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sabato 31 maggio 2008

"Vulissi Turnari Nicuzzu"


"VULISSI TURNARI NICUZZU"


MI SENTU LU CORI MALATU

E SEMPRI DI SPINI PUNCIUTU;

MI SENTU MANCARI LU CIATU

E, SULU, MI SENTU PIRDUTU.

VULISSI TURNARI NICUZZU,

AVIRI CARIZI E VASATI,

JUCARI CU LU CAVADDRUZZU

E COMU DDI TEMPI PASSATI!

AVIRI A ME' NANNA VICINU

CHI CUNTA LI CUNTI DI FATI,

JUCARI NTA LU ME JARDINU

MANCIANNU CU L'ATRI SUDDATI.

VIDIRI LU MUNNU E LI GENTI

CU L'OCCHI E CU L'ANIMU PURI

CHI MANNANU ODURI DI CIURI.

E CURRIRI, CURRIRI, CURRIRI

DARRENI DUMILA FARFALLI

CAMPAGNI-CAMPAGNI, AFFIRRARI

JUCARICI E POI MBARSAMALLI.

JUCARI, SCIARRIARIMI, CURRIRI,

E LIBERU ESSIRI FORA,

AVIRI DI SUTTA NA TAVULA

PI FARI LA SCIDDICALORA.

SCIALARI A LA CAZZICATUMMULA

E CENTU CUMETI ABBIARI,

O PURU JUCARI A LA STRUMMULA,

CANTARI, JUCARI, SCIALARI.

ARRENI TURNARI NICUZZU

C'UN CORI AMURUSU E SINCERU.

ME MATRI CHI DICI "CIATUZZU,

CHI CAMPI FELICI IU SPERU"

VULISSI ACCUSSI RITURNARI

DURMENNU A ME MATRI ABBRAZZATU:

PI SENTICI ANCORA CANTARI

"MI DORMI LU FIGGHIU ADORATU!"

MA NO, LU PASSATU NUN TORNA,

UN SONNU DUCISSIMU FU':

VIRRANNU FILICI LI JORNA ,

MA CHIDDI NUN TORNANU CCHIU'!


Vincenzo Licata


Niente da aggiungere, solo parole, solo poesia.

venerdì 30 maggio 2008

Ricchezza in Sicilia?

"Dall'imprenditrice catanese all'avvocato palermitano, dal personaggio tv agrigentino al commercialista messinese: ecco chi sono i Paperoni di Sicilia.
Con una sorpresa, la prima della lista è una ottantaduenne nissena. "I love Sicilia", il mensile di stili, tendenze e consumi, in edicola da domani, fa un viaggio tra i migliori contribuenti delle nove province dell'Isola: avvocati, notai, medici, imprenditori e calciatori, ma soprattutto una "nonnina” nissena che lascia tutti indietro e, con un reddito di oltre cinque milioni di euro dichiarato nel 2005, conquista la palma della più ricca di Sicilia.
Un posto in prima fila anche per Nunzia Pappalardo di Misterbianco, classe 1945, che deve le sue fortune al business dei rifiuti, seguita a ruota dal signor Wind Jet Antonio Pulvirenti, patron del Catania calcio e della catena di hard discount "Fortè”, con un reddito di 1,8 milioni.Primo a Palermo è il costituzionalista Giovanni Pitruzzella che, nel 2005, ha messo a segno un reddito imponibile di 1,7 milioni. Nella lista dei milionari anche il messinese Sergio Billè, ex presidente di Confcommercio, con 1,5 milioni di euro, il regista Rai Michele Guardì (1,4 milioni di euro) e il commercialista catanese Antonio Pogliese (1,4 milioni).
Tra i contribuenti più generosi compaiono, poi, i legali Gaetano Armao, Agostino Equizzi e Girolamo Bongiorno (451.051 euro), padre di Giulia, la penalista palermitana, protagonista dello storico processo al senatore Giulio Andreotti. Direttamente dal mondo dei mass media anche Angela Ciancio, figlia dell'editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, che con i suoi 570.166 euro guadagna più di suo padre, fermo a 449.873, e Antonio Ardizzone, editore e direttore storico del Giornale di Sicilia che, sempre nel 2005, ha tra modello Unico e Cud superato i 900 mila euro.
E indovinate, invece, dove risiedono i contribuenti più indigenti d'Italia? A Enna, dove il 42,43% delle dichiarazioni presentate reca il fatidico numero "zero”."

(Da Agrigentonotizie.it del 29 maggio 2008)

Scappa un sorriso nel leggere l'articolo che vuole una signora di 82 anni come la più ricca della Sicilia, addirittura stacca e mette in fila signori imprenditori, politici, calciatori...
Poche sono in realtà le persone che fanno parte di questa singolare classifica, si tratta di casi eccezionali, singoli individui che hanno fatto fortuna, sono riusciti ad imporsi con tenacia nei loro settori... purtroppo la maggioranza dei nostri corregionali vive sotto la soglia minima di povertà, prova ne sia il fatto che Enna detiene il triste primato di provincia più indigente d'Italia, e una provincia, si sa, è costituita da molte migliaia di persone, tante di più di qualche singolo Paperon dè Paperoni. E' un dato su cui occorre riflettere, indagare, capire e, se possibile, rimediare...
La Sicilia è una di quelle regioni d'Italia dove la ricchezza economica e di potere è incentrata su poche e precise persone che spesso se la tramandano di padre in figlio, per generazioni, senza che nulla possa mutare, senza che nessuno possa avere neanche le briciole che cadono per terra dal tavolino. Anche le famiglie indigenti tramandano da generazioni la loro limitatezza economica perchè è da tempo che manca una classe politica che si preoccupi davvero del più debole e del più povero. Siamo stanchi di dover ripetere agli altri ed a noi stessi che la sola ricchezza della nostra terra sta nel sole, nel mare, nell'ottima cucina mediterranea, siamo stanchi di dover essere costretti ad emigrare a causa di ciò... quanti padri di famiglia, quanti ragazzi, senza alternative, senza reale possibilità di scelta, costretti ad andarsene, a cercare altrove quello che anche in Sicilia esiste ma che non vuole e non deve far parte del bene collettivo...
Problema vecchio, problema antico, che affonda le proprie radici a molti secoli prima dell'Unità d'Italia... terra sfruttata da pochi per il benessere di pochissimi, terra umiliata eppure pronta a risorgere, sempre, terra bellissima.
Vedo disinteresse attorno alle vicende che influenzeranno in maniera decisiva il nostro futuro, è un mix deletereio di rassegnazione, disinformazione e del tetro motto "che se la sbrighino loro": Basta! Bisogna cambiare registro, capire che la nostra terra è di tutti, è per tutti, capire che la città è anche mia e devo comprendere ciò che mi circonda, non si può vivere ancora come se non ci interessasse di nulla... per il bene anche delle future generazioni che ci chiederanno il conto, che ci chiederanno dove eravamo noi tutti quando i soliti pochi approfittavano di ogni cosa....
Ricchezza dicevamo... sole, mare, arte, turismo, cucina: ottimo... ma anche informazione, cultura personale e della collettività, interesse per il bene comunitario che passa imprescindibilmente per interesse delle vicende politiche, amore per quello che ci circonda che è amore in fondo per noi stessi... crescere sotto tutti i punti di vista.
Quando Enna non sarà più l'ultima provincia d'Italia, quando la ricchezza politica ed economica non sarà più solo "cosa nostra", quando un giovane siciliano non sarà più obbligato ad andare via per sopravvivere e studiare, quello sarà il giorno più ricco che la Sicilia avrà mai avuto.

Due risate con Ficarra e Picone...

giovedì 29 maggio 2008

Il degrado della C.da Muciare






Questa settimana Noi de “L’Altra Sciacca” abbiamo deciso di intraprendere una breve gita fuori porta in periferia della città e ci siamo recati in C.da Muciare per godere della bellezza del mare e per fare una breve passeggiata nella zona. Non appena si giunge nella suddetta contrada due possibilità ci si offrono: proseguire verso il nuovo Museo del Mare e la spiaggia sottostante o risalire immediatamente verso il centro città se la vista della strada che collega al Museo ci scoraggiasse ad andare avanti. Nel primo caso ecco la situazione che ci si presenta innanzi:

La strada, o ciò che ne rimane, è completamente impercorribile, piena di buche, sconnessioni, sterrata e l’area che circonda il Museo del Mare è inoltre piena di erbacce e vegetazione spontanea, come testimoniano queste foto, rendendo il sito certamente poco apprezzabile. Tanto per non farci mancare proprio nulla, l’area nella quale è collocata la parte posteriore del Museo, ossia quella più vicina alla spiaggia ed al mare, è stata parzialmente recintata perché a possibile rischio di fenomeni franosi, nonché zona assolutamente non balneabile.

Nel caso in cui, invece, le condizioni del manto stradale e della zona non ci convincessero a proseguire nella nostra gita, possiamo sempre decidere di tornare indietro, verso il centro della città, facendo magari una bella passeggiata lungo la strada e la scalinata di cui usufruiscono spesso i turisti che pernottano presso gli alberghi della Sitas e la quale costeggia il vecchio stabilimento delle Terme. Queste sono le condizioni attuali dei siti descritti:

È difficile potersi districare come abbiamo dimostrato tra l’ingente mole di sterpaglie, erbacce e buche presenti lungo il sentiero. Camminando abbiamo incontrato il vecchio stabilimento delle Terme che è stato sito apprezzato sin dai tempi dei greci e dei romani fino a giungere, come recita la scritta in ceramica, a Goethe.

