono. E se non ci sono un motivo c’è. Purtroppo oggi vengono a galla i disastri compiuti delle privatizzazioni fatte tramite “leveraged buyout” dagli anni 90 ad oggi. Telecom, come del resto Autostrade, hanno in questi anni “spremuto” i loro utenti non per fare utili da poi investire in parte nel miglioramento del servizio e nel rinnovamento delle infrastrutture, ma bensì per pagare i debiti che i loro nuovi proprietari avevano stipulato con le banche che gli avevano concesso i fidi per acquistare le aziende stesse. Un po’ come il tizio che compra l’appartamento col mutuo e per pagarne le rate lo affitta agli studenti fregandosene se crolla l’intonaco, i pavimenti sono dissestati e il lavandino perde acqua. Basti pensare a Tiscali che ha dovuto rinegoziare recentemente il suo debito con le banche perché l’azienda non era nemmeno in grado di pagarne gli interessi. Che investimenti può fare una azienda messa così?

LA STRADA PEGGIORE -Rimanendo perplessi riguardo ad una gara al ribasso nei costi di infrastrutture ad alta tecnologia, e che comunque alla fine quei soldi sarebbero comunque pubblici, ci si chiede ma perché dobbiamo continuare a finanziare aziende private? Forse non sarebbe meglio a questo punto pubblicizzare l’intera rete stante l’incapacità manifesta dei privati a garantirne il buon funzionamento? Pagando un equo indennizzo per l’esproprio, e per equo si deve intendere che siamo tutti coscienti del fatto che la rete è troppo obsoleta per valere tantissimo, e che soldi da investire bisognerà mettercene molti. Altrimenti, se proprio si vuole essere liberisti perché non una bella public company da quotare in Borsa che sia in grado, magari con la garanzia pubblica, di raccogliere capitali freschi? Delle quote paritarie potrebbero possederle le aziende telefoniche, che così avranno la possibilità di nominare persone nel consiglio di amministrazione e dire la loro, senza che ci sia un ex monopolista a “concedere” l’accesso, con tutto quel sovrappiù di competition by litigation che le compagnie fanno ogni due o tre mesi. Insomma, piuttosto che regalare soldi ai privati, le soluzioni alternative ci sono. Le strade sono tante, se si vuole. Ma ovviamente si sceglierà quella peggiore.

di Alessandro Guerani
postato alle 10:30 del 12 maggio 2009 in Economia (http://www.giornale ttismo.com/ archives/ 26110/un- impegno-concreto -espropriamo- la-rete-telefoni ca/)

sabato 16 maggio 2009

Sicilia: la parentopoli dei contributi


Emergono alcuni legami, diretti e talvolta familiari, fra parlamentari ed enti destinatari della pioggia contributi regionali bloccati dal commissario di Stato

CATANIA - Alla faccia della grande opera di rinnovo culturale e democratico della Sicilia. Evidentemente non era del tutto disinteressata la pioggia di contributi che la Regione avrebbe voluto devolvere a enti, circoli culturali, complessi bandistici e centri studi. Talmente tanti e diversificati che anche il commissario di Stato, prima di emanare l’impugnativa, ha faticato a trovare persino le sedi giuridiche.

La Repubblica mette in evidenza il "vasto intreccio di legami, diretti o familiari, fra i parlamentari sponsor e i destinatari dei sussidi".

Uno dei protagonisti della manovra, l’assessore alle Finanze Michele Cimino, non ha mai fatto mistero di avere spinto per inserire in bilancio un contributo complessivo di 250 mila euro (200 ad Agrigento e 50 a Palermo) all’Unione giuristi cattolici, alla quale Cimino non è solo, come dice, "vicino nei sentimenti". Dell’associazione, infatti, l’assessore è anche il delegato in Sicilia, ma "non tengo mica la contabilità" aveva precisato.

Fabio Rubino, cognato del presidente dell’Ars Francesco Cascio, è presidente della Palermo rugby, che avrebbe ricevuto un contributo da 150 mila euro.

"Nel Pdl, a Palermo – rivela il quotidiano - un ruolo non da comparsa l’hanno interpretato due deputati alla prima legislatura. Giovanni Greco aveva ottenuto 100 mila euro la cooperativa Corim di Marineo, presieduta fino a qualche tempo fa dal nipote Antonino (che l’anno scorso fu pure candidato alla carica di sindaco del paese) e guidata, dal 7 febbraio 2008, da un altro Greco, Benedetto. Franco Mineo, invece, aveva ottenuto 100 mila euro per l’associazione di volontariato Caput mundi, che lo aveva sostenuto alle scorse elezioni".