Lo stabilimento è stato pochi anni fa restaurato ma mai reso funzionante, anzi lasciato ed abbandonato nuovamente al degrado, circondato da ogni sorta di sporcizia, quasi nascosto dalla folta vegetazione e con pericolosi cavi elettrici scoperti posti proprio accanto al cancello d’entrata.
Nella Valle dei Bagni, nella quale l’edificio è stato costruito, sgorga, inoltre, la sorgente dell’acqua “Santa”, un’acqua minerale considerata rimedio fenomenale per la diuresi ma completamente tralasciata al suo corso che spesso la porta a confluire nel torrente Bagni poco distante e da lì nel mare.

Proseguendo ulteriormente ci imbattiamo nella scalinata che ci fa risalire verso la città. Come si evince dalle foto, la stessa è ricoperta di erbacce spontanee, sterpaglie varie e recintata alla meno peggio nella sua parte inferiore e nonostante la recente ristrutturazione già presenta vistose buche. Man mano che si sale, invece, la situazione migliora leggermente, forse perché siamo più vicino al centro abitato, fino a raggiungere la Chiesetta della Madonna del Riposo, anch’essa ristrutturata pochi anni fa ma tenuta sempre chiusa e, di conseguenza, lontana dai percorsi culturali e turistici. Inoltre l’albero che costeggia la suddetta Chiesa sicuramente non viene potato da tempo, infatti sta quasi per coprirla totalmente.

Alla fine della nostra piccola gita, torniamo verso Sciacca con l’amara consapevolezza di aver visitato una delle tante aree del nostro territorio dall’immensa bellezza ma di cui l’amministrazione comunale si disinteressa , lasciando tutta la zona al degrado e all’abbandono. Noi de “L’AltraSciacca” ci domandiamo:

- Perché la strada che collega la Contrada Muciare al Museo del Mare ed alla città non viene sistemata e resa sicura per una buona circolazione?- Perché le zone segnalate non vengono bonificate e rese gradevoli in tutta la loro bellezza? - Perché l’area che porta al mare non viene messa in sicurezza onde evitare il reale rischio di frane?- Perché la valle dei bagni è stata riqualificata pochi anni addietro se poi è stata nuovamente abbandonata al proprio destino?- Quanto ancora dovrà rimanere chiuso il vecchio stabilimento delle Terme e quanto dovremo aspettare per fruire di un patrimonio di sorgenti naturali e termali uniche nel suo genere? - Quando la scalinata che collega la zona a Sciacca verrà ripulita e mostrata finalmente in tutto il suo splendore?- È questa l’immagine indecorosa che la città deve offrire ai suoi ospiti ed alla cittadinanza tutta?- E, in definitiva, quando Sciacca avrà un territorio veramente valorizzato in tutta la sua grazia e degli amministratori attenti e solerti nel farlo?
È l’amore per la nostra città e per il meraviglioso sito a spingere noi de “L’AltraSciacca” a segnalare a chi di dovere tale situazione nella concreta speranza che gli enti preposti si adoperino di conseguenza alla soluzione del problema e rendano nuovamente Sciacca quella perla del Mediterraneo ammirata e cantata da tutti i poeti antichi e moderni.

mercoledì 28 maggio 2008

Molecola n°20 - Strano destino

Capita molto spesso di sentirsi strani, in conflitto con sè stessi... succede tutte le volte che vorremo qualcosa ma sappiamo di non poterla ottenere, di volere qualcosa che potrebbe cambiare la nostra vita...E' uno strano destino quello ci porta ad essere dovunque e da nessuna parte, quello che ci costringe ad essere dovunque ma sostanzialmente immobili.... ci circondiamo di persone che conosciamo appena, li chiamiamo amici, non li chiamiamo mai col nome esatto. Non so perchè divago attorno a queste parole, confluiscono tra queste righe senza che io riesca a controllarle, fuoriescono da me perchè evidentemente sono in me... tante volte mi ritrovo a scrivere di cose, argomenti, gente che mai avrei pensato nè immaginato....
E' uno strano destino quello che ci fa circondare completamente di persone e ci fa sentire ugualmente soli... perchè? cosa vuole da noi? cosa vuole da me? In giro non vedo che uomini e donne alla ricerca, insoddisfatti sempre di un qualcosa o di qualcuno, c'è chi si accontenta troppo, c'è chi non si accontenta mai.... è lecito cercare di migliorare la propria condizione ma non è lecito essere schiavi del mondo e di ciò che propone e ti costringe a guardare.... non vedo il coraggio di cambiare strada, non vedo il coraggio di voltarsi dall'altra parte, non per negare l'esistenza di una qualsivoglia cosa nè per far finta di nulla ma solo per non farsi suggestionare, influenzare, convincere dai falsi miti, avere la forza di dire no.
E' strano questo destino che ci muove ovunque pur rimanendo fermi, che ci porta a conoscere milioni di persone distanti da noi ed in realtà a non sapere niente di nessuno... resta il sapore del mare, che, incessante, deciso, rassegnato, continua ad andare avanti e indietro, a credere di poter scalfire gli scogli, a sognare di plasmare la spiaggia, perchè al largo nessuno ti aspetta e a riva solo caos e confusione. Quando ognuno di noi riuscirà a far chiarezza dentro sè stesso, allora si troverà capace di ogni cosa, di amare senza condizioni nè condizionamenti, si troverà capace di vivere davvero.
E' strano questo destino.

martedì 27 maggio 2008

Sogeir, discariche, rifiuti: allarmismi?


"La discarica comprensoriale di località Salinella, gestita dalla Sogeir, è al servizio di diciassette comuni della zona e potrà ospitare spazzatura fino a dicembre 2008, poi sarà necessario conferire i rifiuti nelle altre due vasche che non sono state ancora autorizzate. Il presidente della Sogeir, la società a capo dell'Ato rifiuti Ag 1, ha sollecitato le autorità locali ed in testa il sindaco Turturici ad intervenire presso la Regione per dare il via libera ai progetti di realizzazione delle due nuove vasche. I tempi sono strettissimi e c'è il rischio che a fine dicembre non si possano più conferire rifiuti nell'attuale discarica, ormai in via di esaurimento."

Da Agrigentonotizie.it leggo questa notizia che sinceramente mi ha fatto un pò preoccupare. Le ultime che giungono dalla Campania forse mi influenzano troppo.

Entro questo dicembre allora i paesi dell'agrigentino concluderanno lo spazio a loro disposizione nella discarica di Salinella ma le altre future vasche ancora sono da autorizzare: bene. E cosa stanno aspettando? Che si arrivi a dicembre senza poter far nulla? Attendono qualche bel finanziamento regionale o nazionale per poter muovere le cose? Pensano che le vecchie discariche per magia si svuoteranno e tutto tornerà alla normalità?

Non vorrei ritrovarmi da qui a pochi mesi a dover parlare di scene simili a quelle che stiamo osservando in questi mesi a napoli ed in tutta la Campania. per settimane lì a volte nessuno passa a togliere i rifiuti, altro che differenziata. A proposito ancora attendiamo il famoso risparmio in bolletta visto che siamo noi di Sciacca all'8° posto, tra i paesi più recicloni.

Occorre monitorare la situazione e muoversi al più presto e devo dire che almeno su quest'argomento il nostro Sindaco ha detto la sua... Lombardo ci salverà tutti col suo decreto anti-ATO, scesi clamorosamente da 27 a 9, con una media quindi di 1 a provincia. ottimo! E chi verserà l'ammontera dei debiti lasciatici in eredità? Ho un vago sospetto....

E chi soffrirà della situazione rifiuti se non risolvono subito la questione delle discariche? Ho un vago sospetto... Su una cosa hanno ragione: la raccolta differenziata è fondamentale, dovremmo farla noi cittadini quando siamo chiamati a votare, scegliere chi è in grado di fare davvero la differenza... la differenza per la città, per la comunità, e non la differenza dei propri introiti personali.

lunedì 26 maggio 2008

Terme di Sciacca: e il futuro?


"In attesa dell'apertura degli stabilimenti e delle piscine all'aperto, alle Terme si discute ancora dei problemi del personale. La Regione ha trasmesso una nota al Consiglio di amministrazione della Spa una nota con cui rileva un'incongruenza su quanto in precedenza richiesto, ovvero l'elenco del personale necessario per il funzionamento della struttura. La Regione sottolinea che non va bene la trasmissione di un elenco generico, ma che occorre un elenco nominativo necessario e indispensabile per consentire l'emanazione del provvedimento di utilizzazione in posizione di comando presso la nuova Spa stando a quanto prevede l'articolo 119 sul ruolo unico speciale. Si tratta di una sorta di diffida che conferma quanti problemi ci siano ancora per il rilancio della struttura. Insieme a tante questioni tecniche, c'è anche il problema politico: non è escluso che il nuovo governo regionale decida di azzerare tutto e fare ripartire la macchina della privatizzazione. "

Questo è quanto si legge stamani su Agrigentonotizie.it


Non c'è sicuramente da stare allegri a mio modesto parere. Dopo aver fatto in pratica fallire una delle risoprse più importanti di Sciacca, adesso la nuova e vecchia classe politica si appresta a darle il colpo di grazia. Azzeramento. Cosa si intende di preciso per azzeramento? Quali novità si apporteranno? Come funzionerà il nuovo ente privato e gli amici di chi ne saranno a capo? Tutte domande che ogni buon cittadino saccense dovrebbe porsi e porre a coloro che hanno il potere di decidere ed eventualmente cambiare le cose prima di vedere la situzione precipitare in maniera definitiva. Come può l'attuale Sindaco di Sciacca, Mario Turturici, non dire assolutamente niente sul problema delle Terme? E' possibile che sia tanto schiavo della politica e succube della propria fazione a cui appartengono anche i quadri dirigenziali della S.p.A. da non poter prendere alcuna decisione? Da non poter spendere una parola che sia una su questo problema? Una critica visto, e sono purtroppo fatti reali, che le nostre Terme le quali dovrebbero essere il fiore all'occhiello della nostra città sono abbandonate a sè stesse, alla decadenza, all'incuria?

Abbiamo proprietà termali uniche al mondo, le nostre acque potevano benissimo essere imbottigliate come accade in paesi con qualità inferiori al nostro, le piscine valorizzate, la villa essere un punto stategico valido anche per "l'estate saccense", le stufe e le grotte di San Calogero hanno proprietà terapeutiche uniche al mondo, eppure nulla si muove, anzi si, verso la definitiva distruzione della nostra risorsa.

Dopo anni di chiudere gli occhi, di silenzio, di "impostare" l'amico e l'amico dell'amico ed ora forse di vendere il tutto a prezzo stracciato proprio al caro amico, mi chiedo che fine faremo se continueremo ad essere solo passivi, a non osservare e protestare su niente e nessuno, a fare finta di niente perchè a me non interessa, che se la risolvino loro... è il momento di cambiare, di muoversi, di avere memoria, di ricordare al momento giusto quando dopo 5 anni di silenzi e di non-rapporto con la cittadinanza verranno a chiedere il vostro, il nostro voto. Abbiate memoria!

Nel frattempo sono ancora in tempo per privarci delle nostre Terme, tanto ogni giorno su Radio Studio 5 passa continuamente la pubblicità delle Terme di Chianciano, quindi se qualcuno di Sciacca ha voglia o bisogno di una bella vacanza termale che si rechi a Chianciano Terme (loro anche il nome hanno cambiato per promuoversi) perchè da noi le Terme non esitono più.

Sono state sacrificate sull'altare dei giochi di potere. Grazie di cuore!

domenica 25 maggio 2008

Sciacca: tracce di storia e di tradizioni


Tra le città famose della Sicilia, Sciacca ha una storia ricca ed importante.

La sua antichità, con tante mutazioni di governo nelle varie epoche, il suo popolo e il suo agro, i fatti memorabili di cui è stata teatro, le molte istituzioni pubbliche di beneficenza e di culto che vi furono, e che vi sono, offrono un contributo di memorie storiche, da interessare non solo i suoi abitanti ma anche i forestieri.
Secondo gli storici (Licata, Ciaccio, Savasta, Scaturro), i primi ad imporvi il nome furono i greci ed i cartaginesi, i quali dalle sorgenti delle acque calde per uso termale, la denominarono Terma. Indi fu detta Xacca e poi dagli Arabi Saqqah o Sacca, nomi entrambi corrispondenti all'antica Terma, cioè acque calde e bagni. Ed infine, dalla diversità di pronunzia, ne venne il latino Sacca ed il volgare Sciacca, che è l'attuale nome.
Le origini di Sciacca sono antichissime, e per mancanza di reperti e documenti è difficile stabilire una precisa data di fondazione. Le recenti scoperte di numerose tombe, utensili in pietra, ciottoli lavorati, testimoniano la presenza dell'uomo già nel periodo paleolitico inferiore. Con la fondazione di Selinunte acquistò importanza dal punto di vista terapeutico per l'utilizzo delle acque termali e le stufe vaporose del monte Kronio.

Dopo la distruzione di Selinunte da parte dei cartaginesi nel 409 a.C., molti degli scampati si rifugiarono ad Agrigento ed in maggior numero a Sciacca, accrescendone la popolazione e dando un nuovo impulso a molte attività produttive. Il dominio cartaginese è attestato dalla scoperta di un centro punico fortificato del IV e III sec. a.C. situato sulla sommità e sulle pendici orientali della Rocca Nadore.

Dopo la prima guerra punica (264-241 a.C.) l'importanza del centro aumentò sotto i romani che lo chiamarono Therme Selinuntinae: dal suo porto partivano navi per riforniree l'impero di grano siciliano. Intorno al 340 d.C. al tempo degli imperatori Costante e Costanzo, diventò sede della più importante stazione postale della Sicilia, denominata Acquae Labodaes. Sciacca, data la posizione sul mare, subì le incursioni e devastazioni barbariche.



1. Il parco delle terme

Alla caduta dell'Impero fece seguito un periodo di decadenza con il dominio bizantino, che durò tre secoli, durante il quale è certa nel territorio la presenza di monaci eremiti fra cui San Calogero che, dopo aver introdotto il cristianesimo in vari paesi dell'isola, si fermò a Sciacca dove visse da eremita in una grotta ancora oggi venerata presso le stufe vaporose del monte Kronio, chiamato anche San Calogero. La città assunse importanza commerciale durante il lungo periodo della dominazione araba 827-1087, a cui seguì quella normanna. Nel 1101 il conte Ruggero la donò alla figlia Giulietta in occasione delle nozze. In questo periodo iniziò per Sciacca un'era di splendore, con la costruzione di chiese, palazzi e delle prime cerchie di mura. Dopo la morte di Giulietta e dei figli, Sciacca ritornò al Demanio Regio, cioè alla Corona.

2. Alcuni episodi storici

La popolazione era composta da Greci, Arabi, Normanni, Ebrei. Seguì un periodo Svevo (1189-1269) durante il quale Federico Il nel 1246 concesse a tutte le città demaniali la rappresentanza politica nei parlamenti. Nei primi del 1270 passò sotto il dominio angioino.

Durante la guerra successiva ai vespri, Sciacca, guidata da Federico Incisa resistette all'assedio degli Angioini, costringendo l'armata già decimata di Carlo di Valois a ritirarsi. Il 31 agosto 1302 fu firmata la pace detta di Caltabellotta. Dieci anni dopo riprese la guerra tra Napoli e la Sicilia che durò 60 anni. Nel 1316 Sciacca subì l'assedio degli Angioini che tuttavia, dopo numerose incursioni fuori delle mura della città, furono costretti ad abbandonare l’impresa. A quel periodo risale l'ampliamento della cerchia muraria, voluto da Federico Il d'Aragona, comprendendo anche i borghi Rabato, della Cadda, e di Mezzo.
Morto Federico III, gli successe la figlia Maria che divise l'Isola in quattro territori, affidandoli a quattro vicari. Sciacca divenne capitale di uno di questi territori ed ebbe come vicario Guglielmo Peralta (1377) che si schierò con i baroni ribelli contro il re Martino, quando questi, con la moglie Maria, cominciò a spadroneggiare in Sicilia.
A Guglielmo Peralta, successe Nicolò che mori nell'ottobre del 1399. Re Martino, nell'intento di assicurarsi l'appoggio della "casa Peralta, che era di altissima condizione e possedeva gran parte del regno", diede in sposa a Don Artale Luna, suo zio, la secondogenita di Nicolò: Margherita. Iniziò così quello che è noto come il "caso di Sciacca" nel quale furono coinvolte, in una lunga lotta che si trascinò per oltre un secolo, le due più importanti famiglie del luogo: i Luna, di origine catalana ed i Perollo, di discendenza normanna. Tale "faida" ebbe il suo tragico epilogo nel 1529 con l'uccisione dì Giacomo Perollo e di alcuni suoi fedeli da parte di Sigismondo Luna. Nel 1734 fu la volta della dominazione borbonica, e fino ai giorni nostri la storia di Sciacca coincide ad eccezione di qualche interessante episodio, con quella della Sicilia. Nel 1860 Garibaldi aveva programmato lo sbarco dei mille a Sciacca, ma la presenza delle flotte borboniche che incrociava nelle sue coste lo indusse a sbarcare a Marsala.

Quando, dopo la proclamazione del regno d'Italia, i siciliani ebbero la sensazione di essere passati dalla dominazione borbonica a quella piemontese, anche Sciacca visse un periodo di risveglio politico, grazie al quale ebbe un degno rappresentante al Parlamento: l'ex Mazziniano Saverio Friscia.


3. La scoperta del corallo


Nel 1875 si scoprì nelle acque di Sciacca un ricchissimo banco di Corallo che diede un nuovo impulso all'economia saccense. Esauritisi i banchi di corallo, nel 1881. iniziò un periodo di crisi economica che continuò per tutto il periodo fascista. Negli anni '60 anche a Sciacca si cominciano a sentire i benefici del boom economico. In questi anni furono avviate numerose attività commerciali e industriali. Nel 1968 una serie di scosse telluriche ha interessato tutta la valle del Belice, danneggiando anche parte del patrimonio monumentale di Sciacca.