Intrecci poco chiari anche in Sicilia orientale. "L’Accademia degli zelanti e dei dafnici di Acireale aveva ricevuto 130 mila euro e ha una storia antica che parte dalla fine del ’600, gestisce una pinacoteca, vanta molti apprezzamenti. Ma ha anche il suo bravo sponsor all’Ars, primo tra tutti il deputato dell’Mpa Nicola D’Agostino che - fa notare il segretario del Pd catanese Luca Spataro - è il figlio di Salvo D’Agostino, socio dell’Accademia".

Pioggia di soldi anche su Acicatena, per il Centro studi, La Svolta e Cine Nostrum. Il sindaco del paesino etneo e deputato all’Ars è Raffaele “Pippo” Nicotra, il suo vice, Francesco Petralia, è anche il segretario del centro studi.

venerdì 15 maggio 2009

Diminuiscono i fannulloni in Sicilia

Continua il trend in discesa, ormai consolidato, delle assenze dal servizio dei dipendenti regionali . I dati e il diagramma aggiornati sono pubblicati sul sito internet della Regione (www.regione. sicilia.it). A quasi un anno dall'avvio dei rilevamenti effettuati dall'unita' di analisi delle performance dell'azione amministrativa nella Regione siciliana, il dato mostra una diminuzione delle assenze per malattia che, su base annua, si attesta al 23%.

Raffrontando il dato di aprile 2009 a quello di aprile 2008, le giornate di assenza per malattia risultano essere 3637 in meno. Complessivamen te da maggio 2008 ad aprile 2009 le giornate di assenza per malattia risultano 49.468 in meno rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente, per un recupero di produttivita' calcolato in 5 milioni e 678 mila euro, considerando la retribuzione media giornaliera del dipendente regionale (114,80 euro).

giovedì 14 maggio 2009

Ecco come i truffatori vengono protetti dal Parlamento

Class action e retroattività , ecco come in Parlamento
si cerca di proteggere i truffatori


Per capire che cosa succede nelle assemblee legislative bisogna prestare molta attenzione a due momenti topici dell’attività parlamentare (o consiliare, se si tratta di consigli regionali): la proposta di emendamento e le sedute delle commissioni legislative.

Durante le sedute, infatti, gli atteggiamenti degli schieramenti politici e dei deputati (o consiglieri) sono molto diversi da quelli, pubblici, che si tengono nel corso delle sedute d’aula dove si lavora sotto gli occhi di tutti. Le sedute delle commissioni, infatti, non prevedono la presenza del pubblico a meno che non sia disposto diversamente dall’ufficio di presidenza. Questa riservatezza consente di assumere posizioni e prendere decisioni che non hanno un riferimento preciso con ciò che accade in Aula.

L’emendamento risponde alla stessa logica ma non ha nulla a che vedere con l’iter della discussione in commissione. L’emendamento è la proposta che il singolo deputato fa per modificare il disegno di legge. Esso aggiunge, cancella, sostituisce l’articolo del ddl e deve essere votato dall’assemblea a meno che non venga giudicato improponibile dal presidente della seduta.

Così come nelle commissioni si assumono posizioni differenti da quelle sbandierate dai gruppi parlamentari o partiti di appartenenza, l’emendamento cambia le carte in tavola, modificando, talvolta profondamente, il disegno di legge comunicato come posizione politica dal governo, gruppo parlamentare, coalizione eccetera.

Facciamo conto che si affermi solennemente che non verranno fatti favori di alcun tipo a coloro che hanno truffato i risparmiatori e che questa affermazione sia verificata e verificabile in un disegno di legge proposto, poniamo, dal governo.

Grazie all’emendamento si può ottenere un duplice risultato: mantenere l’impegno assunto e fare un favore ai truffatori.

Come?

Semplice. S’incarica un deputato disposto alla bisogna (potrebbe diventare la vittima sacrificale se la cosa viene sgamata…) di presentare un emendamento che corrisponde alle volontà “vere” del governo, della coalizione o del gruppo parlamentare. Se passa (in questo caso occorre che l’opposizione non se ne accorga o decida di non accorgersene) la posizione del governo resta immacolata, quella della coalizione no, perché ne risponde; se non passa, il deputato viene gettato a mare, la sua diventa una iniziativa individuale e come tale viene comunicata all’opinione pubblica.