Gli anni '70 hanno segnato l'inizio di un rilancio dell'attività turistico alberghiera e delle infrastrutture balneari, oltre che delle tradizionali attività legate alla ceramica ed alle produzioni ittico-conserviere.

sabato 24 maggio 2008

Aria Siciliana - Strade Parallele

Duminica jurnata di sciroccu
Fora nan si pò stari
Pi ffari un pocu ‘i friscu
Mettu ‘a finestra a vanedduzza
E mi vaju a ripusari
Ah! Ah! ‘A stissa aria
ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri
Ah! Ah! ‘U cori vola
s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti
nan pozzu ripusari.
‘U suli ora trasi dintr’o mari
e fannu l’amuri
‘un c’è cosa cchiù granni
tu si la vera surgenti
chi sazia i sentimenti
Ah! Ah! ‘A stissa aria
ca so calura crisci e mi turmenta
Ah! Ah! ‘U cori vola
sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘ndo mo’ jardineddu
mi piaci stari sula.
Ah! Ah! ‘A stissa aria
ca so calura crisci e mi tormenta
Ah! Ah! ‘U cori vola
sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘ndo mo jardineddu
mi piaci stari sulu,
mi piaci stari sula.

(Franco Battiato & Giuni Russo)

L'amore per la Sicilia ispira questo mio piccolo post. Questo è il testo di una delle più belle canzoni in dialetto siciliano mai scritte e cantate, la poesia e l'arte musicale di Battiato e della scomparsa Giuni Russo... il suono delle cicale, il sole, il mare, la calura estiva che invoca solo un pò d'acqua di fontana, fresca e pulita... ed ognuno ama rimanere solo ad ammirare le bellezze che lo circondano, ad ammirare qualcosa di tanto infinito da tormentare pensieri ed anima... ed il sole entra dentro il mare fino a divenire una cosa sola come accade con l'amore, quello vero, sincero, puro, pulito...quello di due cuori che proseguono come su strade parallele, insieme. E la solitudine diventa quieta compagnia, diventa amore, diventa poesia.

La Sicilia, terra dall'immensa cultura, miscela esplosiva di bellezza e tormento, di ricordi greci, romani, normanni, arabi... sangue di infinito talento... Sicilia, terra di approdo e di partenza, di terra disperata ed amata allo stesso tempo... ti porto nel cuore.
Ho letto una volta da qualche parte che "i Siciliani sarebbero i migliori se non fossero nati in Sicilia"... penso che i siciliani sono tali propri perchè questa terra li ha allattati con la forza del vento di scirocco e il sale del mare che dà sapore a tutto, anche alla vita.
Sicilia, isola infinita.

venerdì 23 maggio 2008

Molecola n°19: L'uomo e il mare


Uomo libero,

sempre tu amerai il mare!

Il mare è il tuo specchio:

contempli l'anima tua

nell'infinito srotolarsi

della tua onda,

e il tuo spirito

è un abisso non meno amaro.

Ti diletti a tuffarti

nel seno della tua immagine;

l'abbracci con gli occhi

e con le braccia,

e il tuo cuore si distrae

talvolta dal proprio battito

al fragor di quel lamento

indomabile e selvaggio.

Entrambi siete

tenebrosi e discreti:

uomo,

nessuno ha sondato

il fondo dei tuoi abissi;

mare,

nessuno conosce

le tue intime ricchezze:

tanto gelosamente serbate

i vostri segreti!

E tuttavia da secoli innumerovoli

vi fate guerra senza pietà nè rimorsi,

tanto amate la strage e la morte,

o lottatori eterni,

o fratelli inseparabili.


(Charles Baudelaire)


La lirica del grande poeta francese si muove tra le strofe come se le onde del mare sbattessero sui propri pensieri, è una continua lotta-confronto tra l'uomo e il mare, ora amici, ora nemici in un conflitto pieno di ombre e misteri che appare insanabili, che non trova soluzione se non nella lotta eterna e nella morte.


Sono assolutamente certo che per chi abita dinanzi al mare e soprattutto in un isola questo rapporto sia inprescindibile, c'è un pò di acqua salata dentro me, dentro tutti coloro che sono completamente circondati dal mare. Il mare si spalanca davanti a noi, ci invita a prendere due decisioni ma l'una esclude l'altra: solcami e parti o guardami e resta.

Ogni uomo ha abissi interiori che sconosce, c'è troppo rumore per ascoltare la voce del cuore e dell'anima, c'è troppo silenzio dentro per rimanere svegli e abbandonare ogni torpore. Spesso mi capita di osservare il mare, gli scogli, la linea di confine che ci offre l'orizzonte, lo sguardo fin dove può arrivare? Succede la stessa cosa quando pensiamo alla nostra vita, al nostro futuro, cerchiamo di guardare oltre, cerchiamo di immaginarci tra 20 0 30 anni: dove saremo? con chi? che faremo? Ma la vista ha dei limiti, non può osservare quello che deve ancora avverarsi... dovrebbe subentrare allora l'udito ma non quello prodotto dalle orecchie ma quello sussurrato da noi stessi, ascoltiamo ciò che sentiamo, dentro, l'eco di mondi sommersi, il pensare a cose che mai avremmo osato fare o dire o immaginare, eppure sono là che attendono noi, solo noi.

Il mare ha assorbito dentro le proprie profondità storie, vite, navi, reperti di inestimabile valore, ricchezze senza confine: ogni tanto decide di restituirle, una mareggiata, uno scossone che sposta la sabbia sommersa ed eccoci là, a tu per tu col passato. Anche per l'essere umano è così: abbiamo dentro di noi ricordi assopiti o rimossi, rimpianti che non si vogliono accettare, tesori che non vogliamo ammettere, nè utilizzare, cuori dormienti, poi... così, senza preavviso, succede l'imponderabile, scatta qualcosa, capita qualcosa, un episodio esterno o personale e qualche vita nascosta affiora, qualche scrigno, una nave dei pirati...

Siamo infiniti come il mare, siamo infiniti nelle nostre profondità inesplorati come fosse marine oscure, siamo disposti a navigare, con la mente e col corpo, ci occorre il giusto battello, un sogno, una speranza, un amore o ritrovare il gusto di farlo, la grinta.

C'è una differenza sostanziale però tra noi ed il mare: il mare segue lo sguardo della luna nelle sue maree, può tornare e partire, andare e ritornare, noi, spesso, salpiamo senza sapere dove stiamo andando, senza meta e non sempre si ritrova la strada del ritorno. Così chi parte e riesce, si sente fortunato, chi resta con la gioia di farlo, si sente fortunato, senza sapere tuttavia che un pò di mare sarà sempre dentro te ovunque andrai, perchè è così per chi abita dinanzi al mare, perchè è così per chi è nato su un'isola e sulla terra ferma non si sente a casa.

E ti senti libero come un gabbiano, alto, grande, immenso... e ti senti solo dinanzi all'orizzonte... e ti senti felice di saper nuotare... ad ognuno il suo, a seconda del proprio abisso.


Io me ne sto aggrappato agli scogli.

giovedì 22 maggio 2008

Il Museo Antiquarium Monte Kronio




La sua presenza è segnalata da tutte le guide turistiche e da diversi cartelli stradali posti lungo la strada ma in realtà è chiuso da diversi anni. Stiamo parlando del Museo Antiquarium Monte Kronio, sito in zona San Calogero.
Questo Museo archeologico custodiva reperti che andavano dall’età Neolitica a quella Eneolitica e suppellettili di epoca greco-romana già in deposito presso il Museo Archeologico regionale di Agrigento. I preziosi reperti provengono dalle stufe vaporose di San Calogero e dagli antri del Monte Kronio abitate sin dal 5000 a.C. e sono stati riportati alla luce dagli speleologi del C.A.I. di Trieste nelle diverse campagne di scavi che si sono succedute dal 1957 fino al 1984.
I locali che ospitavano l’Antiquarium, alcuni anni fa, sono stati chiusi per essere ristrutturati ed adeguati alle vigenti norme di sicurezza ma da allora il Museo non ha più rivisto la luce del sole sebbene i lavori siano stati ultimati da tempo.
A riprova dell’importanza storica e termale del sito sta il fatto che, proprio durante l’estate prossima a venire, gli speleologi del C.A.I. di Trieste torneranno a Sciacca con la speranza di trovare nuovi reperti archeologici e di dare risposte scientifiche ad un fenomeno naturale unico al mondo nel suo genere.
Inoltre qualche settimana addietro si è venuta a conoscenza della notizia che la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Agrigento ha stanziato ben 17 milioni di euro di interventi per il restauro e la protezione di importanti aree storiche e culturali della nostra provincia e 154.937 euro della somma totale sono stati indirizzati all’adeguamento e all’aggiornamento dei pannelli didattici dell’Antiquarium i quali servono ad illustrare i fenomeni di emissione del vapore all’interno delle grotte.
Tale corposo finanziamento sembrerebbe anticipare una nuova riapertura del Museo ma, al momento, nessuna notizia al riguardo è stata annunciata.
Tirando quindi le dovute somme, Noi de “L’Altra Sciacca” chiediamo agli enti preposti al ripristino dell’importante Museo:
- Perché il Museo Antiquarium Monte Kronio è ancora chiuso?- Quando i nuovi pannelli didattici saranno sistemati e fruibili?- Dove sono conservati allo stato attuale tutti i reperti archeologici che erano esposti nel Museo visto che i locali dello stesso sono al momento completamente spogli?- Che la situazione venutasi a creare sia triste conseguenza degli sconquassi politici ed economici in cui versano le Terme di Sciacca a cui appartengono le stufe vaporose e l’area circostante?- Perché il Comune e gli Assessorati a cui competono questi problemi non dicono e non fanno nulla in proposito?- Quando il Museo verrà finalmente riaperto?- Più in generale, quando Sciacca potrà vantarsi di avere un circuito museale degno di questo nome?
Il Monte Kronio è stato sito abitato ed apprezzato fin da epoca preistorica e, per dare il giusto rilievo a questa parte del nostro territorio, Noi de “L’AltraSciacca” auspichiamo che la questione venga risolta al più presto e che il Museo Antiquarium possa essere riaperto il prima possibile per offrire, tanto agli ospiti della nostra città quanto agli stessi saccensi, l’occasione di ammirare dei reperti archeologici che ci riportano indietro di milioni di anni e a Sciacca la possibilità di compiere uno dei primi passi necessari per avvalersi del fregio di città turistica.

mercoledì 21 maggio 2008

Elezioni provinciali e non solo...

Il 15 ed il 16 giugno 2008 saranno aperti i seggi elettorali per le Elezioni Provinciali e per le elezioni comunali.... saranno ancora una volta molti i cittadini chiamati alle urne per scegliere il nuovo Presidente della Provincia di Agrigento ed i nuovi sindaci in molti Comuni agrigentini e siciliani in generale... anche nel resto del paese italico, si sceglieranno nuovi sindaci e nuovi presidenti provinciali... un'altra occasione per provare a cambiare le cose, per provare a migliorare il sistema. A Sciacca sono molti i politici per professione o diletto che hanno deciso di candidarsi o ricandidarsi alla Provincia, la solita dispersione dei voti, la solita corsa tutti contro tutti... tanto per chi andrà male, il prossimo anno ci sarà l'occasione di rifarsi alle elezioni amministrative che prevedono la consueta scorpacciata di candidati a consigliere comunale... ma per questo c'è ancora tempo, per fortuna è ancora prematuro parlarne...
Elezioni Provinciali dicevamo, la Provincia, ossia l'ente che per molti è causa di tutti i mali, l'ente che succhia inutilmente diversi milioni di denari pubblici, l'ente inutile, l'ente da abolire, l'ente che non serve... immaginate: centinaia di province italiane italiane scomparse per sempre, e pensare che c'è chi ancora oggi qualcuno che spera che Sciacca un giorno lo possa diventare... misteri dell'abbagliamento politico, della propaganda, della pubblicità senza fatti e prove concrete come quando si parlava di casinò, di aereoporti o cose del genere...mah...
Oggi era il termine ultimo per presentare candidati e liste alle Elezioni per la Provincia di Agrigento, vedremo quante centianai di persone tenteranno la sorte come si trattasse di un gratta&vinci, già perchè se vieni eletto, stipendio sicuro, rimborsi, marche, raccomandazioni per familiari e parenti, tutto alla grande, il proprio tornaconto personale finalmente girarà alla perfezione e sarà in quel momento che la Provincia diventerà davvero un istituzione da bandire... naturalmente si sta parlando in generale, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, non tutti i nostri rappresentanti sono così... già, i nostri rappresentanti, ossia coloro che noi abbiamo collocato nei posti di potere mediante il voto e di cui poi ci lamentiamo, perchè è questo il tipico costume siculo ed italiano... basterebbe scegliere bene, con la testa, con gli ideali, non per clientalismo, per i favori, per il ricambio... vero, ma questa è tutta un'altra storia.

Le perle di.......
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martedì 20 maggio 2008

L'uomo sogna di volare



E' da questa mattina che mi gira in testa un pensiero, una frase....


Se non riusciremo a far volare ciò che abbiamo dentro, saremo sempre troppo a terra.


Cosa significa? Perchè questo pensiero, così all'improvviso? Non so rispondere, mi sono svegliato con queste parole in mente che hanno continuato a ronzarmi nelle orecchie per tutto il tempo...


Se non riusciremo a far volare ciò che abbiamo dentro, saremo sempre troppo a terra.


Magari un giorno ne comprenderò anche il significato, per adesso mi devo accontentare di non capire e di non sapere...

L'uomo ha sempre sognato di volare.

lunedì 19 maggio 2008

Molecola n°18 - La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E', quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Nè io ... che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra ...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era ...
sentivo mia madre ... poi nulla ...
sul far della sera.

(Giovanni Pascoli)

La Natura ricolma la nostra vita, è presente, è dinanzi a noi, è intorno a noi, si confronta tutti i giorni con le nostre vite, da un lato la bellezza della sera, delle stelle, del cielo, dall'altro nubi si addensano, nubi che, si inerpicano attraverso i ricordi e si mostrano ancora in tutta la loro cruda forza tanto nel presente quanto nel futuro.
Il poeta con un linguaggio fatto di parole semplici costruite in maniera armonica e musicale ci illustra il suo modo di concepire la vita, l'amore che prova per la famiglia, per il nido familiare, la tenerezza del ricordo del grembo materno, la beltà che la natura fatta di fiori, stelle, uccellini ci mostra innanzi.

Ognuno di noi penso sarà rimasto almeno una volta nella vita a guardare lo scorrere delle ore notturne, l'oscurità copre alcune cose ma non tutte le cose, ci sono luci reali ed immaginari che ci aprono nuovi orizzonti e diversi cammini. Stelle in alto che brillano come tante minuscole lucciole, quasi aspettiamo una stella cadente (o una stella cometa?) alla quale chiedere dove andare, per dove e con chi... come realizzare un sogno, un'idea, un progetto, una speranza, un amore...
in un mondo che ci vede assetati ed affamati di sentimenti riscopriamo la vera essenza delle cose, di tutte le cose, lo spirito, ciò che dà sapore alle nostre vite...
un sospiro, un bisbiglio è tutto quello che a volte cerchiamo per non rompere l'incantesimo, un fragile istante attraverso il quale compiere di ogni giorno il nostro capolavoro e di ogni sera la cornice luccicante del nostro tempo.... La mia sera è quella che ancora devo vivere, quella che mi attende domani, e poi domani, e poi domani ancora nella speranza che il buio ci indichi la strada giusta per vivere bene, semplicemente meglio.

Negramaro - Via le mani dagli occhi
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domenica 18 maggio 2008

Rapporti Di Potere e Conflitti Di Interesse

Il Potere... in questa parola si fondono mille e più significati, soprattutto si fondono mille e più rapporti, intrecci, intersezioni tra settori economici e politici diversi... è difficile separare le discussioni, è difficile trovare il famoso bandolo della matassa, è difficile non far prevaricare i propri interessi personali agli interessi collettivi, "conflitto di interessi" lo chiamano...
Tale conflitto sicuramente è percepito da chi lo subisce e non da chi lo perpetra in quanto per colui che favorisce le proprie imprese commerciali appare tutto perfettamente lecito, giusto, risaputo, senza problemi... quasi non si accorge o fa finta di non accorgersi di stare aggirando lo Stato... il dovere dei cittadini sta nel fatto, non solo di evitare che tale ambiguo personaggio continui ad arricchirsi alle nostre spalle, ma anche di denunciare con i fatti, con le prove, quello che succede sotto gli occhi di tutti. Ci sono due categorie di individui tra questi cittadini: i giornalisti ed i magistrati. I primi, alcuni di loro, si mettono a scavare così a fondo da realizzare dossier compromettenti, scandalosi, scottanti per la persona in questione.. davanti a loro si pongono diverse possibilità: possono fare retromarcia, strappare tutto e chiedere Scusa, possono andare avanti con coraggio andando incontro a tutte le varie conseguenze, possono essere querelati, possono essere esiliati dal Paese di appartenenza o dalla TV, possono essere ridotti al silenzio magari anche perdendo il lavoro, i più sfortunati e coraggiosi possono essere pure uccisi...dalla Malavita Organizzata s'intende...
I magistrati hanno il dovere di trovare, giudicare, eventualmente condannare i malfattori, ma la ricerca della verità non è cosa gradita quindi diventano persecutori, diventano toghe rosse o toghe nere a seconda di coloro a cui stanno alle calcagne, i processi vengono immobilizzati per anni, c'è il diritto al "legittimo sospetto" attraverso il quale io sospettato sospetto dell'imparzialità dei giudici... giustizia viene chiamata... dove? quale? quando? a che prezzo?
Tutte le altre categorie di cittadini hanno poi la possibilità attraverso il voto di evitare che il famoso conflitto di interessi superi i confini economici e penetri anche nei quadri politici se il soggetto in questione decide di entrare anche in politica ma naturalmente non sia mai detto che l'italiano non si faccia abdindolare... è colpa in realtà del cittadino, è il cittadino col suo puntuale voto a creare il conflitto di interessi, non è mica colpa del povero (si fa per dire) neo politico se ha le mani in pasta da per tutto, è stato legittimamente eletto, il popolo ha parlato. Un popolo a cui vengono mostrati specchi per allodole, al quale le cose cattive vengono spacciate per buone, anzi ottime, dove i condannati dalla magistratura vengono eletti o rieletti al Parlamento col mondo che ci ride alle spalle, un popolo comprato da poche centinaia di euro, da qualche sacchetto di spesa o da due cannoli alla ricotta... collusi con la mafia e condannati che fanno bella mostra di sè nei talk-show televisivi con noi seduti sulle nostre comode poltrone ad applaudire la coppola di turno ed a smembrare il ricordo di chi è morto per combattere le associazioni mafiose... gente che ributta i disperati in mare, che propone sondaggi anti-immigrato il giorno dopo di qualche fatto di cronaca, gente che promette la scomparsa di tasse il cui pagamento grava per il 95% solo su i più ricchi... gente abile comunicatrice, bisogna ammetterlo.
E' la manipolazione della realtà attraverso i quotidiani, i programmi, le rubriche a farci camminare indietro come i gamberi...