Questa ampia premessa appare indispensabile per calarci sul caso concreto che nulla ha a che vedere, ovviamente, con i maneggi e gli intrighi di cui abbiamo sopra scritto. Il caso concreto è la Class action, la possibilità di cittadini danneggiati da malversazioni, camarille, prodotti dannosi, di condurre una comune battaglia in tribunale. Negli Stati Uniti d’America questa opportunità ce l’ha da moltissimi anni ed è grazie a questa che, per esempio, gli inquinatori hanno dovuto sborsare un sacco di soldi ai cittadini vittime dell’inquinamento.

Stando al testo esitato dalla Commissione al senato, la Class action, introdotto in Italia, avrebbe valore retroattivo (dal luglio 2008), permettendo un’azione dei cittadini nei casi Parlamalat e Cirio. Poi è arrivato un emendamento, il fatidico emendamento. Esso elimina la retroattività , salvando un bel po’ di gente.

«C’è un emendamento in questo senso del senatore Alberto Balboni (Pdl, ndr)», riferisce il relatore al disegno di legge sviluppo, Antonio Paravia (Pdl) a margine dei lavori in senato. Secondo il testo del ddl esitato dalla commissione industria del senato le azioni di classi contro frodi possono eessere esercitate a partire dal luglio 2008. L’emendamento del PDL elimina la retroattività .

A parte ciò, l’azione di classe all’italiana è assai diversa da quella americana e tende a tutelare in qualche misura le aziende, potrà essere iniziata solo nel caso di illeciti commessi dopo l’approvazione del Collegato Sviluppo, ora all’esame del Senato e che dovrà essere esaminato anche alla Camera

C’è molta attesa sulle decisioni che il Parlamento assumerà in via definitiva, dopo tanti rinvii, sollecitati dalle preoccupazioni dell’imprenditoria italiana. Migliaia di cittadini frodati potrebbero essere privati del diritto di chiedere di essere risarciti.

Elio Lannutti , a nome dell’Italia dei Valori, avverte che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». Stesso concetto viene espresso, per il PD, dal capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro.



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Class action e retroattività , ecco come in Parlamento
si cerca di proteggere i truffatori

Per capire che cosa succede nelle assemblee legislative bisogna prestare molta attenzione a due momenti topici dell’attività parlamentare (o consiliare, se si tratta di consigli regionali): la proposta di emendamento e le sedute delle commissioni legislative.

Durante le sedute, infatti, gli atteggiamenti degli schieramenti politici e dei deputati (o consiglieri) sono molto diversi da quelli, pubblici, che si tengono nel corso delle sedute d’aula dove si lavora sotto gli occhi di tutti. Le sedute delle commissioni, infatti, non prevedono la presenza del pubblico a meno che non sia disposto diversamente dall’ufficio di presidenza. Questa riservatezza consente di assumere posizioni e prendere decisioni che non hanno un riferimento preciso con ciò che accade in Aula.

L’emendamento risponde alla stessa logica ma non ha nulla a che vedere con l’iter della discussione in commissione. L’emendamento è la proposta che il singolo deputato fa per modificare il disegno di legge. Esso aggiunge, cancella, sostituisce l’articolo del ddl e deve essere votato dall’assemblea a meno che non venga giudicato improponibile dal presidente della seduta.

Così come nelle commissioni si assumono posizioni differenti da quelle sbandierate dai gruppi parlamentari o partiti di appartenenza, l’emendamento cambia le carte in tavola, modificando, talvolta profondamente, il disegno di legge comunicato come posizione politica dal governo, gruppo parlamentare, coalizione eccetera.

Facciamo conto che si affermi solennemente che non verranno fatti favori di alcun tipo a coloro che hanno truffato i risparmiatori e che questa affermazione sia verificata e verificabile in un disegno di legge proposto, poniamo, dal governo.

Grazie all’emendamento si può ottenere un duplice risultato: mantenere l’impegno assunto e fare un favore ai truffatori.

Come?

Semplice. S’incarica un deputato disposto alla bisogna (potrebbe diventare la vittima sacrificale se la cosa viene sgamata…) di presentare un emendamento che corrisponde alle volontà “vere” del governo, della coalizione o del gruppo parlamentare. Se passa (in questo caso occorre che l’opposizione non se ne accorga o decida di non accorgersene) la posizione del governo resta immacolata, quella della coalizione no, perché ne risponde; se non passa, il deputato viene gettato a mare, la sua diventa una iniziativa individuale e come tale viene comunicata all’opinione pubblica.