è la TV la più pericolosa arma di distruzione di massa, fa perdere la memoria, assopisce le coscienze, annienta il ricordo.

Marco Travaglio e alcuni rapporti di potere
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sabato 17 maggio 2008

Utili ed Indispensabili



Un'altra settimana sta per volgere al termine.... sono stato un pò raffreddato in questi ultimi giorni, un pò di febbre mi ha costretto a qualche ora di letto in più... ho avuto modo quindi di rallentare un pò, di perdere per così dire il ritmo....

alcune volte ci riteniamo indispensabili nelle cose che facciamo per poi accorgerci che vanno avanti ugualmente, anche senza di noi... noi mettiamo solamente il nostro tocco, la nostra inventiva ma in realtà proseguono lo stesso, magari con altre mani e realizzando altri pensieri, semplicemente pensieri diversi....

.... si dice spesso in giro il detto: "tutti siamo utili ma nessuno indispensabile" ma io non mi trovo d'accordo con ciò.... siamo tutti utili e tutti indispensabili... ad ognuno il suo compito, ad ognuno il suo modo di fare, personale, identico a sè stesso, differenti tutti gli uni con gli altri, quindi un pò tutti speciali ed unici allo stesso tempo....

.... se pensassimo che i giorni fossero tutti uguali cosa ci sarebbe di bello nella vita?....è invece la fantasia, il tocco della nostra mente e del nostro cuore a rendere la vita nuova, a dare frutto e sale ad ogni minuto.... correre da un posto all'altro: per cosa? per chi?... si può volare rimanendo fermi, si può sperare restando in piedi a lottare con gli occhi sbarrati sulla realtà, si può credere cogliendo ogni aspetto dell'esistenza, non strappo via le pagine solo per rendere il mio libro più interessante o più bello agli altri, è il mio... tutto qua.

... Quando guardo il sole sorgere o tramontare non posso fare altro che immaginare che dall'altra parte del mondo qualcuno starà per alzarsi o per andare a dormire, qualcuno starà già pensando a come realizzare quel determinato progetto, le mamme penseranno a cosa cucinare...è questa ruota che gira a rendere speciale ogni istante, ogni passaggio del mondo... e così tutti utili e tutti indispensabili, ognuno ha il suo posto sulla giostra che ci è stata donata senza aver pagato il biglietto.

venerdì 16 maggio 2008

La raccolta è avvenuta!


In questi giorni non abbiamo potuto fare a meno di notare che le aree adibite alla raccolta degli abiti usati sono state bonificate e sistemate, tutto il vestiario è stato finalmente prelevato e i cassonetti svuotati.


Noi de “L’Altra Sciacca” , quindi, non possiamo che non prendere atto di quanto avvenuto dopo la nostra segnalazione e sottolineare che la cooperativa sociale “Sanlorè” ha mantenuto la parola realizzando quanto aveva promesso nei primi giorni della corrente settimana.


Siamo lieti che il tutto abbia avuto risoluzione positiva ma auspichiamo con decisione che, d’ora in poi, la raccolta venga effettuata regolarmente e periodicamente senza ulteriori segnalazioni nella convinzione che dare un immagine decorosa del proprio territorio sia un dovere tanto per noi cittadini quanto per tutti coloro, Comune, Enti, Cooperative, i quali devono lavorare affinché ciò avvenga.

giovedì 15 maggio 2008

Molecola n°17 - Veglia

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto attaccato
alla vita

(23 dicembre 1915, Giuseppe Ungaretti)

Il sapore della guerra, della tristezza, della morte, fa cogliere al poeta la gioia della vita, dell'amore, del silenzio, entra in contatto col proprio compagno di sventura che gli insegna a vivere attraverso la mutilazione del proprio corpo, ormai morto.
"Veglia" è il titolo di questa lirica, senza punti, senza virgole, in un continuo, rapido e lento allo stesso tempo, susseguirsi di emozioni fino alla conclusione che esplode come una bomba, l'unica bomba che l'autore ancora non aveva conosciuto davvero.

E' un pò quello che succede ad alcuni di noi quando attraverso le sofferenze dirette o indirette capiamo il valore delle piccole cose, della consuetudine, dei piccoli ma importanti gesti quotidiani, tanto bistrattati quando tutto ci sembra dovuto, quanto apprezzati nel momento in cui vengono a mancare. Spesso la vita è la migliore maestra della vita stessa, se osserviamo bene, ci capiterà di carpire molte cose. Non c'è solo la cruda morte in un campo di battaglia, simbolo dell'incapacità umana di dialogare e di comunicare ma c'è pure quella morte che, a volte, facciamo finta di non vedere: quella interiore. Siamo così assopiti, così anestetizzati, che niente più ci sorprende, niente ci meraviglia, niente ci emoziona, come se tutto fosse lì per noi o grazie a noi. Sono le tragedie piccoli e grandi che ogni tanto ci scuotono e ci fanno ricordare di essere vivi, di avere un cuore da nutrire, di avere un'anima con cui abbracciare il mondo e la vera vita. In qualcuno queste scosse sono così violente da subirne sempre il ricordo come se tante minuscole scosse di assestamento fossero sempre lì a rinnovargli l'essenza di tutto, in altri la botta arriva e va via, lascia un momentaneo sapore di nuovo e poi scompare nuovamente insieme a tutte le buone intenzioni e si ritorna al punto di partenza. A quale categoria voglio appartenere? A quale categoria vogliamo appartenere? A coloro che finalmente vegliano o a coloro che continuano ad essere assopiti?
Dalle tristezze si può apprendere e imparare così come possono lasciarci indifferenti, dipende dalla nostra singola sensibilità. Si può ritrovare la parola così come si può finalmente conoscere il valore del silenzio e della riflessione, si può ricominciare a parlare d'amore così come si può cogliere con i fatti un pò di esso e spartirlo con le persone a cui teniamo, perchè che ce ne facciamo di un amore egoistico?, di un amore che tutto toglie e nulla dà? Potremmo finalmente dire anche noi, insieme al poeta, "non sono mai stato tanto attaccato alla vita" e di questa vita d'ora in poi voglio fare un'opera d'arte, un'opera d'arte non fine a sè stessa però ma pura, diversa, nuovo, pulita, accecante nella sua autenticità perchè "ho passato un'intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato" (ossia accanto al dolore) ma adesso ho capito cos'è la vita, il suo valore, il suo eterno spirito. E sono sveglio.