Questa ampia premessa appare indispensabile per calarci sul caso concreto che nulla ha a che vedere, ovviamente, con i maneggi e gli intrighi di cui abbiamo sopra scritto. Il caso concreto è la Class action, la possibilità di cittadini danneggiati da malversazioni, camarille, prodotti dannosi, di condurre una comune battaglia in tribunale. Negli Stati Uniti d’America questa opportunità ce l’ha da moltissimi anni ed è grazie a questa che, per esempio, gli inquinatori hanno dovuto sborsare un sacco di soldi ai cittadini vittime dell’inquinamento.

Stando al testo esitato dalla Commissione al senato, la Class action, introdotto in Italia, avrebbe valore retroattivo (dal luglio 2008), permettendo un’azione dei cittadini nei casi Parlamalat e Cirio. Poi è arrivato un emendamento, il fatidico emendamento. Esso elimina la retroattività , salvando un bel po’ di gente.

«C’è un emendamento in questo senso del senatore Alberto Balboni (Pdl, ndr)», riferisce il relatore al disegno di legge sviluppo, Antonio Paravia (Pdl) a margine dei lavori in senato. Secondo il testo del ddl esitato dalla commissione industria del senato le azioni di classi contro frodi possono eessere esercitate a partire dal luglio 2008. L’emendamento del PDL elimina la retroattività .

A parte ciò, l’azione di classe all’italiana è assai diversa da quella americana e tende a tutelare in qualche misura le aziende, potrà essere iniziata solo nel caso di illeciti commessi dopo l’approvazione del Collegato Sviluppo, ora all’esame del Senato e che dovrà essere esaminato anche alla Camera

C’è molta attesa sulle decisioni che il Parlamento assumerà in via definitiva, dopo tanti rinvii, sollecitati dalle preoccupazioni dell’imprenditoria italiana. Migliaia di cittadini frodati potrebbero essere privati del diritto di chiedere di essere risarciti.
Elio Lannutti , a nome dell’Italia dei Valori, avverte che «ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri e truffatori». Stesso concetto viene espresso, per il PD, dal capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro.


mercoledì 13 maggio 2009

Sarebbe stato troppo?

PERCHE' NON USANO GLI IMPRENDITORI- SPIA?

Non passano i presidi spia per denunciare i bambini clandestini e i giornali danno il merito al compagno Gianfranco Fini.

La Lega fa pessimo viso a buon gioco ma è divertente il fatto che individui le spie sempre nell’odiato settore pubblico, i medici, gli insegnanti (meridionali) , soggetti che sono alla base della convivenza civile e che invece vorrebbe trasformare in delatori.

Eppure a ben guardare la Lega farebbe presto a trovare un’alternativa nel privato. Se tutti gli imprenditori che votano Lega domattina decidessero di denunciare i loro dipendenti non in regola con il permesso di soggiorno, non si risolverebbe quasi per incanto un problema che sta così a cuore alla presunta parte sana del paese? E se lo includessero nel prossimo pacchetto sicurezza? Ma come mai non ci hanno pensato?

tratto da www.gennarocarotenuto.it

martedì 12 maggio 2009

Più contributi per tutti. Sicilia & Cuffaro

Totò Cuffaro ha letto sui quotidiani la tabella H annessa alla finanziaria votata dall'Ars - quella dei contributi a pioggia – e si è fatta una risata lunga quanto la Palermo-Catania casello-casello, andata e ritorno.

Ne ha tutto il diritto.

Ma dopo essersi fatto la legittima e comprensibile risata, ha pensato a qualcosa di meglio in modo da rendere stabile il compiacimento. Ed ha lanciato “un concorso di idee" per coniare un nuovo termine che possa sostituire, nel vocabolario della lingua italiana, quel ‘cuffarismo’ che rischia di diventare obsoleto” (come si legge in una nota arrivata sul nostro desk). Fu accusato di avere introdotto nella politica il 'cuffarismo'', sinonimo di creazione del consenso attraverso clientele. Ma ora quella definizione "rischia di diventare obsoleta", afferma ironicamente commentando i contributi per 78 milioni di euro a enti, associazioni e centri studi, erogati dalla finanziaria approvata dall'Assemblea regionale siciliana, nei giorni scorsi. Circa 14 milioni in più di quanto la Regione sborsò l'anno scorso.