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mercoledì 14 maggio 2008

La raccolta degli abiti usati


Sono collocati da parecchio tempo in molte aree di Sciacca, sono grandi contenitori gialli larghi più di un metro ed alti due ma pochi sanno in realtà a cosa servano e chi se ne occupa. Stiamo parlando dei cassonetti per la Raccolta degli Abiti usati.
Il tutto rientra in un Progetto chiamato “Abito Qui”. Trattasi di una vera e propria raccolta differenziata come quella che facciamo per la carta o la plastica, solamente che questa riguarda gli abiti e gli accessori di abbigliamento come le cinture, le scarpe o i cappelli. L’idea e la sua realizzazione si deve alla Cogeme (che agisce in collaborazione col Ministero dell’Ambiente), ossia una Società dei Comuni.
Sui cassonetti troveremo il contrassegno “Cogeme-CGM” il quale garantisce che il Comune ha autorizzato l’iniziativa e che i materiali saranno raccolti in modo corretto. Circa la metà di questi abiti saranno destinati al mercato dell’usato, l’altra metà, invece, al recupero delle fibre tessili, quindi al riciclo vero e proprio. Questa non vuole essere un operazione di marketing ma vuole assumere connotati sociali ed ambientali in quanto la raccolta viene affidata spesso a giovani disoccupati o svantaggiati dal loro passato e si cerca di combattere la cultura dell’usa e getta promuovendo anche questo tipo particolare di raccolta differenziata. Il personale Cogeme o i loro delegati si occuperanno poi dello svuotamento periodico e della pulizia dei cassonetti inviando tutto il materiale alle ditte specializzate che lo selezioneranno e ricicleranno.
Nel sud Italia una delle Associazioni che hanno aderito all’iniziativa e che si occupano di questi rifiuti è la “Sanlorè”, una cooperativa sociale. Sono loro che lavorano a questo progetto nell’agrigentino, ventidue, invece, i comuni che hanno dato il proprio assenso all’iniziativa e tra questi vi figura anche Sciacca. La “Sanlorè” è stata la prima in assoluto ad inaugurare questo servizio nel meridione e ha una politica per la quale favorisce l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Essa si muove in collaborazione con la Caritas ed aderisce alla Diocesi di Agrigento.
A Sciacca i contenitori per la raccolta degli abiti usati si trovano in Via Ovidio, nei pressi della Chiesa del Sacro Cuore, alla Perriera accanto alla Chiesetta di San Sebastiano e nel piccolo piazzale situato all’incrocio tra l’inizio di Via Cappuccini ed il viadotto Carboy.
Attualmente tutti i cassonetti presenti nel nostro territorio risultano essere stracolmi e molti abiti sono sparsi per terra alla mercè sia delle intemperie che influiranno negativamente sull’eventuale riciclo dei materiali sia di tutti coloro che, con la speranza di trovare qualcosa ancora in buone condizioni, sono disposti a cercare e buttare tutto per strade.
Sicuramente la situazione che si è venuta a creare indica che la raccolta e la pulizia dei cassonetti non viene effettuata da parecchio tempo.
Di conseguenza ci siamo chiesti:Quando le aree interessate saranno bonificate? A cosa sono dovuti questi ritardi nella raccolta?
Abbiamo contattato direttamente la sede della Cooperativa “Sanlorè” di Agrigento per segnalare il problema e ci hanno spiegato che i loro operai hanno avuto degli intoppi burocratici con la ASL, causa dei ritardi, per l’appunto, nella raccolta. Ma adesso tutto sembra essere giunto a soluzione e ci hanno assicurato, di conseguenza, che nel corso della settimana entrante provvederanno a risolvere la questione.
Abbiamo approfittato dell’occasione per venire a sapere che, di solito, i loro addetti passano ogni mese e ultimano il giro dei Comuni aderenti all’iniziativa nel giro di pochi giorni. Hanno prontamente raccolto la nostra segnalazione ringraziandoci con cortesia e confermandoci che quanto prima giungeranno nella nostra città a bonificare le aree interessate.
Noi de “L’Altra Sciacca”, oltre a voler informare e fare luce su una situazione che a ben pochi era nota, auspichiamo che la questione possa risolversi al più presto sia per mandare avanti in maniera congrua il prezioso ed importante progetto “Abito Qui” sia per dare di Sciacca un’immagine pulita e decorosa, passo essenziale per una città che si appresta a vivere la nuova stagione turistica. Per questo motivo, ci auguriamo che i tempi di raccolta (cosi come riferitoci) siano rispettati, che il servizio sia espletato correttamente e, principalmente, non si verifichino più tali episodi di indecoroso abbandono dei contenitori.
A tal fine la nostra Associazione desidera sapere:- Quando e con quale cadenza viene effettuata la raccolta;- Quanto del ricavato è destinato in beneficenza;- Quanto del materiale raccolto viene recuperato ed utilizzato.
L’AltraSciacca chiede, altresì, alla cooperativa Sanlorè di farci pervenire un specifico resoconto sui risultati ottenuti e delle somme, parte del ricavato, destinate in beneficenza nel 2007.
Un’ultima considerazione. Ma come mai siamo solo noi de L’ALTRASCIACCA ad accorgerci di tali vistose “anomalie” ?


(articolo del 12 maggio 2008)

martedì 13 maggio 2008

Festa di San Calogero: La storia del Santo



San Calogero: Calcedonia (Tracia), 466 ca. – Monte Cronios (Sciacca), 561 ca.


Le notizie sulla sua vita sono così confuse tanto che si è pensato che potessero riferirsi a più santi con lo stesso nome. Con il nome Calogero che etimologicamente significa " bel vecchio " venivano infatti designate quelle persone che vivevano da eremiti. E Calogero è venerato in Sicilia presso Sciacca, nel monastero di Fregalà presso Messina, e in altre città. L'unica cosa sicura su di lui è l'esistenza in Sicilia di un santo eremita, con poteri taumaturgici. A Fragalà è stata scoperta alla testimonianza più antica legata al suo culto, alcune odi scritte nel IX secolo da un monaco di nome Sergio, da cui risulterebbe che Calogero proveniva da Cartagine e morì nei pressi di Lilibeo. le lezioni dell'Uffizio, stampate nel 1610, lo dicono invece proveniente da Costantinopoli ed eremita sul monte Gemmariano.
Etimologia: Calogero = di bella vecchiaia, dal greco


Il termine Calogero, di origine greca, significa “bel vecchio”; nell’ideale greco della bellezza, ciò che è bello, è anche giusto e buono, basti pensare che nel Vangelo di Giovanni, l’originale greco definisce Gesù il “bel pastore”, che poi è stato tradotto in il “buon Pastore”.

L’uso di questo termine venne applicato in Oriente e nel Sud Italia ai monaci eremiti, che vennero chiamati così ‘calogeri’, pertanto alcuni studiosi pensano che il nome del santo eremita Calogero non fosse questo, ma bensì l’appellativo con cui veniva riconosciuto; altri studiosi comunque sono convinti che fosse proprio il suo nome.Secondo la tradizione, giacché mancano documentazioni certe, Calogero nacque verso il 466 a Calcedonia sul Bosforo, una cittadina dell’antica Tracia, che nel 46 d.C. divenne provincia romana e che poi seguì le sorti dell’impero bizantino; fin da bambino digiunava, pregava e studiava la Sacra Scrittura e secondo gli ‘Atti’ presi dall’antico Breviario siculo-gallicano, in uso in Sicilia dal IX secolo fino al XVI, egli giunse a Roma in pellegrinaggio, ricevendo dal papa Felice III (483-492), il permesso di vivere in solitudine in un luogo imprecisato.Qui egli ebbe una visione angelica o un’ispirazione celeste, che gli indicava di evangelizzare la Sicilia; tornato dal papa ottenne l’autorizzazione di recarsi nell’isola, con i compagni Filippo, Onofrio e Archileone, per liberare quel popolo dai demoni e dall’adorazione degli dei pagani.Mentre Filippo si recò ad Agira e Onofrio e Archileone si diressero a Paternò, Calogero si fermò durante il viaggio a Lipari, nelle Isole Eolie, dove su invito degli abitanti si trattenne per qualche anno, predicando il Vangelo ed insegnando loro come ricevere i benefici per i loro malanni, utilizzando le acque termali e stufe vaporose; ancora oggi un’importante sorgente termale porta il suo nome, come pure le grotte dai vapori benefici.Durante la sua permanenza nell’isola di Lipari, ebbe anche la visione della morte del re Teodorico († 526) che negli ultimi anni aveva preso a perseguitare quei latini che riteneva un pericolo per il suo regno, fra i quali furono vittime il filosofo Boezio (480-524) suo consigliere, il patrizio romano capo del Senato, Simmaco († 524) e il papa Giovanni I († 526).Ciò è riportato nei ‘Dialoghi’ del papa s. Gregorio I Magno, la visione si era avverata nell’esatto giorno ed ora della morte del re, e Calogero vide la sua anima scaraventata nel cratere del vicino Vulcano.In seguito ad altra visione, Calogero lasciò Lipari per sbarcare in Sicilia a Syac (Sciacca), chiamata dai romani ‘Thermae’ per i bagni termali, presso i quali sorgeva; convertì gli abitanti e poi decise di cacciare per sempre “le potenze infernali” che regnavano sul vicino monte Kronios, consacrato al dio greco Kronos, che per i romani era il dio Saturno.Sul monte Giummariaro, altro nome derivante dagli arabi che lo chiamarono monte “delle Giummare”, dalle palme nane che crescevano sui suoi fianchi e che poi prese il nome di Monte San Calogero, come oggi è conosciuto insieme al nome Cronio, il santo eremita prese ad abitare in grotte e spelonche e intimò ai demoni di lasciare quei luoghi.Gli ‘Atti’ dicono che il monte sussultò fra il fragore di urla e poi tutto si quietò in una pace di paradiso; Calogero si sistemò in una grotta adiacente a quelle vaporose, che come a Lipari, anche qui esistono abbondanti.In detta grotta vi è murata sulla roccia, l’immagine in maiolica di s. Calogero, posta sopra un rustico altare, che si dice costruito da lui stesso; l’immagine è del 1545 e rappresenta l’eremita con la barba che tiene nella mano destra un libro e un ramo-bastone, ai suoi piedi vi è un fedele inginocchiato e una cerbiatta accasciata e ferita da una freccia.L’immagine si rifà ad un episodio degli ultimi suoi giorni, essendo ormai ultranovantenne, egli non riusciva più a cibarsi, per cui Dio gli mandò una cerva, che con il suo delicato latte lo alimentava; un giorno un cacciatore di nome Siero, scorgendo l’animale, prese l’arco e trafisse con una freccia la cerva, la quale riuscì a trascinarsi all’interno della grotta di Calogero, morendo fra le sue braccia.Il cacciatore pentito e piangente, riconobbe nel vegliardo colui che l’aveva battezzato anni prima, chiese perdono e Calogero lo portò nella vicina grotta vaporosa, dandogli istruzioni per le proprietà curative di quel vapore e delle acque che sgorgavano da quel monte. Il cacciatore Siero, divenuto suo discepolo, salì spesso sul monte a visitarlo, ma 40 giorni dopo l’uccisione della cerva, trovò il vecchio eremita morto, ancora in ginocchio davanti all’altare; secondo la tradizione era morto nella grotta fra il 17 e il 18 giugno 561 ed era vissuto in quel luogo per 35 anni.Diffusasi la notizia accorsero gli abitanti delle cittadine vicine, che lo seppellirono nella grotta stessa, poi trasferito in altra caverna di cui si è persa la memoria lungo i secoli. Nel IX secolo un monaco che si firmava Sergio Cronista, cioè abitante del monte Cronios o Kronios, compose in lingua greca alcuni inni in suo onore, in cui veniva citato che s. Calogero non era approdato a Sciacca come si riteneva, ma a Lilybeo, l’odierna Marsala, senza indicare dove fosse morto, ma sollecitando a visitare e onorare la grotta in cui il santo era vissuto, scacciando i demoni e operando tante guarigioni di ammalati.Uno studioso contemporaneo Francesco Terrizzi, sostiene che s. Calogero, perduti i compagni martirizzati dai Vandali, si recò dapprima a Palermo passando poi per Salemi, Termini Imerese, Fragalà, Lipari, Lentini, Agrigento, Naro e infine Sciacca; si spiegherebbe così le tante tradizioni e le diverse grotte abitate e attribuite ad un unico e medesimo santo. C’è da aggiungere che le reliquie del santo, secondo un’altra tradizione, erano state successivamente trasferite in un monastero a tre km dalla grotta, nel 1490 furono traslate a Fragalà (Messina) dal monaco basiliano Urbano da Naso e poi nell’800 a Frazzanò (Messina), nella chiesa parrocchiale; qualche sua reliquia è custodita anche nel santuario di San Calogero, sorto vicino alla sua grotta sull’omonimo monte di Sciacca nel XVII secolo e che è meta di pellegrinaggi. Ad ogni modo s. Calogero è veneratissimo in tutta la Sicilia e in tutte le città sopra citate è onorato con suggestive processioni e celebrazioni, tipiche della religiosità intensa dei siciliani, quasi tutte si svolgono nel giorno della sua festa il 18 giugno.