Ieri alcuni deputati del Pdl avevano parlato di una riproposizione del "mercato delle vacche", puntando il dito contro le scelte operate dal governo presieduto da Raffaele Lombardo.

Totò Cuffaro confessa di essersi “divertito se non fosse per il danno che la Sicilia dovrà patire dopo aver letto sulla stampa il modo “creativo” in cui rinasce dalle sue ceneri la così detta tabella H, cancellata dalla legge finanziaria della Regione.
“Durante tutto il mio Governo, rivendica Cuffaro, avevo sempre mantenuto invariata quella tabella, garantendo solo i contributi che rappresentavano la sopravvivenza per associazioni ed enti culturali consolidatisi nei decenni. Mai avrei pensato di aggiungere nuovi Enti. Eppure mi tacciarono di nuovo clientelismo e coniarono il termine Cuffarismo”.
“Oggi, continua Cuffaro, si cancella la tabella H e si trova un nuovo modo per rilasciare contributi. Avevano annunciato la cancellazione di questi contributi, invece aumentano gli enti beneficiari e quasi raddoppia la spesa. L’ elenco che leggo sui giornali, invece di comprimere la spresa si allarga e si allunga, e riporta nomi di enti ed associazioni improbabili, mai sentiti né visti operare”.
“Io non mi sarei mai sognato di dare un contributo alla festa della Madonna di Raffadali, il mio paese d’origine, eppure tutti sanno quanto cara mi sia la Madonna, ma vedo che neanche questa pudicizia esiste più”.
“Propongo perciò - riferisce il vice segretario nazionale dell’Udc - un concorso di idee perché i giornalisti, tanto bravi in questi sintetici neologismi, ribattez zino la tabella H e diano vita ad un termine che possa ora spiegare in una parola unica quello che accade, stavolta veramente, in Sicilia”.
“Se serve, conclude Cuffaro, si può sempre chiedere la consulenza al professor Centorrino, ultimamente stranamente afono, che per primo coniò il termine Cuffarismo.Come in ogni concorso che si rispetti occorre mettere in palio un premio! Visto l’andazzo direi che un contributo regionale ex tabella H non si nega a nessuno, quindi una onlus nuova di zecca in premio al vincitore direi che è l’ideale”.

Totò Cuiffaro non è mai stato tenero con il governo guidato dal suo ex amico Raffaele Lombardo, ma mai era stato così caustico e aspro.

L'elenco dei contributi, che hanno ispirato il sarcasmo di Cuffaro, inedito per il personaggio, è folto: c'é l'unione dei giuristi cattolici, che riceve 200 mila euro ad Agrigento e 50 mila a Palermo. Duecentomila euro per la Palermo rugby. Altri 100 mila euro vanno all'associazione Caput Mundi che si occupa di un progetto di educazione alimentare. La stessa cifra viene stanziata per i Legionari di Cristo, mentre altri 130 mila euro vanno all'Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale. E ancora 50 mila euro all'associazione bandistica S. Catanzaro di Borgetto. Che però non esiste. A Borgetto c'é invece l'associazione G. Catanzaro. Uno scambio di iniziali dovuto probabilmente a un errore di trascrizione. E ora i suonatori del paese rischiano di essere "suonati" e di perdere il finanziamento. Grande attenzione viene riservata anche alla cultura: gli Amici di Salvatore Quasimodo potranno usufruire di un contributo di 100 mila euro, mentre il centro studi Pier Paolo Pasolini di Agrigento dovrà "accontentarsi" di 39 mila euro. Non manca poi il sostegno a iniziative di carattere umanitario, come i 50 mila euro destinati al Museo della Pena e della tortura.

Altri contributi, infine, andranno a fondazioni che operano contro la mafia, come quella intestata a Giuseppe Fava (100 mila euro), o a strutture conosciute nel mondo come il museo internazionale della marionette, a cui sono destinati 200 mila euro.

Duro il commento del presidente del gruppo del Pd all'Ars, Antonello Cracolici: "Quello che è successo è semplicemente sconcertante. A questo punto il presidente della Regione blocchi tutti i finanziamenti ad enti e associazioni"

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lunedì 11 maggio 2009

All'arrembaggio!!!

Nel 2011 ci saranno solo cinque/sei produttori mondiali di automobili. Il mercato è sempre più piccolo, possono sopravvivere (ma per quanto?) solo le aziende che si fondono tra loro. E' la versione automobilistica di Highlander, alla fine rimarrà in vita una sola casa (o forse nessuna). Il collasso dell'auto è storico, sistemico, non dipende dalla crisi, da un decennio vi è una contrazione mondiale delle vendite. Nel 2009 l'auto ha avuto un crollo di un terzo negli Stati Uniti e di un quarto in Europa. I titoli di Borsa sono andati a picco. La Fiat di Marchionne, il Napoleone delle utilitarie, è passata da un valore di 17,702 euro a 7,470. Gli aiuti di Stato alle società automobilistiche sono come le sovvenzioni alla stampa, soldi sprecati nel voler tenere in vita degli zombi economici. La Fiat vuole fondersi con la Chrysler, la Saab e la Opel. In Italia è presentato come un trionfo. Le fusioni hanno, come primo effetto, le ristrutturazioni. Da cinque stabilimenti si passa a due, da decine di migliaia di dipendenti si scende ad alcune migliaia. Viene chiamata efficienza. Adeguare le risorse produttive alla richiesta del mercato. Marchionne non ha forse scelta, ma con questa mossa salva, e forse incrementa, soprattutto il suo stipendio. Un risultato di tutto rispetto.
Marchionne ha accennato a "una riduzione graduale della capacità produttiva". In pratica una eutanasia dolce delle fabbriche e degli operai. Ha senso investire soldi pubblici per licenziare, contrarre, chiudere? Il settore dell'auto non tornerà mai più ad essere quello che è stato in passato. Noi siamo i veri investitori, non la famiglia Agnelli. Noi cittadini, con le tasse trasformate in sussidi nazionali e europei dati a aziende senza prospettive di sviluppo. L'auto è il passato. Le energie rinnovabili, la rete e l'accesso alla conoscenza, i trasporti pubblici non inquinanti sono il futuro. Vogliamo davvero investire nella creazione di altre centinaia di milioni di auto? E' questa l'idea di sviluppo di chi ci governa? Ogni euro speso dallo Stato per l'economia deve creare un nuovo posto di lavoro, non un nuovo licenziamento.(www.beppegrillo.it)


domenica 10 maggio 2009

Silvio: "Cchiù pilu pi tutti...!??"

La rossa Brambilla Ministro del Turismo
Migliora l'aspetto estetico del governo Berlusconi

Gira e rigira quando si parla di Silvio Berlusconi si finisce con il parlare di donne da qualche tempo a questa parte. La signora Michela Brambilla è diventata ministro della Repubblica. È una bella ragazza dai capelli rossi che sa il fatto suo. Il Premier le aveva promesso il dicastero ma non aveva potuto mantenere la promessa. Il numero dei ministri sarebbe stato folto e voleva dare all’opinione pubblica un’immagine di sobrietà. Michela era stata sacrificata a questo bisogno. La new entry, Mara Carfagna, che non era stata messa in conto, costituì la vera sorpresa dell’esecutivo Berlusconi.

Di Michela Brambilla si sa quasi tutto perché il suo stand-by è stato lungo e laborioso. La promozione da sottosegretario a ministro è stata rinviata quattro o cinque volte perché all’interno del centrodestra si è preteso un riposizionamento di altre personalità che fanno parte del governo.

Grazie alla promessa di Berlusconi alla signora Brambilla quattro segretari diventano viceministri: Roberto Castelli (infrastrutture) , Paolo Romani e Adolfo Urso (Sviluppo economico), e Ferruccio Fazio (welfare).

È bene ricordare che il turismo – ma non solo – è materia che gli italiani hanno “bocciato” come settore da amministrare a livello nazionale. Il Ministero fu cancellato dopo un referendum. È davvero curioso che un governo federalista riporti in auge un dicastero cancellato a favore delle regioni.

Ma la logica non ha niente a che vedere con la politica e i capelli rossi di Michela Brambilla, da soli probabilmente spiegano la ragione di una scelta difficile da illustrare.

Il suo ingresso nella compagine di governo fu oggetto di una polemica interna a FI, perché Michela Brambilla rivendicò una intensa attività nell’organizzazione dei circoli della libertà e il senatore Dell’Utri fece invece sapere, seppure indirettamente, che i circoli erano nati prima che Michela Brambilla diventasse un quadro dirigente di FI.

Ma ora tutto quresto fa parte della storia.

L’esecutivo si tinge di rosso, per via dei capelli della Brambilla, ed incrementa il numero delle donne dell’esecutivo di provenienza FI (Prestigiacomo, Carfagna, Gelmini), tutte di aspetto gradevole.
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