lunedì 12 maggio 2008

Festa di San Calogero 2008


PROGRAMMA DELLA FESTA DI SAN CALOGERO 2008:


Lunedì 12 Maggio:


Inizio delle funzioni religiose con la Messa delle ore 17,30,

Vespri Solenni alle ore 19,

Concerto offerto dai "Cantores Mundi" e dall'Orchestra da camera "Solisti Sicani" diretti dal Maestro Antonio Giovanni Bono alle ore 21,30 in Basilica,

Messa del Prellegrinaggio alle ore 23,

La Basilica rimarrà aperta fino alle ore 1.


Martedì 13 Maggio:


Alle ore 6,00 dalla Chiesa Madre parte il 430° Pellegrinaggio penitenziale di San Calogero,

Messe alle ore 7, 8, 9.

Messa di Affidamento dei bambini a San Calogero alle ore 11,

Messa alle 17,30

Messa Solenne alle 19 con Processione del Santissimo Sacramento lungo le strade che costeggiano la Basilica,

Messe alle ore 21,30 e 22,30

I sacerdoti sono disponibili per le Confessioni.


Inno a San Calogero Eremita:


O Calogero dal cielo pietoso

Come il sole che splende al mattino

Tu ci guidi nell'aspro cammino

Che conduce all'eterno splendore,

tu ci guidi nell'aspro cammino

Che conduce all'eterno splendore.

Rit.
O Calogero Eremita prega

prega per noi Gesù.

Sorgi o Sciacca, dell'alba novella.

Già la luce sorride sul monte,

Fanciullini venite alla fonte

Manifesti la gioia del cuor.

Fanciullini venite alla fonte

Manifesti la gioia del cuor.

Rit.

domenica 11 maggio 2008

Una domenica con... Vincenzo De Simone


Vincenzo De Simone nacque a Villarosa (EN) il 19 novembre 1879. Nonostante l’amore per la letteratura, si laureò in Medicina all’Università di Catania ed esercitò la professione medica a Milano. La lontananza e il ricordo della terra natia lo portarono a scrivere versi struggenti e malinconici che furono tradotti in francese dall’artista Armand Goduy a riprova dell’elevata qualità della sua opera.Le sue poesie più famose sono: “Bellarosa, A la Riddena, La funtana, Canzuni a lamentu”, opere nelle quali si percepisce chiaramente la nostalgia e la bellezza della sua terra, i costumi siciliani e l’odore delle miniere di zolfo.Morì a Milano il 12 aprile del 1942.Ecco alcuni dei suoi canti:


LUNTANU E PRISENTI

Cch’è beddu, Gnàziu miu, lu me paisi,

‘mmenzu a li vuddi e ‘mmenzu a li surfari,

e a cu’ cci veni, ca ‘un havi pritisi,

amuri e pani ‘un ci nni fa mancari

E si vidissi, Gnàziu, ‘ntra giugnettu

chi festa granni supra l’àira tunna;

li muli, ca cci dùnanu di pettu,

e lu turnanti ca li greggi arrunna;

e guarda a ddu funnali Muncibeddu

a la sdossa di tutti li muntagni;

guarda la Pitralìa, ca fa casteddu,

e Gangi ‘nfacci, ca cci fa li ‘ncagni:

guarda lu Sarsu e lu ciumi Mureddu,

ca stenni la spicchiera a li campagni

tutti li stiddi a li so’ firmamenti,

la luna, ca va annannu, e guarda a mia;

li papanzichichi ccu li so’ sturmenti,

lu jacobbu, luntanu, ca picchìa;

e li cani, ca abbàjanu a li venti,

Li surfarar su’, li nostri santi,

ca nun hannu ‘nnimici e sunu ‘n guerra;

trapàssanu la vita a li vacanti,

la morti li smacedda e si l’afferra;

terra biniditta,

ca sempri chiama, e ammatula m’aspetta.

LI ROSI

Stamatina li rosi a la ‘mpruvisa

si sdravacaru di li so’ buttuna,

e mi guardanu ‘nzinnu, ad una ad una,

ccu l’occhi sbersi e la vuccuzza a risa;
e la madama si misi ‘n pritisa,

la marascialla li russi galluna,

e la riggina la manta e la cruna,

e l’urtulana la bianca cammisa;
e tutti a ròcchia ccu li pitturini,

trunti di li so’ pàmpini sbampanti,

- e cu’ cchiù potti, s’ammucciau li spini -
rasu e villutu, mi vinniru avanti

ccu li stissi fraganzi e l’armuini

di li me’ antichi e gurliusi amanti.

sabato 10 maggio 2008

Aldo Moro e Giuseppe Impastato

Nel ricordo di Aldo Moro e di Peppino Impastato voglio chiudere questa settimana. Il primo martire della democrazia, l'altro martire dell'onestà e della libertà. Entrambi uccisi il 9 maggio 1978, il primo dalle BR, il secondo dalla mafia. Così lontani eppure così vicini, così legati indissolubilmente dalla storia, per sempre. Paladini entrambi della giustizia, di un amore sconfinato per l'Italia, per la propria terra. Il loro esempio ed il loro sacrificio deve rimanere per sempre ben impresso nelle nostre memorie ma non diventare un pallido ricordo da rispolvere nel giorno dell'anniversario della loro tragica morte... tutt'altro ci deve insegnare che bisogno credere e seguire i propri ideali, ci deve insegnare che neanche la morte può indurci al silenzio, ci deve insegnare a distinguire il bene dal male ma non per condannarlo senza ritegno ma per sapere noi che strada prendere e per provare a recuperarlo se possibile, ci deve insegnare a scegliere... a stare dalla parte del giusto, dello Stato, ad esprimere questa scelta quando, grazie alla democrazia, ne abbiamo la facoltà, ossia attraverso il voto... e molta strada c'è ancora da percorrere soprattutto in questa nostra terra di Sicilia, assuefatta ancora di clientalismo, che crede che il male possa chiamarsi bene. Aldo Moro e Peppino Impastato accomunati dalla vita e dalla morte, accomunati dal silenzio che li circonda la maggior parte del tempo e accecati dai riflettori solo un giorno all'anno. Attraverso la loro morte ci hanno insegnato come vivere, come crescere, non permettiamo che la loro esistenza sia trascorsa invano, non permettiamo che la nostra insistenza trascorra invano, gridiamo insieme ad Aldo Moro:"Quando si dice la verità non si deve dolersi d'averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi", gridiamo insieme a Peppino Impastato:"Non abituiamoci alle loro faccie, io voglio gridare che la mafia è una montagna di merda".


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